Non so se abbandonare la terapia

Inviata da anonima il 5 ott 2015 Orientamento professionale

Buongiorno, da un anno seguo una terapia breve strategica per un problema di binge eating. È andata inizialmente benissimo in quanto ho svolto tutti gli esercizi che il terapeuta mi ha dato, abbiamo risolto altri problemi e più di una volta il terapeuta mi ha chiamata "sorvegliata speciale". Non ho mai capito cosa intendesse ma ho capito che era una cosa positiva x la terapia e mi andava bene cosi. Da quando ho iniziato la terapia di mantenimento il binge è tornato..o meglio...è rimasta la fissazione sul dimagrire e sul fatto che la mia felicità dipenda dal peso. Il rapporto col cibo è molto migliorato, non lo vedo piu come giusto o sbagliato. Il terapeuta mi ha detto che ora c e da sistemare questo aspetto piu interno del problema e lui in tutta tranquillità ha detto che si risolverà. Mi ha dato da scrivere tutte le fissazioni che durante la giornata mi disturbano e devo continuare con la dieta paradossale. Io mi sento davvero persa perché dopo tutti i bei risultati avuti mi ritrovo con dinamiche uguali all inizio della terapia. Mi viene da pensare che la terapia stia fallendo, che non abbiamo lavorato bene sulla fissazione e quella è rimasta ed è molto resistente..perché mi ha modificato tanti comportamenti sul modo di mangiare. Il terapeuta sa che ho intenzione di smettere..ma mi ha consigliato di andare avanti con la terapia perché molti risultati sono stati raggiunti. Ne parleremo faccia a faccia la prossima seduta e probabilmente decideremo lì. Dato che si tratta di terapia breve strategica..vedermi cosi dopo un anno mi manda in crisi. È meglio che cambio tipo di terapia? O è solo un momento difficile dove la fissazione vuole sopravvivere x non farmi cambiare tutti i comportamenti distorti che ho imparato? Il fatto xo che la terapia mi sia stata, scusate la parola, venduta come breve, ritrovarmi cosi dopo un anno mi fa stare male. Anche se mi rendo conto che altri problemi li ho risolti. Mi dispiace che stia andando così, è la mia prima psicoterapia e primo approccio con uno psicoterapeuta.
Grazie a chi mi risponderà.
Anonima

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Cara Lettrice,
il problema del binge eating è un problema molto difficile da affrontare. Penso che lei sia stata molto brava e che altri, al posto suo, avrebbero mollato.

E' riuscita a seguire le indicazioni del suo terapeuta e ad ottenere buoni risultati e proprio nel momento in cui era soddisfatta e diceva a se stessa che le cose andavano bene... la ricaduta. Non è un caso. Risolvere un problema porta con sé un curioso meccanismo per cui, senza il problema, si perde una parte di sé.

Il nostro organismo, quindi, fa un pò di resistenza e si oppone al cambiamento positivo.

Dice bene il suo terapeuta quando le suggerisce di proseguire. Al prossimo incontro descriva bene le sue perplessità e la sua delusione: saranno gli strumenti per scegliere come proseguire.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Gentilissima, mi spiace non aver risposto prima ma non avevo visto la sua risposta. Concordo pienamente con quanto detto dalla collega D'antuono, la psicoterapia è un processo complesso e anche doloroso, ma che porta ad importanti risultati con la forza, la motivazione e la relazione che si viene a creare tra paziente e terapeuta. Conosco l'approccio del collega e togliere il sintomo è molto importante perchè permette di togliere uno stato disagio che probabilmente impedirebbe di poter andare a fondo; credo anche che però a fondo bisogni prima o poi andarci, se no il sintomo tornerà a comparire di fronte alla prossima situazione di stress o di cambiamento. Credo però lei abbia importanti risorse, dovete solo trovare insieme la modalità più adatta per farle riemergere.
Un caro saluto
Dott.ssa Atti Maria Benedetta

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Gentile Anonima
le resistenze ad abbandonare il sintomo non indicano secondo me la voglia semplicemente di "rimanere nel proprio brodo" o una tendenza masochistica o svogliatezza.
Il lavoro psicoterapeutico è difficile,in quanto non si tratta solo si debellare il sintomo, ma anche di cambiare l'immagine che si ha di se stessi. Se fosse facile, lo si potrebbe fare da soli. Se si punta solo ad agire sul sintomo, potrebbe succedere che il problema coperto dal sintomo prenda un'altra forma: ci sarebbe cioè uno spostamento.
Se in questo momento non se la sente di andare a fondo, potrebbe prendere una pausa per riprendere eventualmente il lavoro più avanti, qualora si sentisse più motivata: come ho detto prima, la terapia non è una passeggiata, altrimenti non si avrebbe bisogno del sostegno di un terapeuta.
Cordiali saluti
Dott.ssa Stefania D'Antuono

