Non so se lasciare l’università?

Inviata da Eva il 14 mag 2018 6 Risposte  · Orientamento scolastico

Buonasera, sono una ragazza di 21 anni alle prese con la facoltà di legge. Purtroppo, la situazione va sempre peggiorando. Sono sempre stata una studentessa capace, diplomata col massimo ed ero davvero entusiasta di iniziare questo nuovo percorso; entusiasmo che però, si è perso col tempo. Durante il primo semestre del primo anno non ho dato nessun esame, a causa di un’ansia tremenda che si scatenava semplicemente entrando in un’aula. Pochi mesi dopo si è manifestato il primo attacco di panico per un motivo secondario (il mio cagnolino era in grave condizioni) e mi sono sentita impotente, scatenandomi ricordi dovuti alla morte di mio padre avvenuta circa 4 anni fa (per suicidio). Da lì ho dato solo 3 esami fino ad ora ma ogni volta studio con fatica, con poca concentrazione e mi sento sempre di più una fallita. Mio fratello maggiore è laureato e lavora (forse accuso la competizione?) e mia madre desidera lo stesso per me, cosa che mi fa sentire tremendamente sotto pressione. Vorrei dei consigli su come io possa effettivamente lavorare sul problema, su questa sensazione di impotenza e fallimento. Ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta e mi scuso di eventuali errori presenti ma sono veramente sconfortata. Saluti.

madre , padre , panico

Miglior risposta

Gentile Eva,
Non voglio addentrarmi in questioni delicate attraverso una risposta data sul web, ma voglio comunque porre l'accento su alcune questioni legate alla scelta di proseguire gli studi. Di frequente studenti che al liceo, in generale alle superiori, hanno dato il meglio di sé (non senza difficoltà legate alle dinamiche del gruppo classe) rispetto a degli schemi legati ai ritmi, alla gestione del tempo di studio e alle modalità di verifica (orale e scritta) entrando nel mondo universitario incontrano non poche difficoltà. Non potrei stabilire quanto le sue attuali difficoltà nell'affrontare lo studio e gli esami siano legate alla perdita di suo padre e non sarebbe questo il luogo dove eventualmente indagare tale relazione. Indubbiamente sta vivendo una fase di cambiamento molto importante e non riesce a trovare le giuste strategie di assestamento, pertanto mi permetto di darle alcuni suggerimenti pratici augurandomi le siano di aiuto: 1. Non si isoli, provi a creare dei gruppi di studio con colleghi che debbano sostenere i suoi stessi esami, non importa se piu grandi o più piccoli 2. Approfitti degli orari di ricevimento dei docenti così da avere una maggiore occasione di incontro con loro e stabilire una reciproca conoscenza (in genere ciò che ci è familiare non ci angoscia) 3. Se presenti nel suo Ateneo di appartenenza faccia riferimento ai tutor didattici o, meglio ancora, ai colloqui psicologici per studenti universitari 4. Si dia un tempo limite entro cui verificare se questi accorgimenti riescono a placare la sua ansia e a innescare un cambiamento positivo.

Se decidesse di applicare questi suggerimenti senza notare sostanziali differenze nel tempo che si è posta o se non se la sentisse di affrontare da sola questo importante aspetto della sua vita, la invito senza timore ad affidarsi ad un professionista in modo da individuare con più puntualità le eventuali correlazioni tra la sua angoscia e la sua tendenza all'evitamento (dello studio) ed altri elementi della sua vita.

In bocca al lupo per il suo futuro

Dott.ssa Veronica Pinto

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Cara Eva,
da ciò che scrive emergono molti aspetti che in risposta in una chat non si possono trattare nel modo corretto per i suoi benefici. Quello che posso dirle è che purtroppo nella società odierna la prestazione e la dimostrazione di successo richiesta sta creando nei giovani universitari, nella maggior parte, dei forti vissuti di ansia o di fallimento se non riescono nei tempi decisi a livello universitario a finire il percorso. Quello che vorrei capisse in primis è che nella vita ci sono dei momenti dove rallentiamo un po', perché il nostro corpo e la nostra mente chiedono riposo, e questo non vuol dire che non siamo persone capaci o volenterose, ma che probabilmente si è in un periodo di vita che ha bisogno di un rallentamento. E ciò non vuol dire che sta perdendo tempo o perderà un treno come spesso molti giovani pensano. Lei ha vissuto una perdita importante anche per le modalità, e penso che in questi casi un sostegno per lei sia di grande aiuto, sia per elaborare questo momento di dolore che per un aiuto agli attacchi di panico in modo da migliorare almeno questo aspetto (vi sono ad oggi molte tecniche e terapie che permettono di superare gli attacchi),
Non si veda solo per ciò che non riesce a fare, ma pensi che riuscire a dare tre esami, con i sintomi che ha riportato, è una grande dimostrazione di forza di volontà.
Nessuno può dirle quale è la scelta migliore per lei, ma non abbia fretta, cerchi prima un sostegno al quale affidare tutte queste emozioni e pensieri, le sarà sicuramente di aiuto.
In bocca al lupo
Dott.ssa Giada Viprati

