Psicoterapia psicodinamica dubbi

Inviata da ilaria cecoro · 23 feb 2017 Psicoterapia sistemico-relazionale

Gentili Dottori mi rivolgo soprattutto a quelli che operano la psicoterapia psicodinamica. Ho cambiato terapeuta da poco perché L altra terapia (sempre ad indirizzo psicodinamico) non ha funzionato... per quanto ne so (molto poco) sono stati fatti molti errori e per due anni e mezzo mi sono sentita ripetere dalla mia terapeuta "se non cambi è perché resisti , e se il paziente resiste il terapeuta non può fare niente". Risultato? Due anni e sette mesi di terapia è NESSUN cambiamento. Quindi 7 mesi fa ho deciso di cambiare terapeuta sempre ad indirizzo psicodinamico perché so per certo di avere dei conflitti inconsci . Volevo sapere : è presto per vedere i risultati di questa nuova terapia o davvero è colpa mia se non cambio? Davvero la resistenza del paziente può portare al fallimento della terapia? Davvero è colpa mia? Comincio a pensare di non poter guarire. Ah dimenticavo ho un disturbo di ansia generalizzata con attacchi di panico che non mi permette di uscire da casa. Vi ringrazio anticipatamente .

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Miglior risposta 24 FEB 2017

Buonasera Ilaria, credo che abbia almeno due soluzioni: o continua con questo modello terapeutico (se lei è convinta che sia il migliore per la sua modalità di essere) fino a quando non trova un terapeuta la cui personalità si "incastri" bene con la sua, oppure può provare a cambiare il modello terapeutico ma, anche in questo caso, sarà fondamentale che si crei una relazione terapeutica che dia il senso di accoglimento, protezione, cura ma anche di "cambiamento faticoso" sul piano emotivo (attraverso, ad es., una "perturbazione strategicamente orientata", come si dice all'interno del modello che seguo). Sia chiaro che, almeno personalmente, non parlo mai di "colpa" se il pz ha molte resistenze. Infatti, credo che le resistenze siano normali indicatori che il sistema voglia continuare a percepire una continuità di Sé, soprattutto se si sente in pericolo durante un lavoro clinico. In questi frangenti, sempre per me, sarebbe molto facile per il terapeuta attribuire il non cambiamento (seppur minimo) alle resistenze del pz: un'altra spiegazione è che il clinico non abbia ancora trovato il modo di accedere (soprattutto emotivamente) ai significati dell'altro (naturalmente, ci può anche stare che, come in ogni altra professione, sia il clinico a non saper lavorare). Dunque, e termino, se sente che non ci sono cambiamenti, condivida costantemente con il proprio terapeuta (è nel suo pieno diritto/dovere) queste sue percezioni e, soprattutto, diffidi da tutti coloro (in qualunque tipo di rapporto) che "appioppano" responsabilità solamente a lei del non cambiamento/miglioramento: la relazione (qualunque) è sempre fatta da due sistemi (persone, gruppi, collettività, etc.) che si influenzano, volenti o nolenti, esplicitamente o tacitamente, strategicamente o casualmente, etc. etc., reciprocamente.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivismo-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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24 FEB 2017

Salve Ilaria
Potrebbe essere vero che ha delle resistenze al cambiamento, ma a quel punto mi chiederei "come mai una persona resistente al cambiamento è da 3 anni quasi che prova a cambiare?" In alternativa è possibile che lei "scelga" terapeuti con cui non si crea un "incastro" terapeutico per via della personalità di entrambi che permetta il "non cambiamento"? Come mai ha continuato una terapia che ha questo modello teorico di riferimento?
In alternativa, se volesse cambiare approccio, consiglio un modello cognitivo-comportamentale, molto adatto nella cura dei disturbi ansia (solitamente sono terapie "brevi", ma anche in questo caso durata e risultato dipendono da quanto le due parti, paziente e terapeuta, si impegnano affinché gli obiettivi prefissati vengano raggiunti)
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti
Dottssa Fabrizia Tudisco psicologa Napoli

Dott.ssa Fabrizia Tudisco Psicologo a Napoli

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24 FEB 2017

Gentile Ilaria
è difficile dire se l'insuccesso sia dovuto alle sue resistenze o all'incapacità della sua terapeuta di entrare in contatto profondo con lei, instaurando una buona relazione terapeutica. Probabilmente entrambe le cose.
Quando si cambia terapeuta dopo un così lungo periodo, non si ricomincia proprio tutto dall'inizio perchè ciò che si è appreso su se stessi rimane. D'altra parte, però, bisogna che si crei una nuova relazione terapeutica, una nuova fiducia, che il terapeuta stesso abbia il tempo materiale per farsi un quadro generale della situazione: insomma del tempo, in questo senso, si perde. La cosa importante, però, è che lei sia ancora motivata a guardarsi dentro e a cambiare, affrontando quelle resistenze che continuano a bloccarla.
Per quanto riguarda il tipo di terapia, posso dirle che le terapie ad impostazione analitica (psicodinamica) sono le uniche in grado di lavorare sui conflitti inconsci e non solo sul sintomo. Pertanto, a mio parere, resta la scelta migliore.
Cordialmente

Dr.ssa Cristina Giacomelli
Lanciano (CH) - Pescara

Dr.ssa Cristina Giacomelli Psicologo a Lanciano

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24 FEB 2017

Gentile Ilaria,
che approccio sta seguendo? L'inconscio viene trattato anche da altre psicoterapie non strettamente psicodinamiche, come ad es. la Gestalt.
Inoltre persino le terapie brevi, lavorano per rendere più chiare al paziente (ma soprattutto per superarle) credenze, convinzioni ecc. che non sono, o sono ben poco, presenti alla coscienza.
Si informi sulle terapie brevi: sono molto efficaci e veloci contro i disturbi d'ansia, tanto più se integrate da approcci più attenti al passato.
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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