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Non so come migliorare questa situazione.

Inviata da Ilaria il 9 set 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Buongiorno a tutti! Ringrazio in anticipo chi leggerà e risponderà a questo mio lunghissimo sfogo.
Situazione: sono figlia unica, ho 27 anni, sono disoccupata e una triennale in corso dal 2009, con 5 esami dalla laurea, ho un ragazzo da sei anni con il quale stiamo progettando di andare a vivere insieme. Il mio problema è il rapporto di dipendenza affettiva ed economica che si è creato con i miei genitori.
Ricapitolando le fasi della mia vita: Ho vissuto un'infanzia serena fino agli 8 anni, quando ho vissuto il primo lutto, mio nonno materno, con cui avevo un stretto legame, è venuto a mancare. Durante il periodo della malattia, durato all'incirca un anno, sono rimasta con papà e i nonni paterni, che mi consideravano già al tempo un'inetta, nata dal matrimonio del figlio con una donna che non hanno mai sopportato e non lo hanno mai nascosto, mettendomi sempre in secondo piano rispetto ai cugini. Il rapporto con papà è andato così via via deteriorandosi, infatti nonna faceva di tutto per fargli fare ciò che voleva e mamma non si imponeva, anzi mi teneva sempre più stretta a sé, iniziando un circolo di bugie e cose non dette, con cui ho trascorso anche il periodo dell'adolescenza. In quel periodo ero diventata "ribelle", rispondevo male, rincasavo tardi per la mia età, bevevo qualche birra con gli amici e sfumacchiavo le prime sigarette. A 17 anni mi dicono che papà ha un tumore e che si sarebbe operato la settimana seguente. Da quel momento ho iniziato a sentire delle emozioni contrastanti, menefreghismo, perché lui era lo stesso che mi aveva lasciata da parte, preferendo la madre a me, misto a tristezza, perché era pur sempre papà. Quell'anno mi sono chiusa in me stessa, non ero più allegra e disponibile, quindi anche se uscivo spesso per non pensare, ho perso tutti gli amici, sono anche stata bocciata, perché lo studio era diventato una cosa marginale. Poi mi sono trasferita da una zia, in un'altra città, dove ho proseguito gli studi fino alla maturità e dove lei mi ha fatto da seconda mamma. In questo periodo la lontananza mi ha aiutata a diventare più indipendente emotivamente e a non soffrire una certa "esclusione" dalla malattia e dalla loro vita, anche perchè il loro legame si è intensificato. Ad essere sincera di quel periodo ho pochi ricordi. Tra la quarta e la quinta superiore conosco il mio primo ragazzo, con cui ho fatto anche un incidente, volando giù da un ponte per 4-5 m. Usciti dalla macchina solo con qualche botta, ma comunque dolorante, sono tornata a casa, ho raccontato tutto ai miei, che hanno accettato di non portarmi al pronto soccorso, perché avevo il terrore dei medici. Continuo la relazione a distanza, finché scopro che lui ha un'altra un mese prima della maturità. Crisi. Faccio la maturità, con l'incubo di una prof che mi ha fatto rischiare l'anno per il solo sfizio che le stavo antipatica. Passo l'esame ed inizia lo sfacelo: da quel momento in poi i miei genitori iniziano a dire che è soltanto merito loro se ho passato la maturità. Mi iscrivo dall'Università nella stessa città. Il primo anno va bene, mi manca solo un esame su 7 da fare, trovo un lavoro come barista per i mesi estivi e riesco ad andare anche in vacanza con le mie amiche, che avevo conosciuto l'anno prima. Un sogno. All'inizio del secondo anno mi manca ancora quell'esame. Conosco e mi metto col mio ragazzo, divento ancora più indipendente affettivamente da loro. Ci vediamo nei weekend, quindi quando vado a casa il più delle volte sono con lui. Il primo semestre va bene, ma poi faccio una visita e mi dicono che mi sarei dovuta operare, vado in crisi. Tralascio l'università per il secondo semestre, frequentando si e no le lezioni, fino a quando, in una seconda visita mi dicono che non devo fare nessuna operazione. Sollevata, continuo. Litigo con una delle colleghe a cui ero affezionata, perchè senza motivo mi appella con il termine *tr**** e quindi vengo messa da parte da tutto il gruppo, perchè "non utile alla scalata verso la laurea" testuali parole. Vengo bocciata ad alcuni esami che provo nella sessione estiva ed entro nel circolo vizioso dell'esame che non riesco a passare. I miei continuano a rinfacciarmi l'esame non fatto al primo anno e all'inizio del terzo anno mi dicono che se non avessi finito in tempo non mi avrebbero più pagato la retta. Vado in crisi. Nel mentre mamma ha un'ischemia, ma rimane a casa sperando che si risolva tutto da solo, cosa che per fortuna è successa. Saputo ciò la mia fiducia nel suo giudizio cala vorticosamente. A febbraio faccio fisioterapia per un problema al ginocchio. E ad aprile trovo un lavoretto, finito male, perché non mi hanno pagata un cent. Continuo con gli esami, faccio richiesta di tirocinio, ma