Problemi nel relazionarsi con proprio figlio

Inviata da Aurelia · 21 mar 2019

Buongiorno a tutti. Scrivo qua spinta della disperazione e nella speranza di trovare un aiuto. Sono una mamma di 49 anni con un unico figlio di 26 anni. Il nostro rapporto piano, piano si è ridotto a zero. Mio figlio è diventato molto chiuso ancora dai tempi dell'adolescenza. Siamo arrivati a limitarci a solo un saluto formale la mattina. (quando non riesce ad evitarlo). E' sempre chiuso nella sua stanza oppure passa tutto il giorno in biblioteca. Evita al massimo ogni contato con me e con mio compagno (che non supporta). Non si sede mai a tavola con noi e non condivide niente dalla sua vita. Pochi amici: 2 o 3 con quale comunica telefonicamente. Spesso è depresso e triste ed io mi sento incapace di trovare una strada per avvicinarlo, di fargli parlare, condividere con me le cose belle e brutte della sua vita. Sono terrorizzata di perderlo, di non poter sostenerlo nei momenti difficili, essergli vicino, aiutarlo. Mi sento incapace come genitore.

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Miglior risposta 21 MAR 2019

Buonasera Aurelia,

comprendo la sua preoccupazione, come se in questo momento si sentisse impotente come madre, tuttavia la preoccupazione rimane costante. Ha mia provato a parlare con suo figlio?magari cercando di comprendere il motivo del suo distacco? a volte diamo per scontato alcune cose, ad esempio ha parlato che non riesce ad interagire con il suo compagno, com'è la vostra storia?che rapporti ha con suo padre? per poterla aiutare avrei bisogno di ulteriori elementi, della sua vita e quella di suo figlio.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, se vuole mi può scrivere
Cordiali saluti
Dott.ssa Alice Noseda

Dott.ssa Alice Noseda Psicologo a Lecco

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24 MAR 2019

Salve Sig.ra Aurelia,
mi dispiace che Lei si senta incapace come genitore. Pur non conoscendola credo che ogni genitore si comporti sperando che sia il migliore dei modi. Il fatto che stia chiedendo aiuto per suo figlio ne è la conferma. Ma come si può aiutare una persona che non chiede di essere aiutata? A mio parere l'unico modo per farlo è restare vicino a suo figlio ed essere presente. Questa può essere una cosa molto difficile e dolorosa ma se trova qualcuno che può aiutarla, questo sarebbe di sollievo.
Le auguro di riuscire ad aiutare se stessa e suo figlio.
Cordialmente
Alberto Sivo

Dott- Sivo Alberto Psicologo a Roma

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24 MAR 2019

Gentile Aurelia,
purtroppo la situazione di non essere vicino a suo figlio e non poterlo aiutare o sostenere nelle difficolta esiste già di fatto e non è iniziata adesso ma diversi anni fa.
Mancano comunque informazioni importanti sul padre del ragazzo e sui rapporti eventuali esistenti con lui.
Inoltre, non è dato sapere se il ragazzo ha avuto in passato scontri con il suo compagno e se ha un lavoro o studia soltanto ed è a totale suo carico.
A mio parere, occorre provare con cautela ma in modo strategico e con un aiuto psicologico dal vivo a riaprire un dialogo con lui partendo dai suoi bisogni di base (che suppongo sia lei a soddisfare) per potere poi in seguito tentare di recuperare e risanare la relazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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24 MAR 2019

Salve Aurelia, mi rendo conto del suo disagio e le sono vicina. Dalle sue parole mi sembra di percepire che lei provi come un "senso di colpa" nei confronti di suo figlio, che aumenta il suo senso di inadeguatezza come madre. Chiaramente per poter capire se il ragazzo ha veramente una sofferenza psicologica bisognerebbe saperlo da lui; tuttavia da quello che lei scrive non mi sembra di cogliere un comportamento particolarmente strano. E' normale che un ragazzo dall'adolescenza in poi, assuma un comportamento più schivo e riservato nei confronti della famiglia e se ne allontani gradualmente, e quello che lei interpreta come "stato depressivo" potrebbe essere semplicemente scarso entusiasmo o qualche dubbio relativo al futuro che, soprattutto in quella fascia di età, molte persone hanno. Forse se lei provasse a leggere il comportamento di suo figlio con un atteggiamento un po' meno preoccupato e pessimistico soffermandosi a riflettere su ciò che le ho scritto, credo che questo la potrebbe aiutare a vedere la situazione in un'ottica più positiva. Rimango comunque a disposizione per ulteriori consigli e delucidazioni e le faccio tantissimi auguri.

