Problemi coppia aperta

Inviata da Perla · 5 feb 2026 Terapia di coppia

Salve, io e il mio compagno abbiamo deciso di rendere la nostra coppia aperta anni fa. Ma non è mai successo nulla in questi anni. in questi giorni lui è andato in un locale dicendomi che sarebbe solo andato a vedere invece ha concluso con una, dicendomi che era solo fisico. Si è divertito. Io non me l'aspettavo. Lui ovviamente vuole continuare, io mi sono resa conto negli anni che non mi piacciono i maschi, solo lui mi piace, e quindi lui non potrebbe mai provare quello che ho provato io. Lui dice che la vita è e una e non vuole sprecarla, andando a letto solo con una persona, che è un istinto maschile, io sto decidendo sul da farsi, o torniamo come prima che non parlavamo neanche più, ma era tutto più semplice anche se eravamo frustrati e lui continua ad andare con le tipe o starci male e continuare così, abbiamo figli quindi non ci lasciamo. Io non riesco a fingere indifferenza. Il punto è che lui vuole andare in quei locali, è molto contento di aver aperto la coppia e io non so come uscirne, in pratica lui va a tromb@re in giro e poi torna dalla famiglia. Io negli anni ho iniziato ad allontanarmi dal sesso, lo vedo come un obbligo. Con gli altri magari mi viene l'eccitazione ma pensare a corpi sudati e l'atto non mi piace. Magri meglio con una donna ma non sarebbe equilibrato, nel senso che io dovrei comunque fa fronte alla mia gelosia lui no, perché gli ispira la mia tendenza, vorrebbe farlo in tre in quei locali, ma vorrebbe andarci anche da solo per fare numero. E questo mi ferisce non so come uscirne. In alcuni momenti sono molto legata a lui e lo cerco in altri sono apparentemente distaccata e arrabbiata. Ho pensato anche ad andare anche io in quei locali combinare così da poterlo raccontare e vedere come la prende lui. Di sicuro non so può più tornare indietro. avete consigli? Per lui è tutto solo fisico, però mi infastidisce, a volte capisco altre volte no. Mi chiedo che differenza fa venire a letto con me e altre ragazze se fa le stesse cose?

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Miglior risposta 6 FEB 2026

Ciao Perla, così come sta andando adesso è chiaro che non sta andando davvero bene ma che stai solo resistendo.
Una coppia aperta funziona solo se entrambi la vivono bene, non se uno soffre per far contento l’altro e ad oggi sembra il tuo caso.
Il problema non è che per lui sia “solo sesso”, ma che per te non lo è e ti fa stare male. Fare le stesse cose solo per pareggiare o fargli provare gelosia rischia solo di farti stare peggio.

Dovete parlarvi chiaro e capire se potete trovare regole che rispettino anche te. Potrebbe essere una buona idea parlare in una terapia di coppia, in modo da avere il giusto equilibrio nel confronto.

Dott. Nicola Nacca Psicologo a Macerata Campania

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4 MAR 2026

Provo a restare molto semplice e vicino a quello che senti.

Quello che è successo non è solo un fatto. È un’esperienza che ti ha toccata. Finché la coppia aperta era un’idea, poteva stare lì, un po’ lontana. Quando lui è andato davvero con un’altra e ti ha detto che si è divertito, qualcosa dentro di te ha reagito. Non perché “non dovresti essere gelosa”, ma perché per te quell’atto non è neutro.

Lui dice che è solo fisico. Ma per te il sesso non sembra solo fisico. Quando ti chiedi: *“Che differenza fa venire a letto con me e con altre se fa le stesse cose?”*, stai chiedendo: **io che posto ho per lui? Sono speciale o sono una delle possibilità?**

C’è anche un’altra cosa importante che racconti: negli anni ti sei allontanata dal sesso, lo vivi quasi come un obbligo. Questo dice qualcosa di te, non è un dettaglio. Forse per te l’intimità ha bisogno di sentirsi sicura, scelta, unica. Se questa sicurezza vacilla, anche il desiderio cambia.

Mi colpisce la tua oscillazione: a volte lo cerchi, ti senti legata, altre volte ti senti fredda e arrabbiata. È come se dentro di te convivessero due movimenti: uno che vuole restare nel legame e uno che si protegge dal dolore.

Quando dici che potresti andare anche tu in quei locali “per vedere come la prende lui”, sembra più un tentativo di ristabilire equilibrio che un vero desiderio. Come se volessi dire: “Se fa male a me, forse deve sentire anche lui cosa significa.”

E poi c’è la questione più profonda: lui dice che la vita è una e non vuole rinunciare a certe esperienze. Tu, invece, sembri chiedere: “E io? Dove sto nella tua idea di vita piena?”
Non è una questione di istinto maschile o femminile. È una differenza nel modo di vivere il legame.

Forse la domanda non è solo se accettare o no la coppia aperta. Forse la domanda è:
**posso stare in una relazione in cui questa cosa succede senza sentirmi ferita e svalutata?**

Non perché sia giusto o sbagliato in assoluto. Ma perché tu, concretamente, come stai?

Ti chiedo una cosa semplice: quando immagini che lui continui ad andare in quei locali, che sensazione senti nel corpo? Nodo? Rabbia? Vuoto? Indifferenza forzata?
Spesso il corpo è più chiaro della testa.

E un’altra domanda ancora più delicata: se non ci fossero i figli e l’idea di “non lasciarsi”, cosa desidereresti davvero per te?

Non devi decidere subito. Ma forse puoi iniziare a capire qual è il limite oltre il quale, per restare, inizi a perdere te stessa.

Elena Pisu Psicologo a Pavia

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9 FEB 2026

Gentile Perla,
la situazione che descrive è complessa, e colpisce per l’asimmetria che si è venuta a creare tra voi più che per l’idea di “coppia aperta” in sé. Dal suo racconto emerge infatti che l’apertura non è stata un’esperienza realmente condivisa nel tempo, ma un accordo rimasto a lungo sul piano teorico, che ora si è attualizzato in modo improvviso e destabilizzante per lei.

