Non so se ho l ansia

Inviata da Benedettar116 · 4 dic 2020

Una domanda che mi pongo molto spesso è se soffro d'ansia o se sono solamente una persona insicura (o entrambe). Sono sempre stata una bambina felice e socievole, crescendo una studentessa modello, non ho mai fatto preoccupare nessuno, ho sempre fatto una vita molto lineare. Ho sempre avuto moltissima difficoltà però a gestire le situazioni di stress. Gare sportive, anche se fatte a scuola, mentre mi esibivo puntualmente mi bloccavo e mi mettevo a piangere. A scuola con i compiti in classe delle materie più difficili. A circa 19 anni ho sofferto di disturbi alimentari, non sapevo cosa fare all'università e dopo aver scelto cosa fare, sono riuscita con tantissima difficoltà a finire la trienale in tempo (anche se sono state tante le volte in cui l ansia mi faceva quasi girare la testa e mi sono dovuta ritirare). In magistrale mi sta capitando la stessa cosa: mi siedo e ho dei grossi vuoti e mi ritiro. Avendo delle responsabilità a casa, anche prima del covid, spesso non esco per non fare tardi e poter aiutare a casa (ho dei problemi familiari). Negli anni ho sviluppato un problema di onicofagia gravissimo, che mi rende ancora di più insicura. Ne ho parlato con una psicologa che mi ha detto non aver niente, per me non è così. E questo stato mi provoca spesso delle crisi di pianto, che durano anche ore.

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Miglior risposta 5 DIC 2020

Buongiorno. L'ansia di per sè una sensazione fisica naturale, che accomuna tutti gli esseri umani, e che si rende estremamente utile nel prepararci a un evento futuro: ci permette di giungere all'appuntamento con la giusta carica e tensione per fare bene. Quando diviene eccessiva, però, può bloccare; quando diviene sganciata da contesti e situazioni, allo stesso modo, può perdere quel significato originario e reiterare priva di senso, portando a chiusura di possibilità d'azione, evitamento, circoli viziosi. Più che chiedersi se ha un disturbo, mi chiederei cosa accade in quelle situazioni nelle quali questa sensazione perde la propria funzionalità. Cosa accade in quel momento? Quale è l'apertura di mondo in cui si trova a fare quell'esperienza, e perché è vissuta con minaccia? Dando senso alle esperienze e alle situazioni sarà in grado di cogliere cosa La mette in scacco e tornare a vivere nel modo migliore l'attesa di eventi futuri. Valuterei, dato che riporta una lunga storia di difficoltà, di ricominciare con un percorso psicoterapeutico. Cordialità, DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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7 DIC 2020

Buongiorno Benedetta, innanzitutto complimenti per aver finito la triennale, anche con le difficoltà e le sofferenze dell'ansia. I suoi sintomi portano molta sofferenza e rabbia, e sono altresì molto comuni, con le dovute differenze per ogni situazione o storia di vita.
Un percorso psicologico potrebbe sicuramente aiutarla a sciogliere i nodi che la ostacolano, e per trovare una nuova relazione con se stessa e con la sua ansia.
Un in bocca al lupo e un incoraggiamento

Dott. Davide Bassano

Dott. Davide Bassano Psicologo a Firenze

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7 DIC 2020

Buongiorno, sono d'accordo con alcuni miei colleghi. In questo momento la risposta più importante da farsi non è se ha o no l'ansia (che è una risposta normale a situazioni difficili), ma come può gestire queste situazioni che le creano sofferenza, in modo tale da potere perseguire i propri scopi e capire invece cosa li blocca.

Potrebbe iniziare con il domandarsi, durante i momenti di maggiore emotività, "cosa sto pensando? cosa ha procurato in me questo pianto? cosa mi ha portato a ritirarmi?" . Questi naturalmente sono solo alcuni esempi e sicuramente il supporto di uno psicoterapeuta potrebbe essere di aiuto nella ricerca di una risposta e nella gestione di tali situazioni.