Dott.ssa Anna Stefania D'antuono Psicologo a Venezia

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Buongiorno Anonima, io non so, perché di questa cosa non ne ha parlato, se durante la terapia, si sia parlato di emozioni, cosa "coprisse" il binge-eating, o altro. Mi sembra di no, però sicuramente (credo) è una strategia del collega per affrontare prima l'emergenza e poi i nuclei più profondi. Questa è la parte che, penso, comincerete ora. Il fatto che la terapia si chiami "breve-strategica" non la deve confondere sulla sua durata. Il sintomo che lei ha avuto (parliamo al passato) era molto complicato e mi sembra che il terapeuta, anche dalle sue parole, abbia fatto un buon lavoro. Il tutto sta a vedere se la terapia, nel contratto terapeutico (spero che ne sia stato abbozzato almeno uno) abbiate, insieme, deciso che risolto il sintomo, la terapia poteva anche finire, oppure se, risolto il sintomo, bisognasse poi andare a vedere le cause (di qui, forse, la sua delusione sulla durata della terapia). Essendo la sua prima esperienza le dico che risolvere un sintomo, qualunque, non serve a niente se non si vanno a vedere le cause. Alcune teorie si concentrano solo sul presente, (quindi sintomi e cause sono su una dimensione temporale inesistente, visto che il presente, almeno fisiologico, non esiste, Libet docet). Altre teorie, ma con percorsi più lunghi, ricercano le cause nel passato (che anche esso non esiste, essendo ri-costruito durante la rievocazione del ricordo, ed è molto influenzata dai vissuti emotivi che sono presenti durante tale rievocazioni). Il mio consiglio, per ora, è quello di dire tutto ciò che ha detto in questo post al suo terapeuta, perché sono informazioni importanti per tutti e due, poi si deciderà, al momento, cosa fare. Se il collega le prospettasse una strategia terapeutica, dopo aver risolto, il sintomo, probabilmente questo la rassicurerebbe, anche se i tempi si allungherebbero. Tuttavia avrebbe meno confusione rispetto a quella che ha trasmesso, almeno a me.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta Costruttivista Postrazionalista-Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Grazie mille delle risposte. Allora sembra che non voglio cambiare e voglio restare nel "mio brodo"? Ma perché voglio ancora farmi male..ne parlerò con lo psicoterapeuta e decideremo quale strada prendere.Ho l impressione che sarà più difficile questo momento della terapia rispetto all'inizio. Penso che dai buoni risultati ottenuti all'inizio io ho nascosto/salvaguardato la mia ossessione per agire principalmente sul rapporto piu diretto con il cibo. Gliene parlerò.
Grazie,
Anonima

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Gentile Dott.ssa Francesca Fontanella,
grazie per il conforto..quindi può succedere anche questo quando si cerca di risolvere un problema in questo caso così radicato in me. Non voglio davvero perdere questa brutta parte di me? ma è terribilmente masochista come resistenza. Grazie, ne parlerò ancora con lo psicoterapeuta.

Gentile Dott.ssa Atti Maria Benedetta, grazie per la sua risposta. Sembra che il problema alimentare sia nato da una mia caratteristica di perfezionismo e, secondo lo psicoterapeuta, io sono una persona che rientra nella categoria ossessivo-compulsiva. Tendo a fissarmi su certe cose..solo che in certi ambiti della mia vita questo è un pregio e ottengo risultati eccellenti, inoltre sono una persona facilmente adattabile alle situazioni e riesco a muovermi abbastanza bene. Il problema sembra con me stessa..con me stessa sono rigida e non mi perdono molto, tendo a vedermi tutta bianco e nero. Questo me lo dice lo psicoterapeuta da quando mi ha conosciuto..solo che la terapia era focalizzata sul sintomo delle abbuffate, digiuni e limitazioni. Col fatto che ho risposto subito bene alla terapia probabilmente lo psicoterapeuta non ha voluto focalizzarsi sulle possibili cause.

Gentile dott.ssa Francesca Carubbi, grazie per avermi risposto, ho già parlato al mio psicoterapeuta del fatto che non ero soddisfatta data la ricaduta e che pensavo di cambiare terapia. Lui mi ha risposto che in qualsiasi cambiamento la ricaduta può capitare ed è normale che io possa pensare di abbandonare. Quindi ho continuato con lui per altre tre settimane. Solo che adesso non vedo più grandi miglioramenti e a distanza di un anno questo è davvero difficile da accettare.

Come tutte mi consigliate parlerò ancora con lui, vediamo se focalizzeremo bene il nuovo obiettivo..cioè fermare la fissazione e di conseguenza cambiare molti miei pensieri sbagliati anche se sono molto stanca di lottare contro me stessa.

