Pensiero ossessivo, ansia, senso di vuoto esistenziale

Inviata da Corinne il 2 mag 2018 Ansia

Vi ringrazio in anticipo per la lettura del mio post annunciandovi che sarà abbastanza lungo e inconcludente visto che i problemi che riporto si presentano ciclicamente da anni, se non da prima dell’adolescenza, ma hanno subito un peggioramento da novembre 2017; so anche che il consiglio principale sarà quello di recarmi da uno psicologo in carne ed ossa ma in questo momento mi è impossibile e sto passando da un momento di crisi a un altro a distanza di giorni da mesi ormai e sono arrivata al limite della sopportazione.

I miei problemi principali sono sostanzialmente due: il primo è legato a un “disturbo del pensiero” che non saprei nemmeno identificare se non con il pensiero ossessivo o la ruminazione in senso lato e che si è presentato fin da quando ero bambina (ho ricordi flash dell’insorgenza di questo tipo di pensiero addirittura durante le elementari); alcuni pensieri si presentano, provocandomi ansia o paura di perdere il controllo o di non “poter farci niente” e per giorni, a volte settimane, continuo a rimuginare e a pensarci in continuazione fino a che semplicemente il mio pensiero viene in qualche modo distratto (o meglio, la mia attenzione viene disancorata da quell’oggetto del pensiero) dalla vita quotidiana e ritorna a uno stato normale fino alla successiva crisi che potrebbe capitare dopo mesi oppure dopo pochi giorni, rispetto a un pensiero completamente diverso.

Il primo pensiero di questo tipo riguardava me stessa, di preciso la mia “personalità”: il pensiero scatenante in particolare recitava “come faccio ad essere ‘me’?” ed era legato all’ansia del perdere in qualche modo tutto quello che ero perché semplicemente non avendo controllo cosciente sulla mia personalità, non potevo farci niente. Non avevo controllo. E cosa avrei fatto senza me stessa? Cosa mi sarebbe rimasto? Chi mi sarebbe rimasto?
Ero convinta che alcuni tratti caratteriali fossero l’unico motivo per cui gli altri si avvicinassero a me e per molti anni questo è stato il pensiero “ossessivo” principale che si ripresentava a ondate durante le quali non riuscivo a non pensare ad altro se non a ogni mia azione o parola in presenza d’altri e al loro comportamento nei miei confronti (ripeto, non è qualcosa di costante, ma questi periodi sono sempre stati insopportabili e questo particolare pensiero “ossessivo” durante l’adolescenza mi ha creato molti problemi nel conoscere nuove persone, proprio per paura che una nuova conoscenza avrebbe potuto scatenare di nuovo una crisi).
Dai 16-17 anni in poi questo particolare pensiero con annessa ansia si è molto attenuato, comparendo solo sporadicamente e comunque sono riuscita a crearmi una “strategia di coping” per queste evenienze, semplicemente aspetto che passino, consapevole che prima o poi la mia attenzione si disincaglierà da questi pensieri e nella maggior parte dei casi è così.
Negli anni successivi ho però sviluppato nuovi pensieri proni alla rimuginazione di questo tipo, sempre legati all’ansia e alla paura di non poter avere il controllo di un’evenienza, anche lontanissima.

L’ultimo pensiero di questo tipo, che mi sta creando disagio proprio mentre scrivo, riguarda la stessa capacità di pensiero. Mi spiego meglio.
Soffro di emicrania, ormai sono abituata al dolore quasi quotidiano ma a volte alcune fitte particolarmente dolorose mi spaventano e mi portano a pensare che se dovesse succedermi qualcosa di grave io potrei scambiarlo per la solita fitta da emicrania e lasciarlo perdere, per cui inizio a “controllare” il mio stesso pensiero per essere sicura che sia “tutto a posto”, di fatto impendendomi di avere un qualsiasi flusso di pensieri normale, quindi spaventandomi ancora di più.
Questo è il pensiero che mi sta attualmente creando ansia, sensazione di disagio e di scollamento generico da me stessa e da quello che mi sta intorno, oltre che a una sensazione di disperazione profonda che accompagna sempre queste crisi mentre aspetto che semplicemente passino.

Il problema è che da novembre 2017 ad oggi queste crisi si sono moltiplicate nel numero e nell’intensità e da mi ricollego al mio secondo “problema”: una profonda insoddisfazione e senso di sconforto generale, una perdita di significato nella mia stessa vita e nelle relazioni che mi rimangono, acuite dall’essere una fuori sede universitaria che si vede mancare una qualsivoglia routine che si possa definire appagante in qualche modo.
Penso che questo senso di vuoto e insensatezza abbia contribuito al peggioramento della mia tendenza al pensiero ossessivo (che comunque, ripeto, fino a quest’anno non era MAI stato così presente nella mia vita o così debilitante).

Ho omesso dettagli personali che ritengo molto importanti per capire l’origine di questi problemi perchè sono consapevole che non potrete curare magicamente ogni mio male tramite internet, vorrei solo avere qualche consiglio sul tipo di specialista a cui rivolgermi per problematiche di questo tipo, che non saprei nemmeno identificare precisamente.

Vi ringrazio moltissimo per essere arrivati fino in fondo e aver letto questo messaggio,
spero possiate aiutarmi per quanto possibile.

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