panico e agorofobia per trauma da abbandono

Inviata da simone il 27 apr 2012 Attacchi di panico

ho abbastanza chiaro nei momenti di lucidità il quadro della mia situazione avendo fatto anche 4 anni di terapia anche se 1 volta a settimana. Però nn so cmq come risolvere sto problema, quando ero piccolo a 3 anni subii un intervento di adenoidi e tonsille da sveglio i miei nn mi dissero nulla che dovevo operarmi, mi ritrovai trascinato in sala operatoria senza sapere perkè e se morivo se no, ebbi in un primo momento paura di essere stato abbandonato e poi di morire, successivamente questa paura mi ha accompagnato e nn si è tolta piu, m successivamente nn volevo piu staccarmi da mamma , mia mamma era cme esaurita perkè da grande ho saputo che soffriva di ansia e quindi anche lei a volte diceva me ne vado nn torno piu nn ce la faccio più, mi butto giù,e cose così questo ha rafforzato trauma da abbandono, io capivo che era esaurita e per questo avevo paura che lo faceva, anche se ora ho quadro piu chiaro, finalmente stavo meglio a 14 anni e cominciavo ad uscire allontanarmi a volere la libertà ma la volevo poco per volta e decidere io quando uscire, una volta sì una no e cn persone che mi stimassero, invece improvvisamente mi constrinsero ad uscire e sempre altrimenti rimanevo solo a casa che avevo paura e da li scattò il primo attacco di panico in metropolitana per paura di nn poter uscire se volevo stando sotto terra... ormai vivo ansia e panico da 15 anni... fatto dei progressi ma sono restio come se nn volessi guarire ho dei pensieri che li causo apposta per paura di uscire e fare le cose e guarire.... cm devo fare se volete fatemi domande so rispondere... ho abbastanza chiara la situazione

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Buongiorno gentile Simone,
più volte ripete che ha il quadro della situazione, che le è chiara, che ha capito... Il problema sta proprio qui: non è con il capire che si guarisce. Dice di saper rispondere ad eventuali domande... Ma di quali altre risposte di "testa" ha bisogno per avvallare l'ossessione di voler capire? Il cambiamento e, quindi la guarigione, avvengono il momento in cui i vantaggi dello stare male non hanno più senso. Appare evidente che lei si trova in una specie di terra di mezzo dove il pensiero permane vincitore in recriminazioni massicce su come è stato allevato. Non ha caso parla di "trauma da abbandono" quando, se non ho capito male, abbandonato non è stato. Forse anche la terapia svolta è stata molto di "testa"... Intraprenda un nuovo percorso psicoterapeutico puntando al rivivere ed rielaborare le forti emozioni vissute e a sciogliere il suo senso esistenziale bloccato dal pensiero dominante.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

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Caro Simone.
Dietro i suoi attacchi di panico c’è di tutto: il bisogno di avere tutto sotto controllo, la rabbia repressa, la convinzione di essere stato abbandonato, l’insicurezza derivata dal non essere approvato, gli sconosciuti vantaggi secondari che i disagi producono, e chissà che cos’altro. Sono tutti eventi accaduti che hanno esteso il loro significato a molti aspetti della vita, impedendole così di apprezzarla e viverla a pieno. Non so che metodologia abbia usato il suo terapeuta, ma ritengo che una volta individuate le origini del problema si debba intervenire con metodi diversi, caso per caso. Per esempio l’EMDR o la Dissociazione Visivo-Cenestesica per il trauma delle tonsille, il Cambiamento di Convizioni per l’abbandono o per il bisogno di controllo, il Re-imprinting per il rapporto con suo padre, la ricerca di modalità più sane per ottenere gli stessi vantaggi secondari, il trattamento per liberarsi dalle rabbie represse. Sono vari esempi di tecniche che può utilizzare uno psicoterapeuta che conosce la Programmazione Neurolinguistica e tanto meglio se le utilizza sotto ipnosi, così può accedere meglio alle sue risorse nascoste o bloccate dai suoi sintomi. Veda se ne trova uno bravo dalle sue parti. Buona vita.
Dr. Giovanni Iustulin psicologo-psicoterapeuta

