Odiare il proprio percorso di studi universitari.

Inviata da Elena · 2 lug 2018 Orientamento scolastico

Accorgersi di aver sbagliato il proprio percorso di studi universitari può essere normale e neppure irrimediabile, ma non quando dell'errore ci si rende conto pienamente intorno ai 35 anni e non si è nelle condizioni socio-economiche di intraprendere un nuovo e costoso percorso. Spiego meglio. Dopo il liceo ho attraversato una gravissima crisi, una vera e propria deriva esistenziale, con perdita di ogni interesse, con disturbi di tipo depressivo, ossessioni, fobie, disturbi del comportamento alimentare.Questa crisi mi ha portato ad abbandonare la mia passione per gli studi di antichità classica, per i quali al liceo ero molto portata, e a ripiegare (con un calcolo che poi si è rivelato fallace) su giurisprudenza al solo scopo di avere un titolo più professionalizzante. Anche a scopo di per così dire ripiego avrei comunque voluto scegliere una facoltà come medicina, farmacia, chimica o biologia, ma la mia scarsa attitudine per la matematica e la presenza dei test di accesso mi ha fatto virare per pigrizia su giurisprudenza, la scelta più a disposizione della mia inerzia. Fin dalle prime lezioni del primo trimestre mi resi conto che le materie giuridiche non erano per me, le nozioni di diritto privato o pubblico mi sembravano delle assurdità prive di collocazione nel mondo, sia quello mio interiore che quello esterno, sentivo una repulsione per quel tipo di studio, sentivo che mi stavo penalizzando. Ma alla fine non ho avuto il coraggio di cambiare, ho preferito attaccarmi ad un'illusione, quella di diventare ricercatore e poi professore di storia del diritto romano, in modo di potermi comunque occupare di antichità classiche. In questa prospettiva mi sono sottoposta all'angheria di studiare (facendoli andare di traverso) tutti gli esami di diritto positivo vigente (anche se sostituendoli il più possibile con esami storici o teorici). Per ottenere cosa? Il professore con cui mi sono laureata (massimo dei voti) mi ha perfino sconsigliato di intraprendere il dottorato di ricerca in diritto romano, evidentemente non disposto a spendersi per la mia carriera. Ma ormai era tardi per cambiare corso di studio, sebbene il mio odio per il diritto fosse al massimo grado e avessi nel frattempo sviluppato un notevole, concreto e fortemente sentito interesse per le scienze biochimiche e mediche (anche aiutando nello studio persone a me vicine alle prese con quel tipo di facoltà) , era troppo tardi per cambiare strada, avevo 33 quasi 34 anni, i miei non me lo avrebbero consentito, non mi avrebbero finanziato. Così ho fatto con la morte dentro un dottorato di ricerca in antichità giuridiche che già sapevo non avrebbe avuto nessuno sbocco professionale. Unico scopo (a parte la borsa di studio) avere almeno la soddisfazione di avere il titolo di PhD in storia dei diritti dell'antichità. Adesso sono disoccupata, ho 43 anni, la mia laurea è per me praticamente inutilizzabile, perché non sono di fatto portata per nessuna delle professioni legali, il solo aprire un libro di diritto mi fa letteralmente chiudere lo stomaco e desiderare la morte. Il problema è che sono sempre più depressa e provo un odio smisurato contro me stessa e il mondo per la scelta sbagliata che ho fatto. Provo a riparare studiando altre materie, ma cado nello sconforto pensando che sia troppo tardi, che sono ridicola, che sono solo una fallita, che gli altri mi vedranno sempre come una giurista fallita, una che aspirava magari a diventare avvocato o magistrato ma per inettitudine non è riuscita, quando io non ho mai avuto tale aspirazione, ma sono rimasta incastrata negli studi giuridici a causa di un momento di grave confusione mentale. Potrò mai uscire fuori da questo incubo? L'odio che provo per il diritto e per quella mia personalità bacata di un tempo che si è lasciata incastrare nel diritto è immenso e mi sta divorando, farei qualsiasi cosa per annullare la scelta sbagliata che ho fatto in passato, ma come faccio a superare il sentirmi ridicola, fallita e inadeguata a iniziare nuovi studi a più di 40 anni? Dal punto di vista razionale posso pure trovare plausibile che per imparare non ci sia età, ma il mio sentire è diverso, è contro di me.

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Miglior risposta 4 LUG 2018

Gentile Elena,
certamente si sarà sentita dire mille volte che "non è mai troppo tardi".. ma il suo malessere sembra essere una vera e propria sofferenza esistenziale, non solo il risultato di quello che percepisce come un fallimento professionale (nonostante gli ottimi risultati che ha raggiunto!).
E' importante capire cosa la agita e la fa sta male ad un livello più profondo, esplorando i suoi vissuti e cercando di tirare fuori nuovamente quelle splendide risorse che ha dimostrato comunque di avere. Uno psicoterapeuta della sua zona potrà certamente aiutarla in questo percorso.
Se lo desidera resto a disposizione.
Un cordiale saluto,
drs Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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