perché non studia?

Inviata da A. Debonis · 8 feb 2013 Orientamento scolastico

sono la Sig.ra Debonis, ho 41 anni e sono mamma di un bambino di 11 anni (di nome Gabriele) che frequenta la I° media. Ho dei problemi relazionali con mio figlio che si esplicitano nel suo rifiuto ad adempiere ai suoi doveri di studente. In parole povere rifiuta di fare i compiti, e non perchè non sia bravo (è uscito dalla scuola elementare con una pagella con tutti 10), ma proprio perchè non vuole farlo. E' una situazione esasperante per me , che continua nonostante divieti di ogni genere come punizione. Cosa posso fare? Qual'è il problema? dove sto sbagliando? vi prego aiutatemi a capire. grazie

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Miglior risposta 11 FEB 2013

Gentile Signora,
il passaggio alle scuole medie rappresenta di per sé un momento di transizione che porta i ragazzi dall'essere bambini alle soglie dell'adolescenza, e può costituire quindi una fase delicata anche per la negoziazione dei rapporti con il mondo adulto, rappresentato in primis dai genitori. Se suo figlio attua questa sorta di braccio di ferro con lei rispetto ai compiti e agli impegni scolastici, può essere utile approfondire l'argomento con l'aiuto di uno psicologo che si occupi di bambini e di genitorialità, in quanto il comportamento di Gabriele potrebbe essere l'esplicitazione concreta di un conflitto a livello di relazione con la figura materna e quindi un conflitto di natura emotiva. Se lo desidera rimango a sua disposizione per incontrarla di persona e discutere di questa possibile lettura della situazione, Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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13 FEB 2013

Gentile signora Debonis,
il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media è impegnativo e complesso per i bambini, anche per i più bravi. Inoltre a questa età il bisogno di costruirsi una identità autonoma e distinta può manifestarsi anche con comportamenti di rifiuto e oppositivi.
Lei esprime il desiderio di capire, è un buon presupposto. Provi allora a non giudicare i comportamenti di Gabriele e a dare ascolto a questo suo rifiuto. A volte una frase che accoglie un comportamento negativo come “deve essere proprio faticoso per te fare questi compiti”, fa sentire i bambini accettati e li aiuta ad esprimersi in modo più adeguato. Parlo della “tecnica dell’ascolto attivo” su cui è facile reperire informazioni.
Lei si sta chiedendo anche cosa fare. Le suggerirei, prima di tutto, di uscire dal meccanismo delle punizioni. La punizione può avere senso se ha un effetto immediato, nel suo caso invece sembra essersi innescata un'escalation di divieti e rifiuti. In questo momento la priorità non è rappresentata dai compiti, ma dalla vostra relazione che è in affanno. Cerchi piuttosto di recuperare il contatto empatico con Gabriele, faccia qualcosa di divertente con lui e provi a parlare meno di compiti.
Un cordiale saluto

Dott.ssa Mariagrazia Macchiarulo Psicologo a Terni

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12 FEB 2013

Gentile signora,
leggendo la sua frase "ho dei problemi relazionali con mio figlio che si esplicitano ..." ho capito, ma posso essermi sbagliata, che l'origine del problema è la relazione tra voi, non il rendimento scolastico, che è solo la conseguenza. In questo caso provi a interessarsi alla relazione che ha con suo figlio, mettendo in secondo piano la scuola.
Cordialmente

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11 FEB 2013

Gentile Signora, vuole "capire" oppure fare in modo che suo figlio studi il necessario? Poiché s'impara facendo, l'unica certezza che - dalla sua mail - appare è che persistere con le modalità attuali la situazione non può che peggiorare, pertanto consiglio l'intervento di un competente terapeuta strategico affiliato nella sua zona che adottando interventi specifici per il suo problema assicuri nella misura del 90% circa la soluzione del caso.
Cordialmente,
Dott. Massimo Botti

Dott. Massimo Botti Psicologo a Genova

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11 FEB 2013

Provi a lasciar perdere...
Cordiali saluti
Dott.ssa elisa fedriga

Dott.ssa Fedriga Elisa Psicologo a Iseo

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11 FEB 2013

Salve è cosa ardua risponderle con così poche informazioni, esiste certamente una ragione al perchè suo figlio non studia e l'unico modo per saperlo è quello di parlarci e verificare, osservando, quello che ci racconta, senza coinvolgerlo direttamente si rivolga ad uno psicologo. Generalmente il rifiuto assume importanza come braccio di ferro attraverso il quale il figlio, costringe tutti quanti alla sua attenzione e ci controlla, ma sul perchè ne senta la necessità meriterebbe indagare con attenzione.
Le punizioni forse non sono la modalità pedagogica vincente!
La terapia breve strategica si avvale di numerosi interventi paradossali con cui anzichè limitare gli atteggiamenti indesiderati li esaspera, ciò produce prima la loro inibizione e dunque un cambiamento che viene da dentro di se anzichè, imposto.
Dr Cristian Sardelli
Psicologo, Psicoterapeuta

