Problemi d'identità ragazzo di 18 anni

Inviata da Luigi Serafini · 7 set 2020

Buonasera,
Sono un ragazzo di quasi 18 anni frequentante un liceo scientifico (Non che questo voglia dire molto, come vedremo). Sin dalla più tenera età ho trovato molto difficile stare in mezzo agli altri, forse anche a causa di una mia completa mancanza di attitudine per una qualsivoglia attività motoria, e, nonostante oggi abbia un numero più che adeguato di amici, intimi e non (Nonché un invidiabile charme, se mi è consentito dire) sento di non aver ancora raggiunto un livello adeguato di capacità sociali. Tante sono le volte che finisco, o per allontanare le persone preventivamente, o per ferire qualcuno dicendo qualcosa di inopportuno, o per essere ridicolizzato in gruppo, anche nella mia comitiva talvolta, per colpa di qualche battuta o asserzione poco opportuna. Finisco così o per ridere anche Io, nel tentativo di alleviare l'imbarazzo, o per balbettare qualcosa senza riuscire a spiegarmi, e, soprattutto, senza riuscire a capire se stiano ridendo con me o di me.

Credo che questa mia incapacità di fare attrito con gli altri, mi abbia portato a costruire un'immagine idealizzata di me, che potrebbe non corrispondere alla realtà. Questo perché alla goffaggine sociale e motoria da sempre si accompagna un'intelligenza superiore alla media. In pratica, da che ho memoria francamente, ogni input negativo, che ricevo dal mondo esterno, viene compensato da una tendenza ad ingigantire la percezione che ho di me stesso ed ad estraniare ogni mio problema emotivo o sociale dal contesto (All'asilo e alle elementari per esempio dicevo di venire da Marte, ed oggi finisco per giustificare un momento di tristezza passeggera con il fatto che potremmo non raggiungere mai altri universi, che il libero arbitrio non esiste o che le leggi della fisica non prevedono, almeno nel nostro universo, la supersimmetria), che finisce per culminare in veri e propri deliri di onnipotenza.

Il problema è che, sebbene continui ad ottenere eccellenti risultati senza il minimo sforzo a scuola, inizio a temere di non essere realmente così intelligente.
Io, attorno a questa mia fantomatica intelligenza, ho costruito la mia identità, e nel momento in cui essa viene a mancare (Come quando mi ritrovo davanti ai problemi d'ammissione della Scuola Normale Superiore di Pisa, cui non so come avvicinarmi, e per i quali, nel terrore di fallire suppongo, non mi sto minimamente preparando) mi sento inutile e tutto il mondo perde la sua bellezza.
Perché che senso ha sapere come funziona l'universo, se non si può combattere in prima linea per scoprirlo?
Mi ritrovo così come un Salieri, che cerca di replicare Mozart: abbastanza intelligente da capire, ma non da fare (Il paragone è piuttosto calzante, perché nella lettura ossessiva di saggi sui temi più disparati, mi sono reso conto di saper apprezzare i prodotti delle menti più brillanti della storia, con l'ansia però di non poterli mai capire veramente, nel profondo, per esempio mediante il giusto bagaglio di strumenti matematici).
"Che cosa sono Io senza la mia intelligenza?", mi chiedo spesso, senza osare pronunciare questa frase ad alta voce.

Sto valutando se vedere uno psicologo. Le mie capacità di introspezione e meta-introspezione si bloccano alla presa consapevolezza della presenza di schemi di pensiero ridondanti ed ossessivi, che mi stanno rendendo molto difficile programmare nel lungo periodo e portare avanti un progetto più a lungo di una-due settimane.

Grazie per esservi sorbiti tutto quello che ho scritto, spero di essere riuscito a presentare la situazione in maniera abbastanza esaustiva.

Cordiali saluti,
Luigi (Che è un nome fittizio)

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