Psicoterapia in aggiunta alla terapia farmacologica?

Inviata da Nausicaa · 15 set 2020

Buonasera. Sono una ragazza di 25 anni e, dall'età di 13, assumo quotidianamente sertralina e benzodiazepine, in seguito ad una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo. Nel corso del tempo ho avuto qualche piccola ricaduta, ma il tutto si è sempre fortunatamente risolto con lievi incrementi nei dosaggi.

Da qualche mese a questa parte, però, sto sperimentando un periodico ritorno delle ossessioni e, cosa del tutto nuova per me, mi capita di svegliarmi nel cuore della notte in preda ad un fortissimo stato di ansia, senza saper trovare il motivo dell'ansia di cui sopra. E il fatto di non riuscire a ricondurre questa emozione ad una o più cause precise contribuisce ad acuire ulteriormente il mio disagio.
Il tono dell'umore è estremamente altalenante e, data la quantità di dubbi e insicurezze che nutro verso me stessa e le mie capacità di giudizio, temo di avere anche qualche problema di autostima.

Il mio psichiatra curante (appena ritiratosi dalla professione per sopraggiunti limiti di età) mi aveva consigliato di iniziare un percorso con un terapeuta; ho sempre rimandato(ahimè), sperando che l'assunzione di una pillola potesse evitarmi l'imbarazzo di dovermi mostrare completamente senza filtri, proprio nei punti di maggior vulnerabilità. Da buona amante delle routine e delle certezze, ho evitato con cura di scavare fino al nocciolo del problema; sono scappata di fronte al rischio di far emergere lati scomodi della mia interiorità.

Arrivata a questo punto della mia esistenza, però, vorrei invertire la rotta e iniziare, finalmente, un percorso di psicoterapia.

A tal proposito, mi permetto di rivolgere agli esperti che avranno avuto la pazienza di leggermi fino a qui (grazie!) due quesiti:
1) trovandomi nella necessità di cambiare psichiatra, mi dovrei rivolgere ad un medico disponibile a seguirmi anche per la terapia non farmacologica? O sarebbe meglio mantenere separati gli ambiti?
2)qualora dovessi fare riferimento a due figure distinte, ci sono orientamenti psicoterapici più o meno indicati per una situazione come la mia?

Ringraziando per la disponibilità e l'attenzione, saluto cordialmente

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Miglior risposta 15 SET 2020

Brava Nausicaa!!!
Incomincia al più presto la psicoterapia unitamente al percorso con lo psichiatra preferibilmente con due figure professionali differenti che comunque si interfacceranno per un percorso integrato.
Se all'inizio hai difficoltà a rivolgerti alla psicoterapeuta, potresti iniziare con incontri online.
Per quanto riguarda la tipologia di approccio io personalmente potrei consigliarti la psicoterapia della Gestalt in cui sono specializzata, tuttavia non esiste un approccio più valido di un altro, ma la cosa essenziale in una terapia è che tra paziente e terapeuta si crei alleanza terapeutica indispensabile per il buon esito del percorso.
A presto
Dott.ssa Daniela Calabrese psicoterapeuta Roma e online

Studio Psicologia Calabrese Psicologo a Roma

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16 SET 2020

Gentile Nausicaa, il Tuo psichiatra Ti ha ben consigliato. E' chiaro che i farmaci sono rimedi sintomatici, non risolvono le cause profonde del disturbo . Non lo guariscono, tengono a bada nel migliore dei casi i sintomi. Ma come Tu stessa dici non sempre del tutto. E poi se non in casi molto gravi e particolari, non possono essere assunti per tutta la vita.
Nel Tuo caso non si tratta di abbandonare il Tuo psichiatra per un altro. Si tratta di iniziare un percorso psicoterapeutico con un bravo terapeuta che sarà in contatto con il Tuo psichiatra. Sono due figure professionali diverse, fanno due lavori diversi, tra loro complementari. Non c'è conflitto tra loro, anzi sinergia. Con il progredire del lavoro psicoterapeutico ci sarà sempre meno bisogno di farmaci e sarà lo psichiatra stesso di concerto con lo psicoterapeuta a ridurli progressivamente, a rimodularli ed infine a sospenderli.
Perchè la psicoterapia, nel tuo caso ad orientamento psicodinamico, quella si che eliminerà le ragioni profonde dei tupi disturbi,
Resto a Tua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e Ti saluto cordialmente.
Dr. Marco Tartari

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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16 SET 2020

Buongiorno Nausicaa,
è una buona decisione quella di iniziare un percorso di psicoterapia da affiancare all'uso dei farmaci. Certo, sarà meno facile che prendere una pillola ma molto più soddisfacente in termini di autoconsapevolezza ed evoluzione personale! Suggerirei di tenere separati i due professionisti, psichiatra e psicoterapeuta. Quanto all'indirizzo, non è la questione più importante. Può provare a cercare qualche informazione generica online e vedere che cosa la attira di più. La verità è che, al di là dell'orientamento specifico, quello che funziona è la relazione, che va sperimentata e all'interno della quale lei deve sentirsi sufficientemente a suo agio, libera di mostrarsi per quella che è.
In bocca al lupo per il suo nuovo percorso.
Dott.ssa Franca Vocaturi