Cristian Sardelli Psicologo a Firenze

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11 FEB 2013

Gentile signora,
Dal suo racconto sembra si sia instaurato una sorta di circolo vizioso il cui risultato è senz'altro controproducente.
Credo pertanto, che potrebbe esserle d'aiuto il supporto di un collega che potrebbe aiuatrla fornedole gli strumenti giusti per relazionarsi con suo figlio.
In bocca al lupo
Dott.ssa V.Bimbi

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11 FEB 2013

Gentile signora,
a volte il cambio di scuola, il passare a un grado di istruzione diverso, può creare dei problemi di inserimento del bambino nel nuovo contesto scolastico (vuoi perché si è in un ambiente non più familiare come il precedente, vuoi perché cambiano le richieste scolastiche, ovvero aumentano e diventano più complesse) e una sorta di sbandamento/confusione. Le consiglio di utilizzare con suo figlio un approccio più orientato al dialogo e alla comprensione, piuttosto che alla punizione e di richiedere colloqui di confronto con gli insegnanti per comprendere il loro punto di vista sulla situazione ed eventualmente trovare con loro utili soluzioni per affrontarla. Se poi può o se la situazione non dovrebbe migliorare, potrebbe rivolgersi a un centro o un professionista dell'apprendimento della sua città.
Cordialmente
Dott. Santo La Monica
StudioBIAS

Studiobias | Benessere E Intelligenza Nell'apprendimento Scolastico Psicologo a Padova

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11 FEB 2013

Cara signora, non mi e' chiaro se suo figlio, pur non studiando, continua ad andare bene a scuola. Questo e' un dato importante, di cui farebbe bene a parlare con i professori. Tuttavia, credo che il vero problema sia in questa specie di lotta, mi consenta il termine, tra lei e suo figlio, di cui lo studio e' un buon pretesto. Posso dirle, come psicologa e docente che ha a che fare con gli adolescenti da tempo immemorabile, che questa e' un'eta' molto difficile, delicata ed inquieta, durante la quale si evidenziano molte dinamiche conflittuali, peraltro normali. In altre parole, ho l'idea che suo figlio stia cercando di svincolarsi dal rapporto molto stretto con lei e l'unico modo che sembra aver trovato e' non studiare. Pertanto, la invito a considerare tale problematica un po' più distanziandosene, piuttosto che colpevolizzandosi. Una visione oggettiva puo' essere raggiunta con il confronto con i docenti e con suo marito, se questo e' presente e partecipe. Le sono vicina in questo momento così delicato. Si ricordi, infine, che fare il genitore e' sempre difficile, e lo e' ancor di più con un adolescente. Coraggio, quindi! Dott.ssa E.Scolamacchia

Dott.ssa Elisabetta Scolamacchia Psicologo a Marina di Cerveteri

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11 FEB 2013

Cara signora,non mi e' chiaro se suo figlio, pur non studiando, continua ad andare bene a scuola come in passato. Questo e' un dato importante, perché significherebbe che e' intelligente al punto da far tesoro degli insegnamenti ricevuti a scuola. Ha parlato con gli insegnanti? Ad ogni modo, credo che il vero problema sia in questa specie di lotta, mi consenta il termine, tra lei e suo figlio, di cui lo studio sembra essere un buon pretesto. Conoscendo le dinamiche adolescenziali , in quanto io, oltre ad essere psicologa, insegno da tempo immemorabile e inoltre ho a che fare proprio con quella fascia di età di studenti, ho l'idea che sia in atto un tentativo di svincolo e di differenziazione da parte di suo figlio nei suoi confronti che si sta manifestando con il rifiuto dello studio. In altre parole, piu' lei ci tiene allo studio, più lui si sottrae. Quello che le consiglio, pertanto, e': verificare con i professori il profitto di suo figlio, per avere la conferma o la disconsferma della sua preoccupazione. Successivamente, pero', sarebbe buono per lei focalizzarsi su stessa e chiedersi se, per caso, vi sia dell'altro nel suo timore. Tuttavia, la invito a non colpevolizzarsi, perche' il mestiere di genitore e' molto difficile, soprattutto con un adolescente che sta crescendo . Piuttosto cerchi di distanziarsi dal problema considerandolo in modo più oggettivo e confrontandosi sia con i docenti che con suo marito. Se quest'ultimo e' presente. Coraggio!

