Buonasera, spero di essere sintetica.
Un anno fa sono nate le mie due gemelle, ho 33 anni. Sono sempre stata una ragazza solare, estroversa, che affronta i problemi uno alla volta, senza "ansie", una ragazza/donna "scialla".
Cinque anni fa mi sono messa insieme al mio attuale compagno, papà delle bimbe, che al contrario mio è molto schematico, ha sempre molte regole, anche per cose banali come "non si cammina sul pavimento in gres a piedi scalzi sennò si sporca", "non si lavano i sanitari così perchè si rovinano", "non si stende così perchè si formano le pieghe", ecc. Tutte queste regole sono cose che si porta dietro dall'infanzia, soprattutto da regole impartite da sua madre. Al contrario i miei genitori mi hanno sempre cresciuta con poche regole ma su cose molto importanti. Insomma, nessuno mi ha mai rimproverata per camminare a piedi scalzi.
Queste cose non mi hanno mai procurato fastidio, gli rispondevo alleggerendo la situazione e finiva lì. Da incinta è stato tutto diverso, lui molto molto in ansia per qualsiasi cosa, mi ha fatto vivere comunque una gravidanza gemellare scaricandomi tutte le sue ansie e nonostante ciò, l'ho vissuta relativamente bene. Adesso ad un anno dalla nascita delle mie bambine, posso confermare che me la sto vivendo malissimo. Per 11 mesi sono stata da sola a casa con le bambine e lui si è trasformato in una sorta di controllore ansioso per qualsiasi cosa, il peso/il cibo/ecc. Litighiamo di continui per cose inutili e i litigi sono pesanti. Ho iniziato a sentire tutte queste regole su di me, mi sentivo in ansia anche solo al suo arrivo perchè magari avevo steso nel mio modo e non nel suo.
Ma il vero problema non è questo, il vero problema è che non ha fiducia e tutto viene chiesto alla mamma perchè ha cresciuto due figli e due nipoti.
Un esempio banale: ho sempre fatto il brodo vegetale per le bimbe con sedano. Lui prima chiede alla mamma "mamma ma il sedano lo possono mangiare?" se sua madre risponde di no e lui sa che l'ho messo, ho sbagliato io per lui. Sua madre dice che l'uovo è meglio nella pastina e non a frittata? gli rispondo che le bimbe con la pastina si fanno venire i conati di vomito e a frittata lo amano? sicuramente ho sbagliato qualcosa quando l'ho preparato con la pastina. Dobbiamo dare del prosciutto? chiede consiglio a sua madre su quale marca. Dobbiamo comprare dei seggioloni? chiama sua mamma e sua sorella per avere consigli. Io sono stremata e l'altro giorno durante un litigio in cui lui metteva in dubbio le mie parole, ho insultato sua madre e sua sorella dicendo che lui ascolta loro che sono ignoranti perchè non sono nè medici nè niente, come io e lui d'altronde. Insomma, sono esplosa urlando e insultando pesantemente. Ho ansia di andare in ferie ad agosto perchè nella mia testa risuonano delle connessioni mai fatte, tipo "orecchie bagnate = otite", "costume bagnato=pieghe", "rotolarsi nella sabbia=casa sporca", non voglio che le mie bambine crescano così.
E' da giorni che non ho voglia manco di baciarlo perchè lui osanna sua madre, critica i miei che sono venuti ad aiutarci per consentirmi di rientrare a lavoro, e io sbaglio continuamente e dovrei ascoltare chi ha già cresciuto figli, secondo lui. Sua madre è una persona buona, di qua, di là, ecc ed è da dopo la litigata con lui, che lui sicuramente ha detto qualcosa a sua madre e sua madre al compleanno delle bimbe manco mi ha rivolto parola quasi. Ieri mi ha chiesto se lo amo ancora ma vorrei solo che non fossi sminuita in confronti inutili. Non so come fare? ci ho già parlato ma quando ci parlo si arrabbia e difende sua madre. Cosa devo fare? proporre terapia di coppia o singola?
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11 MAR 2026
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Gentile Angela,
La ringrazio per aver condiviso con estrema chiarezza e sincerità la sua esperienza. La sua narrazione mette in luce dinamiche familiari complesse che, secondo le ricerche più moderne in psicoanalisi e psicodinamica, rientrano nei conflitti di “sistemi interni” e di confini genitoriali.
Quello che descrive – una personalità flessibile e autonoma come la sua, a contatto con un partner fortemente legato alle regole della propria famiglia di origine – può generare tensione soprattutto dopo la nascita dei figli. In questi casi, i bambini diventano spesso il “terreno” su cui si manifestano ansie, rigidità e conflitti irrisolti, come evidenziato dagli studi sulla trasmissione intergenerazionale di ansia e sullo sviluppo della regolazione emotiva.
Dal suo racconto emergono due aspetti principali:
Controllo e delega: suo marito tende a spostare la fiducia e l’autorità verso sua madre, delegando a lei decisioni che sono legittimamente vostre come genitori. Questo modello genera un continuo senso di invalidazione nei suoi confronti, rafforzato dal fatto che lui non sembra in grado di regolarsi emotivamente senza il filtro della madre. Psicodinamicamente, sembra apparire, ma bisognerebbe analizzarla con cura, una dipendenza “triangolare” in cui la madre funge da autorità esterna rispetto alla coppia, rendendo difficile l’instaurarsi di confini chiari tra lei e suo marito.
Iperansia e internalizzazione del giudizio: lei sta interiorizzando regole altrui, sviluppando sintomi ansiosi anticipatori (ad esempio preoccupazioni continue per la salute delle bambine o per la gestione domestica) che limitano il piacere della maternità e della relazione di coppia. Studi recenti sul post-partum indicano come la mancanza di supporto percepito e la continua invalidazione genitoriale possano aumentare il rischio di ansia anche in donne con una personalità generalmente resiliente.
Alla luce di quanto descritto, alcune considerazioni operative possono risultare utili:
Terapia di coppia: può essere molto utile, a patto che il setting consenta di esplorare il ruolo della madre senza giudizi. Lo scopo non è colpevolizzare suo marito, ma aiutarvi entrambi a prendere consapevolezza dei meccanismi di controllo e delle dinamiche triangolari che stanno minando la relazione e la sua autonomia come madre.
Terapia individuale: altrettanto consigliabile per lei, per elaborare le ansie e le frustrazioni quotidiane, sostenere la sua identità genitoriale e rafforzare l’autostima. Questo percorso può anche fornirle strumenti concreti per gestire le escalation emotive e ritrovare piacere nella relazione e nella maternità.
Infine, il suo timore di trasmettere ansia o rigidità alle bambine è comprensibile. La ricerca indica che i bambini traggono maggiore beneficio da genitori che, pur con regole, mostrano coerenza, fiducia reciproca e gestione emotiva bilanciata.
In sintesi, una combinazione di terapia di coppia e supporto individuale per lei appare il percorso più completo: la coppia potrà imparare a regolare confini e dinamiche di potere, mentre lei rafforzerà la sua autostima e la capacità di vivere la maternità senza sentirsi costantemente giudicata.