Un primo punto importante riguarda il consenso emotivo. Una coppia aperta non si fonda solo su un accordo razionale, ma sulla possibilità che entrambi i partner riescano a tollerare, integrare e rielaborare ciò che accade. Il fatto che lei si sia accorta, nel tempo, di avere un orientamento e un desiderio molto diversi dai suoi, cambia profondamente i presupposti iniziali: ciò che per lui è vissuto come espansione, vitalità e conferma di sé, per lei si traduce in ferita, senso di esclusione e svalutazione.

Quando lui parla di “istinto maschile” o di “vita una sola”, sembra legittimare un proprio bisogno senza interrogarsi davvero sull’impatto che questo ha su di lei e sulla relazione. Questo crea una dinamica sbilanciata, in cui uno può permettersi di desiderare e agire, mentre l’altra si trova a dover “reggere” emotivamente la situazione, anche contro se stessa. In questi contesti, la sofferenza non nasce tanto dal sesso in sé, quanto dal sentirsi non più una scelta, ma una base sicura a cui tornare.

È molto significativo ciò che dice rispetto al suo rapporto con il corpo e con la sessualità. Spesso, quando la sessualità perde la dimensione di reciprocità e sicurezza affettiva, può diventare difensiva o spenta. Questo non è un “problema individuale”, ma un segnale relazionale importante.

L’idea di “andare anche lei nei locali per pareggiare” sembra più un tentativo di ristabilire una simmetria o di testare la sua reazione, che un desiderio autentico. Agire in questo modo rischierebbe però di aumentare la confusione e la sofferenza, perché non risponderebbe ai suoi bisogni reali, ma a una logica di compensazione.

Inoltre, un nodo centrale che emerge è la percezione che “non si possa più tornare indietro”. In realtà, ciò che non può tornare indietro è l’illusione che questa apertura fosse neutra o indolore. Ma i confini relazionali possono e devono essere rinegoziati alla luce di ciò che emerge. Una coppia aperta può funzionare solo se entrambi si sentono tutelati. Quando uno dei due sta male in modo persistente, non si tratta più di libertà, ma di sofferenza.

Dal momento che ci sono figli, il rischio maggiore è quello di cronicizzare una situazione in cui lei si sente arrabbiata, distante e costretta a “reggere” qualcosa che la ferisce profondamente. In questo senso, un percorso di coppia potrebbe essere uno spazio fondamentale per rimettere al centro non la questione “aperto o chiuso”, ma il significato che oggi ha il legame per entrambi, i bisogni affettivi, i limiti e ciò che ciascuno è disposto, o non è più disposto, a tollerare.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.

Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa

Dott. ssa Martina Veracini Psicologo a Empoli

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9 FEB 2026

Salve,
provo a risponderle con uno sguardo sistemico-relazionale, mantenendo sintesi e chiarezza.

La difficoltà che state vivendo non riguarda tanto l’“apertura” in sé, quanto **la perdita di reciprocità e di sintonizzazione emotiva** all’interno della coppia. Un accordo relazionale è sostenibile solo finché entrambi riescono a starci bene: il fatto che in passato abbiate scelto una coppia aperta non rende obbligatorio mantenerla oggi, se i vostri bisogni sono cambiati.

Nel vostro sistema di coppia si è creata un’**asimmetria**: per lui l’apertura è fonte di vitalità e conferma, per lei è fonte di dolore, gelosia e ritiro dal desiderio. Quando uno dei partner cresce e l’altro soffre, il legame entra in squilibrio. Il suo distacco dal sesso può essere letto come una risposta relazionale di protezione, non come un problema individuale.

Il punto critico non è che lui viva esperienze “solo fisiche”, ma che lei non si senta più scelta, prioritaria e al sicuro nel legame. In una coppia, ciò che ferisce non è l’atto, ma il significato che assume nella relazione.

Agire per “pareggiare” (andare anche lei in quei locali) rischia di spostare il conflitto sul piano del comportamento, senza affrontare quello del patto di coppia. Qui la domanda centrale diventa: che tipo di coppia siete oggi, e a quali condizioni può essere emotivamente abitabile per entrambi?

Dato che ci sono figli e un legame ancora vivo, un percorso di terapia di coppia potrebbe aiutarvi a ridefinire confini, ruoli e significati, senza che uno dei due debba sacrificare il proprio benessere. Non si tratta di tornare indietro o andare avanti a ogni costo, ma di capire se esiste una forma di relazione che non la lasci sola nel dolore.

Dott.ssa Raffaella Ferri Psicologo a Torino

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9 FEB 2026

Salve Perla, leggo nelle sue parole un groviglio di emozioni molto dolorose: gelosia, confusione e un profondo senso di solitudine. Mi preme dirle subito che la sua difficoltà a fingere indifferenza non è un segno di debolezza o di 'chiusura mentale', ma la voce della sua parte più autentica che le sta segnalando che questo equilibrio, in realtà, non è affatto un equilibrio. Spesso, quando si decide di 'aprire' una coppia, lo si fa con l'idea razionale di risolvere una frustrazione, ma la mente e il cuore non sempre seguono la logica degli accordi scritti e soprattutto essendo una situazione nuova si deve vedere come entrambi sentono e reagiscono alla cosa. Il fatto che lei si senta ferita e che viva il sesso come un obbligo suggerisce che queste scelte stiano attivando difese profonde e un distacco emotivo che serve a proteggerla da un dolore che, altrimenti, sarebbe insostenibile, per il suo partner invece è diverso ma ciò non significa che lei sia sbagliata, anzi, è giusto che lei validi il suo sentire e che lo faccia anche lui.
Riguardo alla posizione del suo compagno, la giustificazione dell' 'istinto maschile' e della 'vita che è una sola' rischia di diventare un modo per non guardare alle conseguenze emotive che queste azioni hanno su di lei e sulla stabilità del vostro legame. La presenza e la cura della relazione sono i pilastri che tengono in piedi una famiglia; se uno dei due sente di dover 'fingere' per far stare bene l'altro, il prezzo da pagare in termini di benessere psicologico diventa altissimo. Leggendo quello che ha scritto inoltre mi verrebbe da chiederle se lei, al momento della scelta che anni fa avete fatto sull'aprire la coppia era già incerta o sicura di voler provare la cosa.

