Problemi con la gestione dell'empatia. Connessione con la sessualità?

Inviata da Giovanni · 10 dic 2020

Buonasera,
sono un ragazzo di 20 anni che vive solo lontano da casa per ragioni di studio.
Da tempo leggo i contenuti di questo sito perché li trovo interessanti ma non ho mai sentito la necessità o forse chissà il coraggio di porre quesiti su di me. Credo che questo periodo tanto difficile per tutti ci abbia costretto a trovare il tempo per porci domande scomode e cercare finalmente delle risposte. E a tal proposito vorrei cogliere l'occasione per ringraziare voi esperti per il meraviglioso lavoro che fate per Ia comunità di questi tempi. Anche voi siete degli eroi.
Con riguardo ai miei quesiti: "non ho vissuto grandi dolori nella mia vita", questo è quello che ripeto ai tanti amici che vengono sovente da me per confidarsi, sfogarsi e chiedere consigli. Mi ritengo un privilegiato. Eppure loro vengono sempre da me, perché mi definiscono empatico. Sentirsi vivi attraverso i dolori altrui è un processo empatico o piuttosto sadico?
A volte vorrei smettessero perché non faccio che amplificare i loro dolori dentro di me, ma al contempo non posso fare a meno della loro fiducia, dei loro sentimenti e anche dell'arte. L'arte dal contenuto doloroso che mi permettere di cartartizzare. Ma cosa dovrebbe cartartizzare un privilegiato? Forse ho qualche ombra che mi segue, ma di cui racconto poco (e per quanto mi faccia piacere aiutare gli altri, trovo ridicola la loro capacità di aprirsi con libertà su temi tanto profondi, intimi e dolorosi). Mi spiego.
Sono apertamente omosessuale, con delle tendenze eterosessuali perché le ragazze non mi sono totalmente indifferenti. E anche se non ne ho mai parlato sinceramente a mio padre, diversamente che col resto della mia famiglia e gruppi di amici, il mio essere non mi ha mai fatto sentire scomodo. Preferisco pensare la mia sessualità come fluida e non incasellata in categorie che sentirei strette e semplificatrici di una realtà complessa e bella proprio perché complessa. Nonostante ciò, mi inquieta pensare che le violenze che quando ero bambino mio padre perpetrava su mia madre, per la quale in tenera età ho sempre vissuto un fortissimo complesso di Edipo, possano avere qualcosa a che fare con le mie tendenze. È una questione su cui mi interesserebbe conoscere l'opinione di esperti.
Infine, la mia ricerca spasmodica di un dolore che sia mio, tutto mio, di cui possa raccontare anch'io un giorno ad un amico senza imbarazzo, al posto di vivere costantemente quelli altrui, cosa significa esattamente? A volte immagino di viverlo a causa dell'amore per un uomo, cosa che al di là di alcune brevi e delusionali esperienze mi è sempre mancata. Ma quando immagino che possa ricordarmi vagamente il dolore che mia madre ha vissuto con mio padre, mi faccio un gran ribrezzo. Mi definiscono empatico, gentile e generoso. Io mi sento egoista, debole e spaventato e tanto orgoglioso da non darlo mai a vedere.
Grazie in anticipo a chi si prenderà la briga di rispondermi e darmi una consulenza.

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