29 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera Angela, intanto la ringrazio per aver condivo la sua esperienza e capisco quanto possa essere stancante e frustrante quello che sta vivendo. La genitorialità porta con sé grandi gioie ma anche squilibri ed è normale sentirsi stanche e frustate perché la coppia e la famiglia devono continuamente ristrutturarsi attorno ai nuovi ruoli.
Da quello che descrive, emergono due cose principali: da una parte la fatica di sentirsi continuamente giudicata e messa in discussione nelle scelte quotidiane con le vostre bambine; dall’altra la difficoltà di gestire un compagno che, per ansia o abitudini familiari, delega tutto alla madre.
Sta già facendo un ottimo lavoro con le bambine perché si prende cura di loro, della casa e del lavoro, e il solo fatto di riflettere su come gestire tutto dimostra quanto è presente e competente come mamma.
Quello che ha descritto è molto comune soprattutto quando le differenze di stile e temperamento tra i genitori emergono con forza. Un primo passo importante è iniziare a mettere confini e può farlo parlando con il suo compagno in un momento tranquillo, usando frasi in prima persona per spiegare come si sente, ad esempio:
“Mi sento sminuita quando le mie scelte sulle bambine vengono messe in discussione.”
“Vorrei che provassimo a decidere insieme le cose quotidiane senza consultare sempre altri membri della famiglia”
In questo modo, non si tratta di accusare o colpevolizzare, ma di ristrutturare insieme la coppia, definendo ruoli e responsabilità chiari, così che entrambi possiate sentirvi competenti e sostenuti nella genitorialità.
Il fatto che lei stia cercando aiuto e si pone queste domande è già un grande passo.
17 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Salve Angela, la sua situazione certamente non è problematica per causa sua leggendo bene le dinamiche che ha descritto.
Il suo attuale compagno si comporta in tal modo come lei riporta, riflettendo lo stile genitoriale autoritario e il tipo di attaccamento insicuro, con cui é stato cresciuto.
Le consiglio di rivolgersi ad un professionista sia per avviare un percorso di terapia di coppia, ma principalmente il suo compagno dovrebbe provvedere a prendersi cura della sua salute mentale, per creare un clima sereno soprattutto per le piccole bambine.
15 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Carissima Angela,
dal suo racconto emerge una grande stanchezza emotiva, comprensibile considerando che nell’ultimo anno ha affrontato una gravidanza gemellare e la gestione quasi esclusiva di due bambine piccole. È una fase della vita molto intensa, che spesso mette alla prova anche gli equilibri di coppia.
Il punto che sembra farla soffrire maggiormente non è tanto la differenza di carattere tra lei e il suo compagno, quanto la sensazione di non essere riconosciuta come madre competente. Quando ogni scelta viene verificata o confrontata con il parere della madre di lui, è naturale sentirsi svalutata o messa in dubbio nel proprio ruolo.
È possibile che il suo compagno, di fronte alla responsabilità di essere padre, cerchi rassicurazione nei modelli familiari che ha conosciuto crescendo. Tuttavia, quando questo coinvolgimento della famiglia d’origine diventa costante, può creare tensioni nella coppia e far sentire l’altro partner escluso o poco considerato.
Il fatto che la situazione sia esplosa in un litigio molto forte sembra indicare che la frustrazione si stava accumulando da tempo. In questi casi può essere utile avere uno spazio protetto in cui parlare e chiarire le rispettive posizioni.
Per questo motivo, un percorso di terapia di coppia potrebbe essere una buona possibilità, perché aiuterebbe entrambi a comunicare in modo più efficace, ridefinire i confini con le famiglie d’origine e riconoscere il ruolo genitoriale di entrambi. Parallelamente, anche uno spazio individuale per lei potrebbe essere utile per alleggerire la pressione emotiva che sta vivendo.
Il fatto che il suo compagno le abbia chiesto se lo ama ancora suggerisce che anche lui percepisce la distanza che si è creata: questo può essere un punto da cui ripartire per cercare insieme un nuovo equilibrio.
Un caro saluto.
14 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Angela,
da ciò che racconta si percepisce quanta stanchezza e frustrazione stia portando dentro. Il primo anno con due gemelle è già di per sé molto impegnativo, e sentirsi continuamente messa in discussione può far sentire soli e svalutati. Sembra che tra voi si sia creata una dinamica in cui lei sente di non essere riconosciuta nel suo ruolo di madre, mentre il suo compagno cerca sicurezza affidandosi molto alla famiglia di origine. Quando questo accade, è facile che la tensione cresca.
Può essere utile provare a riportare il dialogo su ciò che lei sente ovvero il bisogno di fiducia, di sentirsi una squadra, più che sul confronto con sua madre. In alcuni casi anche uno spazio di confronto con un professionista, individuale o di coppia, può aiutare a rimettere equilibrio e ascolto nella relazione.
Non sta chiedendo troppo: desidera solo essere riconosciuta nel suo posto.
Un caro saluto,
Dott. Lo Verde Marcello
Psicologo
Ricevo anche Online
14 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Cara Angela,
quello che stai vivendo è un classico, seppur dolorosissimo, "corto circuito" che accade quando nasce una nuova famiglia ma uno dei due partner non ha ancora tagliato il cordone ombelicale con quella d'origine. Tu sei diventata madre, ma lui non è ancora diventato pienamente padre: è rimasto un figlio che cerca conferme dalla "Mamma".
Ecco alcuni punti per aiutarti a fare chiarezza nel caos di ansia in cui ti senti immersa:
L'ansia come forma di controllo: Le sue regole maniacali (il gres, lo stendere i panni) non sono solo fissazioni, sono lo scudo con cui cerca di arginare un'ansia che non sa gestire. Scaricare queste ansie su di te durante una gravidanza gemellare e nel primo anno delle bimbe è un atto che ti ha prosciugata. Ti senti "sotto esame" in casa tua, e questo distrugge la spontaneità e il piacere di essere madre.
La triangolazione con la suocera: Quando lui chiede alla madre se il sedano va bene, sta sminuendo la tua competenza genitoriale. In quel momento, nel vostro rapporto non siete in due, ma in tre. È normale che tu sia esplosa: l'insulto è stato il grido di chi si sente invisibile e non rispettata nel proprio ruolo.
La "corazza" delle bambine: La tua paura per agosto è molto lucida. Temi che lui trasmetta alle piccole la stessa gabbia di regole e paure in cui vive lui. Questa è la tua parte sana che vuole proteggere la libertà e la "sciallezza" (come dici tu) delle tue figlie.
Cosa puoi fare concretamente?
Smetti di giustificarti: Quando lui dice "mia mamma dice così", non provare a spiegare tecnicamente perché hai ragione (ad esempio sulla frittata). Rispondi semplicemente: "Io sono la madre di queste bambine e ho deciso che per loro oggi va bene così. Non ho bisogno di altri pareri". Riprenditi il tuo spazio di autorità senza entrare nel merito della discussione.
Terapia di coppia o singola? In questo momento, la terapia di coppia sarebbe utile solo se lui fosse disposto a mettere in discussione il rapporto con sua madre. Se lui si limita a difenderla e ad arrabbiarsi, rischi che la seduta diventi un altro campo di battaglia. Ti suggerirei di iniziare tu un percorso singolo: hai bisogno di rinforzare i tuoi confini e di smettere di assorbire la sua ansia, per evitare di arrivare ad agosto già esaurita. Se lui vedrà te più ferma e meno disposta a farti schiacciare, potrebbe essere incuriosito o spinto a seguirti in un percorso di coppia.
