Problemi alimentari con fame nervosa

Inviata da Anonimo il 11 nov 2017 Disturbi Alimentari

Prima di tutto, ringrazio chi starà ad ascoltarmi e chi vorrà darmi un aiuto o consiglio. Sono sempre stata una, che ha riversato i suoi problemi consolandosi col cibo, pur sentendomi uno schifo non ho mai vomitato o cose simili. Fino ad arrivare alla bellezza di 110 kg. Sono riuscita a perdere del peso ma ora, con problemi di ansia e ipocondria verso la mia salute per ragioni esterne a questo, sto rifacendo la medesima cosa. Non riesco a resistere, mi impegno, e con la testa sono davvero sicura di dirmi "BASTA" e rimandare tutte le schifezze che voglio mangiare al pasto libero settimanale ma non riesco a resistere. Mia madre ha lo stesso ed identico problema solo che se ne frega. Invece di aiutarmi o mettersi a dieta con me, per la salute sia sua che mia e di incoraggiarci a vicenda, preferisce cucinare piatti di ogni tipo, quando potrebbe invece farli il sabato (pasto libero) e io non so affatto resistere, non faccio dei semplici assaggi poi ma mi ci abbuffo con tutti i sensi di colpa ma non dimenticando quello che mi ero messa in testa di fare mentre compio l'azione e mi insulto internamente ma non mi fermo. Non so davvero come fare perchè giuro, parto convintissima che nessuno puo' fermarmi e devo farlo per me e la mia salute ma poi ricado nella stessa trappola

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Buongiorno,
in tutte le situazioni di dipendenza, può sembrare strano ma tutti i tentativi sensati per affrontarli tendono invece a peggiorare la situazione. In questi casi sono maggiormente indicate le tecniche strategiche che utilizzano delle prescrizioni comportamentali specifiche, costruite ad hoc sul problema. Si tratta di interventi brevi anche attraverso la consulenza a distanza.
Dott.ssa Maria Giovanna Zocco

Dr.ssa Maria Giovanna Zocco Psicologo a Modica

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E’ normale trovare nelle storie di persone (donne) che si abbuffano di cibo, una mamma emotivamente assente. Povera di risorse affettive ed empatiche per capire e riconoscere i bisogni della figlia. La fame di cibo è fame d’amore. Col cibo si riempie (ci s’illude) il vuoto affettivo, dovuto a una mamma che, non amandoci sufficientemente bene, non ci ha insegnato ad amare gli altri e noi stessi (a partire dall’amare noi stessi). Per non parlare dell’assenza di un padre (di cui lei neanche parla) da idealizzare come punto di riferimento autorevole. Questa povertà interiore è lo “schifo” che sente per lei stessa. Inizi a sentirsi amata e a riconoscere l’amore, instaurando un rapporto di fiducia con uno psicologo. E’ un percorso lungo quello di imparare l’amore, ma ne varrà la pena. Ciao

Dott. Luciano Malerba Psicologo a Torino

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Cara Fairy,
la sua premessa mi fa capire quanto lei sia consapevole che la sua "fame" non dipenda dalle sue necessità fisiche quanto piuttosto sia una conseguenza di qualche sentimento negativo che cerca di annientare mangiando. Pertanto, aldilà di quello che cucina la mamma, sarebbe opportuno indagare questi aspetti psichici: non si può affrontare il problema del sovrappeso senza intervenire sulle cause e conseguenze psicologiche connesse a questa condizione. L’esperienza clinica ed i dati statistici dimostrano che la sola dieta non è uno strumento sufficiente per la riduzione del peso corporeo. Questo perché i significati che l’individuo dà al cibo sono unici, individuali, e non possono essere affrontati con uno schema rigido e standardizzato ma lavorando sulla persona nella sua unicità.
Chi come lei vive un rapporto conflittuale con il cibo (da una parte consolatore e dall'altra causa di frustrazione), spesso mette in atto una serie di comportamenti: segue una dieta restrittiva e perde peso, riprende a mangiare come prima e riacquista quanto perduto, ricomincia la dieta e via dicendo, sperimentando così frustrazioni e sensazioni di fallimento.
Con l’aiuto dello psicologo potrà affrontare quegli ambiti della propria vita che solo apparentemente sono distanti dal problema alimentare, ma che in realtà tanto lo influenzano: non si tratta di conoscere i principi nutritivi degli alimenti (che è materia del nutrizionista) o di sapere che l’esercizio fisico è importante (competenza di insegnanti di educazione fisica) , ma si tratta di esplorare per conoscere e riconoscere, i comportamenti legati all’atto di mangiare.
La invito pertanto a rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta con una conoscenza specifica sulla gestione del peso corporeo e dei disturbi alimentari che sicuramente potrà aiutarla a stare meglio con se stessa e a raggiungere obiettivi soddisfacenti e duraturi.
In bocca al lupo

Dr.ssa Anna Fontemaggi

Dr.ssa Anna Fontemaggi Psicologo a Rimini

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Buongiorno, Fairy.
La buona volontà e il tentativo di esercitare un controllo restrittivo sulle proprie abitudini alimentari non solo non sono sufficienti, ma, come dimostrano gli studi più recenti, tendono a peggiorare la situazione. Sarebbe, quindi, indicato rivolgersi ad un centro specializzato che affronti i comportamenti alimentari con un approccio integrato (psicologo, psicoterapeuta, nutrizionista, psichiatra, ecc...) che possa prendere in carico Lei, ma che faccia anche colloqui coi suoi genitori. La Mindful Eating si rivela anche molto utile per ricostruire il proprio rapporto col cibo e anche lo Yoga risulta essere prezioso. Se Milano Le risulta raggiungibile, le Consiglio l’Ospedale San Paolo e l’assiciazione nutrimente.
Cordialmente
Dott.ssa Ilaria Gisondi

Dott.ssa Ilaria Gisondi Psicologo a Trezzano sul Naviglio

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Buongiorno, non e' facile cercare di uscire da questo che e' un problema abbastanza comune, e non e' semplice uscirne con la sola forza di volonta', probabilmente ci sarebbe gia' riuscita. Serve proprio un aiuto psicologico al sostegno di una autostima che va rinforzata, questa puo' essere una prima fase, ma se come spesso succede in tanti altri disturbi non si va alla causa originale... l'effetto benefico dura poco, cosi come anche riuscire a cambiare lo stile di vita. Il mio suggerimento e' quello di rivolgersi a centri specializzati che possono aiutarla in un percorso di cambiamento. E o secondo la gravita' affrontare anche l'idea di un pervorso psicoterapeutico che prenda in considerazione la possibilita' di elaborare ilnproprio rapporto con la mamma. Spero che queste brevi parole possano essere di aiuto. Buona giornata

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