il prof referente sparisce per un anno. Nel 2013 muore la nonna materna. E tiro un sospiro di sollievo. Niente più bugie. Papà viene a sapere molte cose e il motivo dei nostri comportamenti. Lei lascia un testamento senza dirgli niente, mentre la sorella ne è a conoscenza e lo porta davanti ad un notaio, e riprova di quanto fosse subdola e meschina la madre. Lui ignaro di tutto inizia a vedere. Per un primo momento mi ritrasferisco a casa, andando avanti e indietro per fare gli esami. Nella sessione di settembre il primo attacco di panico durante un esame, che non mi ha più fatto mettere piede in università fino a quest'anno. Poi iniziano i problemi con la successione e il fatto che la sorella non voglia dividere le cose. Lui diventa sempre più ansioso. Ed inizia anche la mia ansia. A fine 2014 apro un negozietto online che mi da soddisfazione, ma non un sostegno remunerativo. Nel 2015 inizio un percorso di psicoterapia cognitiva che mi da sollievo, riuscendo a farmi vedere le cose come stanno. Non sono inferiore a nessuno e non è colpa mia se il nostro rapporto è così, devo solo andare via di casa. Chiamo anche mamma per riuscire a parlare con lei attraverso un mediatore, in un primo momento sembra dare i suoi frutti, poi però, influenzata dalle parole di mio padre, che non crede nella psicoterapia, inizia a dire che è tutto una baggianata e mi tagliano i fondi per questo. Nell'ultima seduta che ho fatto la psicologa mi ha detto che soffro di una dipendenza affettiva nei confronti dei miei genitori. Torno all'ovile, dove mi fanno sentire che hanno bisogno di me per la situazione della successione e di questo ne sono abbastanza rincuorata, nella speranza che si risolvano un pò i rapporti. Ma non è così. Quest'anno non ho dato nessun esame. Seppur per caso e per un paio di mesi, trovo un lavoro che considero una buona opportunità per un futuro lavoro nell'ambito.
Il problema però persiste: gli insulti da parte dei miei genitori continuano, perché a quest'età vivo ancora con loro, dipendo da loro, non ho un lavoro accettabile (anche se quando ce l'avevo mi criticavano perché "non era abbastanza, mi avrebbero fregato, tralasciavo lo studio"), "non ho un minimo di orgoglio", mi mettono da sempre a confronto con altri, amici e non, bravi e non nella vita, ma che per loro sono perfetti perché hanno una laurea in mano. E tutto ciò viene ribadito da sempre, collegandolo a discorsi che non hanno nessun legame, come ad esempio il tempo o il rifacimento di un tetto. Ho provato svariate volte a parlarci, ma non ho risolto niente, anzi, quando faccio loro dei confronti ascoltano il confronto, mi guardano e poi dicono "eh ma è la realtà". Allora cosa dovrei dire quando loro ascoltano e ripetono a pappagallo ogni cosa che sentono in tv, senza ragionarci 1 minuto? Non mi è mai importato che fossero più "vecchi" degli altri genitori o che avessero soltanto la terza media, perchè sono sempre stati delle brave persone, oneste, non mi hanno mai fatto mancare nulla, ma ora come ora, vorrei avere un dialogo con loro, un sostegno, ma sembra impossibile.
Tra loro hanno un rapporto che è migliorato col tempo e gli avvenimenti, ma ancora basato sulle cose non dette, infatti quando litigo con mamma si rigira le parole come vuole lei per apparire migliore davanti agli occhi di lui e magari facendo finta su situazioni avvenute realmente, per terminare alle volte, troppe, con frasi tipo che preferirebbe morire piuttosto che continuare così. Non mi sostengono in niente di quello che faccio a livello affettivo, anzi, continuano a lamentarsi sul perchè hanno avuto una figlia come me, così "indiavolata", mettono in dubbio tutto, mi denigrano ogni volta che sbaglio e sottolineano i miei fallimenti ogni santo giorno. E io non riesco a tacere, ma scatto sempre come una molla, ma non per quell'astio che provavo prima della terapia, ma per una sorta di abitudine, tristezza e delusione. Sono persino astiosi nei confronti dei rapporti che ho: denigrano ogni persona mi dia una parvenza di sostegno, prima con zia che mi ha mantenuta per anni e che mi hanno messo semi-contro, poi con amici e adesso persino col mio ragazzo! E pensare che dicono che si comportano così per il mio bene, ma sono riusciti a dire al mio ragazzo che a 7 anni ho rotto un paio di sandali, perchè non li volevo più e quindi se era vero che mi serviva un computer nuovo! Il mio aveva lo schermo nero e la riparazione mi sarebbe costata più di un pc nuovo! Cosa avrebbe dovuto rispondergli lui se non un "e quindi.."?
Vorrei andare via di casa, ma al momento non posso per un problema economico. Cosa posso fare per migliore la mia vita? Vale la pena finire l'università in una situazione del genere? O è meglio che trovi un lavoro qualsiasi e me ne vada?
Spero di aver fatto un quadro abbastanza dettagliato della mia vita da cui possiate ricavare qualcosa, grazie in anticipo a tutti!

