Patofobia da trauma?

Inviata da Alexandrof · 12 mar 2021

Buonasera,
ho 34 anni e da 4 mesi circa mi trovo in una situazione di incertezza diagnostica che mi sta causando sofferenza. Mi scuso da subito se dovrò essere un po’ prolissa.
Dopo la comparsa di alcuni sintomi ho effettuato delle visite neurologiche ed esami. Le visite sono risultate negative (tranne una, che ha evidenziato due potenziali risposte anomale a livello dei riflessi, non necessariamente sintomo di patologia).
Ogni medico concorda su una matrice ansiosa o somatizzante della mia sintomatologia, anche basandosi sul racconto relativo alla mia storia clinica familiare. Infatti mio padre è deceduto a causa di una malattia neurologica incurabile, dopo anni di sofferenza che, in quanto caregiver, ho potuto osservare da vicino.

Purtroppo ad oggi (per motivi genetici e familiari su cui non mi dilungo), non ho la certezza che non si tratti della forma familiare della malattia (che è comunque molto rara). Vale a dire che non conosco la percentuale di rischio che io ho di svilupparla, ora o in futuro.

Nonostante il massimo rispetto della professionalità dei neurologi, confesso di aver avuto il timore infondato che questo aspetto psicologico del mio trauma possa aver influenzato il loro giudizio. Ovvero che abbiano valutato la mia età (non è la tipica età di insorgenza) e la mia psicologia più del resto.
Anche se razionalmente sono consapevole che hanno svolto un esame obiettivo clinico.
Vorrei specificare che la comparsa dei miei sintomi è avvenuta più di un anno e mezzo dopo il decesso di mio padre (che è stato malato per alcuni anni), nel momento in cui, semmai, riniziavo a recuperare tempo ed energie, e mi sentivo pronta a iniziare un nuovo capitolo.

Ho iniziato ad avvertire stanchezza molto marcata in assenza di sforzi fisici, debolezza agli arti in particolare nella parte sinistra. Tremore marcato e visibile dopo piccoli sforzi. Inoltre difficoltà a deglutire (intermittente, più evidente la sera), sensazione di eccesso di saliva e difficoltà a pronunciare alcuni suoni (come le lettere s, z). Quest’ultimo aspetto è diventato sempre più pronunciato, al punto che evito parole che mi sembrano “difficili” o quando possibile evito del tutto di parlare; ma solo poche persone ammettono di sentirlo davvero, e chi mi sta vicino crede mi capiti solo quando io ci faccio caso, come se mi autocondizionassi.
Sia l’otorino-foniatra che il fisioterapista mi hanno indirizzato a fare approfondimenti neurologici (il che mi ha spaventato ulteriormente). Al momento sono in attesa di fare risonanza magnetica (poco indicativa per la malattia, ma mi è stata prescritta comunque) e di un’ultima visita specialistica.
Ho effettuato un primo colloquio per la terapia cognitivo-comportamentale, ed il Dottore, gentilissimo, mi ha consigliato di chiarire prima ogni dubbio su problemi fisiologici, suggerendomi inoltre che io possa avere un problema somatopsichico piuttosto che psicosomatico. Vorrei che mi aiutaste a chiarire questa frase perché io gli ho dato un significato che mi spaventa molto.
Il problema della malattia che temo, tra gli altri, è che non esiste un esame specifico per diagnosticarla ma si va per esclusione, in una diagnosi essenzialmente clinica che di media prende 1 o 2 anni dall’insorgenza dei sintomi.
Da mesi quindi mi ritrovo in questa patofobia (non ho timore di nessun altra malattia, mi concentro sulla SLA, e ci penso diverse ore al giorno).
Mi chiedo se crampi, debolezza e problemi di pronuncia possano essere di origine ansiosa. Qual è la probabilità che una sintomatologia così complessa e fisica sia dovuta all’ansia, o al trauma? Ci spero molto ma la vedo una spiegazione sempre più improbabile.
Non prendo ancora nessuno psicofarmaco, anche se mi sono stati prescritti (tutti diversi dal valium allo xanax al lyrica) dai vari neurologi con cui ho parlato.
Vi ringrazio molto

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Miglior risposta 14 MAR 2021

Gentilissima utente, comprendo la sua preoccupazione e le sono davvero molto vicina. Essere stata a stretto contatto con la sofferenza di un familiare così significativo, quale il proprio padre, a causa di una patologia così devastante, non può che influenzare profondamente la propria psiche. Lei ha vissuto un vero e proprio trauma, ed è più che comprensibile, che se ne porti dietro le dolorose ferite. Il fatto, poi, che i sintomi siano comparsi a distanza di un bel po' di tempo, non esclude che si tratti della conseguenza di quello straziante evento. Detto questo, è ovvio che debbano essere percorse tutte le strade e che debbano essere fatte tutte le indagini possibili ed immaginabili per essere certi che non si tratti di altro. Le suggerisco di procedere il percorso intrapreso con fiducia, senza soffermarsi ad analizzare in maniera dettagliata il significato delle parole pronunciate dal suo terapeuta. Non siamo, per ora, in presenza di informazioni che possano escludere con certezza una patologia organica, ma sappiamo, con assoluta sicurezza, che una memoria potentemente traumatica può esprimere la forza del suo vissuto doloroso attraverso il corpo. Le faccio tanti auguri, Signora cara, e resto a disposizione per informazioni ed approfondimenti. Dott.ssa Daniela Noccioli.

Dottoressa Daniela Noccioli Psicologo a Cascina

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14 MAR 2021

Carissimo, credo che lo psicoterapeuta volesse farle capire che lei sta probabilmente dando troppo peso ad un suo problema fisico, ingigantendolo più del dovuto e creando come conseguenza, altri fastidi fisici in risposta a questi. Un circolo vizioso di lei ha un sintomo lo ingigantisce e sta ancora più male.. Ora, le consiglierei un percorso psicoterapeutico, che l'aiuti a superare il dolore che lei si porta dentro per il trauma della malattia di suo padre e per aiutarla ad avere un rapporto più sereno con il suo corpo e con un disturbi che possono nascere.
Resto a sua disposizione anche on-line.
Cari saluti.
Dottoressa Barbara De Luca.

Dott.ssa Barbara De Luca Psicologo a Catanzaro

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13 MAR 2021

Gentile Alexandrof, da quanto scrive temo che sia davvero necessario un intervento di psicoterapia che l'aiuti a superare il trauma della grave patologia di cui è stato affetto il suo papà. Sono certa che sia gli approfondimenti diagnostici, sia la psicoterapia possano esserle utili nella ripresa di quel benessere quotidiano che parte dai suoi pensieri per arrivare a sentire nuovamente il suo corpo, non come un insidioso luogo di possibili gravi malattie ma come un alleato che può permetterle di vivere ancora con gioia e spensieratezza. Forza, inizi senza indugio! Silvana Perino

Dott.ssa Silvana Perino Psicologo a Pinerolo

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