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Parlo da sola e vorrei un consiglio

Inviata da francesca il 6 set 2015 Disturbo dissociativo

Salve, sono Francesca dalla provincia di Napoli ho 24 anni, da quando sono piccola parlo da sola. Immagino di essere in un contesto come parlare col ragazzo che mi piace, oppure parlare con un amica ..e così via.

Di solito lo faccio a bassa voce come quasi un bisbiglio e quando non c'è nessuno che può sentirmi perché sarebbe vergognoso. Io mi rendo conto benissimo che per me é fuori dalla norma perciò ultimamente ho provato ha smettere anche perché la cosa mi fa sentire inadeguata e credo mi chiude un po in me stessa non rendendomene conto, perché ho pensato se parlo da sola non sento neanche tanto il bisogno di stare in compagnia quindi in un certo senso tende ad isolarmi infatti sono timida e ho pochissime amicizie. Purtroppo non è semplice, perché é come un'abitudine radicata in me; all'inizio ho provato a non farlo, prima un ora, poi due, addirittura giorno per giorno. Dopo neanche 10 giorni di sforzi ci sono ricaduta di nuovo.

Ora mi chiedevo qual é il vostro consiglio, se c'é una tecnica terapeutica o qualche esercizio per evitare queste ricadute e smettere per sempre per liberarmi da questo circolo vizioso.
Grazie per l'ascolto

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Gentile Francesca,
questa tua abitudine risponde al bisogno di farti compagnia per colmare un vuoto di relazioni affettive e/o sociali. Hai fatto tu stessa una corretta interpretazione ed hai anche provato a correggere questo "sintomo"; tutto ciò è da apprezzare ma, come hai già verificato, non è sufficiente.
Occorre che tu ti faccia aiutare in psicoterapia per acquisire quelle competenze sociali che non hai in modo da non sentire più il bisogno di questo strumento autoconsolatorio.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno)

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Francesca
io interpreto questo "parlare da sola" come un modo per elaborare dei concetti e, ancor più, sperimentare delle situazioni in modo immaginario per prepararsi alla vita reale probabilmente.
Lei dice di essere timida e dice che in questo suo parlare "immagina di essere in un contesto come parlare col ragazzo che mi piace, oppure parlare con un'amica e così via".
Quindi io le dico che il fatto non è del tutto negativo, anzi, si tratta di "prove tecniche di trasmissione" per così dire, cioè lei sta cercando di diventare più pratica e di padroneggiare meglio la parola immaginando contesti reali.
Non credo affatto che la cosa possa distaccarla dalla realtà ma bensì prepararla alla realtà.
Inoltre voglio anche dirle che è un fatto abbastanza comune, non così strano come sembra, perlomeno fatto nel modo come lei lo fa.
Quindi penso che possa tranquillizzarsi molto e anche cominciare a sperimentare "dal vero" questo suo colloquiare, parlando con persone reali del suo ambiente di vita.
Provi a vedere che effetto fa farlo sul serio e cosa cambia, come si sente e quali sono le sue difficoltà nel reale.
Se lei unisce il suo parlare con la socializzazione piano piano supererà il problema della timidezza o, perlomeno lo attenuerà di molto.
Cari saluti
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Carat Francesca, non c'è nulla di "patologico" in questo, parola opportunamente virgolettata perchè non mi piace. Ogni sintomo è un messaggio di qualcosa che risiede dentro di noi e preme per uscire. In questo caso è altamente probabile che il messaggio che questo sintomo nasconde è un bisogno di contattare un'essenza profonda che tu hai e che a malapena conosci e che è un'essenza che ti guida in quelle situazioni in cui normalmente ti sentiresti spersa e insicura. Facendo uscire fuori tramite il parlato questa parte è come se si concretizzasse. Certamente forzarti a smettere è totalmente inutile e controproducente perchè se il sintomo c'è è perchè vuole dirti qualcosa di te. Per scoprire cosa è chiaro chela via più opportuna è un percorso psicologico che ti aiuti a trovare questa essenza che ha tanto bisogno di emergere

Dott.ssa Chiara Pica - Studio SomaticaMente Psicologo a Grosseto

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E' abbastanza comune e spesso deriva dalla paura di non sentirsi in grado di articolare un discorso velocemente o di trovare argomentazioni con gli altri, quando si viene presi alla sprovvista.
Simulare le conversazioni abbassa l'ansia per il fatto che si identificano le cose da dire in un contesto "protetto", cioè da soli.

Se si ritrova in queste motivazioni, potrebbero esserle d'aiuto delle sedute per l'autostima da fare con uno psicologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologo, Roma.

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologo a Ardea

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Cara Francesca,
le parole che sussurra all'amica o al ragazzo che immagina sono parole d'amore verso se stessa. Una specie di coccola. Ci scrive di essere timida e di desiderare la compagnia di figure amiche e queste chiacchierate bisbigliate potrebbero essere una strategia per colmare il bisogno di affetto.

Ora, lei chiede delle strategie. La strada più saggia è quella di rivolgersi ad uno psicologo affinchè possiate lavorare in modo accurato e vi sia contemporaneamente il sostegno che richiede il cambiamento di un'abitudine.

Le suggerisco anche di fare un esperimento. Scelga 3 momenti della giornata, ad orari specifici, in cui parlare sola e lo faccia per dieci minuti di fila, senza interrompersi. Poi si ferma. Passati i dieci minuti, smette di parlare da sola fino al secondo orario che ha scelto come appuntamento per le chiacchiere in solitudine.

Contemporaneamente, ogni giorno, rivolga una frase, una sola, ad una persona reale con la quale, di norma non parlerebbe. Un vicino, un collega, una persona al supermercato.

Resto a disposizione per chiarimenti.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Gentile Francesca
il suo parlare da sola rappresenta in un certo senso un tentativo di prendersi cura di sé, di provvedere ai propri bisogni in modo autonomo. Le parole che rivolge a se stessa rompono la solitudine in cui è immersa come in una bolla che la protegge ma la isola dal mondo e dagli altri. C'è però il rischio che questa cura che ha trovato ai suoi mali diventi a sua volta una "malattia". Come lei stessa mette in luce, il soliloquio in cui s'immerge (presumo nei momenti in cui si sente sola) la allontana dalla possibilità di parlare con persone reali e di trarre soddisfazione e piacere dal mondo concreto.
Credo che lei abbia voglia di superare questo problema, visto che ha scritto su questo portale e già provato da sola a "disintossicarsi" da quella che sembra essere diventata una dipendenza. Ma Francesca non si può sempre fare tutto da soli. Nel suo caso entrare in relazione con uno specialista che possa aiutarla sarebbe, credo, un punto di svolta.
Un sincero augurio di ogni bene
Dott.ssa Stefania D'Antuono

Dott.ssa Anna Stefania D'antuono Psicologo a Venezia

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Cara Francesca,
da ciò che riporti sembra che tu abbia un mondo "fantastico" in cui tendi a rifugiarti spesso. Questo comportamento è piuttosto comune quando non si è totalmente soddisfatti della propria vita "reale", o quando si tende a non essere molto sicuri di se stessi e il rappresentarsi anticipatamente eventuali situazioni sociali sembra aiutare nel "prepararsi" ad affrontarle. Credo che un percorso psicologico possa aiutarti a comprendere come rafforzare te stessa, le tue abilità sociali, conoscerti e apprendere come mettere in luce i tuoi punti di forza. Spesso migliorando la vita sociale, affettiva e relazionale, non si sente più il bisogno di creare fantasie consolatorie o sostitutive.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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