Psicologia infantile

Inviata da Marina Corrier · 19 set 2012 Psicologia infantile

un bambino di un anno e mezzo, immigrato di 2° generazione a cui viene insegnata principalmente la lingua materna, parlata sia in famiglia ( genitori ) che con la baby sitter, e che sente la lingua del paese ospitante solo nella relazione esterne, può avere dei problemi nei rapporti con gli altri bambini ?
Può in qualche modo creargli del disagio?

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Miglior risposta 20 SET 2012

cara Marina, alla sua domanda non si può dare una risposta generica né certa dal momento che i fattori ambientali sono indissolubilmente intrecciati ai fattori costituzionali e temperamentali innati, che rendono la storia di ogni individuo unica e irripetibile.
Detto questo potrebbe accadere che il bambino parli più tardi della maggior parte dei suoi coetanei, ma questo non lo indicherei come fattore patogeno in sé,poiché è plausibile che riesca a ben compensare con altri canali comunicativi, come il gioco....
Non mi sembra che questa situazione, per come lei l'ha descritta, possa considerarsi in assoluto come potenzialmente problematica per il bambino.
Un caro saluto
Dr. Alessia Scipioni

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25 SET 2012

Gentile mamma,
bene saprà due lingue, all'inizio confonderà qualche parolina ma è dimostrato che l'età migliore per imparare una seconda lingua è sotto i tre anni. Siamo una società multietnica e sarà solo una risorsa per lui. E' chiaro che dovrà imparare la lingua del paese in cui abita molto bene per integrarsi al meglio a scuola e con il mondo delle relazioni esterne.
dott.ssa Silvia Tonelli - Rimini -

Studio Dott.ssa Silvia Tonelli Psicologo a Rimini

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25 SET 2012

Gentile Marina, concordo con i colleghi nel sostenere come non sia possibile dare risposte alla sua domanda in termini generali ma sia necessario conoscere meglio la situazione familiare e il livello di integrazione nel tessuto sociale. La migrazione e le dinamiche che coinvolgono i figli, quindi la seconda generazione, necessitano spesso di una attenzione particolare, che va a coinvolgere i significati e i vissuti emotivi dei genitori legati al Paese d'origine e al Paese ospitante. La lingua materna rimane spesso la lingua degli affetti e, soprattutto nel primo periodo di vita del bambino, è importante che rimanga un contatto con essa; la coesistenza e l'alternanza di due lingue, ben lontana dall'essere un punto di partenza, deve quindi essere considerata un obiettivo, al pari dell'instaurarsi di relazioni significative per il bambino sia dentro sia fuori dalla sua famiglia. Mi sono occupata e mi occupo tuttora di dinamiche migratorie, perciò qualora avesse ulteriori domande, non esiti a contattarmi via mail: lucia.mantovani@tiscali.it. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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20 SET 2012

Salve Marina,
che relazione ha con il bambino? Credo sia importante capire chi pone la domanda. La risposta non può essere un netto sì o no, ma credo vada visto nell'ottica dell'integrazione che la famiglia sente di avere e quanto la famiglia desidera che il bambino faccia parte della nuova cultura. Non credo sia solo un problema di lingua, ma soprattutto un problema di integrazione. Quanto il bambino potrà permettersi di affacciarsi alla cultura e quindi alla lingua diversa senza sentire di tradire la propria famiglia? Come mai la famiglia ha fatto una scelta così univoca non cercando invece di arricchire il bambino, consentendogli di interagire nelle 2 lingue (ad esempio attraverso la baby sitter)?
Spero di averle risposto.
Cordialmente
Dr.ssa Alfonsina Pica, psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Alfonsina Pica Psicologo a San Miniato

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20 SET 2012

Gentile Marina,
un bambino che nasce ed emigra in un altro paese, oppure appartiene in una famiglia straniera e vive in Italia dovrebbe conoscere sia la lingua di appartenenza familiare che quella del paese dove vive abitualmente. Perchè questo? E' importante che un bambino ricordi le sue origini; il bambino può sentire disagio qualora conosce soltanto la lingua di appartenenza familiare e non parla e capisce quella del paese dove vive , per via della differenza che percepirebbe con gli altri bambini.
Se il bambino è nato in Italia da genitori stranieri deve parlare italiano; la conoscenza della seconda lingua è un valore aggiunto; un patrimonio importante che può scegliere di utilizzare o meno.

Dott.ssa Roberta De Bellis Psicologo a Gallarate

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20 SET 2012

Gent.ma Marina,
I bambini sono delle spugne e come tali hanno una capacità stupefancente di assorbire tutto ciò che viene loro insegnato, anche indirettamente: il bambino sente la sua lingua madre nel suo contesto principale, quello familiare e contemporaneamente sente parlare la lingua del paese in cui vive dalle persone esterne alla famiglia. Questa è una situazione molto comune a diverse situazioni nel nostro Paese e i bambini hanno una notevole capacità di adattamento: probabimente questo bimbo imparerà che a casa si parla la sua lingua madre, una specie di codice condiviso solo con la sua famiglia, e poi imparerà a parlare la lingua del paese in cui vive attualmente con le persone esterne alla famiglia (maestre di scuola, coetanei, ecc.).
Piuttosto che creare un qualche tipo di disagio, credo che questo bimbo sia molto avvantaggiato e fortunato: userà la sua lingua madre come prioritaria, ma avrà l'occasione di impararne un'altra in modo spontaneo e sereno.
Cordialmente
Dr.ssa Valentina Segato

Studio Di Psicologia Dott.ssa Valentina Segato Psicologo a Trieste

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20 SET 2012

Gentile Marina,
premesso che ogni individuo è unico, i bambini hanno una grande plasticità e altrettanto spirito di adattamento soprattutto quando sono così piccoli. La principale modalità di comunicazione per i bambini resta il gioco quindi, per ciò che concerne la socializzazione, solitamente non incontrano problemi soprattutto in un ambiente facilitante (sia esso la scuola o la famiglia).
Un cordiale saluto
dr.ssa Alessia Serra

Dott.ssa Alessia Serra Psicologo a Santa Maria delle Mole

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