Parere paura bimbo di due anni e mezzo

Inviata da Mamma2020 · 5 apr 2020 Psicologia infantile

Salve volevo un aiuto x mio figlio ha due anni e mezzo da premettere che e sempre stato un bimbo riservato che aveva paura dei luoghi affollati se piu persone anche di famiglia parlavano insieme ad esempio si impressionava e piangeva ecc ecc un paio di mesi fa io e mio marito abbiamo fatto una notte fuori casa e il bimbo e stato con i nonni ... al ritorno ho saputo che ha pianto e che cercava la mamma io l ho rimasi perché di solito nn ha mai ft problemi a restare a casa con i nonni
Da quel giorno quando viene qualcuno in casa piange a paura e cerca la mamma vuole andare in braccio alla mamma e piange terrorizzato ... piu col genere maschile che con quello femminile volevo un parere su come comportarmi cosa fare se insistere e farlo piangere se dirgli che nn e niente e insistere o se lasciare stare per il momento ormai sono mesi grazoe mille per la risposta attendo

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Miglior risposta 6 APR 2020

Salve signora mamma!
I bambini meno hanno esperienza delle cose e più le temono. Se suo figlio ha sempre sperimentato ansia, paura dei luoghi affollati etc.., è probabile che di conseguenza, anche voi abbiate cercato di evitare di esporlo a queste situazioni disagevoli, creando purtroppo, inevitabilmente, un circolo vizioso.
Sarebbe importante approfondire questa situazione e cercare di interrompere questa modalità che non fa stare bene lui, ma nemmeno voi genitori. Lei racconta di una notte in cui ha dormito dai nonni, ma è lecito che i genitori ogni tanto vogliano ritagliarsi del tempo da soli, anzi, è spesso consigliato, proprio anche per il bene dei figli. Quella sera magari non era particolarmente predisposto, ma non se ne faccia assolutamente una colpa, se dovesse mai esserle passato di mente! Se come spiega lei il bambino già aveva la tendenza a spaventarsi, non è detto che quella notte l'abbia vissuta in maniera traumatica per un preciso motivo, però sarebbe da approfondire per capire che non sia stata la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso, per intenderci! (già spaventato, vedervi allontanarvi di sera, ha alimentato la sua angoscia di abbandono, oppure voleva venire con voi, era preoccupato che non sareste tornati etc..)
La paura dell'estraneo, avviene in una fase precoce della vita del bambino, intorno agli otto mesi circa, poi può variare , ma a due anni è mezzo è tanto.
Io lavoro in un centro in cui collaboro con diversi specialisti e in un caso del genere, vista l'età del bambino, prima di vederlo io personalmente che sono una psicoterapeuta che lavora anche coi bambini, sarei più tranquilla che passasse dall'osservazione di una neuropsichiatra infantile, per inquadrare meglio questa sua ipersensibilità ai rumori, ai luoghi e alle persone. Noi per esempio lo facciamo per prassi, anche se le famiglie ad un primo impatto si spaventano dal nome, ma è importante questo specialista, perchè tal volta , anche i pediatri, vedendo frequentemente i bambini, ma poco tempo alla volta e non si accorgono di certi aspetti che se colti in tempo possono essere meglio gestiti e rientrare.
Sicuramente , fargli fare esperienza gradualmente e con tranquillità di queste situazioni che lui ritiene avverse e fargli provare che non sono così minacciose come lui le vive, può dargli quella sicurezza di cui ha tanto bisogno.
Allo stesso tempo, mi sento di consigliarvi di cercare di capire come mai sia così spaventato.
Cordiali saluti
Dott.ssa Ilaria Raia
Psicoterapeuta ad indirizzo Psicodinamico

Dott.ssa Ilaria Raia Psicologo a Cecina

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9 APR 2020

Buongiorno,
innanzi tutto premetto che fornirle indicazioni senza aver mai visto il bambino appare alquanto difficile e rischioso. Posso pertanto fornire solo alcune informazioni generiche. Prima però mi permetta di porle una domanda:
Come state vivendo in casa il momento di isolamento?
Lei descrive difficoltà emerse mesi fa cioè poco dopo il compimento dei due anni.
Suo figlio da un punto di vista evolutivo si trova nella fase di inizio individuazione. Sta sviluppando la necessità di sperimentare staccandosi dalla mamma e fare piccole cose per conto proprio. E' nel momento in cui il linguaggio si arricchisce di nuove parole. Se dovesse esistere una difficoltà evolutiva (ad esempio un deficit o un ritardo nello sviluppo) lei potrebbe constatarlo dal linguaggio utilizzato e dal suo modo di giocare. Inoltre utile anche comprendere se difficoltà nella gestione delle emozioni (ricordi che nei bambini le emozioni hanno il sopravvento sul comportamento compreso il linguaggio) stanno compromettendo il processo di individuazione. Infatti è il momento che il bambino si allontana maggiormente rispetto quanto faceva in passato dalla mamma per poi sembrare non staccarsene mai.
Il momento di isolamento ha poi una importanza notevole. Ad esempio se il papà era spesso in viaggio per lavoro o se il bambino rimaneva soprattutto con la mamma allora può essere che fatichi ad abituarsi a qualcuno che "gli ruba" la mamma.
Naturalmente come accennato in precedenza posso solo fornirle supposizioni.
Rimango comunque a sua disposizione per eventuali approfondimenti o se necessita di consulenza.

Saluti.

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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