Problema su quale motivazione dare al primo colloquio dallo psicoterapeuta

Inviata da Cassandra. 2 nov 2015 11 Risposte  · Orientamento professionale

Buongiorno Gentili Dottori.
Dopo tanti anni che desideravo farlo finalmente ho preso appuntamento con una psicoterapeuta. Sono una ragazza relativamente giovane, di 28 anni, e il desiderio di cui sopra lo porto dentro di me fin da giovanissima. Ho sempre sognato che qualcuno mi ascoltasse davvero, che mi capisse, che mi aiutasse. Con il tempo e crescendo le motivazioni sono cambiate, ma la voglia di farlo, che per certi periodi si assopiva pensando che non mi servisse a nulla perchè non ne avevo di problemi e perchè la mia vita era assolutamente appagante, in realtà non si è mai spenta del tutto. Ora, tra qualche giorno ho il primo incontro con uno specialista della mia città, il problema è che ho perso la motivazione. So che al primo incontro ti viene chiesto cosa ti abbia spinto lì ed il mio problema è che mi sono spenta riguardo alla voglia di farla questa terapia. Tutte le motivazione che mi sforzo di trovare (a volte mi sento insicura, non mi fido delle mie percezioni, dei miei giudizi, ho l'impressione che i miei pensieri siano sganciati dalle emozioni) mi sembrano banali, non perchè temo di essere giudicata ma perchè sono la prima che pensa siano delle idiozie. Non penso di averne bisogno davvero. Mi sembra tutto così stupido. Non ho la motivazione per cambiare davvero. Non voglio cambiare. Voglio stare così. In fondo non sto mica così male.Capita a tutti di avere dei momenti no. Questi sono i miei. Mi detesto per questo. Perchè so che i "momenti di crisi", in cui lo stress mi mangia viva, il fatto che mi sveglio e odio le mie giornate, io so che queste cose torneranno, ma perchè dentro di me non trovo la motivazione giusta adesso? La voglia di cambiare, perchè non riesco a vedere i miei disagi come qualcosa di meritevole per la psicoterapia. Li vedo come "problemi" che hanno tutti. Normali. E non necessitanti un cambiamento. Voi mi potreste obiettare a questo punto di disdire l'appuntamento. Ma no, non voglio farlo. Perchè l'ho desiderato tanto e non voglio mollare la presa. A me di solito succede così: ho la "crisi" (nulla di trascendentale ad esempio dico delle cose che reputo "non perfette" davanti ad una persona che stimo e la notte ho la tachicardia e odio di aver sbagliato. Oppure, sto preparando un esame universitario particolarmente ostico e mi deprimo, divento rabbiosa, e odio tutto e tutti, compreso quello che sono costretta a fare, ossia studiare) e poi mi passa. Mi ritorna e poi mi passa. Questa volta ho "preso la crisi" per le mani. Ho preso appuntamento, e mi è sparita proprio nel momento meno opportuno, perchè quando mi passa il mio "vedere nero", mi passa anche la motivazione per intervenite su me stessa, e ritengo di aver esagerato e che la mia vita vada benissimo così. Vi scrivo perchè, io non voglio che la psicoterapeuta mi dica "torni quando è più motivata", non voglio perdere questa occasione. Finalmente c'ero arrivata e non voglio mollare tutto. Però non voglio nemmeno fare la figura dell'idiota. Magari la dottoressa potrebbe pensare che le sto facendo perdere tempo. Che quell'ora che ho prenotato avrebbe potuta usarla per una persona che davvero merita e ha bisogno, non per una che non sa nemmeno quello che vuole. Come faccio io? Come faccio ad evitare che mi dica di tornare quando sarò pronta? E' come se avessi bisogno che sia lei a dirmi che ne ho bisogno della psicoterapia. E' come se avessi bisogno che sia lei a dovermi convincere che mi serve. Mi potreste dare un consiglio? Su come affrontare la cosa? Cosa dire alla terapeuta quando mi chiederà "perchè lei è qui?". Secondo voi, come si fa a capire se ho bisogno di una terapia? Vi ringrazio molto per la cortese attenzione.

