Persona molto fragile

Inviata da Andrea Antonini · 25 mag 2020 Depressione

Buongiorno, mi chiamo Andrea, sono un ragazzo di 27 anni. Abito a Brescia.
Da almeno dieci anni soffro di un forte disagio psicologico, in particolare soffro di depressione cronica e di ansia sociale.
Ci tengo a dire che ho provato molti trattamenti, farmacologici e non, psicoterapici, ma nulla ha funzionato, nulla mi ha aiutato a sentirmi meglio.
Ho provato molti tipi di psicofarmaci, ho fatto delle tecniche di stimolazione magnetica, ho fatto delle sedute di terapia elettroconvulsiva, ho fatto due percorsi di psicoterapia. Nulla mi ha aiutato.
Ora ho iniziato un percorso da due mesi con un'altra psicoterapeuta, ma mi sembra di non trarne alcun tipo di aiuto.
Mi sento davvero male, sono sempre molto infelice, mi preoccupo molto di come appaio alla gente, ho tantissima paura del giudizio altrui, ho paura di non essere accettato. Mi sento veramente impotente di fronte a tutti questi problemi psicologici, non riesco più ad uscirne, a sentirmi bene.
Nulla funziona. Io sto' perdendo ogni speranza e ho spesso ideazioni suicidarie.
Io non so' più cosa fare, mi sento tanto tanto fragile e vulnerabile sotto ogni aspetto.
Non so' perché sto' scrivendo qui, su questo portale, forse per ricevere delle parole di conforto o per trovare una persona che possa dirmi che nessuno è un caso irrecuperabile, come mi sento io, e che sia disposto ad aiutarmi seriamente, anche perché sono veramente stufo di girare a destra e a sinistra, vagando per psicologici e psichiatri, senza venirne mai a capo, senza trarne alcun beneficio.
Sono stufo di spendere soldi per qualcosa che non mi dà alcun sollievo, alcun cambiamento mentale.
Preciso che non sono qui per essere compatito, ma sono qui forse per trovare una persona che mi possa aiutare veramente a stare bene, a piccoli passi, sono qui per capire se esiste una persona che non lavora solo per i soldi, ma che lavora con passione, professionalità, che ci tiene davvero alla persona sofferente e che sia in grado di aiutarla veramente, senza tanti giri di parole.
Sono qui forse per chiedere aiuto, un aiuto da parte di una persona che sia però in grado veramente di aiutarmi. Io abito a Brescia e Vi chiedo se c'è qualcuno che possa veramente essermi d'aiuto. E ripeto, sono una persona molto molto problematica, infatti io mi sento un caso perso, non voglio essere compatito ma ho solamente bisogno, forse, di una persona che senta di potermi aiutare veramente.
Grazie. E mi scuso per queste parole, ma è la verità di come mi sento e cosa penso di me stesso.
Grazie dell'ascolto

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Miglior risposta 30 MAG 2020

Andrea, non è facile trovare le parole adatte per rispondere ad un messaggio dolente e accorato come il suo. Quindi forse non saranno parole adatte ma mi accontenterei se riuscissero almeno a raggiungerla.
Molte cose non sappiamo di lei (ad esempio la depressione è conseguente o concomitante o precedente alla sua grave ansia sociale?) ma forse tra le cose di cui lei sembrerebbe aver più bisogno c’è la presenza di qualcuno che senta interessato a lei persino prima che al suo disagio e al suo dolore, direi quasi nonostante essi.
La sua mail è a tratti venata da frustrazione. Non conosco naturalmente la storia dei precedenti percorsi psicologici che evidentemente non hanno approdato all’esito sperato. Nè so come sta andando l’attuale psicoterapia. Le posso però dire che due mesi sono davvero pochi per una situazione dolorosa come la sua che tra l’altro perdura da tempo: lo strumento elettivo della psicoterapia è la relazione, e il costruirsi di una profonda relazione richiede necessariamente tempo. Non le dico questo per sminuire la sua frustrazione e il suo dolore ma per fornirle un dato oggettivo che però non deve significare semplicemente pazienza. Se non lo ha già fatto dovrebbe riportare i suoi vissuti, anche riguardo la psicoterapia e lo psicoterapeuta, al collega con cui sta intraprendendo il percorso. Non servirà solo a lui ma anche a lei rispetto a quello che le sta succedendo e quello che sta succedendo alla relazione terapeutica. Mettere sul campo relazionale i suoi vissuti è importante e nel peggiore delle ipotesi servirebbe comunque a lei e al suo psicologo per riflettere sulla possibilità che insieme non funzionate bene e che potrebbe esserle più d’aiuto un/a altro/a collega. Aprirsi a lui può spaventare e deve quindi farlo nei modi e nei tempi che sente opportuni, confortato dal fatto che comunque accadrà in una situazione protetta e non giudicante quale è la terapia e dal fatto che questo è il primo necessario passo per lavorare insieme sulla possibilità di aprirsi poi agli altri e che gli altri si aprano a lei. Non sarà cosa facile né immediata ma io ho fiducia che sia quello che potrà ottenere.

Dott. Antonino Puglisi Psicologo a Torino

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