Perché quando sono nervosa piango o scoppio dalla rabbia?

Inviata da Genoeffa. 2 ago 2016 2 Risposte  · Aggressività

Quando mi arrabio divento isterica, faccio la pazza e subito dopo mi metto a piangere. Mia mamma dice solo che sono una bestia, che mi devo calmare e mi sgrida. Non so come farmi passare questa rabbia. Vi prego datemi un consiglo.

Cordialmente
Genoeffa

mamma , rabbia

Miglior risposta

Allora, Genoeffa, mettiamo la cosa in termini tecnici: "nevoso" è un termine che non si usa più da tanti anni, ma si parla di emozioni, che nel tuo caso sono:
- rabbia
- tristezza.
Quello poi che tu chiami "comportamenti isterici", sono comportamenti che hai imparato in casa stessa a fare quando sei arrabbiata (mia madre, per esempio, dava morsi). Il meccanismo è questo:
1. ti fanno, o ti dicono, qualcosa che tu sai ti renderà triste;
2. la vedi una ingiustizia e ti arrabbi;
3. fai le cose che sei abituata a fare da arrabbiata (vero, un tempo la chiamavano isteria);
4. finita la rabbia, inizia la tristezza che temevi e per cui ti sei arrabbiata, e chi è triste, piange, niente di strano.
È chiaro che tutto questo non è venuto dal nulla, in casa qualcuno ti ha "stuzzicata" sul tema dell'ingiustizia, da cui, dai e dai, dopo anni, la tua reazione è diventata questa.
Ti ci vorrebbe una psicoterapia, primo per il tuo benessere, secondo perché prima o poi farai la stessa cosa con gli amici, a lavoro, col marito e con i figli, e questo provocherebbe danni a te ed agli altri.
Coraggio, tutto si può cambiare

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Buonasera Genoeffa, come possiamo risponderle se abbiamo solo due righe di informazioni? Può aiutarci ad aiutarla attraverso delle aggiunte? Da quello che dice si potrebbero fare mille ipotesi, tra cui il fatto che, una madre che le risponde in questo modo (ma, ricordi, sto solo ipotizzando), forse, è stata una madre non troppo responsiva quando lei ne aveva bisogno quando era più piccola, per cui il suo sistema, per poter sopravvivere (concretamente ed affettivamente), ha sviluppato la strategia della coercizione attiva, ovvero "costringere" la sua figura di attaccamento (principale?) a ridurre la distanza attraverso una comunicazione dei suoi stati interni di questo tipo (forse, una comunicazione meno intensa, non permetteva tale avvicinamento). Per cui, visto che, nel tempo, la strategia ha funzionato, continua a ripeterla tuttora, ma con un disagio che ora non le sembra di poter più gestire. Altra ipotesi, è che lei, da piccola abbia percepito che, sempre sua madre, non riusciva a gestire, emotivamente, una figlia troppo "vicina" per cui (sempre per preservare e proteggere la relazione che, bene o male, le garantiva la sopravvivenza) ha sviluppato una strategia che la tenesse lontana dalla figura di attaccamento (la rabbia, in genere, è una di quelle emozioni che allontana due nuclei emotivi), in modo da dare a questa figura di attaccamento un senso di controllo e gestione della relazione, decidendo lei quando era pronta ad avvicinarsi alla figlia o a rimanerne lontana. Come vede, le ipotesi (anche contrastanti tra loro) possono essere diverse, per questo sarebbero utili ulteriori informazioni. In ogni caso, in un processo comunicativo, la invito a riflettere, esiste un "emittente" (ad es., lei che si arrabbia) ed un "ricevente" (l'oggetto della sua rabbia, in questo caso sua madre), per cui, essendo appunto un processo, i ruoli si scambiano in breve tempo (l'emittente diventa il ricevente, e così via). Dunque, la "responsabilità" di tale processo è da condividere tra le parti; non è molto utile (anche se, spesso, è vantaggioso farlo, ad es., perchè non si sopporta, emotivamente, di accusare troppo direttamente una figura tanto importante, o per tante altre motivazioni) darsi tutte le colpe.
Rispetto a consigli, esistono dei corso e programmi (ma non consiglio assolutamente il "fai da te" su internet) sulla modulazione emotiva ed, in particolare, proprio sulla gestione della rabbia. Tuttavia, credo sia più utile capire le cause di questa modalità comunicativa per lei non funzionale (attraverso una psicoterapia), altrimenti potrebbe raggiungere una migliore padronanza sulla rabbia ma, non avendo compreso le cause, potrebbero nascere problemi in altri contesti e/o momenti significativi.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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4 AGO 2016

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