Paure, ossessioni, insicurezza di uno studente

Inviata da Alex · 27 mag 2015 Disturbo ossessivo compulsivo

Salve a tutti, sono uno studente calabrese di 27 anni. Dal 2008 a questa parte soffro di disturbi alquanto invalidanti che non mi permettono di vivere la mia vita. Tutto è iniziato quando, dopo un periodo di solitudine e stress dovuto alla vita universitaria a Roma, ho cominciato a pensare con terrore all'idea di poter vomitare in pubblico. Col tempo questa cosa è diventata una ossessione ed ho cominciato a provocarmi conati di vomito ( raramente vomitavo ma è capitato) prima di uscire, a non mangiare prima di uscire o mangiare poco o niente fuori di casa. Tutto questo si è accompagnato a condotte di evitamento che mi hanno portato a perdere amici ed evitare esperienze importanti. Nel 2011 ho iniziato una psicoterapia di stampo Junghiano che nel giro di alcuni mesi mi ha aiutato parecchio, c'è anche da dire che in quel periodo avevo una vita sociale più importante, ho affrontato alcune situazioni con amici e avevo maggiore sicurezza in me stesso. Nel 2012 ho smesso la terapia ed ho vissuto un anno tra alti e bassi ma ho litigato con alcuni amici trovandomi in una situazione di isolamento sociale. Nel 2013 mi sono fidanzato con una bellissima ragazza ma mentre uscivo con lei e mi trovavo in una strada deserta ho avuto conati di vomito e la relazione andava male perché tutte le volte che la vedevo avevo paura di vomitare e non ero più me stesso, cosi' sono ritornato dal precedente psicoterapeuta ma questa volta i risultati sono stati scarsi ed ho deciso di abbandonare la terapia. Nel frattempo la relazione è terminata nel peggiore dei modi ed ho cominciato a maturare altre insicurezze. Nel 2015 ho fatto 10 sedute di terapia strategica con uno psicoterapeuta di Roma ed al giorno d'oggi maledico il giorno in cui ho deciso di affidarmi a lui. All'inizio pensava si trattasse di una fobia e mi ha prescritto la tecnica della peggiore fantasia, ma la situazione peggiorava, ho avuto attacchi d'ansia la notte con tremore alle gambe mal di pancia e conati di vomito. Poi alla quarta seduta trattandomi malissimo ha escluso la fobia e mi ha parlato di dubbio patologico. Nel frattempo ho iniziato a preoccuparmi veramente tanto, andavo a cercare su internet, pensavo di avere un Doc, ho passato gli ultimi mesi in preda a rimuginazione, malumore, confusione e ossessioni fortissime di dover essere ricoverato, di poter vomitare tutto il giorno come un pazzo. Mi capitava di avere paura di girare la testa nel timore di vomitare, non riuscivo a mangiare, non prendevo la macchina, i 3 mesi più brutti in assoluto della mia vita. Adesso sono a casa con i miei genitori e sto cercando di distrarmi, le cose vanno meglio ed ho ricominciato a mangiare normalmente, uscire con amici, prendere la macchina, ma mi capita ancora di avere pensieri angosciosi che durano ore, insicurezza nel fare le cose, sensi di colpa, malumore. Alcune volte mi capita anche di avere mal di pancia ansioso quando sono lontano da casa. Fra qualche giorno dovrò fare un viaggio con mio padre e le sensazioni sono veramente pessime. Adesso cosa posso fare per uscire da questa brutta situazione ?

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Miglior risposta 27 MAG 2015

Buonasera Alex,
le suggerirei una terapia relazionale o basata sull'ipnosi.
Sicuramente anche un affiancamento psichiatrico, almeno agli inizi per poter far fronte ai sintomi di cui parla.
Si prenda qualche giorno per pensarci e poi cerchi di tornare ai suoi studi e alla sua vita. Lo ha già fatto e può farlo ancora.

