Penso di essere un’inetta

Inviata da Caterina · 8 giu 2020 Autostima

Salve. Da un po’ di tempo credo di non essere in grado di fare nulla. Ho sempre sofferto di ansia da prestazione e studiavo tantissimo per evitare che si presentasse. Dal 2018 sono praticamente crollata perché nonostante il tantissimo studio non riuscivo a superare un esame che invece gente con un quarto della mia preparazione superava. Questo mi ha buttato completamente a terra e da allora la preparazione di ogni esame è un tormento perché sento sempre in me una vocina che dice “tanto sei stupida e ti bocceranno”. Aggiungiamo anche un padre che vede nei voti alti e nel bel fisico la fonte massima di realizzazione e la frittata è fatta. Tutto ciò mi sta sfiancando perché nel profondo so di potercela fare ma le mie paure prendono il sopravvento e ad ogni esame rimandato si accresce la rabbia che provo verso me stessa (tanto che una volta mi sono tirata uno schiaffo da sola per riprendermi). Non so più veramente che fare. So solo che se non trovo una soluzione rischio di rimanere bloccata a vita.

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Miglior risposta 18 GIU 2020

Gentile Caterina,
gli esami universitari possono rappresentare una notevole fonte di ansia e di stress per molte persone, considerando sia il carico di energie e impegno che richiedono, sia l’aspetto legato alla valutazione e al riconoscimento che da essi ne consegue. Il nostro rendimento può dipendere da diversi fattori, e, spesso, la fiducia in se stessi e la sicurezza nelle proprie capacità e conoscenze può giocare un ruolo fondamentale, certamente unito a una buona preparazione. Come lei ha giustamente riconosciuto, il suo rendimento universitario potrebbe essere influenzato non solo dalle modalità e dai metodi di studio, ma, in parte, anche dal fatto che lei parta già dal presupposto che potrebbe fallire, ascoltando quella “vocina” che ha descritto. La percezione e la considerazione che abbiamo di noi stessi non sempre sono spiegabili da motivazioni concrete che hanno riscontro nella realtà; spesso, infatti, interpretiamo la realtà non in modo oggettivo, ma tramite i filtri delle nostre convinzioni e dei nostri schemi mentali radicati. La figura paterna che lei ha descritto potrebbe aver contribuito, durante la sua crescita, alla sedimentazione di alcuni schemi mentali che tutt’ora lei possiede e utilizza per interpretare la realtà. Tuttavia, sebbene gli anni dello sviluppo e l’educazione ricevuta giochino un ruolo importante nella costruzione delle nostre convinzioni, la nostra mente è plastica, continua a modificarsi e riorganizzarsi grazie alle esperienze che viviamo. Per questo motivo, non bisogna credere di essere schiavi o prigionieri di quelle convinzioni che bloccano il nostro agire, perché proprio il momento in cui vengono a galla può essere l’occasione giusta per rielaborare questi schemi costruendone di nuovi. Nel suo caso, ritengo sarebbe utile lavorare su quelle convinzioni che le creano mancanza di fiducia in se stessa, magari con l’aiuto di un professionista, seguendo un percorso strutturato, le sarà molto utile. Nel frattempo, per rendere più piacevole e magari più proficuo, il tempo che dedica allo studio posso consigliarle di studiare con dei compagni, di scambiarsi idee e consigli utili sul metodo, o di partecipare a dei gruppi di studio.
Un caro saluto

Synesis Psicologia® Psicologo a Carnate

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12 GIU 2020

Buongiorno Caterina. L'esame del 2018 è ciò che fa crollare tutto: Lei aveva trovato una strategia (pur, forse, non estremamente funzionale) e con essa affrontava ed evitava l'ansia (studiare moltissimo). Quando questa fallisce, Lei resta senza strumenti. Sembra crearsi un circolo vizioso: lo studio è reso ancora più difficoltoso dall'approccio ad esso, che naturalmente comporta una preparazione non ottimale e un tempo maggiore impiegato per ottenerla (due tra le cose che confermano il senso di inettitudine). Ha valutato l'idea di affrontare questa ansia da studio alla radice? Esistono dei motivi per i quali Lei incontra gli esami in questo modo (come una sfida impossibile, una minaccia, ecc: il significato non lo sappiamo, è nella Sua storia di vita) e comprenderli permetterebbe di risolvere la difficoltà. Anche il fatto di non superare gli esami (cioè di non raggiungere l'obiettivo) è qualcosa che va considerato. Valuti di provare a consultare uno specialista e fare un percorso... certamente servono motivazione e impegno, ma non sembrano mancarLe! A disposizione, in bocca al lupo. Cordialità. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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10 GIU 2020

