Perché all'improvviso mio figlio di tre anni piange all'asilo?

Inviata da Gabriele il 14 ott 2014 Psicologia infantile

Buonasera sono Gabriele padre di Dario un bimbo di 3 anni, mio figlio va da poche settimane all'asilo i primi giorni è andato tutto bene.
Dopo la 2° settimana abbiamo deciso di farlo restare a pranzo e li sono cominciati i problemi, non mangia nulla , piange per tutto il pranzo e adesso piange anche quando lo lasciamo ( cosa che prima non faceva ) La mattina va tranquillo ma poi quando ci avviciniamo all'asilo comincia a dire "non voglio andare" e poi iniziano i pianti e la disperazione.
Stessa cosa con la piscina che ha iniziato sempre da quest'anno da solo
( l'anno prima andava ma era in vasca con la mamma ) le prime volte tutto ok adesso piange per tutta la durata del corso.
Parlando con le insegnanti ci hanno dato delle risposte contraddittorie
all'inizio dicevano dobbiamo insistere con il pranzo, adesso invece dicono che dobbiamo per un pò smettere di farlo restare e riprovare tra un pò

Preciso che ad agosto è nata sua sorella.

Chiedo un consiglio su quale è la cosa giusta da fare forse abbiamo un pò esagerato con tutti questi cambiamenti?
Grazie

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Gentile e affetuoso Papà..
è certo che il bambino, in questo momento si trova ad affrontare diverse situazioni in contemporanea che lo mettono a dura prova emotivamente.
Mi riferisco al fatto della nascita del secondo figlio, poi abbiamo l'asilo, poi abbiamo la piscina dove non è più con la mamma .
Allora, a mio parere, prima cosa bisogna far ritrovare al piccolo, quando è a casa, un senso di appartenenza e di grande vicinanza con voi genitori; tenerlo vicino e coccolarlo e comprendere a fondo la sua voglia di sentirsi ancora un pochino piccolo.
Accettiamo i suoi bisogni profondi con serenità e d empatia, anche qualora manifestasse gelosia verso il fratellino non deve essere disconfermato ma accettato nel suo sentire.
Questo a casa.
All'asilo dobbiamo trasmettere nel portarlo un atteggiamento di fiducia che lui possa farcela e non manifestare troppo turbamento per pianti o per altre manifestazioni.
Se il bambino comprende che fa presa sull'emotività del genitore tende ad insistere nella "tragedia".
Comunque sia dovrete valutare attentamente cosa fare se la situazione dovrebbe persistere anche con l'aiuto di uno Psicoterapeuta dell'infanzia.
Personalmente trovo che sia eccezionale il libro del Pediatra Roberto Albani. "Capire tuo figlio" che davvero offre un grande aiuto ai genitori.
Le consiglio senz'altro di prendere questo libro e pure altri di questo eccezionale autore.
Cordiali saluti e un bacino al piccolo.
Psicoterapeuta Silvana Ceccucci Studio in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Le situazioni in cui il bambino manifesta un disagio attraverso il pianto presentano un aspetto comune: la separazione dalle sue figure di riferimento genitoriali.
Il pianto è comprensibile in quanto proviamo a pensare di essere noi quelli che vengono spostati da ciò che ci rende sicuri per entrare in un mondo che ancora non conosciamo, come ci farebbe sentire questo pensiero? Presumo un pò spaventati.
Perché prima il bambino non piangeva all'asilo? Le risposte possono essere molteplici potrebbe essere che all'inizio la novità dell'ambiente lo incuriosisse e attirasse la sua attenzione, potrebbe essere dovuto al tempo si permanenza che adesso si è allungato e lui sente come troppo lungo.
La cosa che consiglio è quella di andare nei luoghi dove questa separazione si realizzerà trasmettendo serenità al bambino, rassicurandolo che vi saranno cose belle e parlando sempre bene delle figure con cui andrà ad interagire (maestre/insegnante di piscina) ciò trasmetterà al bambino il messaggio che "se le persone che mi vogliono bene si fidano e son felici che io vada non c'è nulla da temere". Al momento del distacco è sempre importante salutare e rassicurare su quando ci rivedremo e su dove noi stiamo andando ("papà e mamma vanno a lavorare, dopo che avrai mangiato papà verrà a prenderti"). Ciò dará un senso di prevedibilità e sicurezza. Al ritorno a casa è importante un clima accogliente e che preveda dei momenti in cui potersi dedicare pienamente a lui in modo da comunicare che un momento di distacco non significa una perdita di amore.