Mi sorge inoltre un'altra domanda per lei: cosa succederebbe se smettesse per un attimo di chiedersi come far funzionare questa coppia aperta e iniziasse a chiedersi di cosa ha bisogno lei per sentirsi davvero rispettata e desiderata, al di là dei compromessi che ha accettato finora?.
Cercare di pareggiare i conti andando anche lei in quei locali potrebbe essere un modo per farsi sentire, ma rischia di allontanarla ancora di più da se stessa. Esplorare il significato di questa sua rabbia e di questo distacco è il primo passo per non restare schiacciata da una situazione che la fa stare male. Se sente il bisogno di uno spazio dove rimettere se stessa al centro e capire quale direzione prendere per la sua vita, io sono qui per ascoltarla.

Un caro saluto,

Dott.ssa Valeria Armanni
Psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione
Ricevo anche online

Valeria Armanni Psicologo a Bastia Umbra

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9 FEB 2026

La tua situazione è complessa e molto dolorosa. Si parla di apertura e invece tu ti senti in trappola, inadeguata e schiacciata in una scelta un patto. Sembra quasi che se dici che non ti sta bene deludi le aspettative, quasi tu avessi ingannato. La verità è che le cose non si scelgono solo sull’idea delle stesse e non c’è niente da fare. Il tuo benessere e la verità prima di tutto. Sulla tua pelle questa situazione non ti fa stare bene. Credo tu possa concederti di considerare normali sentimenti di gelosia, inadeguatezza, frustrazione, risentimento e confusione. Una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a riavvicinarvi e a conoscervi nelle differenze e nelle similitudini e ad esplorare quanta apertura e’ tollerabile affinché non diventi una chiusura all’altro nella relazione. L’apertura sta compromettendo l’intimità. La sessualità vive di tenerezza, emotività e condivisione e non si limita alla fisicità. L’apertura o presunta tale non è un valore assoluto di superiorità e se uno dei due soffre e non gode di questa scelta, anzi piuttosto la subisce, va rivista. Forse il contatto con l’altro è l’elemento che senti mancare sia dentro che fuori dalla relazione. Hai bisogno di esserci, di essere vista e di una condivisione che abbia il coraggio di un darsi che non sia solo fisico. L’apertura sta compromettendo la comunicazione e l’impegno di essere in due. Comprendo e rispetto la tua solitudine e il tuo dolore.
Andrebbe esplorata la relazione con il sesso. La tua crescente avversione verso il sesso e la percezione di esso come un obbligo sono segnali significativi. È importante capire perché ti senti in questo modo e quali sono le tue esigenze affettive e sessuali e provare a verificare quanto aspetto con il tuo compagno.
Potrebbe essere utile riflettere sulla tua possibile attrazione per le donne e su questo aspetto della tua identità e su come influisce sulla tua attuale relazione e cosa cerchi tu nel femminile che ora ti manca nella relazione con il maschio. Esplorare l’avversione e la perdita di fiducia.
E’ importante tu mantenga una comunicazione autentica con il tuo compagno spiegandogli come ti senti e verificare se ci sono i presupposti e l’apertura e disponibilità a ridefinire l’accordo.
Rivolgersi a un terapeuta di coppia potrebbe aiutarvi a gestire queste emozioni e a esplorare i vostri desideri e bisogni ed offrirvi uno spazio sicuro per discutere delle vostre differenze e preoccupazioni. Un certo accordo sulla vita sessuale potrebbe essere superato dalle evidenze del presente, come ogni accordo che si rispetti decade se non sta bene e fa stare male una delle due parti. Nel tempo si cambia e la coppia cambia nel tempo. Ammiro la tua ricerca di rispetto e contatto inizia un’esplorazione personale solo se ti senti pronta ad esplorare la tua sessualità con altre persone, solo se sei veramente desiderosa di farlo e se non ti crea conflitti interiori e non per provocare reazioni e identificazione da parte del tuo compagno. Un gesto simile ti darebbe forse attenzioni e un sollievo momentaneo ma poi un senso di vuoto e solitudine maggiori.
Se l'attuale dinamica ti causa più dolore che gioia, potrebbe essere il momento di riflettere su ciò che desideri in questo momento della tua vita. È possibile continuare a costruire una relazione sana e soddisfacente, oppure è meglio rivedere i vostri accordi?
Non esiste una risposta giusta o sbagliata, solo quella che ti fa sentire più autentica e soddisfatta. È fondamentale che tu e il tuo compagno siate allineati riguardo a ciò che desiderate dalla vostra relazione. Prenditi il tempo necessario per riflettere e, se possibile, cerca il supporto di un professionista. La tua felicità e il tuo benessere devono essere la priorità.
Se desideri approfondire qualche aspetto in particolare o hai bisogno di ulteriori chiarimenti, non esitare a contattarmi lavoro on line e in presenza. Dott.ssa Stefania Parlato

Dott.ssa Stefania Parlato Psicologo a Napoli

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6 FEB 2026

Perla, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Quello che descrivi è molto complesso e riguarda desideri sessuali diversi, intimità emotiva e gestione della gelosia.
Da quanto racconti, tu sei attratta solo dal tuo compagno e il sesso con altri non ti interessa, mentre lui desidera esplorare anche fisicamente con altre persone. Questo crea disagio, ferita e confusione in te, rendendo difficile fingere indifferenza.
Alcune piste utili:
- Comunicare apertamente i tuoi sentimenti e limiti senza colpevolizzazioni.
- Rinegoziare le regole della coppia, cercando un equilibrio che rispetti entrambi.
- Supporto psicologico individuale o di coppia, per chiarire emozioni, gelosia e bisogni.
- Riconoscere che i vostri desideri sessuali e affettivi sono diversi e che i tuoi limiti meritano rispetto.

