Non so chi sono. Dubbi legittimi o ossessioni perditempo?

Inviata da Marta · 13 lug 2021

Da persona di 26 anni, con forte alessitimia (diagnosticata) e da anni con tanti dubbi sulla mia identità scrivo perché non riesco a venirne fuori. La psicoterapia si è interrotta dopo che ho visto di non riuscire proprio ad aprirmi. La specialista ha concordato che ho ansia e ansia sociale, ma che per qualche motivo non ne riconosco i segnali somatici e tendo all'evitamento. In genere riesco a mettere da parte i dubbi più catastofici o irrealistici - probabilmente se qualcuno a cui voglio bene è in macchina non farà un incidente o la gru sotto cui sto passando non cadrà proprio adesso, se cammino in montagna non cado giù dal dirupo anche se mi tengo molto distante e faccio un po' più fatica con l'idea di non schiantarmi (con tutti i dettagli macabri) con l'auto ogni volta che prendo una curva un po' più decisa. Ma sono i dubbi più astratti e intimi che mi mandano a KO. Da tempo esce un pensiero come "non sono una brava persona" e cerco di capire e di accertarmi che non sia così. A mio sfavore c'è il fatto che non riesco a fare sacrifici enormi per gli altri (sono sempre stanca o sono pigra?) o non provo chissà che forti emozioni in circostanza emotive, pur percependo molto bene imbarazzo e tensioni. Ho il pallino di seguire tutte le regole in maniera rigorsa, ma non mi basta per togliermi il dubbio di essere una brutta persona. Sognare nei dettagli (e assolutamente non desiderare) la morte dei propri genitori o da ragazza disprezzare a volte altre donne e cose del genere non aiutano. Devo preoccuparmi di questi pensieri molto frequenti? (Alcuni più violenti mi rendo conto che spesso dipendono dal mio umore) Una delle ultime sedute avevamo valutato se potesse esseci uno schema ossessivo compulsivo, non ho compulsioni evidenti se non pensare e cercare conferme con altri pensieri e poi ho falsato le risposte perchè mi stavo agitanto troppo ("cosa penserà" "mi sto inventando tutto per caso?"). Poi, dall'altra parte ci sono dubbi che diversamente non mi disturbano per il contenuto, ma che non mi danno tregua. Anche questi abbastanza intimi. Io so di non avere mai avuto sensazioni fortissime che mi facessero inammorare, sognare o desiderare qualcuno e questa poca chiarezza ha aiutato il fiorire di mille e mille dubbi. Ho un approccio contrastante. Per vari motivi vedo il mondo maschile come molto lontano, distante e sono indifferente o a volte a disagio. Dall'altra parte, ho spesso invidiato ragazzi e uomini. Ho fatto molte volte un pensiero banale come "se fossi un uomo sarei ben più che accettabile" e via dicendo. Poi, con il mondo femminile ho avuto un rapporto burrascoso. Non esagero se dico che tutti i brutti ricordi sono legati a coetanee che mi prendono in giro o che mi fanno sentire sbagliata. Anche lo sviluppo è stato un brutto periodo, odio il mio seno da sempre perché mi dà fastidio, pesa e ho smesso di fare tante cose per colpa del disagio che mi crea. Non provo vestiti, non nuoto, non metto costumi e so che mi dicono che dovrei apprezzarlo e sono contententa che sia in salute, ma rimane un motivo di disagio enorme dopo così tanti anni. In questo è per me stata una beffa avere il dubbio ormai quasi certezza di essere attratta romanticamente dalle donne. Anni a cercare di capire in che modo le guardassi: voglio essere come loro o mi piacciono? forse entrambi, ma ho avuto una cotta per una donna che lascia spazi a pochi dubbi in questo senso. Ho paura di non essere abbastanza "dura e indipendente" per vivere questa vita in salita. Finisco con un ultimo dubbio, nato fin da giovanissima e che è tornato e che è alla base di questa richiesta: non è che mi sento un uomo? Ciclicamente torna e non c'è modo di tenerlo a bada. Ho questo dubbio e mi trovo a pensare, al passato, al presente, informarmi e vedere se scatta qualcosa non ne esco. Ci ho perso ore, settimane in maniera costante ma sempre lì torna la mente. Selfie di nascosto per vedere che sensazioni mi danno la mia mia immagine, il desiderio di chiedere su internet a qualcuon della loro esperienza (quasi di confessare), "no, impossibile - però dai come fai a ignorare questi pensieri". Quel che so dei pensieri intruisivi è che generano repulsione verso il loro contenuto (giusto?) e io non ho motivo di voler male alle persone lgbt, quindi non è che mi fa schifo l'idea, semplicemente non riesco a sciogliere il dubbio. Io mi rendo conto che la maggior parte del tempo vivo nella mia testa, nel senso è come se il corpo non ci fosse (me ne dimentico) e quando il corpo è evidente, specchi, sport e movimenti (anche la voce registrata) mi dà solo che fastidio. Una cosa che mi fa pensare che sia una ossessione invece è che nella mia testa mi vedo molto "maschiaccio", ma fuori non mi presento affatto così e non ho mai fatto nulla per presentarmi diversamente. Addirittura un aggettivo che usano molto per descrivermi è dolce, cioè quasi l'opposto di come mi vedo io. Contesto che potrebbe o meno interessare: essendo stata adottata forse mi sono posta un problema di identità e appartenenza molto presto. Altro elemento che forse potrebbe aiutare a comprendere la mia esistenza è appunto che ho sempre preferito chiudermi nei miei pensieri, quando a scuola subivo bullismo, quando io non mi capivo e pensavo fosse impossibile per gli altri, quando vincevano la stanchezza e la tristezza per le cose che succedevano. Tendo ad autoisolarmi, ho una paura matta del giudizio altrui (pensare di dover mettermi al centro dell'attenzione mi fa stare male e questa cosa rende assurdi i miei dubbi) ma al tempo stesso ho anche paura che in realtà non mi importi abbastanza degli "altri" e degli obiettivi che mi pongo da me. Già nella preadolescenza e poi con magiore forza dai 16 ani in poi ho avuto i dubbi più disparati come detto e non ne ho mai risolto manco mezzo - non so chi sono, cosa mi piace, cosa mi riesce, meglio non riesco proprio a vederlo da me. Frasi come "le cose importanti si capiscono da soli" "lo capisci quando lo provi" mi mandano in totale confusione. Per me non è mai stato così, non ho mai provato la soddisfazione e la tranquillità di dire "io sono così ...". Una cosa che mi rattrista molto è che a 13 anni almeno provavo con molta più facilità a buttarmi in nuove esperienze e dicevo a gran voce di voler essere indipendente ("prendere la patente e farmi i giri in macchina da sola" "viaggiare"), mentre già a 22 anni rinunciavo a tante cose (es. entrare in un negozio se non avevo previsto di andarci) e niente. Grazie