Dott. Fabio Glielmi

Dott. Fabio Glielmi Psicologo a Roma

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2 GIU 2015

Gentile Alex, lei descrive una situazione di ansia molto forte, in grado di influire pesantemente sulla sua vita. Mi sembra anche che l’area maggiormente interessata sia quella sociale e, in particolare, delle relazioni. Credo che questa sia una tematica importante per lei e da approfondire per poter meglio comprendere le reali implicazioni. Mi sembra anche che coesistano spinte di segno diverso che la fanno oscillare, anche inconsapevolmente, tra il bisogno di dipendenza e il desiderio di autonomia e che sembrano esitare in emozioni a volte in conflitto tra loro.
Credo che in questo momento la cosa più importante per lei non sia di giungere a una “salvifica” diagnosi quanto di cominciare a dare un senso a quanto le accade poiché i sintomi ansiosi hanno significati diversi per ciascuna persona. Del resto il fallimento da lei riferito rispetto all’ultima terapia non esclude che si tratti proprio di uno stato fobico. Non tutti gli approcci e le tecniche, anche efficaci, funzionano con tutte le persone e in qualunque momento della loro fase di vita (e di terapia). La vorrei dunque invitare a riflettere sul fatto che l’amplificazione dei sintomi ansiosi e di evitamento che lei riporta non sia necessariamente imputabile a un errore diagnostico quanto al fatto che qualcosa non ha funzionato nella tecnica adottata (e dunque nella terapia) per i più svariati motivi (dai tempi, all’intensità etc.).
Probabilmente quello che al momento è più importante per lei è stabilire una relazione di fiducia con un nuovo terapeuta per poter cominciare a riprendersi la vita.
Mi pare di capire che da parte sua la forza e la determinazione ci siano. Il resto lo farete assieme.
Buon lavoro.
Dott.ssa Lucia Rinaldi
Roma

Lucia Rinaldi Psicologo a Roma

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2 GIU 2015

Ciao Alex, descrivi molto bene quello che ti accade e questo può essere un vantaggio, l'essere in contatto con ciò che si prova rappresenta un passo verso la consapevolezza. Tuttavia penso che in questo momento della tua vita sia necessario che ci sia qualcuno che ti aiuti ad esplorare ciò che accade. Ho avuto la sensazione che tu abbia una certa sfiducia nella terapia, ma questa non è altro che una relazione fra due persone che si incontrano e decidono di progettare un percorso insieme e non solo sulla base di un obiettivo terapeutico ma anche e soprattutto sulla base di uno scambio e di una condivisione di spazi, tempi e emozioni. E' fondamentale che nella tua scelta stia comodo. Ti invito a darti tempo e a non scegliere solo un metodo o una tecnica psicoterapeutica ma piuttosto la persona che incontri. Una relazione nutriente è quello di cui hai bisogno in questo momento. Un saluto. Dott. Alfredo Barbarossa

Dott. Alfredo Barbarossa Psicologo a Roma

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1 GIU 2015

Vi ringrazio tanto per le risposte. Vi avevo accennato del viaggio e tutto sommato questo è andato così così. C'è da premettere che ho una forte paura di viaggiare in aereo ed il viaggio di andata si è svolto proprio tramite questo mezzo. Prima di andare in aeroporto ho mangiato poco, temevo di poter vomitare durante il volo ed ho avuto qualche conato. Durante il volo la paura di vomitare poi è scomparsa ma ho avuto tachicardia, tremori, giramenti di testa, il timore di stare male e non poter essere soccorso, una forte ansia e paura che non mi ha permesso di rilassarmi. Sono arrivato a destinazione stremato, consapevole del fatto che per superare una paura bisogna per forza affrontarla, ma anche consapevole che dopo l'esperienza negativa vissuta non so quando riprenderò questo mezzo. Tutto sommato un' esperienza che ha sensibilizzato ancora di più la mia paura. Il viaggio di ritorno è stato fatto con la macchina e nonostante le solite paure iniziali ( paura di vomitare o di avere mal di pancia) è andato abbastanza bene, ho guidato per alcune ore, ho mangiato e mi sono anche rilassato. Qualcuno di voi ha parlato di emetofobia, Sinceramente anche io all'inizio pensavo di averla, mi riconoscevo nei sintomi, ma mi è stato riferito che la mia non è una fobia ma solo un dubbio patologico. Secondo lo psicoterapeuta ( che è arrivato a questa conclusione solo dopo 6 sedute e solo dopo avermi fatto peggiorare, pensando che io avessi anche il disturbo da vomiting ) prima di affrontare una situazione temuta io mi pongo il dubbio se potrò stare male o potrò star bene e nel dubbio non affronto quella situazione ed il vomito in tutto questo sarebbe solo un qualcosa per evitare, un meccanismo di difesa. Su questa diagnosi io sono d'accordo ma solo a metà perché la nausea, i conati ed in alcuni casi il mal di pancia, si sono presentati anche in situazioni di rabbia, di noia, di disagio, insoddisfazione. Concordo sull'idea di dover affrontare una visita da uno psichiatra, quanto meno per avere una diagnosi precisa da parte di un medico specialista che possa prescrivermi qualche farmaco al bisogno ma non penso che i farmaci possano risolvermi la situazione, anzi. Ritengo anche che al momento devo riprendermi la mia vita ritrovando un gruppo di amici, ritrovando hobby ed interessi perduti all'università e la terapia principale dovrebbe avvenire per mezzo di un bravo psicoterapeuta con cui instaurare un rapporto di fiducia ed empatia. A riprendermi la mia vita ci sto provando con tante difficoltà per la psicoterapia non so quale possa essere l'orientamento più adatto alla mia situazione.

