Perchè il mio compagno non vuole divorziare dalla ex moglie?
Cinque anni fa ci conoscemmo, io libera, divorziata da 10 anni, legalmente e anche emotivamente, senza pendenze e sospensioni, senza figli. Lui ancora sposato, un matrimonio fatto perchè era tempo di trovare qualcuna da sposare, un figlio all'epoca 14enne. Separato in casa da diversi anni, entrambi consapevoli, ma nessuno del loro ampio entourage sociale e famigliare al corrente. Un matrimonio trasformatosi presto in una conveniente convivenza, tra agi economici da lui garantiti e ricca vita sociale in comune. Siamo due persone adulte, 50enni al momento dell'incontro. Un dialogo profondo, libero, confidente. Io consapevole di non voler situazioni di ammantato, prima ancora di alcun coinvolgimento, spiego che non sono fatta per fare l'amante, che da 15 anni avevo scelto di fare il mio percorso post matrimonio libera di riscoprirmi per quella che è la mia vera essenza, pronta a riaprire il mio cuore e mettermi in gioco senza ma e senza se, ma solo per qualcosa di vero e importante. Lui che cercava da tutta la vita l'amore, che veniva da 20 anni di "aridità sentimentale e morale" da lui così definita. Lui s'innamora, noi ci innamoriamo. Fa grandi cose per trascorrere il suo tempo con me. Siamo certi di esserci finalmente trovati nella vita. Quello che sentiamo è un amore maturo, concreto, leale e costruttivo. Nemmeno il tempo di iniziare e lui, senza mia richiesta, affronta la moglie e concordano che è giunto il momento di separarsi. Per me un'innaspettata sorpresa la sua decisione pragmatica, senza che io avessi ancor avuto tempo di chiedere. Incredibile, penso, un uomo che sa quello che deve fare, che agisce di sua iniziativa e mi dimostra di aver compreso le premesse che io gli avevo fatto e soprattutto che sa cosa fare per dimostrare di essere la persona che si è presentata a me anche nelle azioni. Da lì a poco, affronta anche la comunicazione al figlio, che in realtà sembra prenderla non male (è cresciuto con due genitori che lo hanno sovrastato di attenzioni ma che non gli hanno mai mostrato cosa sia una coppia che esprimere l'amore, senza nessun gesto d'affetto, ma neanche un litigio, concentrando tutto l'amore sul figlio per deviare l'attenzione ai loro problemi di coppia). Oggi, dopo cinque anni, riassumo dicendo che nel momento in cui tutti sembravano sistemati e consapevoli, e noi potevamo uscire dall'anonomato e iniziare a vivere (circa 2 anni dopo la separazione) è accaduto di tutto e raccontarlo sarebbe così lungo che tralascio per amore di sintesi. La sostanza è che, quell'uomo che da principio, aveva preso in mano la sua vita dimostrando di saper sempre cosa fare, si è poi completamente accasciato su se stesso, subendo ritorsioni, doppi giochi, ricatti, tossicità gratuite, isolamento sociale etc. Persino, lei usando il caso di altri amici, gli lasciò intendere, neanche tanto velatamente, che lei non avrebbe mai dato il divorzio e quando lui le chiese perchè, dal momento che quel percorso lo avevano concordato, lei risponde: la tua reversibilità è un mio diritto.
Non sono una sprovveduta, ho divorziato pure io, ma mai mai mai al mondo m'era passato per la testa di pensare alla reversibilità. Tanto più di un uomo di 50 anni. Del tipo, chissà che muori domani, così prendo la tua reversibilità e l'eredità. Ma santo cielo, una donna che aveva all'epoca 41 anni, alla quale lui aveva comprato la casa nuova che voleva, alla quale lui paga un bonus mensile, un cadeau di sua iniziativa non dovuto legalmente, UNa donna che ha un suo lavoro e una vita davanti da rifarsi, come diamine può mettere in piedi la macchina diabolica di ritorsioni subdole? Tutto ruotante intorno alla reversibilità di un uomo che mi auguro possa vivere fino a 100 anni e che, forse, a 100 anni la sua reversibilità, vorrà darla a chi gli sarà stato al fianco per il resto della sua vita. E lui, da tre anni, ha completamente archiviato l'argomento e se io provo ad affrontarlo, mi accusa di non essere mai contenta, che non mi basta niente. A me non interessa la sua reversibilità o il suo patrimonio, tanto più che oggi ha un figlio 19enne che potrà anche lasciarlo in mutande se a lui starà bene. Certamente mi avvvilisce che il mio uomo si faccia tenere in pugno da una donna che non si è comportata lealmente. Ha volutamente agito in molte circostanze in maniera subdola, lui ha scelto di non reagire, ma ha scaricato la sua frustrazione nel nostro rapporto. Ha continuato a tenere un controllo nella sua (nostra) vita, ben al di là delle lecite questioni inerenti il figlio. Ciò che più mi avvilisce è che lui, per contro, non abbia provato a comprendere il senso che avrebbe per me, se lui portasse a conclusione questo divorzio. Che non comprenda il significato che ha rendersi liberi veramente verso chi ami. Una volta lei addirittura per strada con dei conoscenti, davanti a me, ha fatto una battuta plateale a lui "ricordati che io e te siamo nello stesso asse ereditario" tronfia di sventolare ai quattro venti davanti a me che loro sono tuttora marito e moglie. Perchè un uomo che è stato così determinato a dare una svolta alla sua vita per amore all'inizio, e accanto ha una donna che si è immedesimata 1000 volte nelle sue situazioni quotidiane, non riesce almeno a comprendere i principi per cui questo gesto per me significa tanto. E devo pure sentirmi tacciata di pretenziosità? Forse ho solo un grande senso di dingità. Nei miei atti, nelle mie iniziative che non ha avuto bisogno di sollecitare, ho sempre garantito la sua dignità. Un legame così forte come il nostro, deve avere per sempre in mezzo lo spartiacque di una donna che lui, grazie a me che l'ho strappato dal baratro matrimoniale, ora riesce a vedere con affetto, perchè madre di suo figlio? Chiamatemi ingenua, cosa che non sono, ma io quando decisi di separarmi e poi divorziare nei termini previsti, non mi passò nemmeno per l'anticamera del cervello di bloccare il procedimento a metà perchè così un giorno mi sarei presa la reversibilità di mio marito. Ho solo pensato di ridare a entrambi l'opportunità di percorrere una nuova vita, liberi l'uno dall'altra. Che alla propria reversibilità ci pensi ognuno insieme a chi percorrerà il resto della vita al proprio fianco. E vengo alla domanda, quanto c'è di psicologico nel comportamento del mio uomo che tende sempre a tenere il passato in sospeso e non chiudere mai nulla e quanto invece sia invece una persona che guarda solo aspetti materiali? Cosa dovrei fare io? Psicologicamente sono davvero a terra, sono accusata di voler troppo, ma cos'è questo troppo, se è semplicemente vedere il proprio uomo che conclude ciò che ha scelto di perseguire e se questo, tanto più, è un segno emotivamente importante per la donna che si ama?