Perché non piango in un momento così triste?

Inviata da Caterina il 18 giu 2018

Gentili psicologi, sono una ragazza di 25 anni che in questo momento sta per perdere il suo papà, malato oncologico terminale. Premesso che é ormai un anno che in famiglia siamo a conoscenza della prognosi infausta, lui ha comunque fatto terapia palliativa fino a qualche mese fa quando ha iniziato a stare male. Per un anno ho pianto spesso e nei mesi scorsi, quando ha iniziato a stare male, ho pianto praticamente di continuo fino al giorno in cui ho avuto il referto dell'ultima TAC, in cui era evidenziato il pesante avanzamento della malattia e quest'ultima identificata come la causa primaria di un'occlusione intestinale che gli impedisce di alimentarsi ed evacuare. Da quel momento é stato definito un paziente terminale ed io stessa ho dovuto avviare le pratiche di assistenza domiciliare. Da quel giorno stesso ho smesso di piangere, io lo assisto nel tentativo di non farlo soffrire ma soffre comunque tantissimo e nonostante tutto non riesco a versare una lacrima. Inoltre lui non é a conoscenza della situazione e mi sento colpevole di avergli mentito per un anno e di continuare a mentire tuttora quando lui mi chiede spiegazioni su qualche nuovo malessere che avverte. Mi sento letteralmente "congelata" come se non fosse mio padre e fossi estranea alla situazione, spesso sento la necessità di sfogarmi ma non ci riesco.

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Gentile Caterina,
mi dispiace molto per la situazione del padre, sono momenti difficili ed intensi quelli che lei sta vivendo. Ciò che lei può fare è stargli vicino emotivamente dimostrando il proprio affetto. La possibilità di stare vicino a suo padre ora è un dono prezioso che lei può apprezzare seppur con sofferenza.
La reazione di apparente freddezza è una corazza che lei assume all'esterno, ma sicuramente soffre.
Potrebbe esserle utile avere uno spazio per se' in cui riuscire ad esprimere ciò che realmente sente.
I miei migliori auguri
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Buonasera Caterina,
leggendo quello che scrive mi chiedo come mai lei consideri importante il fatto di dover piangere e cosa significhi nei suoi termini il fatto di scoprirsi in questa fase della malattia di suo padre a non riuscire a farlo. Il fatto di aver taciuto a suo padre il suo stato di salute ha certamente da parte sua un senso importante. Forse voleva preservarlo dalla tristezza, forse voleva tenerlo al riparo da qualcosa? Cosa le impedisce di affrontare con lui il tema della sua malattia? Talvolta la nostra visione della malattia ci porta a dare per scontato il meglio o il peggio di alcuni nostri comportamenti, allontanandoci dal porci delle domande dal punto di vista del nostro caro che accudiamo, o dal punto di vista di ciò che è più utile per il nostro rapporto con lui. Non c'è un giusto o uno sbagliato in quello che ha scelto di fare, ma credo possa essere utile per lei che si dia la possibilità di scoprire che forse non è l'unica via percorribile, soprattutto a fronte del fatto che sembra che questa situazione le stia togliendo la possibilità di esprimersi in modo libero e legittimo, come figlia dinnanzi al proprio padre malato.
Le auguro il meglio per lei e suo padre.

Vito Stoppa
psicologo, psicoterapeuta Padova.

Dott. Vito Stoppa Psicologo a Padova

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Buongiorno Caterina,

Credo che suo papà, seppur avente diritto di conoscere la verità, sappia già la situazione e si sarà reso conto da solo dell'avanzamento della malattia. Magari non dice nulla, ma sicuramente è a conoscenza della verità. Le emozioni non sono razionali e non sempre le possiamo controllare. Può essere che per sentirsi più forte la sua mente abbia attivato un meccanismo di difesa chiamato negazione, tuttavia anche se non piange sicuramente sta soffrendo. Provi a parlare suo padre, ad esprimere le sue emozioni accanto a lui. Le consiglio anche di iniziare un breve percorso psicologico, al fine di affrontare il lutto e la quantità di emozioni che in questo periodo prova.
Cordiali saluti

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti

Dott.ssa Alice Noseda

Dott.ssa Alice Noseda Psicologo a Lecco

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