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Problemi su relazione passata, cenni di nevrosi, sfiducia con altri...

Inviata da Gino · 27 gen 2017 Terapia di coppia

Buonasera,
Sono un ragazzo di 25 anni e nel corso degli ultimi anni mi sono ritrovato ad affrontare diverse situazioni, riguardanti dapprima una relazione con una ragazza (più grande di me di un anno) finita poi con una rottura; poi, problemi relazionali con altre persone, amici e conoscenti; infine, a coronare il tutto c'è stato il mio continuo nervoso che avevo per via di numerosi esami universitari a cui dovevo comunque pensare; quindi aver trovato le risposte a molte problematiche mi ha comportato un gran dispendio di tempo e di energie.
Comunque, il problema mio maggiore, credo, non sia tanto problema con gli altri (quella è, più che altro, una conseguenza di tale problema), quanto, invece, un problema con le donne.
Durante quella relazione, infatti, ebbi molti problemi, i quali vennero poi ampliati nel mio dolore post-relazione, e le spiego subito di cosa si tratta.
In primo luogo, non sono mai riuscito a reagire dinanzi alle numerose guerre che facevo con la mia ex; anzi, al massimo reagivo col silenzio o comunque non con un sano sfogo, finendo così per ampliare una mia paura e una vergogna costanti verso di lei. Non reagivo a lei (il cui suo nome è Rosa, giusto per non creare confusione nel racconto) credo, per una paura che avevo già alla base nei suoi confronti: una paura, o comunque non proprio un sentimento di piena fiducia, data da un avvenimento avvenuto un po’ prima della nostra relazione. L’avvenimento, che risale nella primavera del ’12, fu che, nel periodo di frequentazione, io, che non volevo per nulla fidanzarmi con lei e avendo anzi per unico fine solo quello di poterci fare l’amore e basta, stetti con un’altra ragazza ancora, conosciuta a lezione: entrammo in stretto contatto per un fortuito caso, poiché la stessa già la vidi agli inizi dell’anno universitario e che già mi piacque.
Insomma, in altre parole, il destino ha voluto che conoscessi questa ragazza proprio quando mi stavo frequentando con Rosa, creando una situazione un po’ complicata: alla fine con questa ragazza ci baciammo, e io tenni tutto nascosto dentro di me; con lei non ci vedemmo più, perché nel frattempo, lei era fidanzata e io, alla fine, avevo questa situazione appena sbocciata con Rosa. Dopo un po’ di tempo, io, per debolezza e per essermi assoggettato, quasi per vergogna e per senso di colpa, mi fidanzai con Rosa: mi sono sentito in colpa perché il mio unico fine era di portarla a letto, ho finto di volerla davvero, e, infine, avevo baciato intanto l’altra ragazza proprio in quei giorni che avevo detto a Rosa che volevo pensarci un po’ su riguardo a noi. Da qui in poi la situazione è stata veramente un angoscia continua; come dissi, ci fidanzammo, e i mesi a venire li ho vissuti nella tristezza solo perché non ero stato in grado di aver parlato chiaro fin dall’inizio, e il tutto è perché volevo riuscire nel mio basso intento (che, sì, l’ho raggiunto, ma al prezzo della falsità).
Queste sono state le premesse: da qui in poi, nel prosieguo della relazione, sentendomi in colpa perenne, non riuscivo a reagire a lei in nessun modo in tutte le guerre che facevamo: ero sempre assediato da questo senso di ansia che mi intorpidiva giorno dopo giorno, da quella primavera fino a dicembre di quell’anno. Lei la vedevo nella sua grandezza, nel fatto che riuscisse ad essere una donna matura e in grado di affrontare le situazioni, e mi rinfacciava sempre quello che feci con l’altra ragazza (poi glielo dovetti confessare); e io, mi vedevo inerme ed inetto, alla Zeno per capirci, e più che altro perché non ero in grado di reagire a quanto succedeva con lei. Ero bloccato da questo senso di colpa e di inferiorità rispetto alla situazione; e quando pensavo di dover reagire, di gridarle tutto mi si presentava questa schermata di nervosismo che mi pervadeva tutto e non mi faceva reagire, mi faceva reagire, semmai, col silenzio.
Ovviamente, in tutta la nostra storia non parlavamo nemmeno delle stesse cose: si parlava di altro, chiaro, e poi studiavamo insieme, a volte uscivamo…ma sempre con quella mia diffidenza e quel mio senso di falsità nei suoi confronti. Eravamo, a parte tali situazioni, incompatibili di carattere: infatti sulle cose in generale, laddove comunque anche io mi esprimevo di più, non ci capivamo, avendo due modi diversi di vedere le cose. Che poi erano cose minime: altrimenti, quando si studiava o si facevano cose più ‘intellettualmente’ attive, io non riuscivo mai bene ad impormi nelle discussioni e a trarre quel po’ di rispetto che mi era dovuto (almeno in campo musicale e letterario, dato che suono e leggo). Questa mia mancanza di forza nel rispondere, trovava non solo nutrimento nel continuo senso di colpa e di vergogna che mi accompagnava ormai dall’inizio della relazione, ma anche in un senso di compassione e di bontà e tenerezza che cominciavo a provare per lei; e questo credo sia dovuto al fatto che, intanto, di tempo ne stava passando e, volente o nolente, mi stavo comunque affezionando a lei; non che l’amassi, ma, almeno, la volevo lo stesso bene (alla fine stavamo tutti i giorni insieme). Avevamo, dopotutto, anche momenti di intimità. Comunque mi dispiacevo all’idea di doverla lasciare: lei, fra l’altro, aveva una situazione anche difficile in casa e non volevo lasciarla allo sbando, da sola, per così dire.
Tuttavia, le tensioni non diminuivano. Io non stavo più bene in quella relazione e ne volevo uscire al più presto. Da gennaio fino alla fine della relazione le guerre non diminuivano, e in me cominciava a svegliarsi un senso di giustizia e di sincerità che, sebbene potessi pensare che fosse un errore e un male lasciare da sola in futuro quella ragazza, mi spingeva a dover fare la cosa più giusta per entrambi. Così decisi di lasciarla. Fu una scelta dura, e senza nemmeno chiarire le cose che potevo chiarire, data la situazione ormai inevitabile di rottura.
Ora, da quanto esce fuori, io ho avuto diversi conflitti interiori. Non sono mai riuscito a venire a capo di alcuni quesiti che, intanto, mi facevo. Ad esempio: come mai ho provato un sentimento ambivalente nei confronti di Rosa? Da una parte le volevo bene, ci eravamo divertiti a fare tante cose e avevamo creato una bella intimità; ma, dall’altra, non la sopportavo, e questo credo sia stato dato, da come dicevo sopra, dalla mia mancata forza nel difendermi e dal mio continuo senso di colpa per via del fatto che fossi stato con quest’altra ragazza. E ancora: a proposito di quest’altra ragazza, come mai non me ne sono fregato di Rosa e non ho invece scelto lei? Dopotutto la vidi già agli inizi dell’anno universitario, quasi innamorandomene, e quando stetti con lei ne fui appunto contento di poterla frequentare; si era creata una situazione di cui, sebbene a discapito di Rosa, io ne ero felice. Oppure, se non avessi avuto i miei limiti comunicativi, e se avessi parlato chiaro con Rosa di questa faccenda, non sarei magari stato più libero di poter vivere più amorevolmente questa relazione, dopo aver affrontato e chiuso le divergenze iniziali? Avrei davvero scelto la paura, e quindi per vergogna sarei ritornato da Rosa per ciò che feci con lei, oppure sarei stato comunque mosso da un certo tipo di affetto nei confronti di Rosa da farmela scegliere definitivamente fra le due?
Io credo, a ragione, che la mia coscienza sia distorta e scissa in due; a causa di ciò, infatti, credo di aver sviluppato una qualche forma di nevrosi (giusto per ri-citare Zeno). Ovviamente, niente di invalidante: però su questa questione mi ci sono arrovellato davvero tanto, e una soluzione definitiva non credo di averla mai trovata.
E’ comunque un blocco emotivo, il mio, e vorrei poterlo sciogliere una volta per tutte. Tale blocco, infatti, si è presentato più volte nel mio relazionarmi con gli altri: una sorta di sfiducia, per così dire. La quale sfiducia non mi ha permesso di lasciarmi andare del tutto con le persone e, specie, con le ragazze. Credo che se non risolvo prima quello che è rimasto sospeso in passato, non potrò mai sentirmi libero del tutto. Aggiungo solo, in ultima istanza, che sono passati ormai tre o quattro anni, in cui mi studio, analizzo e cerco di uscirne da questa situazione amletica; di passi ne ho fatti, ma ancora qualche cosa è rimasta in sospeso. Mi chiedo anche se non ci sia, molto ma molto in profondo, un rapporto magari distorto con i miei e, magari più incisivamente, con mia madre. Non lo so, faccio solo supposizioni magari un po’ intuitive.
Questo è quanto. Spero che lei possa darmi un valido consiglio e una valida parola. Se vuole, poi, qualche altra informazione, sarò lieto di dargliela.
Mi scuso per la prolissità del testo; ma ho fatto come potevo.

