Non so se lasciare la psicoterapia

Inviata da Luana. 11 mar 2019 2 Risposte  · Psicoterapia

Vorrei che la psicologa mi dicesse che non ho niente: starei molto meglio. Ho un grosso problema: ho due lauree magistrali; una carriera creativa a parte che sta dando buoni frutti, un lavoro ben pagato; una relazione stabile con un ragazzo con cui vado molto d'accordo; e varie amicizie. Non sono depressa, né ansiosa, e non mi drogo; non fumo; non bevo; non mi taglio...faccio molto sport e seguo una dieta molto equilibrata. Purtroppo, mi hanno detto che sono pazza in più centri, ma stando bene non so che fare...mi dicono che sono bordeline( all'inizio dicevano che ero paranoide) non so davvero che fare! E che mi sembra di fare psicoterapia per niente: mi dicono che ho un sacco di problemi relazionali, ma alla fine io fuori me la cavo: certo ho molte difficoltá di assertivitá e gestione delle emozioni, ma tutti questi problemi che mi elencano loro non li vedo: alla fine mi sono realizzata in ogni campo. Vorrei spiegazioni, ma quando le chiedo mi psicanalizzano, dicendomi che si vede appunto che sono pazza" infatti voglio trovare la mia identità facendo domande sulla diagnosi." Dicono che ho problemi di ruminazione: cioè gli confermo che sono matta. Onestamente non ho capito come si fa a stabilire se uno è pazzo o no...Io non sento sentimenti ma non so che farci! Penso di esserne incapace, ma non è che vado in giro con la sega elettrica a tagliuzzare la gente perché non provo sentimenti: alla fine sono come tutti. Poi non ho capito perché sono bordeline...diciamo che non ho proprio gli atteggiamenti tipici di un border, anche se ammetto di aver paura di essere abbandonata, ma non mi metto a supplicare nessuno, e anzi quando ho questi sentimenti preferisco essere appunto abbandonata per non provarli più: non provando niente non soffro, quindi non sto nemmeno a soffrire: mi e impossibile....infatti non ho condotte impulsive, e mai ho supplicato quancuno; anzi quando una persona mi da l'impressione di abbandono divento acida, e mai mi piego: mi da un motivo per trattarlo male e mollarlo....rimane il fatto che non frequento gente del genere: ho sempre avuto patner dipendenti da me. Non so: mi sembra una perdita di tempo: tanto non diventerò mai empatica. Considerando che non infadisco nessuno, a me che cambia? Poi la diagnosi di bordeline è stata fatta solo perché sono buona e tratto bene le persone anche se sono un po' stronzetta. Mah ok la storia del diavoletto/angioletto= bordeline, ma boh...non sono proprio convinta.

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Gentile Luana, se è vero che le hanno detto che "è pazza", si tratta di professionisti poco seri. Sono espressioni da cialtroni. Però è vero che probabilmente qualcosa c'è che non va. Ho letto altre storie vostre, e mi sono reso conto che nel disturbo borderline tendete a negare i vostri problemi. Se lei sta bene ed è serena, perché è andata in terapia? Per il resto mi farebbe piacere un linguaggio più serio, non mi serva a molto sapere che lei non ha ammazzato nessuno e che invece è un po' stronzetta. Non sono termini che aiutano a fare una valutazione. Non è necessario essere criminali per avere seri problemi psicologici. Se lei si sente superiore a noi allora perché viene a cercarci? Se lei ha un problema con l'abbandono, oppure per reazione mette in atto l'atteggiamento opposto, questo è sufficiente per configurare un problema abbastanza serio. Forse mi odierà, ma ho solo cercato di aiutarla. Buone cose!
dr. Leopoldo Tacchini

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Buonasera Luana, credo che siamo tutti d'accordo che, se qualche collega psicologo o psichiatra, le ha detto che è pazza, quantomeno, ripeto quantomeno, è stato poco professionale. Ora, dal suo post, almeno a me, ciò che arriva in modo evidente, è una difficoltà nella capacità di modulazione. Come già evidenziato dalla risposta precedente, non è che se non tagliuzza la gente (tra l'altro, lei usa questo concetto, molto particolare, due volte; un'altra è quando ci dice che, tra le altre cose che non fa, c'è che non si taglia), allora non ci sono problemi. Dal post, sembra molto sicura di stare bene e di funzionare nel mondo ma, allora, mi chiedo: ci ha scritto per "ottenere" una sorta di imprimatur a lasciare la terapia? L'esterno è, per lei, così importante sia da essersi fatta convincere, in questi anni ad iniziare e continuare la terapia e sia da fargliela abbandonare se diciamo qualcosa che rafforzi il suo pensiero? Per concludere, ho appena accennato al pensiero perché la mia, personalissima e con quasi zero elementi per poterla fare, ipotesi è che lei, a livello cognitivo, sia abbastanza convinta di lasciarla, ma, il suo mondo emotivo, mi sembra che tentenni. Immagino che di questi dubbi ne abbia parlato con la sua terapeuta, altrimenti sarà il caso di farlo. La terapia non è un obbligo (a parte casi specifici che non la riguardano), invece di cercare appigli esterni, guardi dentro di Sé, nel modo più autentico possibile, e si confronti con la sua terapeuta.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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12 MAR 2019

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