Distinti Saluti
Cassandra

consiglio , crisi , capire

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Gentile Cassandra,
di sicuro i dubbi che le stanno venendo circa la opportunità della psicoterapia, dopo che tante volte si è riconosciuta desiderosa di fare questa esperienza sentendone il bisogno, sono dovuti ad un comprensibile stato di ansia per il primo appuntamento.
Se la può consolare, le svelo che anche io, dopo tanti anni di attività, ho sempre un lieve stato di ansia quando devo incontrare un paziente nuovo, ansia che riesco a gestire discretamente finchè l'incontro non avviene.
Così sarà anche per lei per cui non se ne deve preoccupare.
Quanto alla motivazione che secondo lei è obbligata a portare ( ma potrebbe tranquillamente non portarne nessuna perchè la psicoterapia è comunque una esperienza di crescita anche in assenza di problemi particolari) può dire tranquillamente e semplicemente la verità (così non dovrà nemmeno fare alcuno sforzo mnemonico) e cioè che a volte ha delle giornate "no" e desidera iniziare una psicoterapia ed altre volte ha l'impressione che tutto vada bene per cui non ha questo desiderio.
Stia pur certa che questa introduzione è più che sufficiente per aprire la seduta e poi tutto verrà da sè.
Se avesse ancora bisogno di qualche consiglio, prima del "fatidico" incontro, non esiti a ricontattarci.
Cordiali saluti ed auguri di buona terapia.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Buongiorno,
nel corso della terapia passano momenti di disinteresse, indolenza, frustrazione, sono parte di un processo ben più complesso rispetto alla semplicistica ricerca di motivazioni.

Questi stati d'animo, vissuti in una relazione terapeutica, sono LE fonti preziosissime da cui attingere per comprenderne insieme il senso.

La terapia è la proposta di una relazione che accoglie e aiuta a comprendere il senso anche di momenti di apatia, noia, inerzia.

Mi dispiace che la persona a cui si è rivolta si sia sottratta da queste sue forme di disagio.

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24 NOV 2015

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Gentile Cassandra, la soluzione al Suo problema è semplicissima: stampi la domanda che ha posto ora sul nostro sito e la dia da leggere, Lei presente, allo Psicoterapeuta che sentirà più adatto a Lei.
Ci penserà lui a sviluppare il colloquio che, vedrà, sarà di accoglienz e di aiuto.
Poi, insieme, potrete progettare un piano di lavoro psicologico.
Con simpatia. Dr. Marco Tartari, Asti

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3 NOV 2015

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Grazie di cuore per le vostre tempestive risposte e per la vostra disponibilità! Mi hanno resa molto più serena.

Distinti Saluti
Cassandra

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3 NOV 2015

Cassandra

Buongiorno Cassandra, sono perfettamente d'accordo con i colleghi: porti il post che ci ha inviato, quello sarà già un ottimo incipit. Purtroppo, vi è la percezione sociale che dallo psicologo o psicoterapeuta si debba andare (se proprio ci si deve), o come ultima spiaggia o durante un periodo di crisi forte. Se si sta bene, che ci si va a fare dallo psicologo? A parte che si potrebbe, ma non lo farò, aprire una pagina lunghissima su chi stia davvero bene e chi no. Io devo ancora trovare chi sta bene sempre; forse solo coloro che hanno pochissima consapevolezza dei propri stati interni (e non è detto che, in assoluto, sia un male). Tornando a lei, oltre ad avere le indicazioni per una psicoterapia specifica sul sintomo (crisi che arrivano in particolari contesti, e vanno via da sole o grazie alla sua ormai pluriennale gestione delle stesse), ha le indicazioni anche per una terapia cosiddetta esistenziale, ovvero, partendo dalla gestione delle crisi, una terapia che allarghi un po lo sguardo e l'attenzione su tutta la sua vita, i periodi di sviluppo, come mai alcuni contesti riesce a gestirli meglio di altri, le relazioni affettive (genitori, partner, amici, etc,), le sue reazioni,nel mondo esterno ed interno, agli stimoli che costantemente colpiscono il nostro sistema, etc. etc. Dunque, la valutazione, se accettarla in terapia, spetta solo allo psicoterapeuta (lei non può "obbligarlo" ad accettarla), ma, con tutto quello che è stato scritto sopra, le indicazioni terapeutiche sono facilmente individuabili. Le condizioni (motivazione interna, costanza nell'andare alle sedute, ambito economico, etc.), invece, sono un osso più duro. Generalmente, anche se ho visto, non tutti, i terapeuti valutano entrambi i parametri nell'accettare o meno un paziente (ad es., come posso aiutare un paziente fobico che non rispetti il setting terapeutico, non sia costante, non paghi tutte le sedute e/o non abbia sufficiente motivazione a guardarsi più dentro se stesso che fuori?).
Sono abbastanza sicuro che questo non sia il suo caso. Andare in terapia anche "solo" per scoprire il proprio funzionamento e scoprire lati ed aspetti che non pensava di avere è sempre molto bello e funzionale ad un'ulteriore crescita e maturazione personale.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta,
Costruttivista Postrazionalista-Roma