La ringrazio anticipatamente. Una buona serata.

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Buonasera Gino
cercherò di trovare il bandolo della matassa nella sua lunga mail. Il filo conduttore mi pare che sia un suo senso di inferiorità nei rapporti con le donne. Quello che lei chiama "blocco", l'incapacità di comunicare, il timore a dire esplicitamente cosa cerca e cosa vuole, la porta a instaurare relazioni poco chiare e ambigue.
Se lei di Rosa non era innamorato, avrebbe potuto tranquillamente dirle che cercava una relazione non impegnativa. In modo da evitare tutti quei pasticci. Se non era convinto ci fosse un sentimento profondo, ma solo attrazione fisica, perchè non essere esplicito? Se fosse stato più esplicito , anche con se stesso, sulla tipologia di rapporto che voleva instaurare con Rosa, non si sarebbe sentito in colpa a baciare l'altra ragazza.
Se ha dubbi sul rapporto con sua madre, è probabile che si senta intimorito da lei, forse l'educazione che ha ricevuto è stata troppo rigida, o la mamma troppo severa e dura con lei. Non sapendo altro, nemmeno della sua figura paterna, le consiglio di approfondire le relazioni con la famiglia di origine con l'aiuto di un bravo/a psicologo/a psicoterapeuta, senza far trascorrere troppo tempo ancora. Potrebbe vivere molto meglio le relazioni e le amicizie con le ragazze se potesse sentirsi più tranquillo ed evitare cosi falsità e menzogne. Auguri!
Dott,ssa Paola Federici, Psicologa Psicoterapeuta
Riceve nello studio di Binasco (Mi)

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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