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Gentile Anonima,
se lei ha riconosciuto che "molti risultati sono stati raggiunti" dovrebbe essere incoraggiata a continuare.
Non ci dice quante sedute ha finora fatto ma la sua per essere una terapia strategica breve non dovrebbe superare le 20 sedute; lei però dice che "ritrovarsi così dopo un anno la fa stare male...".
Personalmente non ho esperienza di terapia strategica breve e quindi non posso pronunciarmi in merito nè sarebbe corretto.
Posso solo dire che nella mia pratica professionale (che non è di terapia strategica breve) non ho mai riscontrato soluzioni stabili di problemi psicologici a meno di un anno di terapia e cioè a meno di una cinquantina di sedute.
Le suggerisco comunque di seguire i consigli del suo terapeuta.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Buongiorno gentile Anonima,
finchè il lavoro terapeutico rimane ancorato all'aggiustamento dei comportamenti disfunzionali è difficile che possa raggiungere risultati soddisfacenti oltre quelli raggiunti. E' necessario lavorare oltre l'aspetto comportamentale. Parli con il suo terapeuta, esprima i suoi dubbi, ricerchi chiarificazioni sul percorso fatto e sulle strategie per il futuro. I suoi dubbi sono legittimi.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Cara
bisogna comprendere bene che "psicoterapia breve" non significa che debba essere limitata nel tempo o concludersi in tempi record, significa che i tempi saranno abbreviati dal metodo di lavoro applicato e, direi nel tuo caso, molto corretto in quanto i tuoi risultati sono soddisfacenti. Ora devi fare appello non tanto alla volontà di continuare la terapia ma al continuare ad occuparti di te e di essere contenta nel piacerti e nel sentirti bene. Solo questa voglia di raggiungere, per te stessa, ulteriori risultati sarà un spinta per continuare la terapia.
Apertamente parla dei tuoi dubbi con la terapeuta e rinsalda la necessaria Alleanza Terapeutica.
Penso che, dopo aver affrontato gli aspetti pratici del problema, ora tu debba fare un salto in avanti nel considerare con attenzione cosa vuol dire amare se stessi e superare ogni aspetto distruttivo della tua esistenza.
Questo può essere un nuovo modo di proseguire su un piano diverso che sviluppi consapevolezza.
Auguri
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Anonima
non sa se abbandonare la terapia o il sintomo?
Questo tornare indietro (che, come direbbe Canevaro, potrebbe essere simile alla piccola retromarcia che i cuccioli di cormorano fanno per darsi la spinta per "decollare") potrebbe essere, a mio parere, rivelatoria di timori nell'abbandonare il suo sintomo.
Il sintomo infatti crea sofferenza ma è anche una parte del paziente, una parte importante e preziosa perché segnala che è in corso una crisi, il cui significato andrebbe decifrato.
Esprima i suoi dubbi al suo terapeuta, ne ha diritto e potrebbe essere un'occasione di crescita per il rapporto terapeutico.
Inoltre la terapia ha funzionato in tempi davvero brevi! Di solito il sintomo del binge eating si risolve in tempi più lunghi.
Un saluto
Dott.ssa Stefania D'Antuono - Venezia

Dott.ssa Anna Stefania D'antuono Psicologo a Venezia

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Buonasera,
capisco la paura che incontra di essere tornata indietro come se fosse all'inizio della terapia, tuttavia spesso un passo indietro permette di farne due aventi.
Mi spiego meglio, può succedere di aver paura di non aver raggiunto l'obiettivo completamente ma nella fase in cui si trova è importante consolidare gli ottimi risultati che avete già ottenuto.
La fissazione può sembrarle ancora spaventosa ma ciò è normale. Se è stata pregnante per gran parte della sua vita può succedere che in alcuni casi torni a darle fastidio, ma poi scacciarla nuovamente la rafforza.
Anche io le consiglio di proseguire la terapia e consolidare i risultati e i cambiamenti ottenuti.
Cordiali Saluti,
Dott. Guido D'Acuti

Dott. Guido D'acuti Psicologo a Padova

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Buona sera. Concordo anche io col parere espresso dalle colleghe in precedenza, perciò le consiglierei anche io di portare i suoi dubbi, perplessità e delusione riguardo al percorso in modo che assieme al suo terapeuta possiate pensare a quale sia il proseguimento migliore. L'unica cosa che mi verrebbe da chiederle è se insieme abbiate affrontato il motivo per cui questo sintomo sia comparso; quando c'è un sintomo, in questo caso alimentare, è il nostro corpo che si fa portavoce di qualche sofferenza che non ci è possibile esprimere diversamente. Mi sembra da quanto ha scritto che sia quello il pezzettino che forse vi manca e che ha portato alla ricomparsa del sintomo. Prima però di rivolgersi altrove parlatene assieme, perchè da quanto ha detto mi sembra di capire che si fosse instaurata una buona alleanza terapeutica e sarebbe un peccato interrompere il percorso.
Cordiali saluti
Dott.ssa Atti Maria Benedetta

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Gentile utente. Non posso esprimermi con un mio parere rispetto al suo percorso terapeutico, per il fatto che primariamente non è corretto dare giudizi su un collega o su un approccio ed allo stesso tempo non ho elementi sufficienti per quanto riguarda la sua problematica. Tuttavia ciò che voglio restituirle è che sarebbe importante un confronto nel "qui e ora" della relazione tra lei ed il suo terapeuta, al di là degli approcci utilizzati: ha provato a parlare dei suoi timori con lui?
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Carubbi - Fano (PU)

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