Odio mia madre, ma non riesco a farne a meno. Perché?

Inviata da Noemi · 1 dic 2014 Terapia familiare

Buonasera,sono una ragazza di 27 anni,con un passato non molto felice,all'età di 6 anni ho subito violenze sessuali da parte di un signore anziano all'epoca datore di lavoro di mia mamma. All'età di 14 anni ho perso mio padre per colpa di un tumore al polmone sinistro. Questo traumatico evento mi ha segnato per il resto della mia vita. L'ho visto stare male consapevole che lo avrei perso. Ho sempre traslocato di casa in casa,per colpa delle difficoltà economiche della mia famiglia,e mi sono trasferita spesso anche di città in città. Questa cosa mi ha portata a non avere una mia stabilità. Dopo la morte di mio padre,mia mamma non mi è stata accanto in nulla,era preoccupata di rimanere il resto della sua vita da sola (aveva 36 anni all'epoca) ed ha cambiato più di qualche "fidanzato" cosa che mi ha recato non pochi problemi! Io non ero ancora emotivamente pronta a vederla con affianco qualcuno che non fosse mio padre! Ma lei non si è mai posta il problema. 7 anni fa si è sposata con un uomo con il quale non ho mai avuto un rapporto se non il buongiorno o buonasera.Mi sentivo un ospite in casa mia al punto di chiedere il permesso anche per mangiare. Negli anni da sposata mia mamma non mi ha mai considerata,io venivo sempre dopo qualsiasi cosa. Non mi ha fatto finire gli studi perché non c'erano soldi! Premetto che mio padre prendeva una pensione che ho percepito fino ai miei 18 anni,soldi miei perché i miei genitori non erano sposati in quanto mio padre separato e quindi conviventi. Quei soldi non li ho mai visti,li ha spesi per lei e per gli uomini che aveva accanto,per futilità. Senza mai pensare che erano miei e che mi fossero potuti servire in futuro. Ho sempre lavorato dall'età di 15 anni per avere una mia indipendenza e per non dover chiedere mai nulla,contribuendo anche nelle spese di casa.Sono caduta in depressione e sono stata in terapia per 2 anni,terapia terminata perché nn c'erano abbastanza soldi nemmeno per quello. Soffro di attacchi d'ansia e attacchi di panico! E grazie a quei 2 anni di psicoterapia ho capito che il mio problema e legato al rapporto che ho con mia mamma! Non mi sono mai sentita amata,considerata,lei mi ha fatto crescere senza padre e senza madre. Non ho più una famiglia e non posso contare sull'aiuto di nessuno. Ho provato tante volte a spiegarli i miei stati d'animo,ma nulla lei si ritiene un ottima mamma perché vivo ancora con lei e mi da un piatto sulla tavola! Io sento di essere arrivata ad un punto di non ritorno! Provo tanta rabbia nei suoi confronti,la incolpo per il mio stare male e spero sempre che lei prima o poi capisca di aver sbagliato e inizi ad essere una mamma,anche se sono consapevole che non accadrà mai,che lei non sarà mai in grado di fare la mamma premurosa,attenta ed affettuosa! Il mio problema e che non riesco a rassegnarmi,non riesco a capire come non possa accorgersi delle mancanze che ho avuto e di tutti i problemi che sono seguiti. Se penso alla sua morte sento un senso di sollievo! Sono una persona orribile per questo? So che per stare bene devo allontanarmi da lei,ma per difficoltà economiche non sono in grado di poter vivere da sola! Cosa posso fare per stare meglio?

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Miglior risposta 2 DIC 2014

Cara Noemi
sicuramente questo difficile rapporto con sua mamma, protratto nel tempo l'ha portata ad un logoramento delle risorse mentali ed emotive e ad un forte stress.
Dal momento che lei non ha, sufficientemente, interiorizzato la figura materna benevola e si è invece sentita quasi "invisibile" per sua madre ora si trova nel forte conflitto di volersi distaccare e di non riuscirci... (come distaccarsi da un "oggetto" affettivo che non si è mai posseduto?).
Per questa sua difficoltà forse l'aiuto di un terapeuta può essere molto adatto.
Ora lei ha anche questa brutta ferita di un gesto molto aggressivo nei suoi confronti.
Credo anche che l'impatto di protratti problemi economici sia un alto fattore di stress e il constatatare che anche i suoi soldini sono stati usati per altro.
Credo davvero che un suo distacco interiore ed emotivo da sua mamma le sia utile.
Cerchi un aiuto psicologico e "lavori" in questo senso.
Sappia anche le reazioni emotive rispecchiano la situazione reale e questo è il motivo per cui lei pensa alla morte di sua mamma in questi termini.
Diciamo che è una "reazione adeguata" se si tiene presente tutta la situazione relazionale presente e passata.
Cerchi di rilassarsi e di stare calma.
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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16 OTT 2015

Cara Noemi,
mi dispiace per gli eventi traumatici della tua vita ma devi considerare che tutti hanno dei limiti e spesso i genitori non hanno le capacità migliori inerenti alla loro funzione genitoriale.
Tu poi, hai anche perso tuo padre all'età di 14 anni ma di questo non è responsabile tua madre che accusi di averti fatta crescere senza padre e senza madre.
Neanche tua madre, vedova a 36 anni con una figlia di 14, si è trovata nella situazione più comoda del mondo e tu, come tutti i figli, avresti voluto più affetto e attenzioni da lei che era, a sua volta, sotto il peso di altri problemi che le imponevano di lottare quasi per la sopravvivenza.
Dici che tua madre ha usato i soldi che ti spettavano fino ai 18 anni ma dimentichi di dire che nel frattempo ( e forse finora) ti ha anche mantenuto.
La psicoterapia dovrebbe essere continuata : ne hai ancora bisogno tu e ne avrebbe bisogno anche tua madre.
Se tu non fossi piena di rancore, forse potresti ancora provare a dirle che entrambe ne avete bisogno.
In ogni caso, oggi hai 27 anni e, se non riesci a coinvolgerla in questa cosa, dovresti cercare di sganciarti da questa dipendenza che vivi come negativa.
Pertanto, se tu hai un lavoro, dovresti cercare una tua autonomia perchè altrimenti non farai altro che rimuginare sulle mancanze passate e presenti di tua madre e questo ti terrà paradossalmente ancora più legata a lei ma con un legame velenoso.
D'altra parte prima o poi a questa autonomia ci dovrai pur arrivare.
Cerca di riprendere la psicoterapia anche presso un consultorio pubblico ove non ci saranno ulteriori spese.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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9 DIC 2014

