Perché sono fatto così?

Inviata da Angelo · 5 mag 2020 Relazioni sociali

Salve a tutti. Non ho mai provato a scrivere su una piattaforma del genere ma sembrerebbe la soluzione adatta per avere una risposta ai miei dubbi, spero di ricevere una risposta.
Sono un ragazzo di 18 anni, ho avuto un'infanzia normalissima, circondato dall'enorme affetto che i miei genitori e tutta la famiglia prova per me, nonostante questo sono una persona (suppongo per carattere) abbastanza fredda che fa molta fatica ad esternare i propri sentimenti e soprattutto che non si fida di niente e di nessuno. Seppur abbia tantissimi amici, non ne ho mai avuto uno a cui racconto veramente tutto, non ho mai avuto il classico migliore amico con cui confidarmi. Inutile dire che non ho mai amato davvero una ragazza. Il grande interrogativo che mi pongo deriva dal fatto che neanche con i miei genitori ho un rapporto ''normale'' . Loro mi amano e non mi fanno mancare niente, ma io non so confidarmi con loro, ci ho provato qualche volta ma non mi sono trovato bene. Soprattutto con mia madre, con cui ho un rapporto estremamente conflittuale per via dell'incompatibilità dei nostri caratteri, talmente grande che mi ha portato a non raccontarle più niente, ormai neanche se prendo un bel voto a scuola glielo dico.
Lei chiaramente di questo se ne é accorta ma sostiene che io stia nel completo torto, affermando che lei ha la coscienza apposto, che lei si é fatta sempre in quattro per me, il che é assolutamente vero infatti io non le ho mai detto il contrario, ma cosa posso farci se non riesco ad avere un rapporto con lei, considerando anche il suo carattere aggressivo (non lo dico io, lo sostiene l'intera famiglia, anche i suoi genitori e i suoi fratelli) che mi porta semplicemente ad evitarla, perché non so come trattarla. Tutto ciò unito al fatto che, come ho accennato prima, sono di mio una persona molto chiusa per quanto riguarda l'affetto.
Perché mi comporto così nonostante non abbia subito traumi? Quando avevo 16 anni i miei genitori stavano per separarsi e io non dico che me ne fregavo, ma stavo male solo per i miei interessi, non perché stavo perdendo la mia famiglia unita.
Perché non mi parte da dentro il fatto di dover instaurare un rapporto di affetto almeno con i miei genitori e con mia sorella? Penso che chiunque per istinto senta qualcosa dentro nei confronti dei familiari.. é una cosa che a me manca.. sono egoista?
La mia é anafettività patologica?
Spero che qualcuno legga e possa provare schiarirmi le idee.

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Miglior risposta 15 MAG 2020

Gentile Angelo,
penso che, nonostante tu sostenga di avere difficoltà nell’esprimere i tuoi sentimenti, tu qui abbia descritto con precisione e a cuore aperto il tuo stato d’animo e il rapporto con la tua famiglia. Considera che, alla tua età, può essere molto comune avere difficoltà relazionali con la propria famiglia, e soprattutto con i propri genitori. La fase di vita che stai attraversando è un periodo di forte cambiamento, durante il quale da una parte può essere complicato per un ragazzo comprendere gli adulti e i loro pensieri e, dall’altra, può non essere facile per un genitore capire lo stato d’animo e le emozioni che un figlio sta sperimentando. Ho notato che tu parli molto dell’affetto nei tuoi confronti da parte della tua famiglia, e dell’anaffettività che secondo te caratterizza il tuo comportamento verso di loro. Il fatto che tu in questo momento non consideri loro come confidenti primari e che non riesci ad instaurare una comunicazione adeguata, non deve voler dire per forza che tu non provi affetto verso di loro. L’affetto si dimostra in vari modi, e, a volte, possiamo attuare dei comportamenti non affettuosi nei confronti dei nostri cari pur non perdendo l’affetto nei loro confronti. Un classico esempio è quando si litiga: quando discuto con una persona a cui voglio bene non smetto automaticamente di volerle bene solo perché in quel momento non siamo d’accordo. Tu stesso definisci tua madre come una persona dal carattere aggressivo ma comunque affettuosa. Inoltre, di fronte ai problemi e alle difficoltà, non sempre si reagisce con la piena consapevolezza dei propri sentimenti; anzi, a volte, per evitare di provare emozioni dolorose queste vengono negate, tanto che al soggetto può sembrare di non provarle affatto. Ritengo che la riflessione che tu hai scritto in queste righe possa essere un buon punto di partenza per comprendere meglio e analizzare questo tuo lato che definisce “anaffettivo”, magari anche con l’aiuto di un professionista che possa guidarti a esplorare più in profondità il tuo stato d’animo ripercorrendo anche gli eventi più salienti della tua vita.

Synesis Psicologia® Psicologo a Carnate

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11 MAG 2020

Caro Angelo, tutti abbiamo qualche idea su come le cose "dovrebbero andare": su come dovrebbe essere una famiglia, su cosa dovremmo provare per un amico, su come dovremmo comportarci in alcune situazioni. Queste idee ci guidano e ci aiutano a capire "se stiamo facendo bene". Tuttavia, se divengono l'unico tema tramite il quale fare esperienza nel mondo, rischiano di legarci a un continuo confronto che necessariamente ci vede sconfitti (non saremo mai "come dovremmo"!). Credo che il punto sia riformulare la domanda: non come dovrebbe essere, ma come è. Dalle Sue parole sembra che Lei si senta poco: prova sensazioni negative ma non ne comprende l'origine, tutto ciò che sa è che "non vanno bene". I traumi non hanno nulla a che vedere con i modi in cui Lei si sente e agisce, piuttosto sembra che la difficoltà sia cogliere i propri modi di essere nel mondo, ed essere proprietario delle proprie emozioni. Alla Sua età, peraltro, è nel pieno del difficile compito di costruire la propria identità, motivo per cui la domanda "chi sono io?" è incredibilmente legittima e opportuna, così come il tentativo di darsi delle "definizioni". Ha valutato un percorso di crescita personale, finalizzato a capirsi un pò meglio? Al momento si descrive solo in modo categoriale e oggettivizzante (addirittura con un'etichetta patologica!), ma il Chi, il personaggio soggettivo della storia, emerge molto poco. Il fatto che si metta in discussione, è significativo. Ne tragga utile motivazione a contattare un professionista: penso ne gioverebbe. A disposizione, in bocca al lupo! DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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