Dott.ssa Maria Noemi Ciacci Psicologo a Grosseto

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Caro Gabriele, è molto frequente che in questa fase (3 anni) un bimbo mostri questi comportamenti. Secondo Malher a partire dal 4° mese di vita fino ai 3 anni avviene il lungo processo psichico di separazione-individuazione in cui il bambino da percepirsi in simbiosi con la mamma, piano piano raggiunge la consapevolezza di essere un individuo staccato e autonomo. Quindi come tale ha paura di essere abbandonato. Per sentirsi sicuro il bambino deve introiettare dentro di sè un'immagine buona del genitore, un porto sicuro da cui partire per esplorare il mondo e in cui tornare. Probabilmente da un lato non si sente ancora del tutto sicuro (quindi va rasssicurato), dall'altro è geloso della sorella e forse ha assorbito un po' di normale vostro nervosismo dovuto alla nascita della piccolina. I bambini a volte regrediscono davanti alla nascita di un fratellino, come se dicessero "guarda, sono piccolo anche io, occupati di me". In questi casi bisognrebbe rivedere le abitudini, le routine e gli approcci educativi dinanzi alle nuove richieste. Qualche seduta di sostegno alla genitorialità da un consulente potrebbe rivelarsi molto utile per prendere in tempo il problema ed evitare di cadere alla lunga in un circolo vizioso di ansia e stress per tutti quanti.

Dott.ssa Eleonora Russo Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Trani

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Salve Gabriele,
credo che con la domanda finale, tu ti sia dato la risposta: troppi cambiamenti in breve tempo, possono aver indebolito le difese dell'Io in formazione del vostro piccolo.
Il crollo è avvenuto ovviamente con l'inserimento alla scuola materna e soprattutto con l'inizio della frequenza a tempo pieno, ma questo non è la causa bensì quanto è servito per evidenziare ciò che non andava a monte. Andando a ritroso, non doveva iniziare la piscina separandosi dalla mamma, considerando che la presenza della sorellina poteva già aver creato in lui qualche problema, peraltro fisiologico, da non sottovalutare in una fase di frequenti cambiamenti di abitudini.Direi di non drammatizzare di fronte a questa sua 'regressione' ma di fargli riprendere la piscina o altre attività insieme con la mamma, quindi frequentare momentaneamente la scuola a tempo ridotto, magari ritornando a pranzare a casa con voi o uno di voi genitori. Aspettare che si 'calmino le acque' ed a tempo debito ricominciare ad affrontare progressivamente le precedenti modifiche. Ritengo necessario che vi facciate aiutare da un/a psicoterapeuta dell'Età Evolutiva. A tua disposizione e con i migliori auguri.
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Gentile Gabriele,
Sicuramente il suo bambino si trova ad affrontare un periodo di cambiamenti complessi tutti insieme. Rallentare un po' con i ritmi potrebbe essere una soluzione, e poi pian piano introdurre una cosa in più.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Gerbi

Dott.ssa Martina Gerbi Psicologo a Asti

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Gentile Gabriele, l'ingresso di un bambino all'asilo è un momento estremamente delicato: la mamma e il papà sono lontani, compaiono nuove figure (maestre, amichetti) ed è più che normale che il bambino si possa sentire spaesato e possa dire "non voglio andare".
Probabilmente il restare anche per il pranzo dopo due settimane in cui rientrava a casa ha creato in lui un po' di confusione e di paura: paura del nuovo, paura dei cambiamenti, paura di restare solo.
Nella stessa identica maniera potrebbe aver percepito il dover affrontare il nuoto senza la sua mamma ma solo con l'insegnante.
Suo figlio sta sperimentando dei cambiamenti e, per la prima volta, una sua autonomia.
Supportatelo in questo particolare momento ma senza trasmettergli preoccupazione.
Per adesso potreste cercare di continuare a farlo pranzare a scuola, più che altro per non fare un passo indietro, cosa che potrebbe rappresentare un ulteriore cambiamento.
Lei, inoltre, parla anche della nascita di una nuova sorellina: altro cambiamento importantissimo nella vita di un bimbo di tre anni che può non percepirsi più al centro completo dell'attenzione della sua mamma e del suo papà.
Ha notato dei cambiamenti nel bimbo dopo la nascita della sorellina?
Le auguro una buona serata,

Dott.ssa Valentina Mossa

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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