Franca Vocaturi Psicologo a Torino

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16 SET 2020

Cara Nausicaa,
ti faccio i miei complimenti! Si vede con quanta forza e quanta tenacia tu stia cercando di costruire il tuo benessere! Ciò che posso rispondere è che sicuramente a livello scientifico è stata dimostrata l'assoluta efficacia della coesistenza di una terapia farmacologica e psicoterapeutica! Credo dunque che tu faccia molto bene a rivolgerti ad uno psicologo o psicoterapeuta. Riguardo la prima domanda, dipende molto dalla relazione che costruisci con lo psichiatra. E se hai dubbi, rivolgi le tue domande tranquillamente al professionista che consulti. Per quanto riguarda l'orientamento, non ce n'è uno preferenziale, c'è quello adatto a te: non temere dunque di "esplorare" diverse alternative!
Sperando di aver chiarito i tuoi dubbi,
ti auguro il meglio
Dott.ssa Noemi Taddio

Mind Lab Psicologo a Trofarello

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16 SET 2020

Buongiorno,
Sì, è meglio tenere distinti attraverso due persone diverse, l'spetto farmacologico che è sul piano di realtà dall'aspetto psicologico che è sul piano inconscio.
Le fantasie inconsce sono quelle che fanno insorgere ossessioni e spingono eventualmente a rituali e compulsioni.
Per poter rispondere accuratamente alla seconda domanda occorrerebbe sapere se il suo è un DOC (disturbo ossessivo compulsivo) oppure se è un disturbo della personalità ossessivo-compulsivo. Nel secondo caso, che dalle sue competenze nell'esprimersi sembra più verosimile, consiglierei la psicoterapia psicoanalitica o la psicoanalisi, se può. Questo metodo infatti, cerca di integrare nell'Io gli aspetti inconsci che la fanno soffrire.
Essendo inconsci, sono per definizione fuori dal suo controllo; per questo servono le interpretazioni ( del suo comportamento e delle sue fantasie) da parte di un terapeuta. Col procedere del lavoro, l'ansia indotta dalle fantasie inconsce allenterà la presa e la sua personalità sarà in grado di integrare gli aspetti che ora esclude. Diciamo che se lei tenta di escludere dei pensieri buttandoli fuori dalla porta di ingresso, loro rientrano dalla porta di servizio (l'inconscio) che è dinamico, cioè agita la mente. Questo se il suo è un disturbo di personalità.
Nel caso del DOC il ragionamento sarebbe completamente diverso.
Occorrerebbero 1 - 2 colloqui per stabilire la diagnosi con certezza.
Dott.ssa Giuliana Gibellini, Psicologa Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia Clinica

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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16 SET 2020

Buongiorno, le linee guida in letteratura consigliano l'associazione di terapia farmacologica e terapia cognitivo-comportamentale per le sue difficoltà. Mantenga separati i due professionisti, assicurandosi tuttavia che collaborino e possano mettersi facilmente in contatto tra loro al fine di creare un percorso strutturato, armonioso, e sempre passibile di modifiche man mano che Lei sta meglio. Consiglio un terapeuta che possa vedere in presenza e non solo online: cerchi nella Sua zona, sul sito dell'ordine degli psicologi della Sua regione, o in database come questo sito. Cordialità, in bocca al lupo. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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15 SET 2020

È consigliabile affidarsi a due professionisti distinti, uno per la terapia farmacologica, l'altro per quella psicologica.
Non esistono orientamenti psicoterapici migliori di altri tout court, ma per il suo caso specifico, essendoci la necessità di andare più a fondo, tenga presente che un approccio di natura psicodinamica potrebbe essere leggermente più indicato.
Il resto lo farà la competenza del terapeuta e la relazione di fiducia e di collaborazione che si instaurerà
In bocca al lupo
Dott. Masucci A.

Dott. Armando Masucci Psicologo a Avellino

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15 SET 2020

Buonasera,
cito dal sito dell'istituto Superiore di Sanità, pagina dedicata alla terapia del Disturbo ossessivo-compulsivo: "I principali trattamenti raccomandati sono la terapia psicologica e la terapia farmacologica. La terapia psicologica raccomandata usualmente è quella con approccio cognitivo comportamentale ed ha l’obiettivo di ridurre la quantità e la frequenza dei pensieri ossessivi e dei comportamenti compulsivi."
L'approccio cognitivo-comportamentale usa un protocollo specifico per curare il doc che comprende la cosiddetta esposizione con prevenzione della risposta (ERP).
Questo non esclude la possibilità di lavorare anche attraverso diversi approcci.
Per quanto riguarda le figure professionali; lo psichiatra di solito si occupa della terapia farmacologica e lo psicoterapeuta della psicoterapia. Ci sono anche psichiatri-psicoterapeuti, spesso ad indirizzo psicodinamico ma ci sono anche psichiatri che si sono specializzati nella terapia cognitivo-comportamentale oppure in altri approcci.
Nella mia esperienza con i pazienti che soffrono del doc (ma non solo), funziona molto bene la collaborazione tra le due figure professionali. Infatti solitamente chiedo il consenso al paziente di poter contattare il collega per un confronto, in particolare se il paziente è anche in terapia farmacologica.
Per quanto riguarda la Sua preoccupazione di "mostrarsi senza filtri" Le vorrei dire che lo psicologo lavora assieme a Lei per superare le Sue difficoltà in un'atmosfera di accoglienza e di accettazione, quindi di non giudizio. Le persone trovano un grande sollievo nel poter raccontare quel che le fa stare male, anche se all'inizio (o più facilmente prima di iniziare) un po' di preoccupazione di fronte alla novità è più che comprensibile. Di solito passa nel corso della prima seduta.
Spero di aver risposto ai Suoi dubbi, Le faccio un grande in bocca al lupo e Le auguro di superare al più presto le difficoltà.
Dott.ssa Katarina Faggionato

Dr.ssa Katarina Faggionato Psicologo a Vicenza

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