Il confine delle ferie: Stabilite da ora delle "zone franche" per le vacanze. Ad esempio: in spiaggia si gioca con la sabbia e ci si sporca, punto. Se lui non riesce a tollerarlo, dovrà gestire lui la sua ansia senza riversarla su di te o sulle bimbe.
Angela, non sei tu quella "sbagliata" o "cattiva" perché hai urlato. Sei una donna che sta cercando di proteggere la propria identità e la serenità delle sue figlie da un modello educativo soffocante.
Scegli di rimettere te stessa al centro: le bambine hanno bisogno di una mamma solare, non di una mamma che ha paura di come stende i panni.
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Angela
difficile rispondere in modo univoco ad una situazione così complessa. Mi spiego meglio
Dalla tua descrizione emergono tre elementi chiari. Il primo è lo stile ansioso e controllante del tuo compagno, probabilmente appreso nel suo ambiente familiare, che lo porta a regolarsi attraverso molte regole e continue verifiche. Il secondo è una forte dipendenza dal giudizio della madre, che di fatto entra nelle decisioni sulla gestione delle bambine e crea una triangolazione familiare: invece di funzionare come coppia genitoriale autonoma, il riferimento resta la famiglia d’origine.
Il terzo elemento è il tuo sovraccarico emotivo e pratico: undici mesi quasi sola con due gemelle, mentre il tuo ruolo viene continuamente messo in discussione. In queste condizioni è normale arrivare a una saturazione e reagire con rabbia.
Il punto centrale non è la suocera in sé, ma il fatto che il tuo compagno non riconosce pienamente la vostra coppia come unità decisionale autonoma. Per questo la proposta più utile non è una sola ma in questo momento mi sentirei di dirti di fare una terapia di coppia, che aiuti a ristabilire confini chiari con la famiglia d’origine e fiducia reciproca nel vostro ruolo di genitori. Non so se funziona, sinceramente, in quanto il tuo compagno ha delle forme di attaccamento verso la madre che dovrebbe trattare in seduta singola.
Inizia con la terapia di coppia e qui vi possiamo aiutare basta che scegli.
A presto
Lisa Muto - Inside You
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentilissima Angela, grazie per la profonda condivisione innanzitutto. Comprendo quello che ci riporta, e soprattutto il bisogno di capire come gestire questa relazione con il suo compagno. Credo che, se il suo compagno è daccordo, la terapia di coppia potrebbe essere uno strumento importante per cercare di lavorare sulle dinamiche tra voi, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV
12 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao Angela, capisco la delusione e il dolore che stai vivendo. Avere due gemelli signora investire un quantitativo di energia che molte volte specialmente dopo il parto e nei primi anni di vita non sempre abbiamo. Con il primo figlio bisogna imparare a mettere le sue esigente prima delle nostre. All’inizio è faticoso con il tempo tutto torna normale Ma con due gemelli immagino che non si abbia un minuto per sé stessi e chi ci sta vicino molte volte non lo comprende . E ci si sente soli a combattere contro il mondo. Il continuo paragone con tua suocera complica ancora di più la situazione : noi donne siamo molto più indipendenti mentalmente dalla famiglia gli uomini l per insicurezza pensano che quello che hanno fatto le mamme è perfetto e tutto deve procedere in quel modo. Capisco la frustrazione che vivi. Proverei a parlare con il tuo uomo cercherei di fargli capire che tu sei la mamma e vorresti accudire e nutrire i tuoi bimbi come pensi sia giusto. Accetterei qualche consiglio da tua suocera e cercherò di non fare la guerra perché non porterebbe nulla di positivo né a te né a lei . Data la tua emotività , la frustrazione , la mancanza di comunicazione che vivi penso che intraprendere una terapia di coppia potrebbe essere una buona scelta così da chiarire i punti che ti creano sofferenza. Resto a disposizione per qualsiasi consiglio Un caro saluto . Dott.ssa Beatrice Canino
12 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Angela,
dal tuo racconto emerge una grande stanchezza emotiva accumulata nell’ultimo anno. La nascita di due gemelle, undici mesi quasi da sola a casa e un clima relazionale percepito come costantemente giudicante sono fattori che possono mettere sotto forte pressione anche persone normalmente molto equilibrate. La tua reazione di rabbia sembra più il segnale di una saturazione che il vero problema.
Il comportamento del tuo compagno sembra legato a uno stile ansioso e molto regolato da schemi familiari: molte regole, bisogno di fare “nel modo giusto” e continua ricerca di rassicurazione nella madre. Il punto critico non è chiedere consigli, ma il fatto che questo finisca per mettere in dubbio sistematicamente la tua competenza come madre. Nel tempo questo genera facilmente frustrazione, senso di svalutazione e ipervigilanza (“se faccio così mi criticherà”).
Qui entra anche il tema dei confini familiari: quando nasce una nuova famiglia, la coppia dovrebbe diventare il centro delle decisioni. Se uno dei partner continua a delegare alla famiglia d’origine, l’altro può sentirsi escluso o non riconosciuto.
Dato che dici di aver già provato a parlarne ma le conversazioni finiscono in difesa o litigio, una terapia di coppia potrebbe essere molto utile. Non per stabilire chi ha ragione, ma per lavorare su fiducia reciproca, confini con le famiglie d’origine e modalità più equilibrate di prendere decisioni come genitori.
Parallelamente, uno spazio individuale per te potrebbe aiutarti a elaborare la forte stanchezza emotiva di questo periodo. Spesso dopo la nascita dei figli le coppie attraversano fasi di riorganizzazione molto intense: con il giusto supporto possono diventare anche occasioni di crescita relazionale.
Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica
12 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buonasera, grazie per aver raccontato con tanta chiarezza la sua situazione. Dalle sue parole emerge quanto questo ultimo anno sia stato intenso e faticoso: la nascita di due gemelle cambia profondamente gli equilibri di una coppia e spesso porta alla luce differenze che prima si riuscivano a gestire con più leggerezza.
Mi colpisce come lei descrive bene due modi molto diversi di stare al mondo: da una parte il suo, più spontaneo e flessibile, dall’altra quello del suo compagno, più regolato da norme e da un forte riferimento alla famiglia di origine. Quando arrivano dei figli, queste differenze tendono ad amplificarsi perché entrambi cercano di sentirsi sicuri nel ruolo di genitori, e spesso lo fanno appoggiandosi ai modelli che hanno conosciuto da bambini.
Il punto che lei sta vivendo come più doloroso non sembra essere tanto la presenza di regole in sé, quanto la sensazione di non essere riconosciuta come madre competente e di essere continuamente messa in discussione. Quando una persona si sente sminuita o confrontata con altri, è comprensibile che possa accumulare frustrazione fino a esplodere, come è successo durante il litigio.
