Problemi nelle relazioni sociali

Inviata da Elizabeth · 18 nov 2019 Relazioni sociali

Sono una ragazza di 24 anni, studio all'università. Nonostante i piccoli problemi che si incontrano nella propria carriera, il mio problema non è lo studio. Mi piace studiare e soprattutto approfondire. Il mio problema sono i rapporti sociali. Fin da piccola, li ho sempre considerati una perdita di tempo, perché prima o poi ti lasceranno tutte le persone della tua vita, basta solo tempo. Ho frequentato ragazzi, sì, ma la durata delle frequentazioni non è mai andata oltre ai pochi mesi. Non parlo più con la mia amica di infanzia, con le mie compagne del liceo. Perché non mi faccio mai sentire e, quando lo faccio, non fanno altro che rimproverarmi la mia assenza. In realtà sono una ragazza molto introversa e timida, secondo l'analisi delle personalità, io sono del tipo infj-t, mentre le persone che ho conosciuto sono tutte estroverse, espansive. Nonostante fossi una persona sicura di me stessa e del mio percorso universitario, da un paio di mesi non riesco a non piangere. Mi capita all'improvviso, senza che ci sia un evento scatenante, se non il sentimento di essere in trappola e non avere nessuno da cui rifugiarmi. Ho paura della solitudine. Ho sempre amato viaggiare, ma il pensiero di farlo da sola, mi rende solo triste. Come mi rende triste prendere un caffè da sola, fare la spesa da sola, andare a lezione da sola e tornare a casa da sola. Sono praticamente sola, e vedo attorno a me persone insieme felici, una felicità che io non sento più da tempo. Piango perché penso che sia già troppo tardi per avere un rapporto duraturo con le persone. La gente della mia età ha già i suoi amici fidati, le altre conoscenze saranno utili per qualche caffè o per opportunismo. E io sono sola e non posso chiedere aiuto a nessuno. Perché non mi parla nessuno. E pensano sia strana, lunatica e inaffidabile. Mentre in realtà, preferisco stare da sola se ho un problema; preferisco leggere un libro che fare serata. E questo è percepito come "fai la depressa". E alla fine, lo son diventata davvero, depressa... Continuo a piangere nella speranza che qualche risposta possa aprire la gabbia che mi tiene rinchiusa in questi pensieri... Vi ringrazio anticipatamente.

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Miglior risposta 19 NOV 2019

Cara Elizabeth,
non è mai troppo tardi per nulla. Lei non deve avere paura della solitudine, ma accettarla, capirla e accoglierla. Non deve chiudersi e isolarsi dall'ambiente circostante, ma affrontare ciò che le ruota intorno: "non parlo più con la mia amica d'infanzia o le compagne del liceo" perché? Scrivile ora, nessuno la blocca, e se la rimproverano per la sua assenza le dica che da ora in poi le cose cambieranno. Ma deve crederlo. Lei dice di essere introversa, ma ha bisogno di qualcuno con cui condividere le emozioni della vita. Preferisce leggere un libro che fare serate, bene.. trovi qualcuno a cui piaccia fare la stessa cosa. Su internet ci sono molti forum per persone che hanno passioni in comune, oppure può frequentare biblioteche o centri di lettura. In questo modo sarà più facile trovare persone affini alla sua personalità. Non è mai troppo tardi, a volte con la maturità si acquisiscono i migliori legami, perché sono conditi da profondità. Non si perda d'animo, combatta e liberi ciò che ha dentro. Abbia spirito d'iniziativa.

Cordiali saluti

Dott. Emmanuele Rosito

Dott. Emmanuele Rosito Psicologo a Guglionesi

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20 NOV 2019

Cara Elizabeth, dal messaggio emergono chiaramente alcune modalità di incontrare il mondo e l'Altro che sono causa di sofferenza e giustificano lo stallo da Lei percepito. La chiusura di orizzonti d'attesa viabili e identitari e una progettualità ad oggi vissuta come impossibile (è troppo tardi, tutti prima o poi la lasceranno, non può chiedere aiuto a nessuno) determinano un ripiegamento su di sè che ben spiega la la tristezza che sta affrontando. C'è solo un problema: Lei ha paura della solitudine ma la crea, vorrebbe un rapporto serio e duraturo ma non lo crede possibile e di fatto lo mina alla base, in un circolo vizioso che deve essere interrotto con un intervento psicoterapeutico volto a fare emergere le modalità disidentitarie di riconfigurare le esperienze con l'Altro e le regole non scritte che Lei segue nell'incontrarlo. Serve una assunzione di responsabilità per il cambiamento, che inizia con il lasciar perdere qualsiasi sedicente test sulla personalità che La de-responsabilizza e La giustifica, e prendere invece contatti con un collega psicoterapeuta. Qualsiasi consiglio di "aprirsi e socializzare" finirà con un fallimento se non affiancato da una rimodulazione dei modi di essere-con, che ad oggi non Le si appalesano (come è normale che sia). E' un percorso per cui servono risorse e motivazione, ma è destinato al successo se seguito con determinazione. Non è troppo tardi, questo è certo, ma non procrastinerei oltre. Merita di vivere la Sua età appieno. In bocca al lupo! DMP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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19 NOV 2019

Buongiorno Elizabeth,
il punto non è la definizione degli altri quanto come tu ti senti. E mi sembra che tu manifesti un enorme disagio. Il punto non è se sia più normale fare serata o leggere un libro. Il punto è valutare quanto tu senti funzionale al tuo benessere quello che fai. Capisco anche che tu faccia davvero fatica a credere che qualcuno possa veramente dedicarsi a te e dedicarti amore ed attenzione. Su questo vivi un costante 'allarme', non puoi affidarti alle cure di nessuno, anzi ti attivi ogni volta che rischi di poterlo sperimentare. Probabilmente hai appreso precocemente che il 'non affidarsi' è la strategia più salvifica. Adesso continui a ripetere questa modalità. Ma sembra non essere molto utile oggi, tanto che ritrovarti sola o il 'pensiero di farlo da sola' non ti piace e ti rende triste. Pensa alla possibilità di valutare una psicoterapia e quindi una psicoterapeuta. Dico proprio valutare, testare, tu lo fai già automaticamente. Puoi andare piano e decidere tu se e quando fidarti e quindi affidarti. Non mi sbilancio sulla possibilità di un momentaneo supporto farmacologico che eventualmente un medico potrebbe valutare, mentre intanto lavori a livello psicologico.
Buona continuazione, Elizabeth.

Dott.ssa Pia Cusmai Psicologo a Varese

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