Psicoterapia, quando può funzionare?

Inviata da Anonimo il 16 giu 2016 4 Risposte  · Orientamento professionale

Ragazzi,sto per dire una cosa molto particolare. Io credo che la Psicoterapia, in particolare la Cognitiva Comportamentale, non possa funzionare mai. Devo molto ad un Terapeuta incrociato qui sopra, che non cito per non fare pubblicità, che mi ha indirizzato verso Fonagy. La mia Psicoterapia sta concludendosi nel migliore dei modi e francamente dal mio percorso, il Terapeuta sta migliorando anche Lui il suo contatto con se stesso.Aspetto questo che mi ha confermato dai suoi rapporti familiari decisamente diversi e dalla scoperta con me di un modo diverso di fare terapia.Tra me e il mio Amico c'e'stato rispecchiamento e vera assenza di giudizio,non a chiacchiere.L'assenza di giudizio e'anche un tono di voce,non necessariamente cosa si dice.Che poi era quello che volevo.Tutte le cose che mi sono state dette in 4 anni da un transazionale(berne che ho studiato pure),da un sistemico relazionale(limitato) e da un cognitivo(totalmente ignorante su cosa sia L'io)su di me erano sballate.Non sono uno schizoide, ne'uno schizotipico ne'tanto meno potevo riprendermi con frasi :in che senso?Io credo che..oppure? Con quel tono distante,inquisitorio,disturbato e colpevolizzante e quasi ridicolizzante in nome di una realtà oggettiva (che non esiste). Quando un cognitivo dice:e la colpa di chi è se lei...? Credendo di mettere al centro il paziente, non sta facendo altro che danni. Danni su danni. La colpa non esiste, ma se lo rappresenti al cognitivo va in incogruenza: ti dice si verissimo,pero'poi dopo ricomincia la persecuzione. È come i miei genitori. Non ascolta emotivamente ed è distante..Chi si avvicina alla psicoterapia,soffre ma sembrerebbe che questo dato non sia colto in pieno dagli addetti ai lavori.In alcuni casi ho visto qualche terapeuta borderline, lo riconosci dal tono maternalistico ma poi si trasformano nell'Opposto..diventano aggressivi.Purtroppo essere psicoterapeuti non significa applicare il libro ma verificare direttamente su di se il proprio equilibrio emozionale e la propria congruenza e coerenza.Il fatto stesso di porsi da sopra al cliente, già è incoerente(freud) e produce un contatto da osservato più che da persona.Io ho sofferto perché non sono stato visto emozionalmente. A dir il vero non mi ha mai visto nessun terapeuta e l'ultimo oggi mi vede,perche' gli ho fatto capire che ne so quanto lui.Era l'unico modo per mettersi in pari.Quando ha capito che abbiamo studiato uguale allora e'finito il contatto sballato dei ruoli.Fortunatamente non si e' chiuso nell'autismo cognitivo:lei non e'un terapeuta, ma si e'posto alla pari con Me. E ora funziona la terapia. Oddio..mi sono fatto un mazzo tanto, si dice dalle mie parti. Quando funziona la Psicoterapia?Quando il Paziente sente se stesso e vede cosa ritorna dall'Io Ombra,lo elabora e lo riplasma.Per me Fonagy e'veramente ok e lo stesso dicasi di Rogers. Come studio melanie kleine sulla scissione sicuramente mi e'servita un sacco e tanto di cappello su Assagioli nel suo ovoide.Ho apprezzato e mi ha aiutato molto anche Jung. Giudizio molto negativo sulla Comportamentale.Anche se di quella scuola trovo illuminante Naranjo che tutto sommato fa un mix e una sintesi tra Rogers, postfreudiani e Cognitiva e beh mi sta bene.Io ero un narcisista con elementi del borderline confusi ma fondamentalmente ero nel cluster B,Mi e'andata bene,visto cosa ho vissuto in casa.Il Cognitivo lo odio perché mi ha rimarcato la lontananza dall'Oggetto d'Amore,con le mie mancanze e'come se avesse insistito a mettere il dito nella piaga narcisistica, più che sanarla. Chi mi ha fatto male e'stato Mamma e Papa'che non mi hanno visto emozionalmente.L'angoscia che provavo era angoscia narcisistica che fa malissimo,frammenta.Non ho un mio Vero SuperIo,ma ho un Ideale dell'Io non mio,accanto al Mio.E'lui che mi ha dato il tormento,perché da piccolo pur essere oggetto d'amore narcisistico,mi sono piegato all'Ossessività Patologica del primo Caregiver. Se avessi optato per la considerazione che un Genitore del Genere non ama,probabilmente avrei ricevuto danni peggiori.E'andata bene comunque potevo uscire uno psicotico.Soffrivo perché non ero come loro mi volevano,in poche parole.Ho ricevuto amore condizionato.Si chiama ferita nacisistica. Ero ipersensibile perché spostavo sull'altro, l'Altro era il centro. Narciso quando si vede nello specchio non fa altro che spostare su di Se il suo Interesse d'Amore,senza vedere oltre se,rimane intrappolato in una gabbia autistica che io direi la PANCIA della Mamma o la condizione paradisiaca del dove e quando si e' prima di essere(l'onnipotenza).Io ho spostato il desiderio fuori da Me,nell'Oggetto esterno a Me,ma ho dimenticato l'impatto di quel ricatto d'amore e non mi sono potuto separare,identificare grazie alla seduzione Materna che mi ha creato anche problemi simbolici con l'Edipo.Se sono come Tu mi vuoi,non sono più Io. Chi sono? Booh..Questo produce un falso Se.E'stato possibile crearmi tanto dolore, perché da piccolo io non potevo avere difese dell'Io.Non esistevo ancora.Sbaglia clamorosamente chi si ostina a inquadrare l'adulto come uno stupido che se la prende con i genitori.In realtà Lui e'fermo al Narcisismo primario,l'investimento libidico e'ancora fermo ad un Oggetto Esterno che lo ha ferito mortalmente in termini simbolici.Questo un cognitivo non lo capisce, perché ahimè ignora come si costruisce l'Io e il suo fragile equilibrio con il Mondo,con il SuperiO (SE CI STA),e con l'Es. L'Io ha bisogno di costanza di oggetto buono, altrimenti non ha difese vere da tre aggressori: superIo,Es,Mondo.E'Lui che con i suoi filtri modula tutto e rappresenta le cose in modo coerente e congruo con il suo senso di Se,che non e'OGGETTIVO MA SOGGETTIVO E AUTOPOEITICO. Grazie di cuore ai tanti studiosi della Mentalizzazione e un saluto ad un terapeuta in particolare romano. Buon lavoro.