Cara Noemi,credo tu abbia bisogno di pensare a te stessa,cercando quanto prima una tua maghiore indipendenza e un distacco da tua madre.Ritengo che i due anni di terapia ti abbiano dato unpunto di vista da cui guardare le cose,ma probabilmente avresti ancora bisogno dell'aiuto di uno psicotetapeuta.Inoltre,prova a pensate che neanche tua madre era pronta a vivere un lutto precoce, la gestione di una figlia...forse ha fatto ciò che poteva credendo di far bene...difendendosi dal dolore e dalle difficoltà pensando a sé e a nuovi uomini. Non la giustifico ma ti invito a pensare come spesso un genitore abbia comportamenti che non ritiene e che non è consapevole possano far "male" ai figli!
Un nuovo percorso di psicoterapia in cui fare delle sedute con tua madre credo potrebbe aiutare entrambe a prender coscienza del vostro rapporto e delle difficoltà e necessità reciproche.
Dott.ssa Valentina Domingo

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3 DIC 2014

Riprendere la psicoterapia interrotta. A 27 anni, e con il vissuto traumatico da lei descritto,deve mettere le sue energie e risorse nel costruirsi una sua autonomia e indipendenza e psichica e fisica. Non può farlo da sola e neppure pensare che lei starà meglio se sua madre si occupasse di lei adeguatamente. E' un processo lungo e intenso che la porterà ad essere protagonista attiva della sua vita e ,spero,anche ad avere un rapporto meno conflittuale con sua madre. Auguri per il suo futuro Dottssa Rosanna Tartarelli

Dott.ssa Rosanna Tartarelli Psicologo a Lucca

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1 DIC 2014

Cara Noemi,
tu non affatto una persona orribile, non pensarlo mai. Sei solo profondamente ferita, al centro di quel bisogno di amore e di riconoscimento umano che tutti hanno diritto di soddisfare. Questo sentimento che si manifesta in aggressiva ostilità è l'altro volto di un amore grandissimo di cui non hai potuto nutrirti. E' comprensibile la tua rabbia, specie alla luce del fatto che comprendi che tua madre non potrebbe mai diventare la madre di cui hai bisogno. Se può esserti di aiuto ragiona su quanto sia penoso essere una madre in senso biologico ma non possedere la capacità di esserlo anche a livello affettivo. Quanta ricchezza, quanta gioia si perdono queste madri biologiche! La gioia di crescere un figlio, partecipando ai suoi bisogni e ai suoi progressi... pensa quanto è triste, mediocre la loro esperienza...e neanche se ne rendono conto. Eppure sono così perché non possono...certe madri non possono dare di più. E davvero provocano un misto di rabbia e biasimo. Concentrati sul biasimo cara Noemi, perché non meriti anche di vivere il conflitto interiore di "bisogno di amore/odio" verso tua madre. Un buon terapeuta potrà aiutarti in questo delicato percorso e permetterti di vedere con più lucidità dentro di te la bambina che piange e che chiede amore anziché la ragazza cattiva che prova sentimenti negativi. un grande augurio per la tua vita.
D.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa Clinica - Roma

Dr.ssa Ilaria Beltrami Psicologo a Roma

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1 DIC 2014

Cara Noemi sicuramente avresti bisogno di un aiuto. Potresti pensare ad una psicoterapia con tua madre in modo da poter discutere con lei sulla vostra relazione. Il confronto con l'aiuto di un esperto potrebbe essere una strada per capire il suo atteggiamento e anche la tua reazione e timore attuale. Resto a disposizione. Dott.ssa Riefoli

Studio privato Dott.ssa Riefoli Psicologo a Napoli

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1 DIC 2014

Cara Noemi,
non credo affatto che lei sia una persona orribile per la rabbia che prova. Ha il pieno diritto di sentirsi deprivata dei bisogni di amore, vicinanza e protezione che ogni essere umano ha. Come è riuscita a comprendere dal percorso di terapia intrapreso in passato, gli eventi che le sono accaduti e le emozioni/sensazioni che le hanno lasciato stanno incidendo sul suo presente e sul suo benessere psico-fisico. Inoltre tali vicissitudini possono lasciare delle tracce nella formazione dell’identità personale e nella costruzione di nuovi legami affettivi, sociali e lavorativi, e quindi incidere anche sul futuro.La cosa migliore per poter elaborare queste vicende interiori sarebbe quella di riprendere una terapia, magari medio-breve, se le difficoltà economiche non consentono un lungo percorso di esplorazione (la terapia cognitivo comportamentale produce buoni risultati, specialmente sul versante della gestione delle emozioni e dell’ansia, in tempi abbastanza rapidi, e questo potrebbe essere un primo passo utile per “tollerare” l’attuale forzata convivenza). Oppure rivolgendosi presso i consultori familiari o centri di salute mentale del servizio pubblico della sua zona.

A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro augurio,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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