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Caro Simone,
complimenti per il percorso già intrapreso e per aver avuto il coraggio di ammettere che non è ancora terminato. Avere un buon quadro della situazione passata è già un buon inizio, ma adesso è ora di reagire, di riprendere la sua vita in mano da protagonista. lei non è più un bambino di tre anni "abbanìdonato" ed ingannato, non è più un bambino impaurito e spaventato da una mamma depressa e bisognosa di aiuto: ora lei è un adulto che deve riprendere per mano quel bambino e diventare grandi insieme. Si affidi con fiducia ad un terapeuta e ricominci a vivere!
Buona vita.
Dott.ssa Marika Fellini

Marika Fellini Psicologo a Pinerolo

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Buongiorno Simone, efettivamente (come indicato anche da alcuni altri esperti) forse è opportuno evitare di continuare a guardare indietro; non si può immaginare il futuro con gli occhi del passato. Con una buona terapia, focale, può risolvere definitivamente questi problemi: da adulto.
Si dia da fare.
Cordialmente, Massimo Botti

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Diciamo che secondo il mio terapeuta c'è tanta rabbia in me , e che il panico sia un modo di controllare tanta rabbia, per paura di farla espoldere, tenerla sotto controllo ed è per questo che voglio tenere un po tutto sotto controllo, la rabbia di mio padre che nn mi ha mai stimato e mi ha fatto sentire un peso, la rabbia di una vita che mi è stata negata costringendomi a nn gestire la mia liberta!!!!!!!!!mia nn loro!!!!!!!!!!!!la rabbia perkè sembra che mi si chieda sempre di piu, nn ci si accontenta mai, se faccio 2 devo fare tre sembra che nn basta mai, la rabbia perkè nn mi si riconsoceva i meriti anche dagli amici quando ero piccolo vincevo ero fortunato, facevo una cosa bene niente ecc ecc.... insomma tutti i torti nn ha la rabbia c'è ed è tantissima non per niente mi piace andare sulle chat a prendere a parolacce gli estranei, però nn so su quanto influisca e se c'entri sull'ansia e gli spostamenti

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Buon giorno Simone,
capisco bene quanta sofferenza debba esserci!
Le radici del suo malessere sono profonde e pescano nell'abbandono vissuto e reale. Di fatto lei ha vissuto situazioni dove è stato abbandonato (l'intervento) ed altre in cui ha subito la minaccia definitiva d'abbandono (minacce di suicidio di sua madre) e comunque la sua ansia, per non parlare poi degli atti aggressivi nello spingerla ad uscire.
Non credo affatto che i suoi genitori le abbiano voluto far male, anzi sicuramente sono stati spinti dalla preoccupazione di vederla così rifitarato, ma di sicuro quello che è successo è che maldestramente e ansiosamente, hanno pressato eccessivamente rispetto a quanto si sentiva di fare. Sicuramente avrebbe avuto bisogno di un altro modo per essere stimolato.
Ma veniamo al "che fare" per cambiare. Ha già fatto quattro anni di terapia e probabilmente ha bisogno di altro lavoro in questo senso, certi disturbi necessitano di molto tempo. Ma, mi chiedo anche se lei voglia veramente guarire. Che effetto le farebbe, se improvvisamente si liberasse di tutti i suoi disturbi? Si sentirebbe abbandonato anche da loro?
Voglio dire, che sicuramente la malattia le fornisce dei vantaggi secondari e psicologici inconsapevoli, che alimentano i suoi stati di angoscia e di panico.
Credo che i suoi sintomi siano diventanti i suoi grandi compagni di vita, forse l'hanno proprio accompagnato, creando una cornice di riferimento, una figurda costante di cui potersi fidare, ma anche un modo d'essere. Probabilmente senza, si sentirebbe spogliato, disarmato, abbandonato appunto.
Poi, se lei soffre di agorafobia e panico sicuramente ha dei buoni motivi per non uscire, dei buoni motivi per non essere spinto, quindi può stare al sicuro nella sua casa senza doversi confrontare.
Direi anche che la malattia rende potenti e forti sugli altri, forse lei oggi può finalmente fare da padrone con la propria famiglia, forse può finalmente rifarsi di tutto quello che ha subito, di avere spazio e attenzione, forse è un modo di gettare su loro la sua rabbia.
C'è una forza molto grande nella violenza passiva e nella malattia.
Il guaio più grande è che lei distrugge la sua vita, perde tutto ciò che di meglio c'è in questa e nelle future fasi di vita. In passato ha già perso molte cose e occasioni, che non torneranno più.
Non è facile lasciar andare la rabbia e l'angoscia d'abbandono, ma è meglio che le sue energie siano utilizzate per andare avanti, piuttosto che sotterrarsi. Per buttarsi ed uscire, per affrontare le sue paure, le ci vorranno molte energie.
O ricomincia a tuffarsi o si insabbia sempre più!
Lei oggi Simone, non è più un bambino fragile, è un adulto in gamba che può prendere in mano la sua vita e le sue responsabilità, smettendo di piangere su quanto è successo. Non è facile, ma la posta in gioco è lei! Val la pena di provarci!
Cos'altro può rischiare? Se continua così, perde tutto ciò che ha: la vita.