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3 NOV 2015

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656 Risposte

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Buongiorno gentile Cassandra,
sinceramente la sua non è tanto una questione di motivazione quanto un prolema serio di svalutazione costante dei suoi stati d'animo con scarsa capacità di rendersi conto che le sue "crisi" si ripercuotono nella gestione della vita di tutti i giorni e nella qualità del riposo notturno. Dunque, c'è indicazione per una psicoterapia.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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3 NOV 2015

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Buongiorno Cassandra: idea!
Stampi questa lettera e la legga al primo appuntamento alla collega.
Quello che ha scritto qui rappresenta già un buon inizio per una psicoterapia...
E' un materiale molto prezioso...
Non ci sono motivazioni più o meno corrette per poter rivolgersi a una psicoterapeuta, non ci sono ragioni più o meno valide per chiedere aiuto.
Si è quello che si è: si fidi della sua intuizione, mantenga l'appuntamento e in bocca al lupo!

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3 NOV 2015

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Gentile Cassandra,
provi a liberare la mente e lasciare andare pensieri, dubbi, domande che allo stato attuale sono solo confusivi e la ostacolano nel prendere decisioni e nel vivere il momento. Provi a rileggere questa mail e si renderà conto della grandissima quantità di materiale che potrà portare in seduta. Riproponga al suo terapeuta questo materiale, si racconti e parli di sé con curiosità e senza preconcetti, parli di quelli che definisce periodi di crisi che ciclicamente si ripresentano. Sfrutti a pieno questa opportunità ed insieme al terapeuta vi troverete poi a definire tempi, modi ed obiettivi...anche questo è parte integrante di un percorso terapeutico.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Stefania Valagussa

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3 NOV 2015

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Gentile Cassandra
non occorre "lambiccarsi il cervello" per trovare un motivo da presentare al terapeuta al momento del primo incontro.
la motivazione di volersi confrontare sui fatti di vita quotidiana e di voler cercare modi e maniere per migliorarsi, il volersi conoscere meglio oppure voler apprendere cose che non si conoscono, sono tutte motivazioni valide e più che sufficienti per desiderare di svolgere un percorso di psicoterapia.
Direi anche che andare in psicoterapia in un momento "buono" cioè privo di drammatici e sconvolgenti eventi può essere qualcosa di davvero molto utile e di aiuto per un grande progresso.
Spesso si ricorre allo psicologo in stato di "urgenza" e in momenti in cui l'aiuto si percepisce come assolutamente necessario, se invece c'è "spazio interiore" disponibile fuori da problematiche complesse il lavoro sarà tutto a vantaggio della persona e del suo progresso.
Ottima cosa!!!
Cordiali saluti Dott Silvana Ceccucci

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3 NOV 2015

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A parte il tuo modo ossessivo di gestire la 'cosa', che già di per se è indice di un immediato bisogno di affrontarla con un/a psicoterapeuta, ti suggerisco di ascoltarti in quanto quello che stai chiedendo a noi ti è già stato suggerito da te stessa. Quindi chiudi gli occhi e vai!
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

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3 NOV 2015

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Cara Cassandra,
credo che tu abbia già tanto materiale da presentare alla psicoterapeuta con cui hai preso appuntamento. Tutto quello che hai scritto può essere riportato a lei nella stessa maniera e insieme formulerete un obiettivo da raggiungere. Lascia andare tutte le domande e i pensieri che ti sei posta finora, ti affollano la mente, tanto da impedirti di prendere delle decisioni. Ottimo il tuo essere decisa ad andarci, hai già una grande motivazione, qualunque essa sia.
Sono certa che quando la conoscerai e sarai con lei, gran parte di queste domande spariranno.

Buona vita,
Dr.ssa Ilaria Terrone, Bari

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2 NOV 2015

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