Allo stesso tempo può essere utile provare a leggere anche l’atteggiamento del suo compagno come il tentativo – forse rigido e poco sensibile nei modi – di gestire la propria ansia e il bisogno di sentirsi rassicurato. Questo non significa che il suo modo di fare non la ferisca, ma può aiutare a comprendere perché il tema della madre e dei suoi consigli diventi così centrale per lui.
In momenti come questo può essere molto utile creare uno spazio protetto di confronto. Una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a parlare di questi vissuti senza trasformare ogni discussione in uno scontro, ma cercando di capire cosa ognuno di voi teme, desidera e si aspetta come genitore e come partner. Anche un percorso individuale potrebbe aiutarla a ritrovare uno spazio per sé, elaborare la stanchezza accumulata e capire come comunicare i suoi bisogni senza sentirsi continuamente sotto pressione.
Intanto le farei una domanda che può essere utile per orientarsi: se il suo compagno riuscisse davvero a farla sentire riconosciuta e rispettata come madre, cosa cambierebbe nel modo in cui lei vive questa relazione oggi?
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buonasera,
La ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità un pezzetto della Sua storia. Leggendo le Sue parole, si percepisce il peso di una situazione che è diventata, nel tempo, un carico emotivo quasi insostenibile.
Quello che Lei descrive è un passaggio molto delicato: la nascita di due gemelle è un evento molto importante che stravolge ogni equilibrio. È comprensibile che Lei si senta stremata: trovarsi sotto esame costante, sentendo che la propria competenza di madre messa in discussione, è molto faticoso.
Mi sembra importante per lei il bisogno di ritrovare il Suo spazio e la Sua voce all'interno della coppia e della famiglia.
Quando ci si sente costantemente confrontati con un modello esterno è naturale che sorgano rabbia e risentimento.
Mi sembra che sia come se stesse cercando di rispondere a troppi "regolamenti" contemporaneamente, perdendo di vista il piacere di essere madre a modo Suo.
Inoltre, sentirsi non vista e non difesa dal proprio partner crea una ferita profonda, che giustifica ampiamente quel senso di distacco e la mancanza di voglia di vicinanza fisica che descrive.
Rispondendo alla Sua domanda su quale percorso intraprendere, non esiste una risposta univoca, ma diverse strade per prendersi cura di sé:
La terapia di coppia potrebbe essere un terreno neutro fondamentale. Servirebbe a far capire al Suo compagno che la nascita delle bambine ha sancito la nascita di un nuovo nucleo familiare, che deve avere le proprie regole, diverse da quelle della famiglia d'origine. Un esperto potrebbe aiutarvi a comunicare senza che lui senta il bisogno di "difendere" la madre.
Un percorso individuale per Lei non significa escludere il problema della coppia, ma significa rimettere al centro se stessa, è un modo per riaccendere la Sua luce e riscoprire le sue risorse.
Resto a disposizione
Dott.ssa Arianna Candelli
Ricevo a Milano e Online
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Angela, dalle tue parole emerge con grande chiarezza quanto tu sia stremata da una dinamica che non riguarda solo le regole quotidiane, ma soprattutto il modo in cui tuo compagno delega continuamente alla madre la validazione delle scelte, mettendo in dubbio la tua competenza e il tuo ruolo. È comprensibile che tu sia arrivata a esplodere: non si tratta di un singolo episodio, ma di una tensione accumulata nel tempo, che ti ha fatto sentire svalutata e privata di fiducia.
Dal punto di vista psicologico, ciò che descrivi è una tipica situazione di triangolazione familiare: il tuo compagno non si pone come figura autonoma, ma come figlio che continua a cercare conferma nella madre, e questo ti lascia in una posizione di continua competizione e confronto. Non è tanto la madre a essere il problema, quanto il fatto che lui non riesce a separare i ruoli e a riconoscere te come partner e madre delle sue figlie. Questo inevitabilmente mina la coppia, perché ogni tua scelta viene sottoposta a giudizio esterno e tu ti ritrovi a dover difendere la tua posizione non solo con lui, ma indirettamente con la sua famiglia.
La tua ansia di “non voler crescere le bambine così” è molto lucida: hai paura che il modello rigido e ipercontrollante si trasmetta alle tue figlie, e questo ti fa sentire ancora più sola e responsabile. È un timore fondato, perché i bambini assorbono non solo le regole, ma anche il clima emotivo in cui crescono. Ed è proprio per questo che è importante intervenire ora.
La terapia di coppia può essere una strada molto utile, perché permetterebbe di affrontare insieme la questione della fiducia, della delega alla madre, della gestione delle regole. In uno spazio neutrale, lui potrebbe essere aiutato a vedere quanto il suo comportamento ti ferisce e quanto rischia di compromettere la relazione. Allo stesso tempo, un percorso individuale per te potrebbe darti strumenti per gestire l’ansia e per proteggere la tua autostima, che ora è continuamente messa in discussione.
Non si tratta di scegliere tra coppia o individuale: spesso i due percorsi si integrano. La terapia di coppia serve a lavorare sulla relazione, quella individuale a rafforzare te stessa. La tua lucidità nel riconoscere il problema è già un passo importante: non stai chiedendo di cambiare il suo carattere, ma di trovare un equilibrio che vi permetta di crescere le bambine senza sentirti continuamente sminuita.
Se vuoi, possiamo esplorare insieme quale sarebbe per te il primo obiettivo concreto da portare in terapia: se la fiducia nelle tue scelte come madre, la riduzione delle regole rigide, o la separazione del ruolo di partner da quello di figlio. Da lì si può costruire un percorso più chiaro e sostenibile.
Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica- del Lavoro
OrganizzaIoni- Risorse Umane
Ricevo anche Online
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Cara Angela, lei era una donna che camminava a piedi scalzi. Lo dico letteralmente, non come metafora. I suoi genitori le avevano lasciato il pavimento libero: poche regole, quelle che contano, e per il resto il diritto di appoggiare i piedi dove si vuole senza che qualcuno intervenga a dirle che sta sporcando. Questo non è un dettaglio caratteriale. È un modo di stare al mondo. Una donna che cammina scalza è una donna che ha un contatto diretto con il suolo su cui sta, che non ha bisogno di mediazioni tra sé e le cose, che si fida del proprio passo.
Poi è entrata nella casa di un uomo che il pavimento lo vive diversamente. Per lui il pavimento si sporca, i sanitari si rovinano, i panni si piegano male. Ogni superficie è fragile, ogni gesto è potenzialmente sbagliato, ogni cosa richiede un protocollo. Lei dice che queste regole vengono dall'infanzia di lui, dalla madre, e questo è certamente vero. Ma osservi cosa è accaduto nel tempo: quelle regole non sono rimaste sue. Sono diventate l'aria della vostra casa. Piano piano, senza che lei se ne accorgesse del tutto, il pavimento su cui camminava è diventato un pavimento su cui non si può camminare scalzi. Lo spazio si è ristretto. E lei, che prima rispondeva alleggerendo, ora ha l'ansia quando sente la chiave nella porta.
