provare qualcosa di indefinito

Inviata da nessuno · 23 ago 2018 Terapia di coppia

Gentili dottori,
sono in terapia psicologica da più di 2 anni e 1/2 a causa di una malattia genetica che, fin dalla diagnosi (a 7 anni d'età) mi ha impedito qualsiasi tipo di relazione affettiva/amicale/amorosa con le persona normali. Gli altri non mi vogliono perché sono bassa, quasi sorda, deforme e non sono veramente una donna. Non ho mai avuto pubertà né ciclo mestruale spontaneo, causa disgenesia gonadica, ovviamente sono irrimediabilmente sterile e anche se il mio apparato genitale esterno è quello di una donna, i miei cromosomi sessuali sono incompleti, anomali. Sono un errore genetico che non sarebbe mai dovuto nascere.
Anche se la gente non sa della mia malattia, sono convinta che si veda che ho qualcosa di anormale, e che mi rifiutino per questo.
Il mio terapeuta mi ha sempre mandato "segnali" discordanti in questo senso. Da un lato mi dice che in me non c'è nulla di deforme, oppure che ho dei begli occhi o un bel viso. Dall'altro mi dice che da vicino si vede che ho delle caratteristiche fisiche particolari dovute alla mia patologia e che ho un'andatura strana. Mi ha detto anche che il 95% delle persone probabilmente mi rifiuterà a causa della mia patologia e che se parlassi della mia condizione genetica la gente rimarrebbe spiazzata perché non saprebbero più dove collocarmi (nel senso che non saprebbero se considerarmi una donna o no).
Detto questo, da qualche tempo ho iniziato a provare qualcosa che non riesco definire, forse un sentimento ambivalente nei confronti del mio terapeuta. Qualcosa di positivo, ma anche rabbia e frustrazione. Ho provato a dargli un nome, a questo qualcosa ma non ci sono riuscita. Sono solo riuscita ad escludere l'attrazione fisica (trovo che il mio terapeuta non sia affatto un bell'uomo. Anzi, durante le prime sedute ho pensato "meno male che è brutto", visto che considero l'attrazione fisica un ostacolo terapia). Non è affetto, perché non si può volere bene uno che non si conosce affatto. Forse dipendenza psicologica, ma se il terapeuta va in vacanza sopravvivo senza andare troppo in crisi.
la scorsa settimana gli ho scritto di questo "sentimento" indefinito. Ma poi mi sono pentita di averlo fatto e, nella seduta successiva, ho chiesto di fare come se non avessi mai scritto nulla. Ma lui ha insistito per parlarne, col risultato che mi sono innervosita e me ne sono andata a metà della seduta. Nei giorni scorsi ho provato a rimediare la situazione. Ho chiesto al terapeuta perché mi avesse rifiutata, se per le mie deformità o perché non sono una donna. Perché per me uno che vuole interpretare a tutti i costi qualcosa di istintivo e non analizzabile, svilendolo e snaturandolo, rifiuta di fatto chi quel qualcosa lo prova. E gli ho anche fatto notare che se io non fossi io ma una bella donna, allora lui se ne fregherebbe altamente delle interpretazioni psicologiche.
Mi ha risposto che invece sono io a rifiutare il mio percorso di terapia, che Il terapeuta è solo uno specchio che riflette, ma non giudica, ecc...
Tutti questi bei discorsi non mi ingannano, io so solo che avrebbe fatto meglio a dirmi che non mi vuole perché sono brutta e gli faccio schifo (anche se io, poi, non ho mai desiderato un rapporto fisico o di natura sessuale con lui) e che se, anche se in realtà forse desideravo semplicemente un abbraccio, o qualcosa di simile, credo, lui è solo l'ennesimo uomo che mi rifiuta.
Che devo fare? Vorrei interrompere la terapia, che ormai ritengo del tutto compromessa.
Grazie del tempo che vorrete dedicarmi, scusate il papiro.

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Miglior risposta 24 AGO 2018

Buongiorno,

le consigliere di trovare una mediazione e maggiore comprensione di quanto accaduto con il suo terapeuta. Potrebbe esserle molto utile per il suo percorso terapeutico.

Cordialmente,

Dr. Gianmaria Lunetta,

Psicologo Cliinico a Torino

Dr. Gianmaria Lunetta Psicologo a Torino

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