amore , capire

Miglior risposta

Gentile Franco,
onestamente, non ho compreso se la tua sia una domanda, una affermazione, o una dimostrazione di conoscenza, per far capire che anche tu, benchè "non addetto ai lavori", sei in grado di comprendere i moti e i processi della mente, compresi gli accadimenti e i progressi passo per passo della tua interiorità. Ciò che infine dichiari, è la tua perdita di fiducia verso molte forme di psicoterapia e anche se ciò è legittimo, dal momento che sottoponendoti ad alcune di esse, ne hai riscontrato effetti negativi, non riesco a comprendere il motivo della esposizione della tua acculturazione in materia. Ciò che tu hai descritto come effetto positivo della terapia ha per lo più a che fare con un ingrediente che oltre a quello della necessaria formazione teorica, è essenziale nella psicoterapia: l'empatia", certamente più presente in molti psicoterapeuti che intendono la loro professione, più come "un fare arte, che non come applicazione di una semplice tecnica e in quelli che hanno a loro volta dovuto confrontarsi più a fondo possibile con il proprio mondo interiore, attraverso una psicoanalisi personale, che laddove abbia un vero effetto, rende la persona, più umana, più umile e capace di comprendere profondamente la sofferenza dell'altro. Umile però, non significa alla pari, termine che è spesso frainteso, infatti in terapia essere alla pari significa semplicemente la consapevolezza del terapeuta di essere di fronte ad un essere umano che, come forse lui stesso in passato, sta soffrendo, e ciò gli permette di entrare in adeguata risonanza emotiva .Detto questo, ciò che avviene all'interno del setting analitico nulla ha che fare con un rapporto paritario, che sortirebbe solo un vago e inconsistente sostegno amicale, andando a vanificare alcuni fondamenti che reggono la possibilità curativa e trasformativa dell'analisi come ad es : tranfert e controtranfert, movimenti che si reggono su una asimmetricità necessaria . Non a caso chi entra in analisi deve rispettare delle regole se non vuole vedere vanificati il proprio impegno e i propri sacrifici. Effettivamente le psicoterapie cognitivo- comportamentali prevedono un intervento legato solo ai moti coscienti e non si pongono certo il problema di scavare in profondità nella psiche del paz.anche perchè non ne avrebbero gli strumenti . Non mi meraviglio quindi che una persona con una certa complessità di sentimento e pensiero non ne abbia tratto un beneficio adeguato. Nel contempo penso che lo psicoterapeuta che hai incontrato , sia stato tanto abile e intelligente da produrre un atteggiamento di tale fiducia e di abbandono, tanto da riuscire a penetrare in te e aiutarti a trasformare difese arcaiche e disfunzionali, in più mature forme di approccio alla tua vita interiore e per sincronicità anche a quella esteriore. Credo che tutto questo non possa essere possibile, se non utilizzando una vera forma d'arte, quella che si nutre dell'energia dell'amore, naturalmente non inteso in senso romantico, ma in quello di una qualità dello stesso che è insieme afflato partecipativo,tatto, tenerezza , rispetto , sana preoccupazione , capacità di cogliere il bello dell'Altro, fiducia nelle qualità migliori della persona e giusta distanza, quella che servirà al paziente ad affrancarsi dal/lla terapeuta, quando sarà il momento giusto. Perciò complimenti al tuo terapeuta e tanti auguri di buon proseguimento
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Parma

