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Perché a volte è difficile gestire le emozioni?

Inviata da Terry · 21 mar 2016 Relazioni sociali

Salve! Volevo avere un parere in merito alla gestione delle emozioni. Mi capita di dar vita a rapporti di amicizia in cui mi sembra di dare troppo, di aprirmi a livello emozionale, do fiducia immediata al prossimo o a persone di cui sento che potrei fidarmi. Il che dovrebbe essere positivo. Però, questa disponibilità (prenderli sotto casa, annullare impegni,f are salti mortali..) viene interpretata come debolezza e il problema è che non sempre posso essere disponibile per cui quando ad una richiesta rispondo "no", non accettano i miei "no" quindi i rapporti iniziano a deteriorarsi. Da qui, derivano atteggiamenti da parte di chi mi circonda irrispettosi, io tendo ad accumulare la rabbia, non reagisco sperando che le cose cambiano ma poi tendo ad esplodere ma nel senso che alzo solo la voce, non riesco ad essere pacata e senza emozioni dando all'avversario uno strumento da usare contro. Questo modo di farmi rispettare non mi porta da nessuna parte nel senso che l'interlocutore non si domanda dove ha sbagliato ma scarica tutte le responsabilità su di me e sulle mie reazioni e mi attribuiscono i propri di comportamenti. Quindi, come gestire i conflitti senza accumulare ed esplodere e come far sentire l'altro in torto? Come autocontrollarsi e fregarsene se certi comportamenti, specie da amici o comunque da persone a cui si è dato tanto, ci feriscono?

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Gentile Terry,
credo che la chiave di lettura dei suoi comportamenti sia in un eccessivo bisogno di approvazione (gratificazione? affetto?) che la porta ad "offrirsi" ed essere troppo disponibile con i suoi amici.
Per mantenere dei buoni rapporti di amicizia non è necessario "strafare", né essere troppo disponibili.
Tra l'altro questo atteggiamento può portare qualcuno a fare richieste eccessive o troppo frequenti nella certezza che lei non direbbe mai di no per cui un eventuale rifiuto, benchè motivato, equivarrà ad una grossa delusione se non proprio ad un torto subìto, con conseguente confusione e non corretta interpretazione dei fatti.
Un percorso di psicoterapia (che le consiglio) potrà farle comprendere le origini di questo suo eccessivo bisogno di compiacere gli altri e farle acquisire il giusto livello di assertività e autostima.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Terry,
parafrasando le sue parole direi che lei sente la necessità di acquisire la capacità di affermare se stessa, ma senza imporsi sugli altri e di farsi rispettare, ma senza sminuire il punto di vista altrui.
Siamo nell'ambito dell'assertività, ovvero lo stile relazionale, che è vincente in ogni situazione e che permette di perseguire i propri obiettivi senza perdere di vista il rispetto per l'altro, senza sentirci a disagio e senza indurlo negli altri.
Ciò presuppone il saper riconoscere le emozioni e l'aver fiducia in se stessi senza l’ansia del giudizio altrui.
Certo non è un percorso scontato, ma con l'aiuto di un adeguato supporto psicologico si può percorrere!!!
Le consiglio di affidarsi ad un collega della sua zona per una Consulenza Breve Strategica. Attraverso piccole "esperienze emozionali correttive" saprá guidarla verso un processo di cambiamento nella direzione desiderata.
Un caro saluto. Resto a disposizione. Dott.ssa Gloria Bezzegato

Dott.ssa Gloria Bezzegato Psicologo a San Martino di Lupari

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Cara
mettiamo proprio ben in ordine le cose partendo, come giustamente fai tu, dall'inizio del problema e cioè da questa tua disponibilità.
Tu hai detto bene: "dai troppo a livello emozionale" , vedi questo è un punto di partenza sbagliato nelle relazioni perché poi, in questo modo, già le persone non ti valorizzano e non pensano a ricambiarti ma danno per scontato che sarà sempre così.
Quindi devi correggere il tutto partendo da questo primo punto.
Cerca l'equilibrio nel dare, un giusto mezzo, che ti soddisfi e che non ti esaurisca nell'offrire risorse.
Se lo farai tutte le altre fasi che seguiranno saranno naturalmente equilibrate.
Anche per la gestione delle emozioni nei conflitti, vale un pò la stessa regola ...non coinvolgerti troppo, rimani un pochino più distaccata, non difendere troppo il tuo punto di vista, più ti spieghi e ti difendi più sembra che ti scusi.
Sperimenta, Imparerai a farti valutare e rispettare.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Gentile Terry,
Dal suo racconto emerge un profondo desiderio di mettersi in gioco e migliorare, le riconosco anche una certa capacità metacognitiva ( che tradotto in parole povere è la capacità di attuare una riflessione sui propri pensieri, emozioni, azioni), non presente in tutti ma solo in persone con una elevata empatia e notevoli capacità cognitive. Fatta questa premessa ci tenevo a sottolineare che partendo da questi presupposti lei sarebbe una perfetta "paziente" anche se a mio avviso quello di cui necessita non è una vera e propria terapia ma semplicemente un "training asserivo" che la aiuterebbe a comunicare appunto assertivamente ( in maniera adeguata alle sue esigenze e che rispetti la realtà esterna) con gli altri, avvalendosi del suo diritto di dire no e di non mettere in secondo piano i suoi impegni ed esigenze rispetto a quelle degli altri. Si potrebbe fare altresì un lavoro per ampliare la sua autostima e aiutarla a non farla dipendere troppo dagli altri e da quello che fa, ma da quello che effettivamente è. Potrebbe sembrare una cosa semplice ma in realtà richiede molto impegno e capacità di appendere nuovi punti di vista e far propri gli strumenti che le vengono forniti dal terapeuta, portando così a un notevole miglioramento della qualità della propria vita.
Spero di esserle stata di aiuto e qualora avesse bisogno non esiti a contattarmi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Di Rosa Raffaella
Psicologa clinica e dell'età evolutiva, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Villaricca (Napoli).

