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Paura per il mio nuovo inizio nel mondo universitario.

Inviata da Pietro il 11 ago 2018

Buonasera, sono un nuovo utente di questo sito.
Mi chiamo Pietro, ho 21 anni e ho una storia universitaria alquanto travagliata.
Due anni fa ho finito il liceo scientifico.
Questa scuola non mi ha mai convinto, non mi sono mai piaciuti ambiente e professori e anche le materie studiate (prevalentemente umanistiche) non mi hanno mai fatto impazzire.
Finito il liceo, dopo la maturità, non avevo la più pallida idea di cosa fare.
Sono sempre stato più un tipo da materie tecniche/scientifiche che umanistiche, mi è sempre piaciuto l'ambito scientifico e soprattutto la natura e l'ambiente.
I miei mi ripetevano di prendermi l'anno sabbatico, andare magari un po' all'estero ma io, pur di poter dire "sono uno studente universitario" e potermi mettere sullo stesso piano dei miei ex compagni del liceo (tutti iscritti all'università) , mi sono voluto comunque iscrivere. A cosa? A biologia.
la paura iniziale era tanta, ma essendo una persona molto abitudinaria, mi abituai alla routine per un intero anno accademico: sapevo cosa dovevo fare e come farlo. Gli esami li passavo con voti alti perché erano praticamente le stesse materie de liceo (come matematica, fisica e chimica).
Ma la vera difficoltà iniziò quando dovetti affrontare le materie di "biologia vera e propria", come zoologia, botanica e citologia.
Non mi piacevano, non avevo la testa per mettermi lì e studiarle.
Finito il primo anno, ho deciso di fermarmi per riflettere, consapevole che quella strada non faceva per me.
Mi sono sempre piaciuti l'ambiente, gli animali, l'ecologia, ma mi sono accorto che fossero passioni che volevo rimanessero tali.
Mi sono fermato per praticamente un anno, durante il quale ho lavorato per guadagnare qualcosa e ho iniziato un percorso con una psicologa (che non vedo da quasi due mesi per colpa del lavoro, ecco il perché mi ritrovo qua).
Durante questo anno sabbatico "in ritardo" ho cercato di individuare quella che fosse la mia strada e come poter dare una svolta alla mia vita, consapevole di avere una gran voglia di studiare, di rimettermi in gioco e ricominciare.
Mi sono domandato quali fossero le mie passioni oltre a quelle sopra citate, cosa mi riuscisse fare bene e con leggerezza come se non fosse un peso.. insomma, cose del genere per cercare di orientarmi verso qualcosa.
Questo qualcosa è stato design.
Non ero a conoscenza di questa facoltà ma informandomi ho scoperto che al Politecnico di Milano c'è un corso di laurea molto interessante, ovvero design della comunicazione.
Mi sono così iscritto al test e sono riuscito ad accaparrarmi uno dei pochissimi posti disponibili!
Per me tutto ciò è ancora incredibile, non mi sembra vero di avercela fatta.
Ormai mi sono immatricolato da circa un mese, attendo l'inizio delle lezioni ma... l'ansia di quando mi resi conto che biologia non faceva per me è tornata.
Perché è tornata? Non lo so.
Ricordo quando una sera mia mamma mi fece notare (e so perfettamente che è così), che io sono una di quelle persone che ha mille interessi ma nessuno tanto forte da poterlo chiamare "Passione" con la P maiuscola.
Una di quelle persone che si stufano relativamente velocemente delle cose.
Una di quelle persone che iniziano miliardi di cose per non finirne nemmeno una.
Mi sono accorto quanto in tutti questi anni abbia iniziato tante cose pur di esprimere me stesso e una vena artistica che ho sempre avuto.
Musica (pianoforte), disegno a mano e in digitale, lavorazione del legno, canale YouTube.. sono tutti mezzi che utilizzo/ho utilizzato come valvola di sfogo per cercare di esprimermi.
Vorrei che l'università e che una facoltà creativa come questa possa fare altrettanto, ma sento che questa ansia che mi ha riconquistato sia dovuta ad una sorta di vocina nel mio cervello che mi dice "attento.. prima o poi ti stuferai!".
In più io abito in Toscana e provengo da una famiglia molto, molto umile.
Per me trasferirmi a Milano significa un enorme dispendio di energie ma soprattutto denaro, denaro dei miei genitori che farebbero di tutto pur di vedermi felice.
Mi sento una delusione, sento di non poter reggere un altro "fallimento".
Sento che nulla mi piacerà mai davvero fino in fondo e che inevitabilmente lo mollerò perché "tanto non fa per me"...
Ho paura a dirlo ai miei genitori, perché mi hanno visto sereno per diverse settimane dopo il "crollo" iniziale in seguito all'abbandono dell'iniziale facoltà, e rimetterli al corrente di questa ansia mi terrorizza..
Spero sappiate darmi dei consigli, ho paura di rovinare tutto un'altra volta causando un enorme dispendio di energie, soldi e fiducia da parte dei miei genitori nei miei confronti...
Grazie..

