Ossessioni. Mi sento smarrito

Inviata da Antonio · 22 gen 2019 Disturbo ossessivo compulsivo

Buonasera a tutti. Mi presento. Sono un ragazzo di 22 anni quasi 23 in cura con Una terapia breve strategica. In realtà leggendo le modalità di terapia messe in atto da Nardone credevo che la mia terapia potesse svilupparsi in un altro modo. Invece non è così. Vi spiego. Fin da piccolo quando mi hanno per la prima volta spaventato con un frase: tra sette giorni morirai, ho iniziato ad avere tutta una serie di problemi. Hanno fatto la comparsa i pensieri ossessivi,e avevo paura,anzi ero letteralmente spaventato dalla morte. Dopo di che il pensiero ha assunto la forma di compulsione quando ho iniziato a lavarmi le mani compulsivamente credendo che potessi prendere qualche malattia. Quest' anno in prossimità della fine del mio percorso di studi universitario( sono prossimo alla laurea) ho avuto una profonda crisi,ritorno delle ossessioni con un grande picco di ansia. Non facevo altro che cercare su internet,non facevo altro che cercare rassicurazioni. Per un po' di tempo ho resistito e mi sono detto che avrei potuto farcela tranquillamente da solo. Poi ho cambiato idea e mi sono rivolto ad uno psicologo prossimo alla mia città. Le cose all'inizio credevo sarebbero potute andare bene ma di seduta in seduta sono andate peggio. Le mie tre ossessioni riguardavano paura della morte,paura del suicidio e paura dell'omosessualità. Inizialmente quando riuscivo a scardinare questa paura ne arrivava un'altra,e poi un'altra ancora. Scardinata la paura della omosessualità è nata quella della morte,poi quella del suicidio. Il mio terapeuta diceva sempre che dovevo scrivere per 20 minuti massimo di quello che provavo e dei pensieri,come se fosse un discorso fantasy in terza persona e che per lui questi pensieri rappresentavano un modo di reagire a qualcosa,è come se la mia testa mi stesse urlando con contenuti forti come suicidio,morte e omosessualità qualcosa e io non capissi su cosa si stesse basando. In verità ancora non lo capisco. Mi ha detto che io mi trovo in una specie di stanza con specchi semiriflettenti che mi permettono di vedere solo da una parte e che morte,suicidio e omosessualità sono degli ologrammi. Nonostante tutto sono riuscito a liberarmi,con tanto dolore e ansia,dei pensieri di morte suicidio e omosessualità dandone un senso. L'angoscia di morte infatti ora non mi perseguita più,e nemmeno quella del suicidio. Durante le ultime due settimane ero riuscito a stare meglio perché ad un certo punto mi ero reso conto che pensare non significa necessariamente fare qualcosa,anzi. Conta quello che noi siamo. Questa osservazione mi ha permesso di stare bene e liberarmi della maggior parte delle preoccupazioni legate alla paura del suicidio,rendendomi conto che io stesso sono una persona felice della propria famiglia e vita e che non farei mai una cosa del genere. Nonostante tutto,nonostante sia io sia il terapeuta eravamo felici del risultato raggiunto e ci approcciavamo a chiudere il percorso,in me sono tornate paure di ogni tipo. La maggior parte di queste paure sono legate alla eventuale perdita di controllo,alla eventuale possibilità che io faccia cose assurde che penso. Una di queste era affacciarsi alla ringhiera con sicurezza,come mai non ho fatto in questi anni,proprio per paura che potesse succedermi qualcosa. Un'altra volta mentre coccolavo il mio cane era nata la paura in me che potessi fargli del male spezzandogli il collo. La paura del balcone in verità mi ha accompagnato e mi accompagna tutt'ora. Non so perché ma la mia testa si era focalizzata su questa idea e continua a remurginarci sopra insistentemente. Una sera ho deciso di uscire fuori al balcone per cercare la certezza che non avrei mai fatto niente,ho avvinghiato le mie mani alla ringhiera per paura che potessi cadere e ho guardato il panorama attorno a me e sotto. Paradossalmente questa rassicurazione,se così la vogliamo chiamare mi ha fatto stare peggio,perché nella mia testa è come se mi stessi dicendo: hai ceduto alla idea di dover andare fuori al balcone,ora farai molto peggio. Poi non succede mai niente,questo lo so. Ma io non mi sento tranquillo. Infatti credevo di aver finalmente sconfitto questo mostro delle ossessioni con l'ultima seduta ma a quanto pare non è così. Infatti ho chiesto al terapeuta cosa dovessi fare per cercare di mantenere questa condizione: pensare ogni due giorni per venti minuti ai tuoi pensieri con la nuova logica. Questo mi ha fatto riscatenare il tutto. E la seconda era : Da cosa concretamente mi accorgerei che non mi serve più il terapeuta. In quei venti minuti di venerdì scorso in cui ero sicuro di aver superato tutti i miei problemi si è ripresentata la paura di dover fare qualcosa che non voglio fare,che potessi riuscire fuori al balcone per verificare che avessi ancora paura. So che magari esercito un grande controllo sulla mia vita,ho un forte senso del dovere,ma non capisco in che direzione si muova la terapia e io mi sento sfiduciato. Mi sento sfiduciato perché apparentemente quando credevo di aver risolto il problema,lo sto peggiorando. Il mio terapeuta mi ha detto che io faccio ( metaforicamente) come un carcerato quando esce. Dopo 5 anni in prigione per furto esce,vede che la realtà che gli sta attorno non gli piace e torna in prigione. Il mio pensare e aggrapparmi a questi pensieri rappresenterebbero per lui una sorta di comfort zone per difendermi dalla realtà,come se scappassi da qualcosa,e purtroppo non capisco cosa. Mi ha detto tante volte che la risposta non sta nel pensiero e nella sua interpretazione ma nel bloccare questo meccanismo. Solo che io sono recidivo e torno sempre involontariamente sui miei passi,a compiere disastri. Mi sento demotivato,non capisco dove sbaglio,nonostante sia seguendo tutti gli step dati dal mio terapeuta paradossalmente sembra che la terapia mi abbia peggiorato piuttosto che migliorato,e ogni volta che passo dalla valle della inquietudine profonda per i pensieri poi riesco a risalire,ma il meccanismo ancora non l'ho stoppato. Desideri un consiglio. Grazie

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Miglior risposta 28 GEN 2019

Gentile Antonio,

ho bisogno di alcune informazioni per capire meglio la sua situazione. Quante sedute ha effettuato con il terapeuta? Il suo terapeuta ha concluso il trattamento, ritenendo gli obbiettivi raggiunti?

Mi risponda pure privatamente
Cordilamente,

Dott.ssa Silvia Picazio

Dott.ssa Silvia Picazio Psicologo a Roma

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