In bocca al lupo!

Sabrina Costantini Psicologo a Pisa

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Gentile Simone,
dalla mail che ha scritto sembra che lei sia molto preoccupato di 'capire' ciò che sta vivendo ma, nonostante dica di saper rispondere e di avere chiaro tutto, questa chiarezza non pare esserci. Effetivamente l'attacco di panico (o di angoscia), di solito, esplode quando si ritiene di aver tutto chiaro, o meglio tutto sotto controllo, e segnala il fatto che ci si rende conto che ci sono delle cose 'sconosciute', che ci riguardano ma che non roiusciamo a controllare. C'è chi dice si tratti di "una mancanza della mancanza": nella propria vita sembra non mancare niente. E se non manca niente si è a posto così. Non c'è bisogno di niente altro. Fino a che queste 'esplosioni' di angoscia ci rimettono con i piedi per terra e comunicano che qualcosa, di fatto, al di là di ciò che siamo in grado di pensare, ci manca, o perlomeno, non si considera.
Lei dice di aver fatto 4 anni di psicoterapia; ma poi perché ha smesso? Avete ritenuto, lei ed il terapeuta, concluso il percorso oppure c'è dell'altro?
Cordiali saluti.

Dott. Lorenzo Sartini Psicologo a Bologna

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Salve Simone,
da quello che scrive, sembra che il problema di fondo sia proprio il controllo e la padronanza delle situazioni: da piccolo non ha avuto alcun controllo sull'intervento in cui è stato catapultato senza essere preparato; a 14 anni voleva controllare la sua libertà e invece anche quella le è stata imposta; non poteva controllare le modalità ansiose e ansiogene di sua mamma, e ora non riesce a controllare gli attacchi di panico.
Non so se è sempre in terapia, se ha concluso o interrotto, ma non conosco altra strada per recuperare quel "controllo" che poi è potere sulla propria vita e di conseguenza la libertà di fare e non fare. Forse deve tornare ai suoi 14 anni, ma credo che per farlo deve continuare a farsi aiutare, dal solito professionista se si è travato bene e si fida, o da un altro.
Buona fortuna
Dr.sssa Alfonsina Pica, Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Alfonsina Pica Psicologo a San Miniato

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non segua la logica nel cercare di comprenderne il funzionamento, non serve anzi complica il problema. Con l'approccio breve strategico si risolvono quasi sempre problemi come il suo, se proprio vuole dare un volto all'accaduto è stato una esperienza shock che ha slatentizzato la sua risposta fobica. Ma come vede non serve a cambiare nulla. Contrariamente a ciò una buona terapia la solleverebbe in modo risolutivo. Del suo disagio si può guarire.
Saluti
Dr Cristian Sardelli

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Caro simone pensa che sia apportuno iniziare una nuova terapia che la potrà aiutare a comprendere meglio, inoltre mi colpisce il termine che utilizza dicendo di aver chiaro le cose! ci ragioni su al perchè di questa espressione. Cordialmente Dott.ssa Eva Scardone

Dr.ssa Eva Scardone Psicologo a Marcianise

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Buongiorno Simone

come bene le hanno scritto i miei colleghi avere chiara la situazione del problema e questo è senza dubbio molto importante, ma purtroppo non è sufficiente. E' un po come se si trovasse davanti a un problema di matematica di cui ha capito perfettamente il contenuto tanto da saperlo raccontare parola per parola, purtroppo ciò che le manca sono la conoscenza delle operazioni per poter risolvere il problema. Attraverso una terapia mirata e specifica per gli attachi di panico, come quella cognitivo comportamentale, avrebbe la possibilità di acquisire inannzitutto tecniche specifice per affrontare il panico o l'ansia molto forte che la limitano ogni giorno, inoltre lavorerebbe sui pensieri che come ha detto lei che causano le sue paure.