Dottoressa Daniela Noccioli Psicologo a Cascina

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24 MAR 2019

Gentile Aurelia,
Accettare un compagno/a per un ragazzo adolescente non è automatico, è una nuova figura che prende il posto del padre. Mi sembra di capire che negli anni la situazione è peggiorata, lei non riesce ad avere un dialogo con il proprio figlio.
In ogni caso è possibile agire per un cambiamento, intanto consiglierei di iniziare lei come madre un percorso psicologico per migliorare la relazione con il ragazzo. Forse in un secondo momento è possibile coinvolgere il figlio per lavorare su tali chiusure relazionali.
Resto a disposizione
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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23 MAR 2019

Gentile Aurelia
Capita spesso di rendersi conto di alcune situazioni problematiche quando ormai sono diventate abbastanza importanti e ci sembra che siano troppo grandi per potervi porre rimedio. Questo mi sembra proprio il suo caso Aurelia dove oggi si trova con una incapacità di comunicare con un figlio ormai giovane adulto che però già da adolescente aveva iniziato ad allontanarsi. C'è sempre possibilità di fare qualcosa e di agire un cambiamento Aurelia se davvero lo si vuole. Potrebbe iniziare cercando di comunicare con suo figlio né pretendendo da lui una risposta positiva immediata né pretendendo da sé stessa che sappia come farlo perché ormai il divario tra di voi è tanto.
Ci vorrà tempo, passo dopo passo, inizi dal primo. Se proprio non se la sente di farlo da sola cerchi un aiuto di uno specialista online o nella sua zona. Un caro saluto
Dott.ssa Lucina Cicioni
Psicoterapia a Pescara/Consulenza Online

Dott.ssa Lucina Cicioni Psicologo a Pescara

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22 MAR 2019

Salve Aurelia, mi rendo conto del suo disagio e le sono vicina. Dal modo in cui descrive la situazione mi sembra di percepire da parte sua un profondo senso di inadeguatezza e di "colpa" nei confronti di suo figlio. A parte il fatto che, per capire se suo figlio ha veramente qualche problema psicologico, bisognerebbe ovviamente saperlo da lui, da quello che lei scrive non mi sembra di cogliere un comportamento particolarmente strano. E' normale che un ragazzo dall'adolescenza in poi, assuma un comportamento più schivo e riservato nei confronti della famiglia e se ne allontani gradualmente, inoltre quello che lei interpreta come stato depressivo potrebbe essere semplicemente scarso entusiasmo o qualche dubbio relativo al futuro, che tutte le persone hanno specialmente in quella fascia di età, ma che forse lei tende ad ingigantire perché è molto preoccupata. Magari potrebbe provare a leggere il comportamento di suo figlio con un atteggiamento un po' meno pessimistico, soffermandosi a riflettere su ciò che le ho scritto. Le faccio tantissimi auguri e rimango a disposizione per ulteriori consigli e delucidazioni.

Dottoressa Daniela Noccioli Psicologo a Cascina

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22 MAR 2019

Gentile Aurelia, lei non si deve sentire incapace come genitore. Se suo figlio è depresso, non è colpa sua, e neppure, in tutto o in parte di suo figlio. Il problema è che anche Lei racconta i fatti, ma non ci dà info importanti. Suo figlio lavora, studia o non fa nulla? Ha poca simpatia per il suo compagno? Lei come madre, non è che è stata troppo indulgente e/ permissiva, per non perderlo? Sono tutte info necessarie per abbozzare una prima valutazione. Sulla base di questa, si può delineare un possibile intervento. Come vede sarebbe necessario che incontrasse una/o di noi, risposte facili e preconfezionate non esistono. Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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