Se il comportamento del partner ti ferisce e tu non riesci a stare bene, è importante trovare soluzioni sostenibili che tutelino il tuo benessere e quello della famiglia.

Un caro saluto,
Dott.ssa Paola Tigretti
Psicologa - Sessuologa

Dott.ssa Paola Tigretti Psicologo a L'Aquila

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6 FEB 2026

Ciao Perla,

una “coppia aperta” si configura come un vero e proprio patto psichico, e il patto psichico non vive nel dichiarato (“anni fa abbiamo deciso”), ma nella capacità di reggere l’immagine concreta di ciò che accade quando l’altro desidera altrove. Finché non è successo nulla, l’apertura era soprattutto un simbolo: una fantasia di libertà, forse anche un modo per tenere a bada una frustrazione senza rompervi. Quando invece lui “conclude”, l’apertura si fa reale: entra il corpo, entra il terzo. La questione non è chi ha ragione, né “è solo fisico o no”. È: che immagine dell’amore si sta chiedendo alla tua psiche di abitare? Tu descrivi un’immagine molto precisa e molto dolorosa: “lui va, si diverte, poi torna alla famiglia”. È l’immagine del doppio registro: il piacere fuori, la casa come ritorno. Per qualcuno può essere sostenibile. Per te, oggi, sembra attivare qualcosa di più profondo della gelosia; un’esperienza di degradazione del legame, come se l’intimità domestica rischiasse di diventare “il resto”. E infatti la tua psiche reagisce scindendo: a tratti lo cerchi, a tratti ti irrigidisci e ti arrabbi. Quando dici “non mi piacciono i maschi, solo lui mi piace” e insieme “il sesso per me è un obbligo”, stai dicendo che Eros in te è diventato selettivo e insieme stanco. Non si offre a comando, non si lascia usare come strumento di riequilibrio. Qui l’errore più grande sarebbe trasformare il dolore in strategia (“vado anch’io così poi glielo racconto”). Quella è una vendetta travestita da parità, e di solito produce solo più scissione: tu faresti un atto che non ti somiglia per ridurre la ferita, ma la ferita resterebbe. Che cosa è ancora sacro per te dentro questa relazione? Quale confine, quale forma, quale linguaggio dell’intimità non sei disposta a perdere senza perdere te stessa? Tu dici: “di sicuro non si può più tornare indietro”. Io la tradurrei così: non si può tornare alla fantasia di prima. Ma si può ancora decidere il patto di adesso. E un patto ha bisogno di due condizioni: che il desiderio dell’uno non venga trattato come “istinto inevitabile” (questa è una deresponsabilizzazione), e che la sofferenza dell’altra non venga interpretata come debolezza da superare. Se lui vuole libertà, deve anche poter reggere il fatto che la libertà ha un costo psichico nel legame. Se tu vuoi restare, devi poter dire che cosa ti ferisce senza essere costretta a fingere indifferenza.

L’ultima domanda, quella che hai già posto tu, è cruciale: “che differenza fa venire con me o con altre se fa le stesse cose?”. La differenza non è tanto la tecnica, è l’immagine. Con te non si condivide soltanto il corpo: c’è storia, casa, figli, una promessa. Se quella immagine viene contaminata da una scena che la tua psiche vive come svilente, allora il sesso con te cambia anche se i gesti rimangono gli stessi.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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6 FEB 2026

Da quello che racconti emerge una forte incongruenza interna: una parte di te ha accettato razionalmente l’idea della coppia aperta, ma un’altra parte, più profonda e autentica oggi soffre, si sente ferita, esclusa, non vista. Questa distanza tra ciò che “si è deciso” e ciò che si sente davvero genera dolore, confusione e oscillazioni emotive (a volte lo cerchi, a volte ti distacchi). Sembra che tu stia vivendo una perdita di reciprocità: lui si sente libero, vitalizzato, confermato; tu ti senti messa di fronte a qualcosa che non ti appartiene, che non risuona con il tuo modo di vivere il desiderio e l’intimità. Non è solo gelosia: è il sentire che la vostra esperienza non è più condivisa allo stesso livello.
Il tuo organismo sta chiaramente mandando segnali molto chiari:
• il sesso vissuto come obbligo
• il ritiro dal corpo
• il dolore nel vederlo andare “da solo”
Sono segnali di non-benessere, non di immaturità o chiusura. Non sembri rifiutare la libertà in sé, ma il fatto che questa libertà non tenga conto di te, del tuo ritmo, dei tuoi limiti emotivi. Quando dici “non riesco a fingere indifferenza”, stai affermando qualcosa di profondamente autentico: stai restando in contatto con te stessa, anche se fa male.

In questa prospettiva, la domanda centrale non è chi ha ragione, ma:
quanto spazio ha oggi la tua esperienza emotiva reale dentro questa relazione?
E se può essere accolta senza essere minimizzata o spiegata via come “istinto maschile”. Il tuo disagio ha senso. E merita ascolto, prima ancora di qualsiasi decisione.

A.C.