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Gentile Pietro,
come prima cosa vorrei dirle che mi colpisce che lei abbia deciso, inizialmente, di iscriversi all’università per avere “l’etichetta di studente universitario” e sentirsi “come i suoi compagni”. Mi sembra una decisione dettata più dal bisogno di sentirsi alla stessa “altezza” degli altri, che dall’autentico desiderio di studiare qualcosa per cui si sentiva portato.
Come ha sperimentato sulla sua pelle, percorsi di studio basati su queste motivazioni, diciamo “artefatte”, è facile che abbiano un risultato frustrante e poco soddisfacente, per il semplice fatto che non sono “autentiche”.

La inviterei a riflettere prima di tutto sul valore che ha per lei avere una laurea o un titolo di studio. Ci sono persone che si sentono gratificate anche da un semplice lavoro manuale e magari meno “prestigioso” a livello professionale.
Dice di venire da una famiglia umile, ha provato a pensare anche ai suoi genitori? Che valore attribuiscono loro alla sua eventuale laurea?
La sua preoccupazione di non volerli deludere è assolutamente comprensibile, ma va un pò capita alla luce di quelli che sono i suoi più autentici desideri.

Non ci racconta nulla, ad esempio, dell’anno in cui ha lavorato: come si è sentito ad avere uno stipendio? Era un lavoro gratificante? Ha valutato la possibilitá di rimanere nel mondo del lavoro? Penso che siano domande importanti.

Altra cosa che condivido con lei: l’impegno che richiede un percorso universitario è sicuramente molto più gravoso di quello di un liceo; trovo curioso che, nella sua precedente esperienza universitaria, sia andato in crisi proprio su materie “nuove”, che non aveva affrontato al liceo, come se, mi passi la frase, non fosse riuscito ad “adattarsi” al tipo di studio che richiedessero quelle discipline.

Tenga presente Pietro che un percorso di studio universitario non può sorreggersi soltanto sulla passione per la materia. La passione è sicuramente un buon punto di partenza, ma occorrono metodo, disciplina e sacrificio, indipendentemente dalla facoltà scelta.
Inoltre ogni percorso comporta la presenza di materie “indigeste” e più difficili da affrontare.
La invito quindi a riflettere anche sugli aspetti organizzativi legati allo studio e sulla possibilità di utilizzare metodi più flessibili in base all’argomento trattato. D’altronde dice di essere una persona molto metodica, questo potrebbe essere un aspetto da migliorare.

Il fatto che lei abbia provato vari canali di espressione (musica, legno, disegno ecc.) mi fa pensare che abbia un buon potenziale creativo, probabilmente si tratta soltanto di incanalarlo nel verso giusto. Mi sembra, inoltre, che lei faccia riferimento ad ambiti che richiedano una certa “manualità”, cioè un lavoro “concreto” e poco astratto.
Mi sembra, in questo senso, che la scelta che lei ha fatto, “design della comunicazione”, possa permetterle anche di esprimere quella parte creativa “concreta” di cui ci racconta.

Personalmente penso che questa nuova facoltà in cui è riuscito ad entrare sia un’ottima possibilità per lei, a patto che sia un desiderio autentico, per convogliare il suo potenziale creativo e sviluppare flessibilità e nuove metodologie nello studio.
Inoltre lei è riuscito ad entrare, quindi le risorse per cavarsela le ha, forse si tratta soltanto di migliorare l’applicazione e il metodo di studio.

Parla di ansia legata all’inizio del nuovo percorso: nel mezzo mi sembra di capire che ci sia anche un suo eventuale trasferimento, è la prima volta che si allontana da casa in maniera consistente? Ha provato a riflettere su cosa significa per lei questo allontanamento indipendentemente dallo studio? Sono temi che le suggerisco di affrontare insieme alla sua terapeuta.

Ogni nuovo inizio comporta sempre un pò di ansia Pietro, le suggerirei, però, di non fasciarsi la testa prima di essersela rotta e di scoprire, cammin facendo, come si sente in questa nuova avventura che sta per intraprendere.

Le consiglierei comunque di condividere i suoi vissuti con la terapeuta che la sta seguendo, anche per vederci un pò meglio in questa sensazione di “fallimento” che riporta.

Un grande in bocca al lupo per il suo percorso!

Un caro saluto,
Dott. Alberto Mordeglia

Dott. Alberto Mordeglia Psicologo a Busca

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Buongiorno Pietro,
dal suo racconto si evince che più volte ha tentato da solo di giungere a uno soluzione della sua incertezza ma risultati che non la hanno lasciata soddisfatto.
Potrebbe esserle utile un percorso di consulenza psicologica con un professionista della sua zona, potrebbe portarla a conoscere meglio se stesso.

Buona Giornata,

Dr. Gianmaria Lunetta,

Psicologo clinico a Torino

Dr. Gianmaria Lunetta Psicologo a Torino

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