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partner diffidente, c'è soluzione?

Inviata da Claudia il 22 apr 2014 Terapia di coppia

Gentli dottori,
sono fidanzata da più di un anno con un ragazzo. Quando lo conobbi, di lui mi colpirono, oltre l'aspetto fisico, una straordinaria intelligenza, creatività e spirito di socializzazione. Successivamente mi resi conto, però, che questo spirito di socializzazione era un po' “a senso unico”, vale a dire che lui magari era sempre pronto a condividere esperienze con gli altri, ma appena qualcuno semplicemente lo criticava lui si offendeva abnormemente e rispondeva quasi come se volesse punire chi gli aveva mosso una semplice critica (e non un'accusa), magari su una questione di “ordinaria amministrazione”. Diventava così diffidente e automaticamente, meno disponibile e empatico nei confronti degli altri.
Con me ha sempre alternato qualche momento di fiducia a tanti momenti di diffidenza e sospetto. Le cose che lo fanno sospettare possono essere un mio farmi sentire “mezz'ora più tardi” del previsto, un mio fargli notare un suo errore, per finire a cose del tipo un mio non voler fare una cosa che piace a lui o addirittura una mia espressione del viso, per me assolutamente normale, ma che per lui può diventare un segnale di “non-amore” da parte mia, che lo fa sospettare..
Talvolta mi sembra che lui cerchi indizi per confermare i suoi sospetti, non trovandoli, ovviamente.
Questa sua sospettosa diffidenza lo porta spesso a “contro-aggredire” d'impulso, in maniera talvolta anche plateale, sia perché, sentendosi (a mio parere) sempre totalmente nel giusto, non si vergogna del suo comportamento (comunque impulsivo e mai premeditato), sia perchè sembra che lui vada proprio a cercarsela l'approvazione altrui, coinvolgendo altre persone (nostri amici) che gli dicano che lui ha ragione e che io non solo non sarei genuinamente interessata a lui, ma che lo starei addirittura raggirando e usando per altri fini! Gli amici da lui chiamati in causa ovviamente non si sono mai pronunciati.
Considerando questo, tempo fa, avevo deciso di assecondarlo e di cercare di non dargli modo di sospettare di nulla: facendomi sentire entro l'orario previsto e anche prima, non criticandolo mai etc. etc. ma, a parte il fatto che ho avuto la sensazione di stare creando una “follia a due” e un rapporto “surreale”, lui è riuscito comunque a diffidare e sospettare di nullità, mettendo di nuovo in atto la contro-aggressione anche “plateale”, cioè coinvolgendo, di nuovo, altre persone.
Ho notato inoltre che, anche quando è “in pace” con me, a me non sembra comunque fisicamente rilassato e in grado di godersi “i pieceri della vita”.
E' molto stimato nell'ambito lavorativo, ma io ho l'impressione che lui non creda di valere molto.
La mia domanda è: come devo comportarmi con lui, considerando che lui non manifesta assolutamente la volontà di iniziare una psicoterapia, e comunque credo che attualmente non la inizierebbe per questioni economiche? Io vorrei semplicemente aiutarlo a recuperare il “senso della realtà” per capire se effettivamente stiamo bene insieme o no.

A volte ho la sensazione di “stare pagando” per il comportamento (molto simile a quello del mio attuale fidanzato, anche se non plateale) che io stessa ebbi con un mio ex. Il mio ex mi lasciò subito e io (anche se dopo ben un anno!), capii che mi ero costruita un mondo irreale e smisi di assecondare le mie paranoie, per diventare una persona più obiettiva, anche con l'aiuto della psicoterapia. Credo che anche un mio genitore abbia avuto con me un atteggiamento simile. Io poi mi sono resa autonoma e sono andata a vivere da sola, ma la sensazione di “considerarmi un nemico” da parte sua io la vivo ancora. Come si può recuperare un rapporto del genere dopo anni? Si può almeno “alleviare” il sospetto da parte di questo tipo di persone o non c'è proprio nulla da fare?

Vi ringrazio infinitamente.
Cordiali saluti

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Gentile Claudia, cercare di aiutare le persone che amiamo è naturale, ma a volte in questo tentativo di fare il meglio per l'altro si perde di vista la propria vita e il proprio benessere e la sensazione di vivere una "follia a due", come l'ha chiamata lei, è il risultato di questo tentativo di rassicurare l'altro, che non riesce a sentirsi rassicurato, perché il vero problema non è il suo comportamento, ma sono i pensieri e le emozioni dell'altro....e lei, questi pensieri e sentimenti, non può cambiarli. Può, e dovrebbe, capire cosa vuole lei e di cosa lei ha bisogno e prendersi cura di questo.

Dott.ssa Giorgia Di Matteo Psicologo a Roma

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Gentile Claudia, cercare di aiutare le persone che amiamo è naturale, ma a volte in questo tentativo di fare il meglio per l'altro si perde di vista la propria vita e il proprio benessere e la sensazione di vivere una "follia a due", come l'ha chiamata lei, è il risultato di questo tentativo di rassicurare l'altro, che non riesce a sentirsi rassicurato, perché il vero problema non è il suo comportamento, ma sono i pensieri e le emozioni dell'altro....e lei, questi pensieri e sentimenti, non può cambiarli. Può, e dovrebbe, capire cosa vuole lei e di cosa lei ha bisogno e prendersi cura di questo.

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Gentile Claudia,
Difficilmente senza l'aiuto di un professionista il suo fidanzato o come dice lei "questo tipo di persone" possono riuscire a contenere o modificare questi aspetti del carattere. E' probabile che stia riattualizzando in questo rapporto l'esperienza avuta con un suo genitore, con la quale vorrebbe recuperare un
rapporto. Dovrebbe cercare di capire se e' legata a questo ragazzo per un reale sentimento oppure per cercare di risolvere, inconsciamente, dei conflitti
interni. Resto disponibile per ulteriori chiarimenti

Dott.ssa Laura Messina Psicologo a Gravina di Catania

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Buongiorno gentile Claudia,
ho letto attentamente la sua richiesta dove emerge anche un suo livello di consapevolezza che denota la propensione a mettersi in discussione e questo è un buon presupposto verso l'accettazione di se stessa e degli altri significativi. Difficile poter prevedere se riuscirà o no a far recuperare il senso della realtà al suo fidanzato, certo appare come un lavoro immane... Forse già è sufficiente che l'abbia Lei per domandarsi se state bene insieme. Lei si sente appagata in questa relazione? Sente che ci potrà essere un futuro con quest'uomo? Quanto si sente umiliata? Ha bisogno di queste vessazioni? Se lui non è disposto a lavorare su di sè difficile sarà che lo faccia con il suo aiuto... Le suggerisco di ritornare dal suo psicoterapeuta per riprendere le fila del cambiamento negli eventi e fare chiarezza dentro di sè anche alla luce delle importanti conclusioni a cui è giunta.
Cordialmente

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