Curnis Andrea Psicologo a Valbrembo

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6 FEB 2026

Gentile Perla,
la sua sofferenza è comprensibile e merita ascolto. Una coppia aperta può reggere solo se i bisogni e i limiti di entrambi restano in dialogo e possono essere rinegoziati nel tempo. In questo momento, invece, sembra esserci una forte asimmetria: per il suo compagno l’apertura è vissuta come gratificante, mentre per lei è fonte di gelosia, dolore e senso di esclusione.
Il fatto che per lui sia “solo fisico” non annulla il significato emotivo che questa esperienza ha per lei, né il suo progressivo allontanamento dal sesso, che appare come un segnale da ascoltare. Forzarsi a tollerare una situazione che fa stare male, o agire per “pareggiare i conti”, rischia di aumentare la confusione.
Può essere utile prendersi uno spazio di riflessione, personale o condiviso, per comprendere meglio cosa oggi è sostenibile per lei e quali confini sono necessari affinché il legame non diventi un luogo di sacrificio di sé.
Un caro saluto

Dott.ssa Roberta Barrica Psicologo a Catania

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6 FEB 2026

Gentile Celeste,

le sue parole descrivono una frammentazione che oggi molti ragazzi vivono: un percorso scolastico che ha perso il suo filo conduttore tra i cambiamenti di indirizzo, l’isolamento della DAD e la ferita di una separazione familiare.

A 18 anni, il bivio tra scuola e lavoro spesso non è una scelta di prospettive future, ma un tentativo di fuga da un presente che fa male. Quando un ragazzo si sente inadeguato, sta spesso cercando di proteggersi: il lavoro appare come una terra solida dove 'fare' qualcosa di concreto, mentre la scuola è diventata lo specchio delle sue lacune e di un senso di fallimento che non gli appartiene interamente.

Nella prospettiva umanistica, il dolore di questo ragazzo nasce da una perdita di senso. La DAD ha tolto il corpo e la relazione all'apprendimento, e la separazione dei genitori ha probabilmente indebolito quella stabilità necessaria per investire sul domani. È difficile concentrarsi quando il proprio 'oggi' è così instabile. L'ansia che prova non è mancanza di volontà, ma il segnale che il peso delle aspettative è diventato superiore alle risorse che sente di avere.

Per essergli di aiuto, l’argomento da mettere in campo non è tanto il successo lavorativo o il diploma, quanto la legittimazione della sua fatica. Ha bisogno di sentire che questi anni di vuoto non sono una colpa, ma la conseguenza di eventi che lo hanno travolto.

Il dono di senso che possiamo fargli è spostare lo sguardo dal 'recupero delle lacune' al 'ritrovamento di sé'. Solo quando si sentirà finalmente accolto nel suo smarrimento, e non solo giudicato per il suo rendimento, l'ansia potrà lasciare il posto alla possibilità di intravedere una strada che senta davvero sua.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad indirizzo Umanista
Ricevo anche online

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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6 FEB 2026

Ti rispondo con molta sincerità e con rispetto per quello che stai vivendo perché da quello che scrivi emerge una grande confusione emotiva ma anche tanta lucidità.

Quello che ti sta facendo stare male non è “l’apertura della coppia” in sé, ma il modo in cui è avvenuta e soprattutto il fatto che oggi l’apertura sia diventata asimmetrica e non consensuale sul piano emotivo. Una coppia aperta funziona solo quando entrambi sentono di avere lo stesso spazio, lo stesso potere decisionale e soprattutto lo stesso livello di tutela emotiva. Qui invece lui sta vivendo un’espansione, tu una perdita.
Tu non sei gelosa perché sei “sbagliata” o possessiva: sei ferita perché lui sta portando fuori ciò che prima era vostro, mentre tu ti sei progressivamente ritirata dal sesso e dalla possibilità di desiderare, anche per adattarti alla relazione. Il punto è importante: tu ti sei adattata, lui ora si libera. È normale che questo crei rabbia, distanza, ambivalenza.

Quando lui dice “è solo fisico”, sta parlando dal suo sistema di valori, non da una verità universale. Per te il corpo non è solo corpo e il sesso non è neutro. Infatti ti fai una domanda molto profonda e giusta: che differenza c’è tra stare a letto con te o con altre, se le cose che fa sono le stesse? La differenza non è il gesto, è il significato. Con te c’è una storia, una famiglia, una quotidianità, un patto. Se quel patto si svuota, il sesso con te rischia di diventare davvero un obbligo ed è quello che stai già sentendo.

Andare anche tu in quei locali “per pareggiare” probabilmente non ti aiuterebbe. Non perché tu non ne abbia il diritto, ma perché lo faresti contro di te, per dimostrare qualcosa, non per desiderio autentico. E quando ci si forza in nome dell’equilibrio, si accumula ancora più distanza interna. Lui, da come lo descrivi, non proverebbe ciò che provi tu: per lui la tua attrazione verso le donne è eccitante, non minacciosa. Quindi sì, sarebbe uno scambio falsato.

C’è un nodo che non si può evitare: tu oggi non stai scegliendo questa forma di relazione, la stai subendo per paura di perderlo e per il fatto che ci sono figli. Ma restare insieme “per i figli”, mentre una delle due persone si spegne, si irrigidisce o si anestetizza emotivamente non è una soluzione a lungo termine, è una sospensione del dolore che prima o poi presenta il conto.

Non è vero che “non si può più tornare indietro” in assoluto. Non si può tornare indietro facendo finta che nulla sia successo, questo no. Ma si può ridefinire tutto, se entrambi sono disposti a rinunciare a qualcosa. Il problema è che, da quello che scrivi, lui in questo momento non vuole rinunciare e tu stai cercando di capire quanto puoi resistere senza perdere te stessa.
La domanda forse non è “come accettare che lui vada a letto con altre”, ma “che tipo di relazione posso sostenere senza tradire me”. Perché tu stai già pagando un prezzo alto: distacco dal desiderio, fatica a sentire il corpo come tuo, oscillazioni emotive continue tra attaccamento e rabbia. Questo non è un effetto collaterale da minimizzare, è un segnale.

