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Perché non ho mai avuto desideri di avere una vita sociale come tutti?

Inviata da Chiara il 21 dic 2017 Relazioni sociali

Buongiorno, scrivo a voi perché da circa 10 mesi penso sempre se sono una ragazza diciottenne normale o con qualche disturbo di cui non sono ben a conoscenza.Uno dei miei problemi principali, purtroppo, è che non riesco mai a smettere di immaginare e pensare, ma non si tratta di pensieri circa il da fare quotidiano, bensì su come mi compertero' in ipotetiche situazioni, che non avverranno mai, in quanto sono frutto della mia immaginazione. Non sono nemmeno desideri, sembra solo che non riesco mai a smettere di pensare, quasi quasi non so che voglia dire stare rilassati. È come se ciò mi portasse un po' d'ansia, ma non so nemmeno se si tratta di ansia, poiché mi sento solo un pochino strana, è come se non mi conoscessi, e inoltre sento che non sono in pieno contatto con me stessa, mi focalizzo inevitabilmente sui miei penseri ambigui. Questa è una delle cause che mi impediscono di uscire, è come se il pensare così stranamente bloccasse il mio io, con la mia piena personalità, sentimenti(che mi sembra di non sentire). Aiuto per senso del dovere, un po' quasi meccanicamente data l'assenza di emotività. È impossibile che non ho voglia di stringere relazioni di alcun tipo. Tutti, con qualunque personalità, lo desiderano. Soprattutto a 18anni. Io nemmeno gli anni passati. Amicizie le ho avute fino a circa 6 anni fa(adesso non li considero amici a causa delle mie poche emozioni), durate tre anni, ma sembravo anche un'altra persona, e comunque ero sempre senza emozioni verso altri aspetti della vita, per esempio il fidanzamento non mi interessava nemmeno, e anche in quegli anni mi capitava di essere apatica, poi durante dei concerti è terribile esserlo. Le mie opinioni sulla qualunque sembrano confuse, dal momento che nulla mi suscita emozioni, massimo sono superficiali. Mi sento inferiore a tutti per via della mia continua "tristezza" di vivere, opposta alla serenità dei miei coetanei. Posso mettere in evidenza per chiarire quantomeno il mio eventuale quadro clinico,(e capire se ciò che sto per dire può esser stato un vero e proprio trauma tanto da esser stato la causa dei miei sintomi)che per dieci anni circa ho assistito e subito a violenza fisica e psicologica, con minacce di morte e talvolta veri e propri intenti, in quanto mio padre ricordo anche stare andando incontro a mia madre per gettarla dal balcone, ma a ogni azione violenta io e mia sorella lo abbiamo bloccato. Questi avvenimenti erano soliti verificarsi anche più volte durante l'arco della giornata tantoche' spesso ci rifugiavamo da mia nonna che abita nella stessa zona e dormivamo anche lì . Ci sono state anche giornate solo stressanti( di litigate) e tranquille. Ho pensato che forse questa situazione in casa ha generato in me vari problemi psicologici, disturbi diversi. (Anni fa, senza motivo, sono stata per un lungo periodo a odiare il mio carattere, i miei modi di fare). Nell'infanzia ricordo di non aver avuto questi problemi, riuscivo a seguire serie tv (adesso per niente), a dedicarmialla creatività e mi entusiasmava la scuola. Adesso nulla di ciò; le cose peggioravano anno dopo anno: a che mi odiavo, a che a un certo punto per via della profonda apatia mi sentivo ancora più inesistente o vuota se sentivo pronunciare il nome di altre persone che è il mio stesso. Ora mi sento meglio in confronto a quegli anni. Non so se si è potuto trattare di "depersonalizzazione", spero solo che i malesseri psichici possono essere anche passeggeri. Inoltre, negli ultimi tre anni( o forse qualcuno in più) mi mettevo a fissare il vuoto anche per ore e riuscivo a non parlare; forse dovuto all'apatia e anedonia. Ora penso che forse se succedesse qualcosa di davvero coinvolgente( come un luogo più entusiasmante), si sbloccherebbe la mia personalità, che non sembra molto formata. Ma poi non so se succederebbe o se sono da curare...dato che di recente sono andata in vari posti diversi ma ero apatica, anche se riuscivo poi a parlare e sembrare abbastanza serena. Se mi capita di fare un apprezzamento a qualcosa, è come se lo dicessi spontaneamente ma non sentissi l'emozione. Sono quasi convinta di avere qualche problema ereditato nonostante mi si dica di no. Per togliermi questa fissazione dovrei avere la certezza che mio padre sia normale. È perché da quando se n'è andato di casa mi è sorta l'impressione che alcuni miei atteggiamenti ( guardare familiari con distacco emotivo, pertanto sensazione strana che non mi conoscesse nessuno, e in aggiunta la mia indifferenza e mancanza di piacere) li abbia avuti certe volte anche lui, ma forse mi sbaglio dato che a differenza mia lui durante la giornata faceva qualcosa, come seguire film; io non ci riesco da due anni, forse. In sostanza, i miei dubbi sono i seguenti: si potrebbe trattare di malattia, e se sì la potrei aver ereditata? La durata considerevole di stato apatico può essere dovuta al fatto che vivevo in quella situazione familiare, continuamente? Grazie.

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Cara Chiara, dalle tue parole arriva confusione, difficoltâ a capirti, sofferenza per la tua storia, bisogno di trovare una causa....sicuramente ció che hai vissuto puó avere un peso sulle tue difficoltâ di oggi, ma ci vogliono molti piú elementi per poterti dare una risposta esaustiva. Penso che possa essere utile per te un percorso di psicoterapia, che ti aiuti a fare luce su te stessa e a trovare la forza per riprenderti la tua vita. Un grosso in bocca al lupo, dott.ssa Daniela Cannistrá.

Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Seregno

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