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Non sto meglio: devo interrompere la psicoterapia?

Inviata da Ty · 9 gen 2020 Terapia cognitivo-comportamentale

Buongiorno, sono Sam e ho 24 anni.
Scrivo per sapere se è normale che dopo un anno di psicoterapia (Cognitivo-Comportamentale) io non stia affatto meglio: il mio terapeuta mi ha diagnosticato una personalità ansioso depressiva (non ricordo la terminologia precisa, non so se questa è una "diagnosi" ), e abbiamo concordato di non trattarla con farmaci perché, a suo parere, "ho le competenze cognitive per uscirne da solo".
Quando ho parlato con lui di come mi sento su questo percorso mi ha detto che essendo un problema di personalità ci vuole del tempo per stare bene: ma anche detto, però, che anche lui notato che io non sto meglio, e mi ha spesso chiesto perché continuassi ad andare, cosa mi aspettassi dalla terapia, perché non stava funzionando.
Ora, noto in me dei cambiamenti (mi conosco meglio, riconosco alcune dinamiche disfunzionali che ho imparato ad adottare,...)
Mi conosco meglio e ne sono grato a lui, ma la depressione che avverto non se ne va: il mio psicologo mi ha detto che restare o interrompere la terapia sta a me deciderlo, ma io non so che fare.
Io vorrei stare meglio, mi sento senza speranza, so su cosa vorrei lavorare ma, allo stesso tempo, ho l'idea (stupida, lo so) che anche se raggiungessi quegli obiettivi il mio umore non migliorerebbe, come se "mi sono sempre sentito così, non mi conosco come felice, quindi non riesco ad immaginarmi tale".
Forse sono/sono stato a tratti oppositivo alla terapia, o forse il mio terapeuta non ha saputo sempre "adattarsi" , forse entrambe.
Il punto è che non so quanto possa darmi ancora la psicoterapia, se fin'ora ho imparato tanto, ho fatto- non sempre, ammetto, ma ci ho provato per quanto la mia tendenza all'evitamento mi permettesse- i compiti che lui mi assegnava, eppure sto esattamente come prima.
Che dovrei fare? E' normale che non stia meglio, devo dargli tempo, oppure se non ha funzionato fin'ora non lo farà mai...?

Specifico che la questione sull'eventuale interruzione è nata perché con lo psicologo ci eravamo dati un periodo indicativo di 12 mesi, che stanno per finire.

Grazie (mi scuso se sono stata confusionaria o poco chiara),
Sam.

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Buongiorno
Se dopo un anni dall'inizio della terapia sente che le cose non sono migliorate forse l'approccio terapeutico utilizzato non è adeguato per la sua situazione.
Ne parli con il suo terapeuta poi le consiglierei di provare un percorso psicologico ad orientamento sistemico relazionale.
Cordiali saluti
Dr.ssa Condina

Dott.ssa Maria Condina Psicologo a Olginate

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Salve Sam,
il fatto che un percorso di psicoterapia non abbia funzionato non significa che nessun altro percorso potrà mai condurla al miglioramento sperato, nè il fatto che un percorso cognitivo-comportamentale non l'abbia condotta verso un cambiamento del tono dell'umore può essere generalizzabile ed estensibile alla mancata efficacia di un approccio psicoterapeutico rispetto ad un altro.
Aldilà di uno specifico orientamento, ogni professionista differisce da un altro, ma non sempre si incontra subito il professionista idoneo al nostro caso, un professionista che sappia comprendere e intervenire in modo funzionale al raggiungimento dell'obiettivo di benessere e di un'adeguata qualità di vita, con cui costruire una solida e rassicurante alleanza terapeutica.
Il fatto di sentirsi “senza speranza” come lei scrive, sebbene seguito da tempo nell'ambito di un percorso,sebbene abbia esplicitato il suo disagio al terapeuta, attesta forse il tempo di elaborarne una separazione concordata e la costruzione di una nuova relazione terapeutica.
Resto comunque a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordialmente.
dott.ssa Alessandra Melli

Dott.ssa Alessandra Melli Psicologo a Mestrino

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Buongiorno Ty, è difficile darle un consiglio, penso che sarebbe utile chiedere al suo terapeuta un supporto in questa decisione così importante. Dalla mail sembra che da un lato vorrebbe continuare la terapia perchè ha visto dei cambiamenti ma dall'altro lato la sua depressione resta lì. Penso che essere supportato nella decisione potrebbe esserle di aiuto. Ne parli con il suo terapeuta e, eventualmente, potete nuvamente confrontarvi sull'argomento farmaci. Un caro saluto

Luisa Fossati

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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Gentile Sam,
è una decisione che solo Lei può prendere. Se il lavoro le dà comunque un aiuto continui; al contrario se lo sente inutile provi a cambiare professionista. Se c'è una componente depressiva, questa è molto resistente a qualunque intervento. Sarebbe da valutare se può rispondere ad alcune terapie naturali come dieta, vitamine, fitoterapia. In Italia non sono molti i medici specializzati, però ci sono. Probabilmente lo psicoterapeuta ha fatto un buon lavoro, ma magari non è in grado di valutare la componente organica.
Un caro saluto
Leopoldo Tacchin

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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Cara Sam,

I vissuti di natura depressiva richiedono di essere ben circoscritti nella loro causalità psichica.
Puoi scegliere di restare e procedere nella loro elaborazione, considerando che questa è in rapporto al transfert verso il terapeuta.

Un caro saluto
Dott.ssa Ospite

Dott.ssa Maria Rosaria Ospite Psicologo a Roma

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Gentile Sam, le traiettorie terapeutiche sono uniche e irripetibili proprio come le persone che le richiedono; pertanto, per quanto deludente, non è possibile fornire una riposta univoca alla Sua domanda. E' legittimo però pensare che dopo 12 mesi di psicoterapia un miglioramento soggettivo - o funzionale - dovrebbe avvenire. Come Lei ha notato sulla Sua pelle, le competenze cognitive di per sé sono risorse, ma non bastano a uscire dalle situazioni di sofferenza. I pensieri che riferisce "il mio umore non migliorerebbe" sono legati al ripiegamento riflessivo depressivo dovuto alla chiusura degli orizzonti d'attesa: non c'è futuro (se non, eventualmente, tragico e foriero di sofferenza) e non ci sarà mai soluzione. Questo porta al congelamento nel presente e al rivolgersi al passato (rimuginio, colpe, ecc...). Non sono situazioni di veloce risoluzione, soprattutto se "strutturali" cioè, se il collega ipotizza correttamente (e non è possibile dirlo), che fanno parte stabilmente dei Suoi modi di essere nel mondo. Però un miglioramento è lecito attenderlo. Le componenti che rendono una psicoterapia efficace sono numerose; tra queste certamente la motivazione e l'impegno, ma anche la relazione che si crea con il terapeuta e le modalità con cui viene condotta. Se dopo 12 mesi non c'è stato alcun passo avanti, e il collega lo riconosce, forse può essere opportuno provare a modificare qualcosa. La responsabilità di cambiare terapeuta è Sua, e assumerla è comunque un passo importare sulla strada che dovrà portarLa a riprendere in mano la Sua vita - a partire dalle Sue scelte. Pertanto la scelta è personale e Sua soltanto, come dice giustamente il collega. I margini per prenderla ci sono: può essere opportuno un cambio, soprattutto laddove abbiate già discusso più volte di questo in seduta (che resta la primissima opzione). In bocca al lupo! DMP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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