Pensieri ossessivi verso la terapeuta

Inviata da diego · 9 mar 2020 Psicoterapia

Salve, sono in terapia da 9 mesi, e sin da subito il rapporto con la terapeuta mi ha portato vari turbamenti, oscillo continuamente dall'apprezzarla davvero come persona, ad avere pensieri ossessivi con emozioni di rabbia o odio nei suoi confronti e, per un breve periodo iniziale qualcosa di simile all'innamoramento o al voler far parte della sua vita. Ciò che voglio capire è se "le colpe" che le do siano motivate, o se sia tutto frutto della mia mente. Cercherò di essere più sintetico possibile.

Premessa, ho conosciuto questa psicologa perché seguiva una persona a me stretta, di conseguenza già sapeva in qualche modo chi fossi e aveva avuto dei racconti che riguardavano me e il mio contesto familiare in maniera abbastanza approfondita ( forti problemi nella relazione tra i miei genitori e di conseguenza continuo clima di passivo aggressività tra gli uni e gli altri, mancanza di basi educazionali solide ecc ecc).

Ad ogni modo, decido di intraprendere questo percorso in un periodo di forte stress, suscettibilità, aggressività, paranoie, problemi a casa che non riuscivo più a tollerare, nonché ossessioni verso i miei genitori. Quindi riconosco sin da subito che la mia mente era confusa e poco lucida e che probabilmente vari ricordi sopratutto dei primi 5 mesi siano distorti.

Capiremo in breve tempo 3 problemi:
- disturbo ossessivo compulsivo nei miei pensieri che adopero sia con loro che in molti altri aspetti della vita.
-tendenza a filtrare i ricordi e tenere solo ciò che di negativo fanno le persone, distruggendo così molti rapporti
-sintomatologia depressiva.

Quando capiamo ciò, inizia a risultarmi evidente come anche la terapia stessa sia stata soggetta a pensieri ossessivo compulsivi, poiché pensavo tutto il giorno a cosa dire nella prossima seduta, a cosa ci eravamo detti, avevo paranoie del tipo "chi ho davanti veramente?" "a chi sto raccontando i miei problemi" "Prenderà sul serio ciò che le dico" e sopratutto "Mi giudicherà per quello che già sapeva di me o mi ascolterà per bene?".

Ora vi faccio un elenco dei ricordi che mi fanno provare frustrazione nei suoi confronti:

- Alla prima seduta quando mi chiede "parlami di te" inizio parlando dei miei genitori (cosa che mi premeva) e li mi interrompe dicendo che conosceva già molto bene il contesto, quindi parlo d'altro. Lì è come se avessi avvertito una "botta", come se dovessi limitarmi o dovessi sforzarmi per parlare di ciò che volevo. In realtà, i mesi successivi ci siamo dedicati largamente alla questione, ma c'era ormai in me timore (di annoiare forse, non so). Anche se comunque lei mi domandava riguardo la questione, avrei preferito magari più spiegazioni riguardo l'andamento della terapia e su come gestirla per evitare fraintendimenti.
-- Questa storia avrà un epilogo il giorno che decisi "di forza" di raccontarle un particolare ricordo che mi tormentava, dicendole anche che la sensazione che avevo avuto è che raccontarlo fosse inutile. Al ché lei mi dice che non lo è (frase scontata) ma che non poteva domandarmi questo tipo di dettagli anche se già li conosceva poiché erano troppo delicati e dovevo essere io tirarli fuori. Ripeto, lei mi ha dato spazio di parlarne, ma avrei preferito chiarezza per levare i miei timori ed essere incentivato a parlare prima di questo "scoppio". Addirittura le dissi che stavo valutando di andare altrove.

- Altro ricordo, i primi mesi notavo spesso dei cambi di atteggiamento da parte sua, ad esempio avvertivo a volte un clima più caloroso ed altre una forte freddezza. Non capendo così quanta confidenza prendere e ad oggi non riesco a capirlo, quindi a mettermi a mio agio. Addirittura in una di quelle sedute mentre parlavo prese il telefono e iniziò a scrivere un messaggio, aumentando così la tensione che avevo e non capendo se mi stava ad ascoltare.
-- "In sua difesa" posso dire che fu l'unica volta che successe, adesso quelle rare volte che capita di mandare un messaggio si scusa magari dicendo che è importante e riprendiamo subito. Inoltre, un ipotesi, e che essendo alla prima esperienza magari stavo avendo troppo un atteggiamento da "amico" e forse (ma è solo una mia ipotesi) serviva per prendere la giusta confidenza con i giusti tempi. Un' altra ipotesi invece è che i primi mesi avesse problemi privati e magari il suo cambio di atteggiamento fosse dovuto a quello. Come comportarsi in merito a queste dinamiche? Considerando che nel resto del tempo è andata bene, dovrei pensare al fatto che ho sempre un essere umano davanti? O certi errori da un'esperto non dovrebbero presentarsi?

-Specialmente i primi mesi, mi capitava spesso di dover aspettare prima di entrare a fare la seduta perché era sempre con clienti, anche 10-15 min (capite che stare davanti ad uno studio psicologico può essere imbarazzante per chi non voglia farlo sapere), addirittura una volta, anche se si scusò dovetti aspettare 35 minuti. Capita anche negli altri studi? Devo prenderla con tranquillità o sono gesti di noncuranza?

-Avevo la sensazione a volta che nelle prime sedute arrivasse a conclusioni affrettate senza scendere meglio nella questione, e andando avanti i consigli sono cambiati man mano che raccontavo più a fondo i problemi. È il giusto atteggiamento che deve avere lo psicologo? i consigli possono cambiare o dovrebbe spingere di più la questione prima di dare consigli?

-Al di fuori della terapia non mi permetto mai di mandare un messaggio, solo una volta è stato necessario e mi sono scusato, capendo che chiaramente si paga per l'ora di seduta, ma anche li la cosa è molto cangiante. Per messaggi è glaciale, tranne alcune volte che si dilunga più nelle conversazioni quando magari capita che decidiamo quando vederci o se mi contatta lei per un qualche motivo, io però, confuso dall'atteggiamento stento a rispondere a monosillabi, perché non capisco proprio quanta confidenza prendere.

Ad ogni modo, oggi, questi atteggiamenti sono cambiati, lei sembra essere più stabile nei miei confronti , io dall'altro lato sono più tranquillo avendo risolto vari problemi (che abbia visto atteggiamenti e freddezza inesistenti?). Non so, ma non riesco ad distaccarmi da quegli eventi. Ripeto che la maggior parte delle sedute sono andate bene e abbiamo raggiunto risultati positivi. Inoltre sempre nei primi mesi ho provato anche dell'affetto più "intenso", ma non riesco ad ordinarlo cronologicamente se prima o durante quegli eventi, quindi per avere i ricordi così sbiaditi probabilmente ero confuso. Ma, avendo provato questo tipo di sentimenti, mi chiedo se dietro tutto questo turbine di pensieri non ci sia dell'altro, se non ce l'abbia con lei solo perche sto riflettendo su di lei altri sentimenti o problemi miei . Ora vorrei solo ricominciare il rapporto con questa persona partendo dal presente, ma non riesco per la mia ossessività, cosa mi dite voi a riguardo?

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