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Provare troppo dolore in terapia?

Inviata da nessuno il 6 nov 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Gentili dottori,
Sono stata in terapia per quasi sue anni a causa di una malattia genetica da cui sono affetta dalla nascita. Ho scritto un post in merito alla fine della mia terapia in questo sito il 20 set 2017 con lo stesso nickname. Avevo intrapreso, su consiglio del terapeuta, un percorso di ricerca dell'origine della mia malattia, sperando poi di riuscire ad accettare di essere deforme, bassa e sterile, con tutte le rinunce che ciò comporta (visto che non sono una donna non potrò mai avere nessuno che mi voglia bene accanto, mai figli, né un lavoro). Purtroppo nessuno dei medici che ho contattato ha saputo dirmi le cause della mia sindrome. Dicono tutti in sostanza che è stato un caso imprevedibile e sfortunato. Non riesco assolutamente ad accettare che sia un caso, il caso non esiste, io voglio sapere perché sono nata sbagliata e di chi è la colpa. Una settimana fa in uno dei momenti di crisi che ogni tanto mi prendono, ho deciso di richiamare il mio terapeuta. Volevo assolutamente che mi dicesse lui perché sono nata sbagliata, visto che i medici non hanno una risposta. Mi ha detto che lui ormai da solo non mi può più aiutare, e vorrebbe che ci vedessimo dopodomani per iniziare a prendere contatti con uno psichiatra che possa fare una valutazione e, se necessario, prescrivermi farmaci che mi aiutino a uscire da quelli che secondo il terapeuta sono ormai diventati pensieri ossessivi. Io non voglio, non ho assolutamente intenzione di prendere psicofarmaci perché non sono matta. Voglio solo sapere perché sono nata sbagliata, perché è successo a me e a tutte le altre no, ma nessuno me lo vuole dire. Il mio terapeuta mi ha dato una specie di aut-aut, ha detto che si potrà continuare la terapia psicologica solo dopo o contestualmente all'inizio di una terapia farmacologica, perché al momento sto provando un dolore che va oltre la soglia della mia tollerabilità, ho dei momenti in cui non sono lucida, e fare terapia in queste condizioni non è possibile.
Ho paura che dopodomani, se io mi rifiuterò di andare dallo psichiatra lui deciderà di interrompere le sedute e non prendermi più in carico come paziente. Non voglio che ciò accada ma allo stesso tempo non voglio nemmeno sentir parlare di psichiatra, non sono matta e non ho bisogno di quella robaccia per andare avanti. Se si prendono quei farmaci anche solo una volta poi non si smette più per tutta la vita, come le droghe, e io non voglio questo.

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Buongiorno,
sento e percepisco in modo chiaro il forte dolore che prova in relazione alla malattia, purtroppo essa è un mistero, un enigma. La vita è densa di difficoltà, il fardello è davvero pesante. Non sempre c'è una motivazione specifica, umanamente si cerca chiarezza ove non sussite. La voglia di sapere, conoscere, dar un senso alla malattia è emotivamente comprensibile.
Tuttavia per quante spiegazioni lei potrà trovare a livello scientifico, nessuna sara' soddisfacente mi creda.
Distinguere la propria persona dal deficit o limite è fondamentale per avere una sana percezione di se.
La propria terapeuta le ha dato delle indicazioni che forse dovrebbe tenere in considerazione, ovviamente lei è libera di scegliere ed assumersi la responsabilità della propria vita.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione
Cari saluti
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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buon pomeriggio. io credo che debba confrontarsi con il suo terapeuta ed affrontare la questione. andare dallo psichiatra non vuol dire essere matti o pazzi ma soltanto che si ha bisogno di un aiuto più diretto che potrà anche favorire la psicoterapia. spesso quando c'è una sintomatologia di base molto attiva, è bene attuare un trattamento combinato.
se davvero i suoi pensieri sono diventati eccessivamente intrusivi tanto che il suo terapeuta parla di ossessioni, a maggior ragione è indicata la strada farmacologica insieme alla psicoterapia.
a disposizione per ulteriori chiarimenti
virginia valentino

Dott.ssa Virginia Valentino Psicologo a Avellino

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Bupngiorno,
Dal suo trascritto traspare tanta sofferenza e rancore. Non credo che possa esserci una risposta alla sua domanda, ma credo che si possa lavorare sulla percezione che ha di se stessa. Lei non è la malattia ma una persona che sofre di un disturbo, che in questo momento oltre a una limitazione fisica (se non ho capito male) le sta provocando un intenso dolore psioclogico. L'invio a una psichiatra in questo momento la può aiutare a placare questo dolore, permettendo così di poter svolgere un corretto lavoro col suo psicoterapeuta, per costruire-rafforzare la sua struttura ed eliminare poi il sostegno che al momento le darebbero i farmaci.
Vi sono tante emozioni, vissuti e letture che si intravedono nel suo scritto ma non credo che sia questo il luogo per affrontarli, li proponga al suo terpaeuta così da poterci lavorare insieme.
Cordiali saluti
Dott.ssa Ambra Caselli (Brescia)

Dott.ssa Ambra Caselli Psicologo a Castegnato

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