Perché non riesco ad instaurare un rapporto di fiducia, stabile e duraturo?

Inviata da Chiara · 21 apr 2016 Autostima

Sono una ragazza di 21 anni.
da quando avevo 15 anni ho sempre avuto molte relazioni, la maggior parte delle quali brevi e basate principalmente sul sesso.
Il mio problema sta nel fatto che appunto non sono mai riuscita a instaurare un rapporto stabile, duraturo e di fiducia con un uomo. È da questo problema ne derivano mille altri: insicurezza, depressione, ansie, poca autostima per quanto obbiettiva mente sono una ragazza carina e simpatica.
Per quanto paradossale riesco solo ad affezionarmi e quindi voler uscire con uomini che mi trattano con poco rispetto, sono distanti, vogliono principalmente portarmi a letto. Uomini con cui instaurò un rapporto molto superficiale.

Quando invece inizio ad uscire con un ragazzo che è seriamente interessato a me, mi vuole bene, mi cerca, mi fa i complimenti, non è interessato principalmente a volermi portare a letto, ma anzi vuole prima di tutto conoscermi bene, allora cado nel panico.
Questi ragazzi in questione sono sempre stati obbiettivamente attraenti, eccellenti studenti oppure con un ottimo lavoro. Delle persone veramente belle con tutte le carte in regola.
Quindi anche cadendo nel panico, ci sono sempre uscita più volte cercando di calmarmi, di apprezzarli. Ma solitamente al massimo quinto appuntamento li ho sempre lasciati con delle futili scuse e sentendomi davvero in colpa e depressa.
Per spiegarmi meglio: dopo il primo o secondo appuntamento sono sempre molto felice, entusiasta di poter conoscere un ragazzo così bravo, bello e interessante, mi sento attratta da lui, voglio andarci a letto, continuare a vederlo.
Poi appena iniziano i primi complimenti, domande intime, segnali che no, non andremo immediatamente a letto insieme e che si, vuole proprio conoscermi meglio perché gli piaccio, ci tiene e si interessa.... Il panico. Crisi di pianto continue a casa, ogni volta, mi distacco sempre di più, mi scompare l'appetito, ho la nausea, non riesco più a seguire la mia routine quotidiana in modo normale, figuriamoci studiare.
Inizio a vedere il ragazzo in questione sotto un'altra luce: irritante, pieno di difetti, troppo magro, basso, alto, grasso. Scompare il desiderio di andarci a letto...
E dopo averlo lasciato mi sento da una parte sollevata, dall'altra malissimo. Perché mi rendo conto che più passa il tempo più questa situazione degenera e influisce negativamente sulla mia vita.

È come un circolo vizioso: desidero profondamente una relazione d'amore, qualcuno che mi dia e a cui posso dare affetto e poi appena lo trovo sono in panico totale.
Riesco solo a continuare un rapporti assurdi con persone che sono il mio opposto in fatto di carattere e interessi e con cui so che appunto non ci sarà mai un futuro. Li mi faccio umiliare, tradire, trattare male come se fosse la cosa più normale del mondo.
Ho perso talmente tante persone che ci tenevano a me... Vorrei poter dare una risposta logica a questo mio comportamento, ma mi sembra impossibile.

ps: ho una famiglia normale, nessuno è divorziato, i miei si amano e sono cresciuta senza apparenti traumi. Una famiglia nella norma, padre un po' assente e madre forse un po' distaccata.
ho sofferto di disturbi alimentari, bulimia, abbondante perdita di peso e abbuffate di cibo... L'andamento di questi disturbi alimentari va sempre parallelo al mio stato sentimentale.

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Miglior risposta 23 APR 2016

Gentile Chiara,
per i figli avere "un padre un pò assente e una madre forse un pò distaccata" non è una condizione di normalità anche se a loro sembra tale.
D'altra parte, il problema della mancanza di fiducia non è certo congenito ma acquisito, in genere, da relazioni significative deludenti e talvolta, come quando riguarda le figure genitoriali, la delusione viene rimossa a scopo difensivo e rimane a livello inconscio, se non fosse che, come ha insegnato Freud, il rimosso ritorna.
In realtà, nelle sue relazioni sentimentali, ciò si traduce nella convinzione di non meritare e di essere incapace di dare un amore vero per cui preferisce rinunciarvi tornando a relazioni superficiali sentendosi per questo in colpa e tentando di consolarsi con il cibo.
Pertanto, occorre approfondire e analizzare la sua difficoltà allo scopo di superarla, tramite una psicoterapia individuale o anche familiare.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno)

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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26 APR 2016

Gentile Chiara,
l'andamento delle sue relazioni sembra rispecchiare l'immagine che ha di sè a livello inconscio/rappresentazionale infatti, se esternamente si sente, e di fatto è, una ragazza socievole e simpatica, a livello profondo sembra esserci una rappresentazione di una ragazza che non merita di essere amata, oppure che ha paura di essere delusa e così via.
La sessualità sembra aiutarla ad un certo livello perchè le permette di controllare le relazioni e il potere/pericolo degli altri, ma nel momento in cui entra in campo la parte emotiva/affettiva il meccanismo non funziona più.
Del resto anche la sua storia di disturbi alimentari ci parla di una sua tendenza ad "usare" il canale corporeo invece che quello emotivo per contrastare ansie e angosce.
Infine, come ho detto altre volte, non è necessario aver avuto traumi o maltrattamenti eclatanti perchè si producano effetti sulla personalità.
Nella maggior parte dei casi è attraverso la "normalità" quotidiana delle relazioni primarie che si sviluppa una rappresentazione di sè a volte un pò disfunzionale.
Del resto mi sembra una persona molto intuitiva quando cita le caratteristiche dei suoi genitori (lieve assenza e lieve anaffettività) anche se tende a sminuirne il potenziale effetto.
Data la sua storia e anche la sua giovane età credo sia davvero il momento ideale per intraprendere un percorso di psicoterapia, a mio avviso di tipo psicodinamico, che l'aiuti a dare senso alla sua storia e a riconoscere meglio e mentalizzare le sue emozioni in modo da non essere più costretta ad utilizzare quasi esclusivamente il canale corporeo per esprimersi.
In questo momento infatti la dimensione corporea e quella emotiva sembrano scisse e le relazioni risentono di tale sdoppiamento. Nel momento in cui riuscirà ad integrare le due dimensioni, riuscirà anche a vivere le relazioni nella loro totalità.
Un grande in bocca al lupo.
Michele Vecera, Psicologo . Psicoterapeuta
Cagliari

Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dr. Michele A. Vecera Psicologo a Cagliari

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22 APR 2016

Gentile Chiara,
sia il suo modo di relazionarsi, sia i DCA richiedono l'aiuto di uno psicologo psicoterapeuta. L'ha mai consultato?
C'è probabilmente qualche forte paura nel suo inconscio che andrebbe elaborata e superata. Ugualmente sarebbe probabilmente necessario migliorare la comunicazione con i genitori, anzi al proposito la cosa migliore sarebbe una terapia familiare perchè la famiglia è un "sistema" e per modificare qualcosa in uno dei suoi membri quasi sempre occorre occuparsi anche degli altri. Potrebbe essere pertanto opportuno o necessario intraprendere una terapia familiare. Per il momento tuttavia potrebbe recarsi da sola da uno psicoterapeuta che valuterà il da farsi
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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