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Non so prendere una decisione!

Inviata da Kikki il 3 dic 2016 Psicologia risorse umane e lavoro

Lavoro da 9 mesi in un'azienda molto importante, la proposta inizialmente sembrava vantaggiosa, contratto e stipendio altrettanto allettanti , quindi accetto la sfida e accetto di lavorare in una città a circa 100km da casa, nonostante questo implicasse un doppio affitto da pagare.Dopo un breve periodo trascorso sulla scia dell'entusiasmo del nuovo lavoro realizzo in che mondo sono capitata! Orari impossibili,, pressioni psicologiche commerciali fortissime, spesso umiliazioni nel confronto fra colleghi con applicazione di blocchi temporanei della mansione da parte dei capi, che personalmente non hanno fatto altro che creare in me insicurezze tali da dubitare di saper fare ancora il lavoro da commerciale che da anni svolgo con passione.
Dopo 6 mesi, quando ormai credevo di non superare il periodo di prova arriva una proposta che esattamente come quella iniziale sembrava ancora più allettante.
Ti trasferiamo a 600km, c'è una sede che ha bisogno di te, non ti preoccupare vitto e alloggio saranno spesati. Inutile dire che sono passata dalla padella alla brace, con ulteriori umiliazioni, fino ad un episodio in particolare che mi ha letteralmente distrutta.
Una vera e propria aggressione sul luogo di lavoro, da parte di un collaboratore dell'azienda nei confronti del quale, nonostante le mie segnalazioni a chi di dovere, non è stato preso provvedimento alcuno.
Come se non bastasse, ora sono stata letteralmente messa in castigo per aver rispettato il giorno di riposo assegnatomi dal superiore. Siamo a fine mese come ti permetti! Provvedimento nei miei confronti? Orari che non mi consentono più di rientrare a casa, permessi chiesti per motivi di salute e visite mediche negati e assoluta presa di posizione nei miei confronti per umiliarmi e ostacolarmi in tutti i modi possibili.
È una settimana che sono completamente in crisi, vorrei andarmene ma non posso permettermi di restare senza lavoro, vorrei mettermi in malattia ma ho paura poi di dover rientrare. Ho paura di chiedere qualsiasi cosa, ho paura di andare a lavoro perché chissà cos'altro succederà.
Mi sento in gabbia, mi sento triste, svogliata e obbligata a sottostare a queste condizioni che mi hanno privato di ogni forma di dignità e di vita privata.
Ho disturbi del sonno, dell'appetito, sbalzi di umore, ansie e tristezza, rabbia e non so per quale ragione a volte addirittura credo che sia colpa mia e che infondo me la sia cercata.
Ma poi penso e ripenso, non credo sia così..ho lavorato con umiltà e riconoscenza quindi dovrei trovare la forza di andare avanti ma non ci riesco.
Non so cosa mi succede, chiedo un vostro parere e consiglio.
Grazie

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Cara Kikki,
le consiglio di richiedere il supporto di uno psicologo di tipo cognitivo comportamentale. Avrà il giusto sostegno e guida per poter ritrovare un equilibrio.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Albano
Psicologo a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Gentile utente,
sicuramente lei ha bisogno di un sostegno psicologico dal vivo sia perchè è necessario rinforzare la sua autostima e assertività aumentando contemporaneamente la sua soglia di tolleranza delle frustrazioni, sia perchè deve essere consapevole che in caso di abusi e vessazioni sul posto di lavoro (mobbing), fatto salvo il rispetto delle norme contrattuali che deve ben conoscere, può essere sostenuta dal suo sindacato di categoria (se non è ancora iscritta provveda quanto prima) o, extrema ratio, può anche rivolgersi ad un legale (spesso presente nel sindacato stesso) per essere tutelata nei suoi diritti di lavoratrice.
E' ovvio che tutto deve essere fatto con gradualità relativamente alle difficoltà incontrate.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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