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11 FEB 2013

Buongiorno Signora, capisco la sua preoccupazione e il suo dispiacere... Ci sarebbero tante cose da approfondire, per es. Quando avete iniziato ad avere difficoltà nella vostra relazione? È' figlio unico? Cosa dicono le insegnanti del suo comportamento/ rendimento a scuola?
E negli altri contesti (es. Sport) come si comporta Gabriele? Oppure con gli altri adulti... Papa', nonni o zii? È' sempre oppositvo?
Sa 11 anni iniziano ad essere anni critici, i ragazzini stanno iniziando ad emanciparsi dalla famiglia, a trovare la propria strada e distaccarsi... Alle volte tutto questo inizia "malamente", ovvero a strattoni...
Le consiglio comunque di prendere contatto con colleghi psicologi che, nella sua città', si occupano di età evolutiva in modo che possa fare dei colloqui e che le possano spiegare meglio certe dinamiche che si instaurano tra genitori e figli nell'età della pubertà/adolescenza, poi forse ci saranno altri aspetti da approfondire...
Tanti auguri,
Dott.ssa R. M. Scuto

Dott.ssa Rosa Michela Scuto Psicologo a Pontedera

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11 FEB 2013

Gentile Sig.ra Debonis, lei parla di problemi relazionali con suo figlio, senza specificare ulteriori elementi, però dalle sue parole si intuisce la possibilità che il comportamento del bimbo possa essere proprio legato a questi. Un'ipotesi, anche se sarebbe opportuno possedere maggiori informazioni, potrebbe legarsi ad una forma di ripicca mista a ribellione nei suoi confronti, la quale spingerebbe il bimbo a non studiare, nonostante le punizioni che lei adotta. La punizione non sempre conduce agli effetti sperati e non funziona in tutti i casi come deterrente...a livello educativo hanno maggior successo il dialogo e la comprensione, anche di fronte a modalità inadeguate di comportamento.
Provi a riflettervi e mi contatti pure, se necessita di ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Alessia Sorsi
Psicologa a Piacenza

Dott.ssa Alessia Sorsi Psicologo a Piacenza

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11 FEB 2013

Gentile signora, possono essere molti i motivi che portano suo figlio al rifiuto dello studio, possono infatti essere legati a dei problemi legati all'ambito scolastico, quali compagni, insegnanti ecc., o legati allo sviluppo psicofisico che sta affrontando il suo bambino, oppure ancora a difficoltà relazionali con la famiglia, per cui non si colpevolizzi più di tanto ma cerchi di farsi dire da suo figlio che cos'è che sta accadendo in lui, e comunque se non dovesse ottenere risposta prenda appuntamento con uno psicologo il quale potrà aiutare suo figlio a far uscire fuori il suo disagio.
Auguri!

Dott.ssa Angela Virone Psicologo a Agrigento

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11 FEB 2013

Gentile Signora,
da quanto riferisce suo figlio potrebbe avere un temperamento con tratti oppositivi, che si manifestano nei rifiuti alle richieste dei genitori e insegnanti. Il rapporto con gli insegnanti com'è ? ci sono lamentele ? si rifiuta di eseguire compiti o attività anche a scuola ?
In questi casi, puntare sulla ragionevolezza o su divieti e punizioni è controproducente, perché si entra in un circolo vizioso estenuante, senza risolvere il problema. E' opportuno, invece, impiegare strategie comunicative più indirette, senza manifestare la sua arrabbiatura, in modo da riprendere in mano le redini del suo ruolo di genitore.
Un saluto
Dott.ssa Cristina Mencacci

Dott.ssa Cristina Mencacci - Psicologa Psicologo a Perugia

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11 FEB 2013

Gentile Signora,
il passaggio dalle elementari alle medie prevede cambiamenti a cui il ragazzo si deve adattare, come più docenti, un rapporto diverso con loro, uno studio più impegnativo, niovo contesto, nuovi compagni, nuove amicizie non sempre così facili da stabilire.

Bisognerebbe comprendere di più sul contesto scolastico nel quale è calato, se in esso vi siano motivi che mettono a disagio il ragazzo.

Le punizioni non servono a molto, anzi si potrebbe creare un circolo vizioso nel vostro rapporto, in cui le dinamiche si irrigidiscono, accentuando il conflitto e ostacolando la risoluzione delle difficoltà..

Sarebbe opportuno aprire un dialogo empatico ( non un interrogatorio) con il ragazzo, cercando di comprendere quali siano i reali motivi che sostengono la poca motivazione allo studio.

Potrebbe anche cercare di comprendere se ha un metodo di studio efficace e parlare con gli insegnanti per farsi un'idea di cosa succede a scuola.

Inoltre un clima familiare disteso, la fiducia nelle capacità dei figli come necessario supporto all'autostima, sono basilari per fornire la necessaria serenità che consenta loro di affrontare nel miglior modo le proprie responsabilità.

Cordialmente

Dott.ssa Laura Rinella Psicologo a Roma

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