Perché non riesco a reggere le emozioni?

Inviata da Carla · 1 mar 2016 Attacchi di panico

Salve,
ho 40 anni e da parecchi anni ormai, almeno una decina, soffro di ansia e attacchi di panico... prendo regolarmente asiolitici e antidepressivi che mi ha prescritto il mio medico di base ma non servono a un granchè se non ad aiutarmi un poco nei momenti di maggiore crisi... Ho fatto anche tre anni di psicoterapia gestalt ma non sono serviti a nulla. Ho smesso perchè era diventata una spesa non più sostenibile dato che ho anche una bimba piccola e in ogni caso non avevo risultati. Diciamo che se la mia giornata non ha particolari scosse sto abbastanza bene (ovviamente prendendo gli ansiolitici perché il momento in cui mi sale l'ansia c'è sempre). Nonostante tutto sono una persona abbastanza felice, non ho particolari ansie o problemi, ho un compagno che amo, una bambina che adoro, un bel lavoro e tanti interessi, faccio sport, esco con le amiche... quindi non riesco proprio a capire da dove cavolo venga quest'ansia. La mia psicologa diceva che stavo bene che era tutto a posto, ma io avevo sempre l'ansia. Ci sono cose che non riesco assolutamente più a fare come ad esempio vedere film drammatici... ogni emozione, anche lieve mi fa salire l'ansia a mille e potrei anche prendere una bottiglietta intera di ansiolitico ma fino a quando non elimino la causa che mi provoca il panico non mi calmo... tutto ciò è molto frustrante. Devo smettere di vedere il film o andarmene da quella determinata situazione che mi provoca ansia e mettermi a fare dell'altro, distrarmi... Ho provato di tutto non so più che fare ma sono preoccupata anche perché penso che quando accadrà qualcosa di davvero grave nella mia vita (non so quando moriranno i miei genitori ad esempio o una malattia della bambina) come farò a gestire la situazione? Se un semplice film mi manda in tilt cosa farò davanti a un vero problema? Non so che pensare, c'è un modo per uscirne? Potreste darmi un consiglio? Grazie mille Carla

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Miglior risposta 4 MAR 2016

Gentile Carla,
non vorrei che lei si sia convinta di non aver avuto beneficio dai 3 anni di psicoterapia gestaltica per il semplice fatto che non è diventata alessitimica !
( La alessitimia è la difficoltà di distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche e la difficoltà a mentalizzare e simbolizzare le emozioni che vengono vissute direttamente nel corpo senza elaborazione mentale e senza interpretazione cognitiva )..
Voglio dire che lei forse interpreta "avere l'ansia" come "avere delle emozioni più o meno forti" ma non è mica la stessa cosa!
E' normalissimo provare tristezza o piangere nel vedere un film drammatico, spaventarsi nel vedere scene thriller etc.
Credo quindi che il suo vero problema è quello di non accettare le emozioni e confonderle pensando che si tratti di ansia da cui fuggire con i farmaci che continua a prendere visto che secondo lei con la psicoterapia non vi è riuscita : penso che questo è il motivo per cui, mentre la sua psicologa la rassicurava, lei invece la svalutava confondendo le emozioni con l'ansia.
Il consiglio allora è quello innanzitutto di accettare e poi provare a gestire le emozioni, da sola o rivolgendosi ad altro terapeuta che le faccia capire bene la differenza tra il vivere le emozioni e l'essere travolti dall'ansia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico,psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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3 MAR 2016

Buon giorno Carla, come Lei stessa ha compreso gli ansiolitici non sono una soluzione. Anzi spesso non bastano a contenere sintomi di conflitti inconsci potenti come quelli che la disturbano. Per non parlare dei loro effetti collaterali. E se poi anche funzionassero cosa Le si prospetta ? Di assumerli per tutta la vita ?
Alla Sua domanda se se ne può uscire la risposta è senz'altro sì. Non certo con una seduta di psicoterapia di un'ora una volta ogni quindici giorni o magari alla settimana. Il lavoro da fare è decisamente più impegnativo. Ma funziona.
Se desidera contattarmi per maggiori informazioni può farlo attraverso il sito o sulla mia mail privata. Con viva cordialità. Dr. Marco Tartari, Asti

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2 MAR 2016

Gentile Carla,
solitamente per gestire le emozioni è necessario prima di tutto accettarle e, in contesti controllati, imparare a conoscerle, a sentire le modifiche che provocano, a riconoscere le situazioni che le fanno scatenare e perché si manifestano.

La cosa più negativa è sicuramente soffocarle, cercare di trattenerle senza capire la loro funzione.
Le prime volte le emozioni si presenteranno con forza e non si sarà in grado di gestirle ma poi, con una sorta di allenamento, si impara a "dosarle", cioè farle uscire ma in modo più funzionale a se stessi e alle interazioni sociali.

In fin dei conti sono utilissime se ben gestite.
La rabbia serve a non farci sopraffare dagli altri, la tristezza serve a sfogarsi e a farci aiutare e capire dagli altri, a sentirli vicini, la paura ad evitare di commettere imprudenze, ecc...

Sono quindi "funzionali", a patto di "saperle usare". Quando però non si sanno gestire, la paura di non saperle controllare può provocare ansia, creando una spirale che ci blocca e ci evita o ci limita nelle situazioni sociali.