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28 MAG 2015

Caro Alex
..sono ancora qui; rispetto al viaggio che dovrai affrontare con tuo babbo, non ho capito quando sarà, io ti consiglio di: intanto cerca di vivere molto sul momento, non farti previsioni e non farti immagini mentali di niente.
Se senti salire l'ansia (affiorando il pensiero del viaggio alla mente) semplicemente fai un respiro profondo e lascia andare.
Portati dietro una boccetta di Rescue Remedy (fiori di bach) e quando sarai in viaggio usala all'occorrenza.
(In generale io credo che tu non abbia bisogno di psicofarmaci).
Se vuoi altri consigli ci sono.
Penso che questo viaggio sarà positivo, mi fai sapere come andrà?.
Dott.Ceccucci

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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28 MAG 2015

Gentile Alex,
volendo dare un nome alla sua situazione potremmo dire che soffre di emetofobia, però questo è solo un nome sotto il quale possono starci motivazioni del tutto diverse. Mi soffermerei anche a pensare sul perché abbia interrotto la sua prima psicoterapia. Durante un percorso terapeutico ci possono essere anche momenti di stallo, di regressione, di aumento del malessere sui quali si lavora col terapeuta. Le consiglierei di intraprendere un nuovo percorso terapeutico pensando anche che il sintomo così invalidante porta con sè anche dei significati (da trovare) per una crescita ed un'individuazione personale. Nella prospettiva di affrontare il viaggio si faccia aiutare dal medico con un supporto farmacologico in modo da limitare l'associazione dell'andare via da casa con i disturbi emetofobici.
Cordiali saluti
Anna Ambiveri

Dott.ssa Anna Ambiveri Psicologo a Torino

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28 MAG 2015

Caro Alex
è molto interessante il tuo racconto e quello che, soprattutto, ne emerge è il tuo coraggio e la tua lucidità nel valutare la situazione.
Spiccano le figure dei due terapeuti: una in positivo e una in negativo, uno ti ha aiutato e l'altro peggiorato.
In ogni caso ora avresti bisogno di un nuovo terapeuta che fosse quasi una mediazione fra i due e che, con semplicità, possa aiutarti a mettere le cose nella giusta ottica e che ti insegni a comprendere i tuoi vissuti e gestirli.
Devo dire che ho affrontato altri casi simili al tuo che vanno gestiti anche attraverso una relazione terapeutica molto empatica.
Cerca finchè non trovi il terapeuta giusto.
Mi piacerebbe aiutarti.
Un caro saluto.
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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28 MAG 2015

Buongiorno Alex,
Io le consiglierei di parlare con il suo medico di base per la prescrizione di qualche farmaco,se il viaggio e' imminente, eventualmente il medico la indirizzerà da altro specialista. Le consiglierei anche di intraprendere un percorso di psicoterapia per elaborare le sue vicissitudini passate e in parte ancora presenti. Potrebbe essere utile imparare il training autogeno per far fronte all'ansia e al vomito. In base alla mia formazione le consiglio una psicoterapia costruttivista. Si prenda il tempo che le serve non si dia fretta.
Cordialmente.
Dr.ssa Verena Elisa Gomiero

Dott.ssa Gomiero Verena Elisa Psicologo a Padova

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27 MAG 2015

Salve Alex,
mi associo a quanto le hanno scritto i colleghi rispetto all'eventualità di affiancare ad un supporto psicoterapeutico un aiuto farmacologico. A questo le suggerirei di non cercare chiarimenti attraverso autodiagnosi quanto piuttosto ciò che ha fatto ora, servendosi di questo sito ad esempio. Il vomito potrebbe essere indice di qualcosa che non riesce ad accettare, e quindi "vomita o ha paura di", ma a questo mi pare di capire che si sono aggiunte altre difficoltà. Ha fatto sicuramente bene a seguire ciò di cui aveva bisogno, prendendosi un periodo di riposo dai suoi, magari le permette di ricaricarsi un pò. Quando deciderà di partire, con i suoi tempi, lo farà.

Claudia Cuollo
Roma

Dott.ssa Claudia Cuollo Psicologo a Roma

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27 MAG 2015

Buonasera,
Leggendo la sua email i sintomi sono invalidanti, cosicchè le consiglio oltre a intrapprendere nuovamente una terapia psicologica di approccio psicodinamico -ovvero non l'analisi freudiana-,di valutare anche la possibilità di rivolgersi a uno psichiatra per gli psicofarmaci idonei.

Psicologia E Benessere Psicologo a Roma

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