Inoltre, molti psicoterapeuti (soprattutto quelli di orientamento cognitivo comportamentale) predispongono una fase iniziale di valutazione, comprensiva non solo di una diagnosi, ma di una descrizione condivisa del funzionamento personale, in cui vengono individuate difficoltà e risorse personali. Questa fase, detta di concettualizzazione, viene condivisa con il paziente e indirizza il percorso terapeutico, permettendo al duo terapeutico ( paziente e terapeuta) di fissare e stabilire insieme degli obiettivi.

Spero di esserle stata di aiuto.
Cordiali saluti
Dott.ssa De Paola

Dott.ssa Catia De Paola Psicologo a Roma

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7 DIC 2020

Buongiorno Benedetta,
mi dispiace per le sensazioni che prova. Non ritengo corretto espormi con una diagnosi in tale sede, non conoscendo ne lei ne la sua storia. Ciò che posso consigliarle è che non credo sia così utile trovare una specifica spiegazione diagnostica rispetto ciò che riporta. Le sensazioni, emozioni, che espone sono sicuramente invalidanti rispetto la sua quotidianità, sono sofferenza. Ritengo potrebbe essere quindi utile affrontare questi aspetti indipendentemente dalla possibile diagnosi. Si rivolga ad un altro collega con il quale iniziare un percorso.
Resto a sua disposizione,
Dr. Matteo Radavelli

Dr. Matteo Radavelli Psicologo a Arcore

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6 DIC 2020

Gentile Benedetta,
insicurezza ed ansia possono essere considerate come due facce della stessa medaglia.
Nonostante lei sia stata una studentessa modello, già a scuola si sono manifestati problemi di ansia e insicurezza in diverse situazioni e nonostante sia stata una bambina felice e socievole, facendo col crescere una vita molto lineare, si sono verificati poi problemi familiari anch'essi fonte di ansia che sembra l'abbiano molto condizionata, senza contare il disturbo del comportamento alimentare e l'onicofagia.
Pertanto ha ragione a non essere d'accordo con la psicologa con cui ha parlato ed è consigliabile pertanto che intraprenda un adeguato trattamento con l'aiuto di un bravo psicoterapeuta.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgoi, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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4 DIC 2020

Carissima, credo che non sia tanto importante autodiagnosticarsi o autoetichettarsi in un disturbo. Penso sia molto importante, invece, legittimare un proprio stato di disagio (ansia, agitazione, tristezza...) e capire come riuscire a gestirlo per superare la problematica. Potrebbe essere utile per Lei elaborare i vissuti (legati a ciò che vive e che ha vissuto) che La vincolano a questa condizione di malessere (che può riportare a dei sintomi propri dell'ansia, ad esempio), per potersi dare la possibilità di apprendere anche come gestire il tutto, sentendosi serena, pronta e attrezzata a superare qualsiasi fonte di stress.
E' sicuramente importante dare un nome, un significato a ciò che proviamo, ma non tanto nella categorizzazione di un disturbo, quanto in base al modo in cui ci percepiamo, e attraverso cui percepiamo il mondo circostante. Perchè solamente così siamo in grado di avere effettivamente un controllo delle nostre emozioni, orientandoci al nostro benessere personale.
Le auguro tanta fortuna e tranquillità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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4 DIC 2020

Gentile B., l' ansia può delinearsi e declinarsi in diverse forme che differiscono per intensità e pervasività del disturbo.
Anche se non mi azzardo a fare una diagnosi basandomi su quanto ha scritto, sembra che giochino un ruolo importante nel suo malessere, le ossessioni (comunemente pensieri, idee) e le compulsioni ( azioni che facciamo in maniera automatica ed inconsapevole per placare ansia, angoscia ed altre emozioni).
Si rivolga ad un professionista per una diagnosi e per ottenere utili indicazioni
Dott. Masucci A.

Dott. Armando Masucci Psicologo a Avellino

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