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Non voglio più continuare

Inviata da Sara · 20 mar 2018 Fobie

In questo ultimo anno mi sono lasciata trascinare fino in fondo dalle mie fobie, arrivando al punto di non voler più lottare, di non riuscire più a vedere alcun futuro.
Ho lasciato la scuola, mi sono allontanata da tutti i miei amici e mi sono rinchiusa nella mia stanza, in una dannata comfort zone che racchiude tutto ciò che mi rende momentaneamente felice: libri, musica, film, disegni e fotografie. Oltre la porta della mia camera c'è l'ignoto ed il giudizio. Mettere piede fuori da quella porta mi provoca panico, non riesco a pensare in modo lucido ed a muovermi come fanno tutti, sento lo sguardo di ciascuna persona che mi passa accanto su di me. Se qualcuno mi rivolge una domanda, io mi blocco totalmente ed inizio a balbettare, la mia lingua non si muove come dovrebbe e spesso sbaglio del tutto a pronunciare le parole.
A scuola, un docente mi ha chiamata "apatica", ma io fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno cosa significasse. Volevo viaggiare, volevo conoscere nuovi luoghi e culture, amavo fare nuove conoscenze. A Maggio 2017 ho preso il primo aereo, sono uscita dall'Italia per la prima volta ed ho visto il territorio inglese e quello francese. Non ho provato nulla. Nonostante la mia paura dell'altezza, sono salita in aereo e non ho provato nemmeno un briciolo d'ansia durante il volo. Ho visitato nuovi luoghi, parlato con persone del posto in una lingua che non è la mia ed assaggiato delle culture differenti. Niente di niente, non mi ha trasmesso niente. Non ho fatto nessuna foto, non ho nessun ricordo fisico, come se quello fosse stato un semplice viaggio al supermercato, un qualcosa di giornaliero.
In famiglia le cose non migliorano, il clima sta diventando sempre più pesante ed io mi sento di troppo, soprattutto perché i miei familiari stanno iniziando a vedermi nello stesso modo in cui io vedo me stessa: una nullità. Vorrei scappare via, vorrei crearmi una nuova vita in qualche nuovo posto, ma la mia paura del contatto con le persone mi blocca. Ho bisogno di una casa, di un lavoro, di prendere la patente. Persone, persone, persone.
Ci sono giorni in cui non vorrei nemmeno alzarmi dal letto e cercare di essere minimamente produttiva, ma le critiche della mia famiglia hanno il potere di darmi la forza di fare tutto, anche se allo stesso tempo mi fanno stare sempre più male con me stessa. Non voglio parlare con loro perché non mi sento a mio agio a condividere con loro i miei pensieri, non c'è mai stato un gran rapporto e voglio che continui ad essere così.
Nei giorni peggiori, penso a quanto sarebbe bello togliermi di mezzo, facendo andare via tutti i problemi. È come se stessi aspettando che tutto peggiori ancor di più, in modo da avere il coraggio di poter andare via per sempre. Ma sono davvero così sicura che il peggio non sia già arrivato?
Ho cercato di chiedere aiuto ad uno specialista ma la mia paura di relazionarmi mi blocca, mi assale il panico non appena immagino di ritrovarmi faccia a faccia con una persona e parlare dei miei problemi, pur sapendo che quella persona è uno specialista che non giudica assolutamente i propri pazienti. Non riesco, non voglio, non so più cosa fare.

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Miglior risposta 21 MAR 2018

Buongiorno Sara,
da quanto scritto emerge chiaramente il suo disagio e la sua sofferenza, ma anche la voglia di rivalsa e di cambiamento. Se rinchiudersi nella sua stanza è stata una strategia per lei funzionale in quel preciso momento, ora mi sembra di capire che inizia "a starle stretta" e vorrebbe un sostegno, qualcuno che la aiuti ad affrontare questa situazione. Innanzitutto potrebbe chiedere sostegno ai suoi genitori, non tanto per discutere del suo vissuto, di ciò che prova ma per ricevere un po' di energia per intraprendere un percorso, volto al cambiamento. Successivamente le consiglio vivamente di rivolgersi ad uno specialista perchè, come lei stessa ha detto, può accoglierla senza pregiudizio. Altra alternativa potrebbe essere chiedere l'aiuto di un professionista direttamente a domicilio e insieme tentare di varcare la soglia della sua stanza.
Resto a disposizione.
Dr. Andrea Leone (Parma)

Dr. Andrea Leone Psicologo a Parma

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22 MAR 2018

Cara Sara, posso solo immaginare quanto sia difficile e dolorosa la situazione che stai vivendo. Mi ha colpito molto questa frase: "oltre la porta della mia camera c'è l'ignoto ed il GIUDIZIO"...credo racchiuda tutto il tuo disagio e spieghi perfettamente la tua situazione più di ogni altra frase precedente e successiva. Nessuno, per quanto sarebbe bello, potrà assicurarti che il giudizio non esiste. Il giudizio, purtroppo, fa parte dell'essere umano. Ma nello stesso tempo è anche vero che oltre al giudizio c'è altro...c'è affetto, c'è amore, ci sono interessi e c'è una vita senza ansia! C'è una capacità di vederci per quello che siamo, con pregi e difetti, e di trasmettere all'altro tutto ciò. Ma se tu in primis continuerai a vederti come una nullità sarai lo specchio degli altri che non potranno che vederti in questo modo.
nessuno può dirti che sarà facile, ma con l'aiuto di un esperto in grado di sintonizzarsi con te magari scoprirai che affrontare quel mondo là fuori (come quello dentro di te) non è così impossibile o difficile. Prova a cercare su internet uno psicoterapeuta della tua zona, dedica uno spazio giornaliero a questo, approfondisci il suo approccio, leggi le problematiche che cura, gli articoli che scrive...e magari questa "conoscenza" virtuale ti porterà a contattarlo anche solo per iscritto...
resto a tua disposizione
Chiara Illiano

Dott.ssa Chiara Illiano Psicologo a Roma

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21 MAR 2018

Buongiorno Sara, capisco la sua ansia che l’ha portata a ritirarsi da ogni situazione sociale sperando di rientrare quando sarebve stata meglio ma in realtá il ritiro puó solo farla stare peggio. Riprovare diventerà sempre piú difficile e meno importante, lasciando spazio al senso di colpa. Non puó aspettare che le cose vadano peggio ma è ora di chiedere aiuto alla sua famiglia e a un terapeuta. Puó anche pensare di farei primi colloqui vua skype e poi andare in studio, per avvicinarsi gradualmente ad uscire. Parlando con un professionista troverà la giusta soluzione per iniziare a gestire l’ansia in modo costruttivo. Rimango a sua disposizione. Cordiali Saluti
Dott.ssa Elisa Zocchi

Dott.ssa Elisa Zocchi Psicologo a Samarate

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20 MAR 2018

Salve Sara
Il ritiro su te stessa è spiegato da questa ansia che percepisci nel rapporto con gli altri, e all'inizio ha avuto una funzione protettiva. Ma ora tale funzione è giunta al termine e ti ritrovi in una gabbia all'interno della quale non senti più di vivere. Cercare aiuto da un professionista è la scelta più indicata, e sta solo a te credere che ne valga la pena, nonostante il disagio provato.
Ricorda.
Il cambiamento inizia da quella porta chiusa. Mentre la apri ricorda che lo fai solo per te stessa, che ci saranno momenti duri che vanno accettati e affrontati. Ma ne varrà la pena.
Buona giornata
Dott.essa Bracci

Dott.ssa Lorenza Maddalena Bracci Psicologo a Guagnano

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