L'arrivo delle bambine ha reso tutto questo più acuto, ma non lo ha creato. Lo ha portato alla luce. Perché con due figlie il governo della vita quotidiana diventa il terreno su cui si decide chi ha voce e chi no. Ogni pasto, ogni bagnetto, ogni scelta minuta diventa un'occasione in cui qualcuno stabilisce come si fa e qualcun altro esegue o sbaglia. E qui si inserisce la madre di lui, non come persona - lei stessa dice che è una persona buona - ma come figura. La figura di chi sa. Di chi ha già fatto. Di chi viene consultata prima e sopra di lei su ogni cosa che riguarda le sue figlie. Il sedano, l'uovo, il prosciutto, il seggiolone. Nulla di ciò che lei decide è sufficiente finché non è stato vagliato da quell'altra istanza. Guardi cosa le sta accadendo. Lei, che era quella che non aveva ansie, ora si costruisce nella mente le vacanze di agosto come una sequenza di infrazioni: orecchie bagnate, costume umido, sabbia ovunque. Non sono più pensieri di lui. Sono diventati pensieri suoi. La voce che corregge, che misura, che trova l'errore ha cominciato a parlare dentro di lei con la stessa cadenza con cui parla fuori. Questo è il punto più serio di tutto il suo racconto. Non il litigio, non l'insulto, non la suocera che non le rivolge la parola. Il punto serio è che lei sta perdendo il contatto con il proprio modo di fare le cose, di stare con le proprie figlie, di fidarsi del proprio giudizio. La donna scalza sta mettendo le scarpe, e non perché abbia scelto di metterle.
Lei chiede se proporre una terapia di coppia o individuale. Entrambe hanno le loro ragioni, ma la priorità è chiara: lei ha bisogno di uno spazio suo. Uno spazio in cui la sua voce non debba competere con quella di lui né con quella di sua madre, in cui possa ritrovare il contatto con il proprio modo di pensare, di decidere, di essere madre secondo ciò che sa e sente, non secondo ciò che le viene concesso. La coppia è un lavoro che può venire dopo, e che ha senso solo se lui è disposto a guardare la propria parte, cosa che al momento non sembra possibile.
Le sue figlie hanno bisogno di una madre che cammina con passo sicuro, non di una madre che ha imparato a dubitare di ogni proprio gesto. Recuperare quella sicurezza è il lavoro da fare adesso.
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Cara Angela, grazie per aver raccontato tutto con tanta sincerità. Quello che descrivi è molto comprensibile e, da come lo racconti, sembra davvero pesante da portare avanti ogni giorno. Un anno con due gemelle piccole è già di per sé un periodo molto impegnativo: stanchezza, cambiamenti, poco tempo per sé. Se a questo si aggiunge sentirsi continuamente controllata o messa in dubbio, è normale che prima o poi si arrivi a esplodere.
Sentirti corretta o “validata” continuamente dalla madre di lui può far sentire sminuita, come se la tua esperienza quotidiana con le bambine valesse meno. Dopo mesi così, è comprensibile che si accumuli frustrazione e rabbia.
Allo stesso tempo, da fuori sembra che il tuo compagno agisca molto per ansia, cercando sicurezza nelle regole o nelle figure familiari che sono sempre state punti di riferimento. Questo però non significa che il suo modo di gestire l’ansia sia giusto o che tu debba subirlo.
La cosa importante è che questo schema tra voi due sembra ormai diventato un ciclo:
* lui è in ansia e cerca conferme fuori (sua madre)
* tu ti senti svalutata e reagisci
* lui si chiude e difende la madre
* il conflitto cresce
Quando si entra in questi meccanismi, parlarne da soli spesso non basta, perché ognuno si mette sulla difensiva.
Per questo, sì: proporre una terapia di coppia potrebbe essere davvero una buona idea perché un professionista può aiutarvi a uscire da questo schema. In terapia di coppia si lavora proprio su cose come:
* ristabilire rispetto reciproco nelle decisioni
* separare il ruolo della famiglia d’origine dalla nuova famiglia che avete creato
* imparare a comunicare senza sentirsi attaccati
* gestire l’ansia legata alla genitorialità
Puoi anche presentargliela non come “abbiamo un problema”, ma come: “Siamo diventati genitori di due gemelle e siamo entrambi stressati. Vorrei che trovassimo un modo per stare meglio insieme”.
Un’altra cosa importante: il fatto che tu non abbia voglia di baciarlo o che ti senta piena di pensieri è un segnale di quanto sei stanca emotivamente. Non significa per forza che non lo ami più. Spesso è il risentimento accumulato che crea distanza.
E un ultimo punto: Dal tuo racconto emergono anche molte risorse personali; descrivi te stessa come una persona solare, capace di alleggerire le situazioni, abituata ad affrontare i problemi uno alla volta. Inoltre hai affrontato una gravidanza gemellare e un anno molto impegnativo con grande presenza e responsabilità. Sono qualità importanti, che possono essere una base solida anche per affrontare questo momento. Emerge anche una mamma molto presente e attenta. Sei stata 11 mesi da sola con due gemelle: non è una cosa piccola. È normale voler essere riconosciuta come la persona che passa più tempo con loro e che le conosce meglio.
Concludo con un'ultima osservazione. Dal tuo racconto riesco a notare una dinamica che sembra emergere tra voi: spesso sei tu che finisci per farti agganciare dalla sua ansia e dalle sue regole, entrando in quel clima di controllo e tensione che non ti appartiene.
Una possibilità diversa potrebbe essere, invece, quella di provare gradualmente a portare tu nella relazione quella dimensione più “scialla” e flessibile che ti ha sempre caratterizzata, senza sentirti costretta a spostarti completamente sul suo terreno.
A volte nelle coppie accade proprio questo: uno dei due trascina l’altro nel proprio modo di gestire le cose. L’obiettivo, però, non è che uno prevalga sull’altro, ma trovare un equilibrio.
Un buon terapeuta di coppia può aiutarvi proprio in questo: riconoscere le risorse di entrambi e bilanciare meglio i contributi che ognuno porta nella relazione.
Il fatto che tu ti stia ponendo queste domande e stia cercando una strada per migliorare la situazione è un segnale di attenzione verso la relazione e verso la tua famiglia, non arrenderti e costruisci la famiglia dei tuoi sogni!
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica - Facilitatrice Mindfulness
Disponibile per ulteriori approfondimenti
ricevo anche online
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buonasera Angela,
grazie per aver condiviso una parte così personale della sua esperienza.
Dal suo racconto emerge quanto l’ultimo anno sia stato intenso: una gravidanza gemellare, la nascita delle sue bambine e i primi mesi di vita con due neonate richiedono energie fisiche ed emotive molto grandi.
In quello che descrive sembra esserci soprattutto una grande stanchezza emotiva e il vissuto di sentirsi spesso messa in discussione nelle scelte quotidiane con le bambine.
Quando ci si trova per molto tempo sotto pressione, tra responsabilità nuove e discussioni frequenti nella coppia, è comprensibile che possano emergere rabbia, frustrazione o il bisogno di essere maggiormente riconosciuti.
Il fatto che a un certo punto lei sia “esplosa” durante una discussione può essere anche il segnale di quanto abbia cercato di reggere molte cose contemporaneamente in questo periodo.
Rispetto alla sua domanda, uno spazio di confronto con uno psicologo potrebbe essere utile proprio per avere un luogo in cui portare queste fatiche e fare un po’ di chiarezza su ciò che sta vivendo.
