Proposta fine terapia

Inviata da Vaniglia · 30 mag 2016 Orientamento professionale

Buongiorno a tutti!
Scrivo per avere un "parere" per quanto so che possa essere difficile via Internet.
Qualche settimana fa, a fine seduta, il mio psicoterapeuta mi ha proposto di considerare la chiusura della terapia. Inutile dire che me lo aspettavo perché questo discorso si inquadra in un ultimo periodo in cui lui è stato sempre più assente, disattento, in ritardo, non partecipe, dimenticava di darmi appuntamenti o gli orari, telefono in seduta sempre usato e tante altre cose che mi facevano sentire l'ultima dei pazienti, oltre che a disagio. Oltretutto me lo ha comunicato alla fine della seduta, quando dovevo andar via (prima del paio di mesi di pausa che gli ho chiesto perché ho un problema da risolvere incompatibile con gli appuntamenti, problema di cui non si è neanche interessato tra l'altro), dopo una mezz'ora scarsa (perché tanto ormai duravano i nostri appuntamenti) in cui si mischiavano discorsi inutili a silenzi (suoi) e sbadigli (suoi). Inutile dire che mi sento scaricata come paziente non gradita anche perché, oltre qualche piccolo miglioramento, in questi 3 anni io non ho raggiunto ancora significativi traguardi che possano pensare di chiudere la terapia per obiettivi raggiunti e non so neanche a che punto sono adesso. Di cosa soffro, di cosa soffrivo etc. Certo, mi ha detto che devo pensarci su e dirgli cosa ho deciso perché non vuole sia una decisione a senso unico (ossia solo da parte sua). Ma mi sembra che il messaggio, comunicatomi poi con estrema freddezza, sia chiaro. A che pro dirgli che io non mi sento pronta a chiudere se uno non mostra più l'interesse nel curarmi? In questi giorni sono ripiombata in stati di angoscia e forte ansia che mi hanno anche dato sintomi fisici fortissimi,come difficoltà motorie, difficoltà a respirare, dormire, etc. Oltre il sentirmi riportare ai miei antichi problemi di sindrome dell'abbandono e sentirmi una pessima persona capace di far stancare anche un professionista. E ho paura che i pochi traguardi raggiunti si dissolvano con questi stati d'animo che per due mesi devo gestirmi da sola. A questo punto è ovvio che questo percorso si chiuderà ma io non so come potrei ancora affidarmi ad un'altra persona. Per me è stata dura chiedere aiuto e ho vissuto questa terapia e questo rapporto con forte intensità e con un fortissimo transfert. Quindi dovrei minimo elaborare la cosa prima di potermi ancora fidare di qualcun altro. Perché è chiaro che da sola non credo di potercela fare in quanto i mie progressi sono ancora molto lontani. Specifico che ho raramente comunicato il mio malessere al mio dottore perché ho cercato di capire se sbagliavo,se magari fraintendevo, se magari fossi io quella esagerata a prendermela per le cose, etc. Questo perché, le volte in cui mi sono azzardata ad esprimere un mio disagio nei suoi confronti, mi sono sentita dire che erano proiezioni. La proiezione, in quanto paziente, ci può anche stare ma se usi il telefonino in seduta, mi sbadigli in faccia, ti dimentichi di darmi appuntamenti o gli orari, arrivi in ritardo etc. qui mi sa che siamo oltre le proiezioni. Cosa posso fare adesso? Mi sento triste, amareggiata, delusa e tante altre cose. Oltre che con un disturbo di personalità non meglio specificato, in quanto non mi è stata mai comunicata una diagnosi, da tenere a bada da sola.

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Miglior risposta 3 GIU 2016

Buonasera Vaniglia, chiaramente dovremmo sentire anche l'altra campana, per avere tutti gli elementi sul tavolo della riflessione. Comunque, ragionando in via ipotetica, se un collega si comportasse così non sarebbe deontologicamente corretto, danneggerebbe l'immagine e la percezione della nostra categoria (che già non brilla chissà per quali motivi...) ma, soprattutto, non le sarebbe di aiuto continuare con lui. Capisco che già affidarsi la prima volta a qualcuno sia difficile: figurarsi ricominciare, soprattutto dopo una delusione di questo tipo. Tuttavia, la invito ad avere, per quanto possibile, l'obiettivo di migliorare la sua qualità di vita, il suo benessere percepito. Mi sembra, inoltre, di intuire che la sua motivazione interna sia ancora abbastanza buona, sembra solo confusa rispetto a ciò che sta accadendo con il suo terapeuta ed al timore di quello che potrà trovare provando con un altro. Credo che, rispetto alla sua esperienza, ciò che prova sia quantomeno lecito e prevedibile ma, sono anche sicuro, che troverà un professionista in grado di essere funzionale e terapeutico sia nel cementare i risultati (pochi, a quel che riferisce) ottenuti con l'attuale terapia sia nel raggiungerne di nuovi. Da ultimo, la invito anche ad essere un pochino più pretenziosa all'interno di una psicoterapia. Intuisco che, se non lo è, questo è descrittivo delle sue caratteristiche di personalità e delle sue (probabili) difficoltà relazionali che si esplicano anche in questo ambito; tuttavia chi si prende in carico la sua sofferenza ha degli obblighi non solo verso se stesso come individuo, non solo verso l'Ordine di appartenenza ed il Codice Deontologico, non solo verso il cercare di non peggiorare la situazione clinica del paziente, etc. etc., ma, soprattutto, verso di lei che lo paga, che (insieme a lui/lei) compie un lavoro terapeutico complesso, faticoso e doloroso, che gli/le da l'opportunità di migliorarsi sia come professionista che come persona (ebbene sì, spesso alcuni di noi si dimentica di ringraziare i pazienti per i nostri miglioramenti...), e così via. Dunque, quando non è soddisfatta, ne parli apertamente: ad es., il telefono in seduta può essere tenuto acceso dopo accordi con il paziente e solo per casi urgenti; agli appuntamenti si arriva puntuali (a parte cause di forza maggiore) così come il professionista (giustamente) richiede la puntualità al paziente (per la seduta, per i pagamenti, etc.); la decisione di fine terapia dovrebbe essere presa di comune accordo e quando è il professionista a proporla dovrebbe circostanziarla clinicamente e proporla con il dovuto anticipo per una preparazione al distacco (ovvietà che, evidentemente, non è così ovvia...); e dimenticarsi gli appuntamenti non è lecito in assoluto (naturalmente, può capitare, ma se diventa quasi una costanza...) nè se si ha un solo appuntamento al mese nè se si hanno 50 appuntamenti a settimana...almeno questo è il mio pensiero...
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo a Roma

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30 MAG 2016

Carissima Vaniglia,
qualcosa di questa relazione terapeutica sembra non abbia funzionato.
Non posso esprimere nulla a proposito dell'operato del collega ma penso che il cambiamento, possa essere un'opportunità anche per Lei. A volte accade. Vi sono terapie che iniziano con un professionista e che finiscono con un altro, non è così infrequente.
Penso che debba vedere la chiusura come un'opportunità per poter proseguire con il suo percorso in un un modo diverso; colga questa occasione per ricominciare, anche partendo dalla messa in questione di questa terapia.

A disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Fornari Daniela

Dott.ssa Daniela Fornari Psicologo a Iseo

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