Dott.ssa Di Rosa Raffaella Psicologo a Villaricca

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Buonasera Terry, partiamo da un fatto: noi scegliamo, percepiamo, pensiamo, ci coinvolgiamo, in sostanza, "siamo" nel mondo prima attraverso le emozioni. Tutto passa prima per il "cervello emotivo" e poi per quello cognitivo (alcune ricerche di B. Libet, hanno dimostrato che siamo "puntualmente" mezzo sec. in ritardo rispetto a ciò che vogliamo e comprendiamo; le faccio un esempio più chiaro: quando decido di spostare una penna da un punto ad un altro, potrebbe sembrare che la decisione finale io la prenda poco prima di attuare lo spostamento. In realtà, tale "decisione" l'ho presa già prima, tanto che è stata dimostrata l'attivazione dei neuroni motori per compiere tale azione, ben prima, appunto circa 0,5 sec., che io decidessi di fare quello spostamento). Con questo voglio dire che la gestione delle emozioni (attenzione, non controllo, ma gestione, è molto differente) si può attuare solo attraverso una profonda conoscenza di sé e dei propri nuclei emotivi che si sono formati durante lo sviluppo e sono stati "confermati" grazie alle esperienze, rilevanti, contestuali e successive. Per questo, non esiste una gestione unica che vale per tutti, ma una gestione che vale per lei e lei solo e che può scoprire solo attraverso un percorso psicoterapico di un certo rilievo. Infine, rispetto al suo caso, oltre a quello che già hanno detto i colleghi, a me sembra di poter ipotizzare che la rabbia che lei prova quando le persone reagiscono male ai suoi "no", sia anche dovuta ad un senso di colpa (più o meno esplicito) per non essere riuscita a mantenere la buona immagine (nella loro testa) che aveva creato attraverso la sua grande disponibilità. Il senso di mettere in pericolo questa immagine buona (per lei, credo, molto importante, per ricavarne anche un senso di sé, oltre che buono, ma anche stabile) non è molto tollerabile, per cui si arrabbia con conseguente ulteriore allontanamento da parte dell'esterno ed un (sempre ipotesi) senso di sé inadeguato. Per tutti questi motivi, dunque, le consiglio certamente una psicoterapia che vada ad esplorare i suoi stati emotivi più profondi, facendoli emergere per evidenziarne anche la coerenza con la storia del suo sviluppo di vita.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta,
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Buongiorno Terry,
Il suo racconto mi porta a pensare che lei per la maggior parte del tempo dia molto.piu ascolto alle emozioni delle persone che le stanno intorno e poco alle proprie. Potrebbe essere un buon punto di partenza riportare, con l'aiuto di un terapeuta, l'attenzione sui suoi vissuti e sulle sue emozioni... Prima che si trasformino in rabbia intensa così difficile da gestire. Spesso quello che ci fa arrabbiare é sentirci invasi dagli altri e la soluzione migliore é imparare strategie che ci permettano di mettere regole e confini chiari per evitare che ciò accada. Credo davvero che una maggiore comprensione dei suoi personali bisogni e delle sue dinamiche la potrebbe aiutare a creare relazioni più equilibrate e soddisfacenti.
Un caro saluto
Irene Monti

Dott.ssa Irene Monti Psicologo a Roma

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Buongiorno Terry,
non esiste un modo unico per imparare a gestire le emozioni, ognuno deve capire quali emozioni prova e che significato hanno nella propria vita e nelle relazioni con gli altri. Significati che sono propri e specifici per ogni individuo, per questo non è possibile darle una soluzione precisa in questo momento.
Sicuramente potrà esserle di aiuto un percorso con uno psicologo, che potrà accoglierla nella sua specificità e darle delle indicazioni mirate.
Un caro augurio

Dott.ssa Claudia Vian - Psicologa - Mirano (Ve)

Dott.ssa Claudia Vian Psicologo a Mirano

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