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Cara Ilaria,
ho letto tutta la tua lunga lettera di sfogo. Il tuo desiderio in questo momento è andare via di casa perchè la convivenza con i tuoi genitori è per te insopportabile per vari motivi: non ti supportano, ti denigrano, ti svalorizzano e non ti fanno sentire accettata. Se questa convivenza è ormai impossibile per te, ti consiglio di trovare un qualsiasi lavoro che ti permetta l'indipendenza economica e, perchè no, continuare a studiare e dare gli ultimi 5 esami che ti restano.
Cari saluti,
Dott.ssa Carla Francesca Carcione

Dott.ssa Carla Francesca Carcione Psicologo a Capo d'Orlando

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Gentile Ilaria, ciò che racconta è davvero difficile da sostenere tutto insieme. Sicuramente difficile sostenerlo da sola. Smarcarsi da situazioni svalutanti non è semplice, soprattutto se ha sperimentato questo per molto tempo della sua vita. lei definisce la dipendenza affettiva dai suoi come il problema maggiore, eppure il suo racconto è costellato da tentativi di indipendenza. Tenga presente questa sua risorsa e la sostenga.
Provi a rivolgersi ad uno specialista, si ricordi che anche l'asl offre il servizio psicologico, se le questioni economiche dovrebbero essere un ostacolo troppo grande.
Buona giornata.