Buona gironata
dr.ssa Valentina Bottasini

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Gentile Signor Simone,
il sintomo che lei vive è un segnale di allarme nei confronti del suo rimuginare. Questo significa che il suo cervello le sta inviando un segnale di angoscia forte e chiaro che ha il compito di bloccare il meccanismo di paranoia che si è innescato.
Il suo panico e la sua ansia sono come la spia dell'auto che le sta dicendo di fare attenzione che sta guidando senza olio. E' importante non ignorare quel segnale, ma comprenderlo.
Lei è ancora bloccato alla paura di essere abbandonato, pensa spesso, se non sempre, lì e perciò ha smesso di vivere. I sintomi le stanno dicendo di smetterla, le stanno dicendo di accettare quello che è successo, di accettare le mancanze della sua famiglia e di andare avanti con la sua vita.
E' chiaro che fare tutto questo non è semplice e potrebbe portare a far emergere dolori antichi. Ma, Simone, è un lavoro necessario (che si può fare con un terapeuta) se si vuole crescere.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Lucia Giovagnoli

Lucia Giovagnoli Psicologo a Fano

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La mia sensazione è che a livello di testa hai fatto un ottimo lavoro però a questo punto, per l'elaborazione ("guarigione") si rende indispensabile la partecipazione emotiva. Auguri Dottssa Carla Panno psicologa-psicoterapeuta di Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Caro Simone. Come i colleghi che hanno risposto prima di me anche io le consiglio di riprendere una psicoterapia, nella quale lavorare soprattutto sul qui e ora della situazione che sta vivendo e sui vantaggi secondari della sua paura ad uscire. Sicuramente le vicende del passato aiutano a conoscere la genesi di alcune nostre modalità di vivere il presente, ma capire a volte non è sufficiente a modificare i nostri comportamenti non funzionali. Diventa importante entrare in risonanza con i nostri bisogni/desideri più profondi, ma ci vuole tempo e ascolto emotivo.
Le auguro di potersi presto riappropriare della propria vita.
Cordiali saluti.
Elisabetta dr.ssa Romanò

Centro Di Psicoterapia Dr.ssa Elisabetta Romanò Psicologo a Novate Milanese

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Caro Simone,
Innanzitutto grazie per aver condiviso qui un pezzo della sua storia. Quello che mi sento di dirle e' riprenda la psicoterapia: purtroppo, a volte, succedono degli eventi nella nostra vita che aprono vecchie ferite irrisolte. Come ha sottolineato qualche collega, non e' necessario capire e basta..ma chiudere, nel presente, ciò che e' ancora aperto e che si apre nel momento in cui fa un certo tipo di esperienze e vive determinate emozioni. Non e' il sintomo che deve andare a 'curare' ma sperimentare ciò che quel sintomo le dice, rendendosi protagonista della propria vita, aldilà delle spiegazioni legate al passato.
Lei non e' più quel bambino di 3 anni che venne lasciato solo in sala operatoria: ora e' un uomo adulto. Si chieda cosa può fare lei, ora, nel presente, per quel bambino che ha paura.
La psicoterapia puo' aiutarla a vedere le sue risorse e fare qualcosa con queste.
In bocca al lupo.
Dott.ssa Maria Lucia De Vito
Provincia di Lecce.

De Vito Dott.ssa Maria Lucia- Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Tricase

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Sì le domande generano domande senza risposta che mi fanno venire ansia e panico, lo psicoterapeuta è stato poco corretto perkè inizialmente rispondeva alle domande ai msg mo ne msg ne risponde al cell, secondo me perkè nn vuole noie, cmq vivo con i miei, ho un negozio nella mia zona, mi allontano cn amici 4-5 km da solo 2-3 km

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Sono sempre simone, si allora praticamente, le domande che genero a volte vanno a finire senza risposta e ciò mi genera l'ansia, cmq vivo a casa dei miei da solo nn potrei vivere, ho un negozio ma stesso nella mia zona, allontanarmi mi allontano di 4-5 km nn di più cn amici, da solo 2-3 km