Se puoi, cerca uno spazio tuo, anche professionale, dove non si parli solo di coppia aperta sì o no, ma di chi sei diventata tu in questa relazione, di cosa hai messo da parte, di cosa desideri davvero oggi. Non per “salvare la coppia”, ma per non perderti. Da lì, qualunque decisione sarà più solida.
Non sei sbagliata, non sei incoerente e non sei “meno evoluta” perché soffri. Stai reagendo in modo sano a una situazione che oggi non è più equilibrata. E questo merita ascolto, non adattamento forzato.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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6 FEB 2026

Grazie per aver condiviso una situazione così delicata e carica di sofferenza. Da ciò che racconti emerge un forte squilibrio tra i vostri bisogni attuali: mentre per il tuo compagno l’apertura della coppia rappresenta una fonte di libertà e gratificazione, per te sta diventando un’esperienza dolorosa, confusa e faticosa da sostenere.
La gelosia, l’allontanamento dal desiderio sessuale e l’alternanza tra rabbia e attaccamento non sono segnali di debolezza, ma indicatori importanti di un disagio che merita ascolto. Il punto non è stabilire chi abbia “ragione”, ma capire cosa ti sta succedendo oggi e quali sono i tuoi limiti emotivi, soprattutto in una relazione in cui senti di dover reggere più di quanto ti faccia bene.
Un percorso psicologico può offrirti uno spazio sicuro, anche online, per fare chiarezza, rimettere al centro i tuoi bisogni e trovare una posizione più tutelante per te, prima di prendere decisioni che ti riguardano profondamente.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

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6 FEB 2026

Una relazione sana si basa sul rispetto, dialogo, comprensione e fiducia, fedeltà, obiettivi comuni, concreti e volontà concreta di costruire un futuro insieme

Tutto questo nel concreto, tutto questo in entrambe le belle parti

La sessualità svolge importante nella coppia e per essere vissuta in maniera positiva e benefica deve essere seduta soltanto all’interno della coppia stessa

Altrimenti è deleterio

La sessualità non è soltanto una questione critica, ma coinvolge l’intera persona mentre corpo è l’atto più intimo che la persona può fare è donare se stessi all’altro all’altra

È comprensibile che lei si senta a disagio e in questa situazione

Le consiglio di parlare col suo compagno e di affrontare questioni un clima di ascolto reciproco senza giudizio di questa sua sofferenza. È importante che vi ritrovate come coppia non soltanto dal punto di vista fisico nel dialogo e nel rispetto né nella fedeltà.

La Sessualità per essere benefica, essere vissuta solo è soltanto se vissuta all’interno della coppia

Un percorso psicologico può essere d’aiuto a comprendere meglio ed affrontare la situazione

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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6 FEB 2026

Quello che stai vivendo è molto comprensibile e fa male perché l’apertura della coppia è diventata reale solo per uno dei due, e questo rompe l’equilibrio. Tu avevi accettato un’idea, non l’impatto emotivo concreto di vederlo andare con altre e tornare a casa come se nulla fosse. Il punto non è se per lui sia “solo fisico”, ma che per te non lo è, e questo basta a rendere la situazione insostenibile così com’è.

Negli anni tu ti sei allontanata dal sesso, lo vivi come un obbligo, mentre lui oggi lo vive come libertà e vitalità. Siete finiti in due bisogni opposti, e nessuno dei due è sbagliato, ma non sono compatibili se uno deve soffrire per permettere all’altro di stare bene. La gelosia che provi non è immaturità, è il segnale che stai oltrepassando un tuo limite interno.

Forzarti ad andare in quei locali o a fare esperienze solo per “pareggiare i conti” o vedere la sua reazione ti farebbe probabilmente stare peggio, perché non nasce da un desiderio tuo ma da rabbia e dolore. E questo, alla lunga, logora ancora di più.

Il nodo vero è questo: non puoi fingere indifferenza per salvare la coppia, perché stai pagando tu il prezzo emotivo. Se lui dice che non si può tornare indietro, allora tu hai il diritto di chiederti se questa relazione, così com’è ora, è sostenibile per te come donna, non solo come madre. Restare insieme “per i figli” sacrificando te stessa crea comunque un clima che i figli percepiscono.
Qui non serve decidere tutto subito, ma serve una cosa chiara: una comunicazione onesta sui limiti, magari con l’aiuto di una terapia di coppia. Non per stabilire chi ha ragione, ma per capire se esiste una forma di relazione che non ti faccia sentire messa da parte mentre lui “vive” e tu resisti.
La differenza tra stare con te e stare con altre, per te, non è il gesto fisico, ma il significato emotivo. E questo non può essere annullato con la logica. Se una parte di te soffre così tanto, va ascoltata, non zittita.

Dott. Roberto Porrini Psicologo a Pordenone

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6 FEB 2026

Gentile amica,

le tue parole arrivano con una sincerità che tocca corde profonde. Quello che descrivi non è solo un 'disguido' sugli accordi di una coppia aperta, ma è il grido di un’anima che si sente smarrita in un gioco di specchi dove il proprio valore sembra essersi appannato.

La tua domanda finale — 'Che differenza fa venire a letto con me o con altre?' — è il cuore del tuo dolore. In una prospettiva umanistica, l'intimità non è mai solo un fatto meccanico o 'solo fisico', come sostiene il tuo compagno. Il sesso è un linguaggio: se per lui è diventato un consumo per 'non sprecare la vita', per te è rimasto (o vorrebbe essere) un luogo di unicità e appartenenza. Questa asimmetria è ciò che ti fa sentire così sola: mentre lui esplora, tu ti senti 'sostituibile'.

Il fatto che tu veda il sesso come un obbligo e che ti stia allontanando dal corpo è una reazione di protezione molto sana: la tua parte più autentica si sta ritraendo perché sente che il confine del tuo rispetto è stato superato. Quando il piacere diventa una 'moneta di scambio' o un tentativo di pareggiare i conti andando in quegli stessi locali, si rischia di ferire ancora di più la propria natura.

Non si può tornare indietro, è vero, ma si può smettere di fingere indifferenza. La rabbia e il distacco che provi sono la tua bussola: ti stanno dicendo che il tuo equilibrio non può passare attraverso il sacrificio della tua dignità o l'accettazione di una libertà che, di fatto, ti imprigiona nel ruolo di spettatrice della sua vita.