Un percorso individuale è uno spazio dedicato a lei, in cui poter esplorare con calma i pensieri, le emozioni e le difficoltà che sta attraversando in questo momento, cercando insieme modalità che possano aiutarla a stare meglio e a gestire le situazioni che la fanno soffrire.
La terapia di coppia, invece, coinvolge entrambi i partner e ha l’obiettivo di lavorare sulle dinamiche relazionali: la comunicazione, i conflitti, i bisogni reciproci e il modo in cui si affrontano insieme i cambiamenti della vita familiare.
Spesso non è necessario decidere subito quale sia la strada giusta: a volte si può iniziare con qualche colloquio individuale e valutare poi se possa essere utile coinvolgere anche il partner.
Confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a non restare sola con questo carico.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Moretti
PSICOLOGA
Varese, Varano Borghi (VA)
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Ciao Angela, la tua reazione è comprensibile. Il primo anno dopo la nascita dei figli, soprattutto con due gemelle, è una fase molto impegnativa dal punto di vista fisico ed emotivo. Se a questo si aggiunge la sensazione di essere continuamente corretta o messa a confronto con la suocera, è naturale che tu possa sentirti svalutata e sotto pressione.
Il punto centrale non sembra essere il singolo episodio (il sedano nel brodo, il seggiolone, il prosciutto), ma la dinamica che si è creata: quando il tuo compagno cerca costantemente conferme dalla madre, il tuo ruolo di madre e di partner può essere percepito come messo in discussione. Questo nel tempo genera frustrazione, rabbia e distanza emotiva.
In questi casi è utile riportare l’attenzione sulla relazione di coppia. Il tema non è tanto cosa dice la suocera, ma la necessità che voi due possiate sentirvi una squadra nelle decisioni che riguardano le vostre figlie. I consigli dei familiari possono essere ascoltati, ma non dovrebbero sostituire il confronto e la fiducia reciproca tra voi.
Può essere utile comunicare al tuo compagno come ti senti, cercando di descrivere il tuo vissuto piuttosto che accusarlo. Spiegare che il continuo confronto con la madre ti fa sentire sotto esame e poco riconosciuta nel tuo ruolo può aiutare a rendere più chiaro il problema.
Considerando la fatica accumulata e le tensioni che descrivi, la terapia di coppia potrebbe essere una risorsa utile. Non perché la relazione sia necessariamente compromessa, ma perché può aiutarvi a migliorare la comunicazione, a definire confini più chiari con le famiglie di origine e a costruire un equilibrio più sereno nella gestione delle bambine.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buonasera Angela,
dal suo racconto emerge una grande stanchezza emotiva, comprensibile se si considera tutto quello che è successo nell’ultimo anno: una gravidanza gemellare, due bambine piccole da gestire e molti mesi trascorsi quasi da sola a casa. È una fase della vita molto impegnativa anche nelle coppie più equilibrate, e spesso mette alla prova dinamiche che prima sembravano funzionare senza grandi problemi.
Quello che descrive sembra riguardare soprattutto due aspetti.
Il primo è l’ansia del suo compagno, che appare molto elevata e sembra portarlo a cercare continuamente controllo e rassicurazione: attraverso regole, attraverso il confronto costante con la madre e attraverso il bisogno di verificare ogni scelta. Spesso questo tipo di atteggiamento nasce proprio da modelli familiari interiorizzati e non è raro che, con l’arrivo dei figli, queste modalità si intensifichino.
Il secondo aspetto riguarda il modo in cui questo comportamento ricade su di lei. Sentirsi continuamente corretta, messa in dubbio o confrontata con la suocera può generare facilmente frustrazione, rabbia e la sensazione di non essere riconosciuta come madre competente delle proprie figlie. Dopo mesi di accumulo è comprensibile che sia arrivata un’esplosione emotiva.
In molte coppie, con la nascita dei figli, si crea una difficoltà nel ridefinire i ruoli: il passaggio da “figlio di qualcuno” a “genitore di qualcuno” non è sempre immediato, e alcune persone continuano inconsapevolmente ad appoggiarsi al modello dei propri genitori. Questo però può diventare problematico quando il partner si sente svalutato o escluso dalle decisioni.
Per questo motivo potrebbe essere molto utile un percorso di coppia, che permetta di lavorare su comunicazione, fiducia reciproca e confini rispetto alle famiglie d’origine. Uno spazio neutro può aiutare entrambi a esprimere i propri bisogni senza che la conversazione si trasformi in un litigio o in una difesa automatica.
Allo stesso tempo potrebbe essere utile anche per lei avere uno spazio personale di confronto, considerando il carico emotivo che ha sostenuto nell’ultimo anno.
L’obiettivo non è stabilire chi ha ragione, ma ritrovare un equilibrio come squadra genitoriale, dove le decisioni riguardanti le bambine nascano prima di tutto dal dialogo tra voi due, senza che uno dei partner si senta costantemente messo in discussione.
Il fatto che lui le abbia chiesto se lo ama ancora mostra che, nonostante la tensione, la relazione per lui è importante. Questo può essere un buon punto di partenza per proporre insieme un percorso di coppia.
Prendersi cura di sé è un passo fondamentale.
Resto in ascolto.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa clinica specializzata in perinatalità
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Grazie Angela, per aver condiviso con tanta lucidità una situazione cosi delicata.
Per quanto una risp su questo canale sia riduttiva penso di poter dire che che da quanto racconta emerge una grande stanchezza emotiva: un anno intenso, due gemelle, molta responsabilità e la sensazione di essere spesso messa in dubbio nel suo ruolo di madre. È comprensibile che dentro di lei si sia accumulata frustrazione e anche rabbia.
Colpisce il contrasto tra il suo modo spontaneo di stare nelle cose e quello molto rigido e controllante del suo compagno. Quando queste due modalità si incontrano, specie dopo la nascita dei figli, possono nascere tensioni profonde. Non è raro che in questi momenti si attivino dinamiche familiari antiche, come il forte riferimento alla madre, che finiscono per far sentire il partner poco riconosciuto.
Il punto che lei descrive non sembra tanto il singolo consiglio chiesto alla madre, ma la sensazione di essere sminuita e non vista come figura competente per le sue bambine. Questo, nel tempo, logora molto la relazione e anche l’autostima. La sua esplosione durante il litigio sembra più il segnale di un accumulo, non solo di quel momento.
Potrebbe essere utile affrontare questo nodo con il supporto di un professionista. Un percorso psicologico, individuale o di coppia, può aiutare a dare spazio alle vostre fatiche e a rimettere dei confini più chiari tra la vostra famiglia e quella d’origine. Farlo da soli, quando le emozioni sono già accese, diventa spesso difficile.
Le suggerirei quindi di valutare seriamente il sostegno di uno psicologo o psicoterapeuta con cui poter essere accompagnata in questa fase. Non è un segno di fallimento, anzi spesso è un gesto di cura verso se stessi e verso la coppia.