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Buonasera francp, mi scusi se utilizzo il suo post (ma, in parte, sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale, rispondo anche ai suoi quesiti), ma non posso assolutamente lasciare passare un'informazione non corretta come quella offerta dalla dott.ssa Giuseppina Cantarelli nella risposta. Riferendosi alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, le parole della collega sono state: "Effettivamente le psicoterapie cognitivo-comportamentali prevedono un intervento legato solo ai moti coscienti e non si pongono certo il problema di scendere in profondità nella psiche del paziente anche perché non ne avrebbero gli strumenti". Ora, facendo un grande sforzo, chiedo alla collega: ma cosa dice? A quali psicoterapie cognitivo-comportamentali si riferisce? A quelle degli anni '60? Se si, forse, sarebbe meglio specificarlo. Sarebbe un po' come se io (psicoterapeuta cognitivo-comportamentale) dicessi che la psicanalisi, utilizzando ancora la prima topica freudiana, non sia in grado di affrontare la parte più interazionale dell'individuo. Insomma tra la prima topica di Freud e la psicanalisi relazionale c'è un mondo. Tra la psicoterapia cognitivo-comportamentale degli inizi e la psicoterapia cognitivo-comportamentale postrazionalista (oppure quella di Beck o di Ellis, o della prima, seconda e terza ondata, etc.) ci sono svariati mondi. Parlando in generale, dunque, e mi riferisco anche a lei francp, sarebbe utile, quando si sventola un giudizio, specificare bene al contesto teorico al quale ci si riferisce, altrimenti si rischia di offrire sempre le solite informazioni socialmente condivise e stereotipate, non considerando le svariate evoluzioni dei modelli (e mi fa specie, se una comunicazione di questo tipo, provenga da un/una collega). Per questo, infine, non essendo esperto di psicanalisi, ad es., non mi permetterei mai di giudicare un modello di psicanalisi come "senza strumenti", visto che non ne conosco tutte le sfumature teoriche e, soprattutto, EPISTEMOLOGICHE. A lei, francp, porgo i miei più sinceri complimenti per la qualità e lo spessore delle sue considerazioni che, si percepisce, le ha ricavate dalla sua "pelle emotiva".
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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20 GIU 2016

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Ciao Franco,
mi congratulo per la tua notevole cultura psicologica e condivido il pensiero che il Terapeuta migliora se stesso attraverso il contatto e il confronto con il Paziente.
Tuttavia, penso che ogni paziente, a seconda della sua sensibilità, della sua personalità, della sua cultura e del tipo di ferita che porta debba essere aiutato con un particolare approccio di psicoterapia (quello più adatto a lui) piuttosto che con un altro, un pò come un vestito cucito dall'artigiano sarto sulle misure di chi lo deve indossare.
E' per questo che ritengo che un buon terapeuta dovrebbe essere poliedrico padroneggiando diversi approcci di psicoterapia.
Un cordiale saluto.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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17 GIU 2016

Logo Dott. Gennaro Fiore Dott. Gennaro Fiore

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Gentile Francp
ho letto di gusto la tua bella lettera.
Complimenti per quante ne sai e complimenti per aver espresso sui terapeuti un parere che ho davvero sentito realistico.
Molto interessante e lucido il discorso su "come deve essere lo psicoterapeuta" e la critica "alla distanza" la trovo azzeccatissima.
Hai studiato tanto e lo studio ti ha aiutato a raggiungere i risultati che speravi.
Ti faccio i complimenti.
I Miei riferimenti nella psicoterapia sono i luminari da te citatai.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

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16 GIU 2016

Logo Dott.ssa Silvana Ceccucci Dott.ssa Silvana Ceccucci

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