Restare per i figli è una scelta d'amore, ma i figli imparano l'amore guardando come ci trattiamo: insegnare loro che si può soffrire in silenzio per non rompere un equilibrio precario è un carico pesante. Il primo passo per 'uscirne' è rimettere al centro te stessa e il tuo sentire, prima ancora della coppia. Meriti uno spazio dove la tua voce sia ascoltata senza essere giudicata o ridotta a 'istinto maschile'.

Ti invito a non restare sola con questo peso. Ritrovare la propria sovranità emotiva è il primo passo per tornare a respirare.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Piscologa Clinica e della Riabilitazione ad orientamento Umanista
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Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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6 FEB 2026

Cara Perla, mi rendo conto della sua frustrazione per la situazione che si è creata. Accettare la coppia aperta a parole non è la stessa cosa nel vivere la nella realtà. Anche perché tra la proposta e l’attuazione di questa è passato del tempo. Con il tempo ognuno di noi cambia , cambiano le priorità: lei non riesce più a comprendere l’esigenza del suo uomo e si sente tradita , messa da parte, anche perché pare che lui abbia intenzione di continuare su questa strada e lei l’avvertenza come una violenza. Penso che la spinta sia la novità le nuove emozioni. Tutto va bene sé queste scelte sono condivise altrimenti la coppia ne soffre. Le consiglio di parlarne a cuore aperto e vedere cosa lui vuole, pensa e comunicargli il suo disagio, la sua sofferenza. Dott.ssa Beatrice Canino

Dott.ssa Beatrice Canino Psicologo a Napoli

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6 FEB 2026

Salve signora Perla, credo che il rapporto che sta vivendo sia giunto ad un punto in cui è richiesto un cambiamento di prospettiva.
Intendo dire che nella relazione, la felicita'/serenita' è un elemento da curare da parte di entrambi. Provi a considerare la soluzione di questa situazione di discrepanza indipendente dal fatto che si tratti di sesso e la tratti come una questione di equilibri di coppia, dove onestamente ognuno debba valutare e mediare le proprie esigenze con l'altro partner come si fa con tutto il resto: figli, soldi, lavoro, vacanza, lavori domestici......................Non si colpevolizzi e se crede che un supporto psicologico possa aiutarla lo richieda insieme al suo uomo. Buona giornata.

Atanasio Vulcano Psicologo a Terni

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6 FEB 2026

Buongiorno Perla,
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda e comprensibile. L’apertura della coppia, per poter essere sostenibile, richiede che entrambi si sentano davvero liberi, ascoltati e tutelati nei propri limiti. Quando invece uno dei due vive gelosia, dolore, senso di obbligo o svalutazione, è un segnale importante che qualcosa non sta funzionando più nell’equilibrio della relazione.

Il fatto che per il suo compagno sia “solo fisico” non rende automaticamente meno legittimo il suo disagio: i vissuti emotivi non si discutono, si accolgono. Forzarsi a fingere indifferenza, a “pareggiare i conti” o a fare esperienze che non sente sue rischia solo di aumentare la distanza da sé e dall’altro. Allo stesso modo, il suo progressivo allontanamento dal desiderio merita ascolto e rispetto, non adattamento forzato.

Più che chiedersi cosa sia giusto “sopportare”, potrebbe essere utile fermarsi su cosa è davvero sostenibile per lei oggi, come donna e come partner. Un percorso di supporto psicologico, individuale o di coppia, può aiutarvi a chiarire bisogni, confini e possibilità reali, senza colpe ma con responsabilità reciproca, soprattutto considerando la presenza dei figli.

Non è detto che non si possa trovare una nuova forma di equilibrio, ma difficilmente questo avviene senza uno spazio protetto di confronto e comprensione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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6 FEB 2026

La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Da ciò che racconta, sembra che l’apertura della coppia, pur essendo stata concordata, oggi abbia significati molto diversi per voi due e che questo la stia facendo sentire ferita, sola e non ascoltata. La gelosia, la confusione e l’allontanamento dal desiderio sessuale sono reazioni comprensibili quando i propri limiti vengono superati o non riconosciuti. È importante chiarire che un accordo può sempre essere rinegoziato, soprattutto quando emergono nuovi bisogni e consapevolezze personali. Più che “resistere” o “fingere indifferenza”, potrebbe essere utile uno spazio di ascolto per lei (e possibilmente per la coppia) in cui dare dignità alle sue emozioni e capire cosa è davvero sostenibile per il suo benessere. Possiamo lavorarci insieme, con calma, senza decisioni affrettate.
Rimango disponibile,
cordialmente
Dott.ssa Covini Sofia

Dott.ssa Sofia Covini Psicologo a Milano

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6 FEB 2026

Gentile Perla,

Capisco quanto questa situazione ti stia facendo soffrire. Anche quando una coppia decide di aprirsi, il momento in cui uno dei due vive davvero un’esperienza può attivare emozioni molto forti: gelosia, insicurezza, paura di perdere il proprio posto. Non è una reazione “sbagliata”, è una reazione umana.

In questi anni il tuo desiderio è cambiato, e questo merita ascolto. Non devi forzarti a vivere qualcosa che non senti, né “pareggiare i conti” andando in quei locali: sarebbe un gesto nato dal dolore, non dal desiderio.

Quello che descrivi è un’asimmetria importante: per lui l’apertura è libertà, per te è ferita. Le sue frasi sull’“istinto maschile” parlano dei suoi bisogni, non dei vostri accordi. È importante che tu possa dire con chiarezza: “Io così non sto bene.”

La presenza dei figli non significa che tu debba annullarti. La domanda non è “ci lasciamo o no”, ma: come possiamo costruire un modo di stare insieme che non mi faccia soffrire?