Le auguro di trovare presto uno spazio di ascolto vero, e un pò più di serenità dentro questa fase così impegnativa della vit
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera. Da quello che racconti sembra che tu sia arrivata ad un punto di grande stanchezza emotiva, ed è comprensibile. Un anno con due gemelle, molti mesi quasi sola e una gravidanza gemellare alle spalle sono già di per sé una condizione molto intensa. In queste situazioni la soglia di tolleranza si abbassa e anche dinamiche che prima riuscivi a prendere con leggerezza iniziano a pesare molto di più. La differenza tra voi due sembra essere soprattutto nel modo di gestire l’ansia: tu sei più spontanea e flessibile, lui invece sembra usare regole e controllo per sentirsi al sicuro. Con la nascita delle bambine la sua ansia probabilmente è aumentata e il controllo si è esteso a molte cose quotidiane. Il punto però che ti sta facendo più male non sono le regole in sé, ma il fatto di sentirti messa in dubbio e confrontata con la madre. Quando in una coppia entra continuamente un terzo nelle decisioni, si crea una dinamica in cui il partner si sente svalutato. Dopo mesi così è normale accumulare frustrazione ed esplodere, quindi la tua reazione non è “eccessiva”, è una risposta a tanta pressione accumulata. Il nodo vero è che nella vostra coppia il confine tra famiglia di origine e nuova famiglia non è ancora chiaro: ora la priorità dovrebbe essere la vostra alleanza come genitori, non il confronto costante con la madre. Parlarne tra voi sembra diventare difficile perché lui vive la cosa come un attacco a sua madre e quindi si difende. Per questo, tra terapia individuale e di coppia, in questo caso avrebbe più senso la terapia di coppia, perché aiuterebbe a ristabilire comunicazione e confini senza trasformare ogni discussione in uno scontro. Intanto prova a spostare il discorso da “tua madre” a come ti senti tu: non in competizione con lei, ma con il bisogno di essere riconosciuta come madre delle vostre figlie e come partner. Il fatto che lui ti abbia chiesto se lo ami ancora indica che percepisce la distanza e probabilmente ha paura di perderti, quindi uno spazio guidato potrebbe aiutarvi molto prima che il risentimento diventi più profondo. Tu non stai chiedendo qualcosa di eccessivo: stai chiedendo fiducia, rispetto e una squadra genitoriale. Saluti
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
cara Angela,
Quello che descrivi non è “un po’ di stress da gemelli”. È un sistema che si è irrigidito dopo la nascita: lui ha trasformato l’ansia in controllo e in “consulto permanente” con mamma/sorella; tu, che eri “scialla”, ti sei ritrovata in una casa dove ogni gesto può diventare un esame. È normale che ti si sia acceso il corpo: anticipazione, tensione all’arrivo, repulsione, rabbia, e poi l’esplosione.
Ti dico due cose chiare, perché qui serve chiarezza.
1) Il problema centrale non sono le regole
Le regole sono il sintomo. Il cuore è questo:
lui non ti riconosce come competente sul ruolo di madre
e per gestire la sua ansia si appoggia a un’autorità esterna (mamma) che di fatto ti scavalca.
Questo ti uccide su due livelli: come donna e come madre. E infatti è arrivata la frase più pericolosa: “non ho più voglia nemmeno di baciarlo”. Non perché sei cattiva: perché il desiderio muore quando ti senti giudicata e sotto ispezione.
2) Lui non sta “proteggendo le bambine”, sta proteggendo la sua ansia
La domanda “il sedano si può?” non è nutrizione. È: “se sbagliamo, di chi è la colpa?”.
E finché lui gestisce così, l’ansia non scende mai: cambia solo bersaglio (oggi il sedano, domani la sabbia).
3) La tua esplosione non è bella, ma è comprensibile
Hai insultato madre e sorella: non è elegante e non è utile, però è il segnale che sei al limite. Non minimizzarlo. Le persone “solari” quando esplodono così non sono diventate cattive: sono diventate invisibili troppo a lungo.
4) Cosa fare adesso (passi pratici, non teorici)
Qui non serve “parlarne” all’infinito, perché quando gliene parli lui si difende. Serve un patto operativo con confini.
A) Patto dei consigli (non negoziabile)
Da oggi: decisioni su alimentazione/gestione bambine = voi due + pediatra / fonti affidabili.
La madre può essere nonna, non “direzione sanitaria”.
Frase semplice che puoi dire a lui:
“Se hai un dubbio, ne parli con me. Se vuoi una conferma esterna, la chiediamo al pediatra. Tua madre non è il nostro terzo genitore.”
B) Stop al tribunale
Se lui fa la cosa: “mia madre dice X quindi tu sbagli”, tu non discutere sul contenuto (sedano sì/no). Rispondi sulla struttura:
“Non sto discutendo il sedano. Sto dicendo che io non accetto di essere corretta tramite tua madre. Se vuoi, decidiamo insieme o chiediamo al pediatra.”
C) Una sola regola educativa: niente ansia addosso alle bambine
Quella roba su otite, costume bagnato, sabbia = casa sporca… è ansia trasmessa.
Tu vuoi prevenire. Bene. Ma non la previeni con mille ragionamenti: la previeni con un clima in cui gli adulti non sono terrorizzati.
D) Un confine pratico sulla quotidianità
Scegli 2 aree che sono “tue” (es. stendere/organizzare casa) e 2 che sono “sue”.
Nelle aree tue, lui non commenta. Nelle sue, tu non commenti.
Sembra banale, ma riduce attrito e controllo.
5) Terapia: coppia o singola?
Entrambe, ma con un ordine.
Terapia di coppia: sì, perché il problema è di alleanza e confini con la famiglia d’origine. Serve un terzo che glielo faccia vedere senza che tu diventi “la cattiva”.
Terapia individuale per lui (se accetta): ancora più sì, perché il suo è un profilo ansioso-controllante che probabilmente viene da madre normativa. Se non lavora la sua ansia, la coppia starà sempre a tamponare.
Se lui rifiuta qualunque percorso, io ti direi: fai tu un percorso individuale per due motivi: proteggere la tua salute mentale e imparare a tenere confini senza esplodere (perché l’esplosione ti fa perdere forza e lo spinge a chiudersi).
6) La frase che ti serve per capire se c’è speranza
Non è “mi ami?”. È:
“Sei disposto a smettere di coinvolgere tua madre come arbitro tra me e te, e a costruire un ‘noi’ che decide?”
Se la risposta è sì (anche con fatica), si lavora.
Se la risposta è no (“mia madre ha ragione e tu devi adeguarti”), allora non è più una crisi post-parto: è un assetto.
7) Un dettaglio che non sottovaluto
11 mesi da sola con due gemelle è una maratona emotiva. Se oltre a questo ti sei sentita criticata e invalidata, è normale che tu abbia sviluppato ansia anticipatoria. Se stai dormendo poco, se piangi spesso, se ti senti “svuotata”, valuta anche un confronto con medico/psicologa su possibile esaurimento/burnout materno (non per etichettarti, ma per prenderti sul serio).
Se vuoi una linea netta per iniziare senza fare drammi: proponi terapia di coppia come gesto di cura, non come accusa. Tipo:
“Io non voglio separarci. Ma così mi sto spegnendo. Ho bisogno che impariamo a fare squadra, senza tua madre in mezzo. Facciamoci aiutare.”