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22 MAG 2018

Logo Dott.ssa Giada Viprati Psicologa e Sessuologa Dott.ssa Giada Viprati Psicologa e Sessuologa

5 Risposte

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Buongiorno Eva,
mi dispiace per suo padre. Il passaggio da una condizione produttiva nell’attività scolastica a una condizione di non produttività nell’inizio dell’Universta mi sembra coincida con la comparsa di segnali emotivi (ansia, attacchi di panico) e l’incapacIta di tenere con vissuti di fallimento e sconforto. Questo mi fa pensare a che cosa c’e in latenza che forse è stato accantonato o non espresso, considerato. Scrive della morte di suo padre e mi chiedo come l’ha vissuto e se lo ha elaborato. Sua madre vuole delle cose da lei, che segua l’esempio di suo fratello, e da questo si senta pressata. Proverei a riflettere su questi spunti e chiedersi cosa sta esprimendo con quello che le capita, cosa vuole lei, forse tempo, riflessione, esprimere. L’ansia, il fallimento, sentirsi pressati sono segnali di un disagio, li colga e se non riesce da sola si faccia aiutare da uno Psicoterapeuta.
Un cordiale saluto
Elisabetta Ciaccia
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16 MAG 2018

Logo Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia

209 Risposte

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Gentile Eva,
Non voglio addentrarmi in una risposta data sul web in questioni delicate, ma voglio porre l'accento su alcuni aspetti legati alla scelta di proseguire il percorso di studi. Non è raro che ragazzi che hanno dato il meglio di sé al liceo, trovandosi pienamente a proprio agio (non senza difficoltà legate alle dinamiche del gruppo classe) con un certo schema legato ai ritmi e allo studio, incontrino serie difficoltà all'università. È un contesto completamente differente e il metodo di studio, così come il rapporto con i docenti e i colleghi muta profondamente. Quindi già solo da un punto di vista pratico è possibile individuare una serie di fattori che possano scatenare una certa ansia da prestazione ed una tendenza all'evitamento. Non saprei dirle quanto questa sua difficoltà sia legata o meno alla perdita di suo padre, sarebbe anche azzardato immaginare un collegamento solo in base a ciò che scrive. Ma sicuramente sta vivendo una fase di cambiamento molto forte in cui non riesce a trovare il giusto metodo di assestamento. Le do alcuni consigli pratici augurandomi le siano di aiuto: 1. Non si isoli, provi a creare gruppi di studio con altri colleghi che devono sostenere i suoi stessi esami, anche più piccoli o più grandi, non è importante. 2. Approfitti degli orari di ricevimento dei professori per conoscerli meglio e abituarsi al loro modo di parlare o di interagire, questo aiuterà una conoscenza reciproca e sarà utile a tenere a bada l ansia (ciò che ci è familiare, generalmente non ci angoscia) 3. Se presente presso il suo Ateneo, faccia riferimento ai tutor per l'orientamento o, meglio ancora, ai colloqui psicologici per studenti universitari 4. Si dia un tempo limite per vedere se questi accorgimenti migliorano la situazione.

Se il tutto non dovesse migliorare o comunque sentisse di non avere le energie sufficiente per affrontare da sola tutto questo si affidi senza timore ad un professionista che potrà sostenerla in questo processo delicato, così da prendere Delle scelte consapevoli senza futuri rimpianti. In bocca al lupo per tutto!

Dott.ssa Veronica Pinto

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15 MAG 2018

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28 Risposte

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Cara Eva, in 3 4 anni sono successi nella sua vita degli eventi traumatici che hanno fatto scaturire in lei questa sensazione di impotenza, fallimento e angoscia, che ad oggi pare manifestarsi sul fronte dello studio. Non credo che sia utile lasciare l'università, perchè evitare un problema non porta da nessuna parte, ma fa si che il disagio si sposti su altro. Bisognerebbe andare a fondo e lavorare sull'origine della sua ferita, che probabilmente non è stata medicata e continua a sanguinare andando a manifestarsi in ambiti diversi della sua vita (che forse hanno poco a che fare con il disagio originario). Si prenda cura di se stessa e valuti l'idea di fare un percorso di psicoterapia: potrebbe trovare gli strumenti giusti per medicare questa ferita e per scoprire le risorse che ha dentro per affrontare la sua vita con successo. Un augurio di cuore, dott.ssa Daniela Cannistrà.

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15 MAG 2018

Logo Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta

580 Risposte

223 voti positivi

Eva,
In poche righe lei ha detto moltissime cose, tutte molto importanti. Nessuno di noi terapeuti le potrà mai dire se lasciare o meno l’università perché ognuno è artefice della propria vita, nessuno di noi può sapere cosa è meglio per lei. Però posso dirle che la vita è spesso stressante, sta a noi imparare a gestirla e a reagire alle difficoltà e ai problemi cercando di vedere prospettive diverse ecc. io sono convinto, per quello che ha scritto , che le sarebbe di grande giovamento intraprendere un percorso psicologico di supporto o comunque una psicoterapia a indirizzo cognitivo comportamentale da cui potrà trarre grande giovamento.
Saluti

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15 MAG 2018

Logo Dr. Mariano Casella Dr. Mariano Casella

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