Le strade possibili sono tre:

• ridefinire l’accordo in modo che rispetti anche i tuoi limiti
• mantenere l’apertura solo se è davvero sostenibile per te
• riconoscere che avete bisogni diversi e trovare una forma di convivenza che non ti ferisca

La tua domanda finale è molto profonda: “Che differenza fa tra me e le altre?”
La differenza non è nel sesso, ma nel significato che per te ha l’intimità. Ed è proprio da qui che puoi partire per capire cosa desideri davvero e quali confini ti fanno sentire al sicuro.

Un sincero saluto

Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni- Risorse Umane
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Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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6 FEB 2026

Salve Perla
quello che descrivi non è una coppia aperta che funziona, è una asimmetria profonda di bisogni, desideri e vissuti che ora non può più essere ignorata.
Alcuni punti vanno detti con chiarezza:
Il consenso deve essere attuale, non storico.
Il fatto che anni fa abbiate parlato di coppia aperta non significa che oggi tu debba accettare qualcosa che ti fa stare male. Il consenso non è “una volta per tutte”: se ora soffri, quel patto va rimesso in discussione.
“È solo fisico” non rende neutro ciò che per te è doloroso.
Può anche essere vero per lui, ma per te non lo è. E in una relazione, soprattutto con figli, ciò che conta non è solo l’intenzione di chi agisce, ma l’impatto sull’altro.
Qui non c’è parità.
Lui trae piacere, eccitazione e libertà.
Tu provi gelosia, ansia, distacco dal sesso e senso di obbligo.
Questo non è equilibrio, ed è per questo che stai male.
Fare “la stessa cosa per vedere come reagisce” non ti aiuterà.
Sarebbe un agire contro te stessa, non per desiderio ma per compensazione o rivalsa. E rischierebbe di aumentare la confusione e il dolore, non di chiarire.
Il problema non è il sesso, ma il significato che ha preso per te.
Da come scrivi, il sesso nella coppia è diventato: un dovere, un confronto,
una misura del tuo valore, qualcosa che ti allontana invece di avvicinarti.
Questo è un segnale serio, non secondario.
Non è vero che “non si può tornare indietro”.
Si può sempre ridefinire un patto.
Quello che non si può fare è far finta che tu stia bene quando non è così.
La domanda vera (da porti, con onestà)
Non è: “riesco a sopportare che lui vada con altre?”
Ma: "Posso restare in una relazione in cui i miei limiti vengono sistematicamente oltrepassati?”.
Lisa Muto - Insider you

Dott.ssa Lisa Muto - InsideYou Psicologo a Napoli

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6 FEB 2026

La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e delicata nella sua totalità
Certo che un resoconto scritto non può sostituire un colloquio e con questi limiti posso dire che da ciò che descrive emergono vissuti di ambivalenza, dolore e senso di squilibrio: l’accordo iniziale sulla coppia aperta sembra oggi non più allineato ai suoi bisogni emotivi e identitari, mentre il partner appare orientato a scelte che per lei risultano ferenti. La difficoltà nel vivere la sessualità, la gelosia non riconosciuta e il sentirsi in obbligo indicano una sofferenza che merita ascolto, senza forzature o prove di resistenza.
Agire per reazione o per pareggiare i conti rischia di aumentare la confusione interna e il malessere relazionale. In presenza di figli e di legami ancora significativi, diventa fondamentale fermarsi e chiarire cosa è sostenibile per lei, prima ancora che per la coppia.
Le suggerisco con convinzione di intraprendere un percorso con un professionista, che possa aiutarla a dare senso a ciò che prova e a ridefinire confini più tutelanti. Non è debolezza chiedere supporto, ma una forma di rispetto verso se stessa.
Le auguro di poter ritrovare chiarezza, dignità emotiva e una serenità possibile.

Dott Fabián Gabriel Beneitez Psicologo a Fermo

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6 FEB 2026

Buongiorno Perla,
la dinamica che hai riportato è molto comprensibile, perché ciò che sulla carta era una scelta condivisa nel tempo ha assunto un significato emotivo molto diverso da quello che avevi immaginato. Una coppia aperta funziona solo quando entrambi vivono davvero quella scelta come coerente con i propri bisogni, mentre qui sembra che nel tempo vi siate spostati in direzioni emotive diverse.

Tu ti sei resa conto che il legame affettivo con lui è centrale e che il sesso fuori dalla relazione non ti interessa o addirittura ti allontana, mentre lui oggi sente il bisogno opposto e vive questa apertura come qualcosa di importante e appagante. Questo crea uno squilibrio: non è tanto il fatto che fosse “permesso”, ma il fatto che il significato emotivo che ciascuno attribuisce alla sessualità e alla relazione non coincide più.

Quando dici che non riesci a fingere indifferenza, stai già descrivendo il nodo principale: stai provando gelosia, ferita e disorientamento. Non è incoerenza né debolezza, è il segnale che i confini relazionali che funzionavano prima oggi non ti fanno più stare bene. E quando una regola di coppia smette di far stare bene uno dei due, diventa inevitabile rimetterla in discussione.

Il pensiero di “fare lo stesso per vedere la sua reazione” nasce spesso dal bisogno di riequilibrare la situazione o di ridurre la sensazione di ingiustizia, ma difficilmente porta chiarezza emotiva: rischia solo di aumentare confusione e distanza.

La domanda che emerge sotto tutto è molto profonda: che tipo di relazione desideri oggi? Non quella di anni fa, ma quella che ti fa stare bene adesso. Perché una coppia aperta non è irreversibile per definizione: può essere rinegoziata, ridefinita o messa in discussione quando cambia il modo in cui uno dei partner la vive.

Il punto non è stabilire chi ha ragione tra voi due, ma riconoscere che oggi state vivendo bisogni affettivi e sessuali diversi e che questo richiede un confronto reale sui confini della relazione, sulla sicurezza emotiva e su ciò che ciascuno è disposto o non disposto a vivere. Questa fase che attraversi è il segnale che il patto di coppia ha bisogno di essere rivisto, non ignorato.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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