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Salve Simone,
l'aver svolto una psicoterapia acquisendo una certa consapevolezza su te stesso può essere vantaggioso, almeno per fornirti una qualche spiegazione a quello che ti è successo durante la vita. Tuttavia racconti di esperire ancora ansia ed attacchi di panico da anni, il che significa che molto probabilmente ci sono dei meccanismi di mantenimento (pensieri e risposte comportamentali, d'altronde tu stesso dici "li causo apposta") che ti ancorano a dei circoli viziosi mantenendonti, appunto, in una situazione di stallo. Non è impossibile far decadere tali meccanismi e riscoprire strategie per te più vantaggiose e funzionali, ma questo richiederà seguire un ulteriore percorso psicoterapeutico con cui rianalizzare con maggior precisione la tua domanda di aiuto, identificare i fattori di mantenimento e lavorare soprattuto su di essi, non tanto sulla "causa" della nascita del tutto che è sì importante, ma riduttiva ai fini di una risoluzione positiva del tuo stato di disagio. Penso che una terapia cognitivo-comportamentale, svolta da uno psicoterapeuta competente, possa darti giovamento.
In bocca al lupo e non rassegnarti. Ti auguro una buona giornata.
Dott. Christian Spinelli

Dott. Christian Spinelli Psicologo a Bari

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Buonasera Simone,

in effetti lei ha ben chiara la sua situazione. Spesso dei primi episodi spiacevoli generano timore e paura non perchè siano realmente pericolosi per la nostra incolumità bensì per il significato che viene attribuito da noi stessi e da lì si genera un circolo vizioso legato alla "paura di aver paura". il nostro cervello non distingue tra ciò che è reale e ciò che è immaginazione, anche se poi la realtà non esiste ma è frutto della nostra percezione legata ai nostri sensi; pertanto risponde agli stimoli che NOI gli diamo: se forniamo al cervello uno stimolo positivo reagirà positivamente, se gli diamo stimoli negativi reagirà negativamente. Detto questo è importantissimo ALLENARE il nostro cervello. Scelga un'immagine, un episodio che le ha fornito emozioni piacevoli e positive; ancori questo ricordo.-immagine con un gesto (per esempio pollice e indice che si toccano) e ogni qual volta il meccanismo ormai installato che le genera fastidio si attiva, ANCORI quell'immagine da lei scelta. vedrà che ne trarrà beneficio poichè ha interrotto la catena. Ovviamente questo esercizio richiede allenamento costante mirato ogni qual volta a darsi dei piccoli feedback quando si sentirà bene.
Mi faccia sapere se vuole...

Buona giornata

Dr.ssa Roberta De Bellis

Dott.ssa Roberta De Bellis Psicologo a Gallarate

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Caro Simone,
la situazione e' abbastanza complessa. Credo che per "guarire" (come dice lei) non serva aver chiara la situazione. Con un percorso terapeutico adeguato e con il desiderio di voler cambiare le cose la paura potrebbe essere guardata senza che porti a disagi particolari. Che tipo di terapia ha fatto?, sta continuando? Spesso avviene come un "clic" che lascia vivere meglio. Un augurio.
Dr.ssa Federica Leoni

Dr.ssa Leoni Federica Psicologo a Firenze

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Salve Simone,
ha fornito una descrizione molto dettagliata. L'unica cosa che mi sento di consigliarle è di farsi seguire da una Psicologo/Psicoterapeuta. Gli attacchi di panico possono essere gestiti tramite una psicoterapia idonea. Nonostante abbia avuto già esperienza di terapia probabilmente ha ancora bisogno di lavorare su se stesso. Da ciò che ha raccontato emerge una chiara consapevolezza delle sua storia personale, sarebbe utile a questo punto concentrarsi più sulla sua difficoltà ad "uscire".
Cordiali Saluti

Dott.ssa Baio Mazzola Donatella Psicologo a Caltanissetta

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Caro Simone, innanzitutto: vivi da solo? con tua madre? questo potrebbe già fare certe differenze. Secondo: Hai una vita sociale? Come intervieni sui tuoi attacchi di panico? Possiedi qualche strategia, diciamo, di emergenza? Caro Simone, non rinunciare a guarire, perchp, sebbene le tue esperienze ed un fattore predisponente probabilmente ereditato da tua madre, puoi arrivare a stare meglio e a "solidificare" quel terreno psico-sociale nel quale ti provi impantanato. Sicuramente la psicoterapia che hai fatto ti ha fornito strumenti per conoscerti e non colpevolizzarti, ma evidentemente non è stata sufficiente. Ti consiglio di fare tesoro di quanto compreso e di continuare il tuo percorso con un altro professionista, meglio se ad orientamento cognitivo-comportamentale. Forza! Dott.ssa Sabina Orlandini

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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