Perché urlo e vado in panico quando si rompe un oggetto a me caro?

Inviata da franko · 14 apr 2016 Fobie

Molto spesso se si rompe un computer o un oggetto tecnologico che posseggo vado in panico, mi si chiude lo stomaco e sto male. Certe volte mi arrabbio poi cerco di calmarmi e cerco di capire come posso risolvere il problema. La cosa assurda è che per lavoro io vorrei fare questo. Ho 30 anni e da circa 5 anni ho vari problemi di salute: schiena, emorroidi (già operato), acufeni alle orecchie che mi hanno impedito pure di fare il dj. Nessun'amicizia, oramai se posso evito anche di uscire. Ho preso per un po' di tempo l'efexor ma oltre dormire non ottenevo grandi risultati.

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Miglior risposta 14 APR 2016

Caro Franko
nella lettera parli di varie cose e risulta una situazione complessa.
Immagino che tu non lavori e, come dici, vorresti fare come lavoro il "tecnico di computer" o qualcosa del genere.
Diciamo che la tua forte ansia di avere tutto sotto controllo, ti fa entrare in panico, quando qualcosa si rompre; non sopporti "un mondo fragile" e le cose rotte ti danno insicurezza estrema.
Poi ci sono tutta una serie di problematiche di carattere fisico, o psicosomatico; per comprendere bene la situazione occorre fare visite ed avere un quadro clinico chiaro di quanto succede.
In ogni caso, un percorso di psicoterapia potrebbe essere molto utile per liberarti da tutti questi vincoli che stanno "stringendo" la tua vita in una morsa e, creandoti tanta insicurezza, ti impediscono di avere contatti e relazioni con gli altri.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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20 APR 2016

Caro Franko, restando sulla sua domanda,dalla sua lettera emerge che le sue reazioni sono collegate a determinati oggetti e, posso solo dedurre dalle sue parole che si tratti proprio di quelli che riempiono maggiormente il suo tempo, trascorso per lo più in solitudine. Allora quando questi particolari oggetti che la "distraggono" dalla sua solitudine smettono di funzionare,questo per lei diviene insopportabile e forse la getta in un sentimento di angoscia collegata proprio al vuoto relazionale che caratterizza la sua vita in questo momento.Si tratta di una ipotesi , ma considerata la situazione che lei descrive mi sembra con un sentimento di inquietudine, le chiedo se ha mai pensato di iniziare un percorso di psicoterapia.Ritengo che potrebbe esserle veramente di aiuto.Ci rifletta su e valuti questa possibilità.Un caro saluto.

Dottoressa Marika Giovani Piscologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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14 APR 2016

Buonasera franko, io non focalizzerei troppo l'attenzione sugli oggetti tecnologici: a me sembra che (anche rispetto alla sintomatologia fisica che riferisce) sia presente una soglia di attivazione ansiosa abbastanza bassa, per cui, alla minima percezione di un contesto, situazione o relazione emotivamente rilevante, il suo "sistema" attiva una strategia di allarme (ansia) per arrivare ad un obiettivo: in questo caso, sembrerebbe l'evitamento di tali situazioni. Dunque, l'obiettivo il suo sistema lo raggiunge (evitamento di situazione per esso non sopportabile emotivamente=sopravvivenza) a scapito, tuttavia, della qualità di vita di franko. Per farle comprendere meglio è un po' come quando una persona che soffre di attacchi di panico, li "attiva" prima di esporsi in un contesto per lei percepito come pericoloso (casa dei genitori, ascensore, aereo, spazi aperti, etc.), facendo in modo che questi contesti vengano evitati, dunque il sistema sopravvive nell'immediato; se non affrontata tale strategia (il sintomo), tuttavia, il benessere psicofisico della persona continua a diminuire. In questi casi, dunque, sarebbe opportuna una psicoterapia che abbia l'obiettivo di capire le cause di questi allarmi procurati, di trovare strategie alternative che possano far raggiungere al sistema lo stesso obiettivo e di far collimare sopravvivenza sistemica e benessere psicofisico dell'individuo.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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14 APR 2016

Caro Franko,
non penso che reagisci così male solo quando ti capita che si rompe il computer o il telefonino.
Penso che hai in generale una bassa soglia di tolleranza alle frustrazioni e che il non poter sempre avere tutto funzionante e sotto controllo ti irrita e ti destabilizza.
Questo succede perchè hai una struttura di personalità rigida e come molti rigidi hai tratti ipocondriaci e depressivi.
Per tentare di ammorbidire questa rigidità e le sue conseguenze potresti intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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