Della sua richiesta mi ha colpito il fatto che né la terapia farmacologica né la psicoterapia (sicuramente più indicata in questi casi, dal momento che si tratta di imparare a gestire qualcosa) secondo Lei non hanno sortito alcun effetto (anche se i farmaci continua a prenderli).

Mi ha colpito anche la questione relativa alla sua psicologa che: "diceva che stavo bene che era tutto a posto, ma io avevo sempre l'ansia".

E' probabile che la collega intendesse dire che Lei non aveva una condizione psicopatologica grave, che poteva uscirne, ma come saprà, perché la psicoterapia funzioni ci deve essere impegno e fiducia del paziente verso il proprio terapeuta e se Lei non riteneva corretta la diagnosi, immagino che abbia fatto fatica a fidarsi e a riconoscere i passi avanti che faceva.

Le chiedo quindi di considerare un altro aspetto della questione: le cosiddette resistenze alla terapia.
Ve ne sono di diverso tipo.
Vi è, ad esempio, una resistenza che parte dai cosiddetti vantaggi secondari del sintomo.

Non dico affatto che sia il suo caso. Non potrei dirlo assolutamente, dal momento che per esserne sicuri occorrerebbe una valutazione.
Parlo in generale delle resistenze e le faccio presente che esiste anche questa tipologia.

Si tratta di una serie di cose che non si possono fare a causa dei sintomi. Possono essere impegni, evitare che alcune persone che tendono ad appoggiarsi in modo eccessivo lo facciano ancora, decisioni importanti o dolorose da prendere, ecc...

I vantaggi secondari possono essere diversi e sono percepiti dalle persone in modo inconsapevole.
Ed è proprio per questo fatto che sono difficili da identificare, perché non essendo presenti in modo cosciente alla persona stessa, non è semplice scoprire se ci sono e serve molto impegno per riconoscerli, soprattutto se "coprono" una situazione dolorosa.
Questa però è una delle resistenze possibili.

Le chiedo quindi di cercare di capire se ha avuto resistenze alle terapie che ha fatto e se si, quali potrebbero essere.
E' un lavoro che può fare in autonomia, da sola, ma fino ad un certo punto, perché se la condizione permane, nonostante sia invalidante e dolorosa (e l'ansia lo è certamente), potrebbe essere difficile riconoscere certe dinamiche senza una visione esterna.
In quel caso, se non riuscisse ad identificarle, le consiglio di riprovare una psicoterapia con un altro professionista.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino.

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologo a Ardea

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2 MAR 2016

Cara Carla
una cosa voglio dirti subito e che cioè, scoprirai tu stessa, che quando davvero avrai bisogno di essere forte, la forza la troverai. Le situazioni della vita, che, a distanza possono sembrarci, insormontabili ci forniscono, al momento, necessario, la capacità di reagire.
Questo che ti dico non è teorico, conosco una signora, una mia ex paziente, che era come te, molto delicata e vulnerabile a causa della sua sensibilità, che invece ha affrontato tante di quelle cose nella vita... è imbattibile!
Dopo anni lei stessa si è resa conto di quanto sia forte.
Però è la stessa persona di prima, delicata e sensibile.
Certo abbiamo fatto un percorso di psicoterapia dove ha imparato come reagire alle emozioni negative e bloccanti.
Quindi ti dico, riprova con una psicoterapia senza pensare di fare un investimento inutile.
Cari saluti
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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1 MAR 2016

Buongiorno Carla,
leggendo le sue parole mi viene da porle una domanda: riferisce di aver provato varie strategie per gestire quest'emotività.. ha mai provato ad accettarle ed ascoltarle, e non cercare di sopprimerle? I farmaci in questi casi hanno una funzione sintomatica, cioè hanno un qualche effetto sedativo fintanto che si assumono, ma le emozioni tornano prepotentemente quando si sospende il trattamento. Questo perché le emozioni non sono malattie! Ma sono vissuti naturali, utili alla sopravvivenza, con una loro funzione ben specifica, e probabilmente hanno un motivo anche nel suo caso per emergere ed esistere. Forse il motivo non è da ricercare nella stretta attualità, ma al momento della loro insorgenza, il momento in cui è iniziata "la lotta" alla loro soppressione, e si sono creati meccanismi che hanno portato alla loro amplificazione e mantenimento nel tempo. La terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente valida nel trattamento degli stati ansiosi e della gestione dell'emotività più globale (rabbia, senso di colpa, tristezza...). Le consiglierei di riprendere un percorso di terapia, anche se il precedente non ha dato buoni frutti, c'è sempre la possibilità di capirsi e conoscersi meglio, magari approcciando una modalità differente e un nuovo terapeuta, con cui si senta compresa.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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1 MAR 2016

Gentile Carla,
se anche avvenimenti lievi le provocano stati d'ansia e il medico non ha riscontrato cause organiche, mi sembra molto probabile che ci siano fattori antichi, relativi alla sua infanzia, che la predispongono a questa emozione che evidentemente la psicologa non ha saputo correggere.
Le consiglio perciò di cambiare psicoterapeuta perchè i disturbi d'ansia sono facilmente risolvibili. Una combinazione di indirizzi Strategico e Gestaltico, ovviamente opportunamente usati, mi risulta altamente efficace.
Sul mio sito professionale può trovare articoli sul trattamento degli attacchi di panico che sono anch'essi disturbi d'ansia e quindi analoghi per trattamento.
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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