Dottoressa Laura Birtolo Psicologo a Firenze

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Gentile Ilaria,
condivido ciò che ti è stato detto dalla psicologa cognitiva che ti ha seguito per un certo periodo di tempo e sono convinto che è stato un peccato sospendere questo percorso di crescita personale per indisponibilità economica.
Purtroppo, riguardo agli studi, a torto o a ragione, sei stata troppo dispersiva ed è presumibile che nella difficile situazione in cui ti trovi tuttora in famiglia, altri lunghi anni occorrerebbero per completare gli esami che ti mancano e l'eventuale laurea magistrale.
Il mio suggerimento è di fare tutto il possibile per trovare un lavoro che cominci a darti l'indipendenza economica che mi sembra il problema principale.
Poi è anche vero che ancora adesso fai fatica a staccarti dai tuoi genitori sebbene abbia con essi un rapporto conflittuale.
Dopodichè, grazie all'indipendenza economica, dovresti, a mio parere, assolutamente riprendere la psicoterapia che ti aiuterà a farti maturare emotivamente sì da trasformare gradualmente in meglio (per quello che dipende da te) la qualità della relazione che hai con la tua famiglia.
Una volta che sarai stabilizzata dal punto di vista emotivo-affettivo potrai, se lo vorrai, con animo più tranquillo completare anche gli studi.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Ilaria,
leggendo la tua lettera mi viene da farti solo una domanda: TU cosa vuoi? Il problema non è se finire o meno l'università, se andare a convivere col tuo ragazzo o quale lavoro devi fare per far contenti i tuoi. Per esempio, potresti decidere di non proseguire gli studi o addirittura pensare di cambiare facoltà e ricominciare. Non è uno psicologo che ti può dire cosa devi fare della tua vita. Una cosa è certa però: se non capisci chi sei e se non sviluppi un pò di autostima, non saprai mai quale strada scegliere. Chiaramente la perdita di tuo nonno materno è stato per te un duro colpo, probabilmente perchè lui era l'unico - forse - che ti sosteneva ed apprezzava. La continua squalifica da parte della tua famiglia nei tuoi confronti è evidente e non ti rende le cose facili, ma se vuoi uscire da questa situazione devi abbandonare la posizione della perdente/vittima e prendere in mano la tua vita. Se scelgono di non sostenerti, cerca un lavoro che ti permetta di essere autonoma: potrai decidere se andare a convivere col tuo ragazzo e se continuare gli studi. Rompi il cerchio con i tuoi: manda all'aria quelle dinamiche negative e imponi le tue, cioè quelle che ti fanno crescere come Persona. Capisco che quello che ti sto dicendo non è affatto semplice da fare, perchè ci sarebbe molto su cui dover lavorare. Ma questo lavoro su te stessa io credo sia indispensabile per poter nascere a nuova vita, piena e tutta tua. E' un percorso che ti meriti e ti consiglio vivamente di affrontarlo insieme ad uno psicoterapeuta psicodinamico. Non ti scoraggiare: hai già in te tutte le capacità e le risorse per farlo! Credici
In bocca al lupo...
Cordiali saluti

D.ssa Cristina Giacomelli
Lanciano (CH) - Pescara
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Dr.ssa Cristina Giacomelli Psicologo a Lanciano

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Gentile Ilaria, ho letto con attenzione il racconto della Sua storia.
Per quanto concerne l'università forse bisogna capire se a Lei interessa finire il percorso di studi, poichè non è decisione di nessun altro il capire se in questa situazione valga o meno la pena finire. La laurea dovrebbe essere un titolo che ci consente di entrare in determinati ambiti di lavoro e/o di praticare alcune professioni, di sicuro è anche una soddisfazione per noi è per i nostri cari, ma come Lei stessa ha già capito non è quel titolo a stabilire una scala di "valore" tra gli esseri umani.
Credo poi che la Sua qualità di vita incontrerà un notevole incremento il giorno in cui riuscirà ad uscire da casa dei suoi genitori; ovviamente non perchè siano persone negative o da evitare, ma perchè Lei ha il diritto di non aver più nelle orecchie sempre i soliti commenti e le solite critiche. Magari con l'andare del tempo si renderanno conto che stanno riproponendo gli schemi già usati da altre persone. Magari no, in ogni caso Lei avrà la Sua vita.
Cordialmente
Dott.ssa Annalisa Caretti

Studio Dott.ssa Annalisa Caretti Psicologo a Verbania

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