Poi osserva cosa fa. Le parole contano meno della disponibilità concreta.
un caro saluto
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Il problema rifonde è che ci sono due mentalità diverse, suo compagno cresciuto in un mondo rigido di regole lei al contrario, no
Questo crea già una diversità nell’educazione nell’affrontare i problemi
Da quello che scrive il suo compagno è molto molto attaccato a sua madre probabilmente lo è sempre stato e ora con la nascita delle vostre figlie, questa particolarità di carattere che c’era ma era “dormiente“ è venuta fuori
Per risolvere la situazione importante, che lei parla col suo compagno in un clima di rispetto ascolto facendo esempio concreti di ciò che non va nella situazione e cercare di venirsi incontro per trovare una soluzione
Anche diminuendo il ruolo che sua suocera ha nella vostra relazione
I nonni suoceri sono importanti ma ognuno deve avere i suoi spazi altrimenti si rompe l’equilibrio familiare e poi rimetterci. Sono sempre i bambini che non ci incassano niente.
Le consiglio di parlare col suo compagno e affrontare in maniera rispettosa e costruttiva la questione facendo esempi concreti e cercare insieme una soluzione possibile
Essere coppia significa anche questo affrontare insieme le difficoltà concretamente
Un percorso psicologico può essere d’aiuto a comprendere meglio per affrontare la situazione
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno
Le sarebbe utile una terapia individuale e di coppia
Per capire meglio le vostre problematiche
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Quello che descrivi è molto comprensibile. Non stai reagendo così perché sei “esagerata”, ma perché per molto tempo hai accumulato tensione, senso di giudizio e svalutazione. Quando una persona vive mesi sentendosi controllata, corretta e messa in dubbio, prima o poi esplode. E nel tuo caso è successo dopo un anno molto impegnativo: gravidanza gemellare, un anno quasi da sola con due neonate, stanchezza, ormoni, responsabilità enormi. È una situazione che metterebbe sotto pressione chiunque.
Il punto centrale, da quello che racconti, non è la suocera in sé. Il problema vero è la posizione che il tuo compagno assume. Se lui chiedesse ogni tanto un consiglio a sua madre non sarebbe un problema. Il problema nasce quando il consiglio della madre diventa automaticamente più autorevole di te che sei la madre delle bambine e la persona che passa con loro la maggior parte del tempo. In quel momento non è più una richiesta di parere: diventa una delegittimazione della tua competenza. E vivere ogni giorno in una casa dove ti senti continuamente sotto esame logora molto.
C’è poi un altro aspetto importante: il suo modo di funzionare. Da quello che descrivi sembra una persona molto controllante e ansiosa, cresciuta in un ambiente dove le regole erano tante e rigide. Quando nasce un figlio, ancora di più due insieme, l’ansia di controllo in alcune persone aumenta moltissimo. Cercano sicurezza nelle regole, nelle procedure, nell’esperienza dei genitori. Non significa che abbia ragione, ma spiega perché si aggrappa così tanto alla madre.
Tu invece hai uno stile opposto: più flessibile, più spontaneo, più fiducioso. Queste differenze di funzionamento all’inizio della relazione possono sembrare gestibili, ma con i figli diventano molto più evidenti perché riguardano decisioni quotidiane su cose importanti.
Il fatto che tu adesso provi ansia anche solo al suo rientro a casa è un segnale molto serio. Significa che la relazione sta diventando per te una fonte di tensione invece che di sostegno. E quando inizi a non avere voglia neanche di baciarlo, di solito non è perché l’amore sparisce di colpo, ma perché dentro si accumula risentimento e senso di ingiustizia.
Un’altra cosa molto importante è che tu non vuoi che le tue figlie crescano in un clima di rigidità e giudizio. Questa è una preoccupazione molto sana. I bambini respirano il clima emotivo della casa molto più delle singole regole.
Rispetto alla domanda sulla terapia, ti dico sinceramente che in una situazione come questa la terapia di coppia potrebbe essere molto utile, ma solo se lui è disposto a mettersi davvero in discussione. Non deve servire per stabilire chi ha ragione tra te e sua madre, ma per lavorare su due aspetti fondamentali: la fiducia nella tua competenza come madre e la costruzione di un confine più sano tra la vostra coppia e la famiglia di origine. Quando una coppia diventa genitore dovrebbe formare una nuova unità decisionale, non restare sotto la regia della famiglia di prima.
Se invece lui reagisce sempre difendendo la madre e arrabbiandosi quando ne parli, può essere utile che tu inizi anche un percorso individuale. Non perché “sei tu il problema”, ma perché ti aiuterebbe a ritrovare spazio mentale, a non sentirti continuamente svalutata e a capire come comunicare i tuoi limiti in modo più fermo senza arrivare all’esplosione.
C’è però una cosa molto importante da chiarire con lui, possibilmente in un momento tranquillo e non durante un litigio. Non è tanto il fatto che chieda consigli alla madre che ti ferisce. È il fatto che quando lo fa, il suo atteggiamento implica che tu sia meno competente o meno affidabile. Questa è la ferita vera.
Se questa dinamica continua nel tempo, il rischio non è solo litigare di più, ma che tu perda completamente la sensazione di essere una squadra con lui. E una coppia con figli piccoli ha bisogno proprio di sentirsi squadra.
Da quello che scrivi emerge anche un’altra cosa: tu non vuoi distruggere la relazione. Vuoi solo smettere di sentirti sminuita. Questo è un punto molto sano da cui partire.
11 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Angela,
la ringrazio per aver condiviso in modo così aperto quello che sta vivendo: dalle sue parole emerge quanta energia sta investendo ogni giorno nelle sue bambine e nella relazione di coppia, e quanto ora si senta stremata e poco riconosciuta nel suo ruolo di madre e di compagna.
La nascita di due gemelle, così ravvicinata, rappresenta un cambiamento enorme per l’equilibrio personale e di coppia e le tematiche da lei citate , se non affrontate, rischiano di logorare ulteriormente il legame, alimentando distanza affettiva, risentimento e dubbi sui propri sentimenti. Al tempo stesso, il fatto che lei si ponga domande su “che cosa posso fare” mostra un desiderio di proteggere non solo le sue bambine, ma anche la qualità della relazione di coppia.
Personalmente ritengo valide entrambe le alternative di percorso sia individuale che di coppia: un percorso individuale e permetterebbe di avere uno spazio protetto per elaborare la rabbia, la stanchezza, il senso di svalutazione e lavorare sui confini con le famiglie d’origine, così da poter esprimere i suoi bisogni in modo più chiaro e meno esplosivo. Mentre un percorso di coppia potrebbe essere indicato per aiutarvi a ridefinire insieme i ruoli genitoriali, trovare un modo condiviso di prendere decisioni per le bimbe e costruire un’alleanza che non metta lei in posizione di continua “messa alla prova” rispetto alla famiglia del suo compagno.
Spesso può essere utile iniziare con qualche colloquio individuale, per fare chiarezza su ciò che desidera, su quali limiti sente di voler porre e su come comunicarli, e valutare poi se e quando coinvolgere il partner in un lavoro di coppia.
Se lo desidera, può contattarmi per un primo colloquio di approfondimento, in cui valutare insieme quale tipo di percorso sia più adeguato in questo momento specifico della sua vita.