Cara Caterina, l'episodio dell'esame fallito è significativo nella misura in cui la strategia, che aveva utilizzato per affrontare una difficoltà e mantenere così intatto il Suo senso di efficacia nonostante le difficoltà, fallisce. Ne deriva un senso di incapacità che diviene pervasivo, diviene "parte di Lei": in esso si riconosce, e con esso di descrive e definisce. Incontra il mondo a partire da questo significato, che emerge come unico e inevitabile in ogni esperienza che Lei fa (la vocina di cui parla). Naturalmente questo comporta un effettivo fallimento in conseguenza, che alimenta il circolo vizioso. Lei è, lo dice bene, in stallo: è bloccata perchè il futuro ad oggi Le è precluso (se è stupida e inetta non si laureerà, non lavorerà, non combinerà nulla nella vita, ecc...). Può solo ripiegare sul presente, dove non trova sbocchi ne validazione di sè (nemmeno da parte degli Altri: la figura del papà, per Lei evidentemente significativa, non Le rimanda capacità). Ha valutato una psicoterapia? l'obiettivo è proprio riaprire possibilità d'azione nel futuro, secondo orizzonti d'attesa propri. Lei apprenderebbe a muoversi nel mondo in modo differente, e nuovi significati si appaleserebbero in congruenza. Richiede impegno e motivazione, ma ne varrebbe forse la pena. A disposizione! Cordialità. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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9 GIU 2020

Gentile Caterina,
lei è molto severa con se stessa: diciamo che quando suo padre non può demotivarla è lei a prendere il suo posto, addirittura schiaffeggiandosi. E' bene che lei sappia che non è una buona soluzione nè un incentivo essere così duri con se stessi: è controproducente perchè ci sabota, ci mette in una condizione di auto-sottomissione. Per crescere, per ottenere risultati, dobbiamo dare libero spazio all'espressione del Sè, mentre queste modalità castrano.
Lei dice anche "non riuscivo a superare un esame che invece gente con un quarto della mia preparazione superava": dunque lei si considerava preparata. Questo è quello su cui lei dovrebbe puntare: la sicurezza della sua preparazione. Per farlo non può focalizzarsi su obbiettivi legati alla prestazione, ma su obbiettivi legati alla padronanza. Siamo davvero pronti quando siamo padroni di un argomento, ma per esserlo dobbiamo predisporci e predisporre un percorso di studio scevro dalle aspettative negative sulla propria competenza; bisogna essere realistici: il che implica basare le previsioni sui risultati semplicemente su fattori oggettivi, cioè quello che faccio per prepararmi, come lo affronto, come lo gestisco, il modo in cui mi considero. Badi bene che la percezione di efficacia del sè e di stima riguardo alle proprie potenzialità è molto influente in questi casi...
Potrebbe pensare di affrontare un percorso di rinforzo dell'autostima e dell'auto-efficacia.
Cordialmente,
dott.ssa Comi.

Dott.ssa Gabriella Comi Psicologo a Reggio Calabria

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8 GIU 2020

Buonasera Caterina,
dal suo scritto mi sembra che quell'esame che non riusciva a superare ha rappresentato un pò quella famosa "goccia che fa traboccare il vaso". Come se la strategia di studiare molto per evitare che l'ansia prendesse il sopravvento, non ha consentito quella volta di superare l'esame, provocando una ferita molto profonda da ricucire, perchè sapeva bene che da lì in avanti non sarebbe stato più sufficiente studiare tantissimo per evitare che l'ansia si ripresentasse. L'ideale di sè come studentessa ha iniziato così a vacillare mettendo anche in dubbio il suo valore come persona e iniziando a giudicarsi come una "stupida". Ha descritto molto bene la sensazione di rimanere "bloccata a vita" e forse anche il timore di non riuscire a sentirsi realizzata nel suo ruolo di studentessa e di vivere gli esami più come una sofferenza che come piccoli traguardi che porteranno poi ad una laurea. Dallo scritto non sono riuscita a comprendere bene se per lei laurearsi rappresenta davvero un desiderio di realizzazione personale.
Penso possa esserle utile intraprendere un percorso psicologico per riuscire a lavorare sugli aspetti emotivi che le danno la sensazione di sentirsi "bloccata" e che la fanno arrabbiare.
Resto a disposizione nel caso volesse contattarmi.

Un caro saluto

Dott.ssa Ilaria Passoni

Ilaria Passoni Psicologo a Brugherio

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