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Miglior risposta 14 LUG 2021

Cara Marta,
Complimenti perché è riuscita a scrivere qui esternando le sue preoccupazioni e ciò che la fa star male.
Non è una persona introversa, forse, come lei crede in quanto è riuscita bene a fare un quadro generale di sé stessa.
Forse il fattore che l'ha aiutata è perché ha scritto e non ha dovuto esporsi vis a vis.
Le consiglierei di intraprendere un percorso psicoterapeutico di tipo integrato.
Attraverso questo percorso inizierà a conoscersi, ad approfondire aspetti psicodinamici familiari e comportamentali. Cercando di capire e agire sui pensieri disfunzionali che la fanno vivere male. Sarebbe da approfondire il suo legame e il suo vissuto con figure femminili e maschili.
Ulteriormente la sua aggressività, da quando si è manifestata e quando si è originata.
Le auguro il meglio, buona fortuna.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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14 LUG 2021

Cara Marta,
sarebbe opportuno, con l'aiuto di un professionista, esplorare la sua storia di vita e cercare di capire quali sono stati i rapporti col femminile e col maschile che lei ha sperimentato in tenera età per poter comprendere come questi influenzano i suoi rapporti al giorno d'oggi. Anche per i vissuti di aggressività che lei riporta sarebbe interessante andare ad indagare quando è come sono comparsi, scoprire a cosa sono legati, sono comparsi prima o dopo la diagnosi di alessitimia o sono completamente slegati da questo avvenimento?
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Camilla Ripa

Dott.ssa Camilla Ripa Psicologo a Torino

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14 LUG 2021

Cara Marta,

Nel tuo racconto leggo molti elementi che esplorerei. Credo che tu abbia al momento un forte bisogno di qualche professionista che ti aiuti a dare un senso a tutti questi pezzi. Ti consiglierei un percorso di diagnosi+psicoterapia. Se il primo percorso di psicoterapia non è andato bene, non scoraggiarti: informati sugli orientamenti psicoterapeutici e riprovaci, trovandone uno che ti sia congeniale.
Su due piedi, suggerirei un orientamento psicoanalitico o un orientamento espressivo (Gestaltico, bioenergetico, psicodramma). Aiutano molto a spostare il focus dalla cognitivizzazione all'emozione.

Dott.ssa Isabella Negri Psicologo a Reggio Emilia

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14 LUG 2021

Buongiorno Marta,
devo farle i complimenti perchè lei ha scritto di essere una persona che ha difficoltà ad aprirsi ma in realtà ha detto molto di sè, sicuramente un rapporto vis a vis non l'aiuta e quindi tramite pc è riuscita ad esternare i suoi dubbi e le sue ossessioni.
E' impossibile darle una risposta su tutto anche perchè sarebbe oggetto di un percorso psicoterapeutico capire, collegare e gestire certi pensieri ma alla domanda iniziale (Dubbi legittimi o ossessioni perditempo) le rispondo dicendole che ognuno di noi ha il compito di capire chi è, da dove viene e dove sta andando altrimenti si brancola nel buio senza una direzione pertanto la invito a farsi aiutare per trovare le risposte che da tempo sta cercando, non rinunci a fare chiarezza in sè stessa, è fondamentale per non perdere la rotta.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti, ricevo anche online (magari tale modalità le è più congeniale),
buona fortuna,
dott. Elena Cutillo

Dott.ssa Elena Cutillo Psicologo a Pavia

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14 LUG 2021

Buongiorno Marta,
ho respirato parola per parola tutta la sofferenza del suo racconto.
C'è un passaggio in particolare che ha catturato più di altri la mia attenzione "essendo stata adottata forse mi sono posta un problema di identità e appartenenza molto presto".
Penso anche io Marta che si debba ripartire da qui.
Un abbraccio.
Dott.ssa Silvana Censale

Dott.ssa Silvana Censale Psicologo a Prato

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14 LUG 2021

Carissima Marta, la tua vita psichica e mentale è un mondo complicato e molto interessante da esplorare e conoscere. Sarà necessario anzitutto un primo percorso diagnostico e quindi un percorso di terapia che ti porti a prendere coscienza della tua identità e a mettere ordine nei tuoi sentimenti e pensieri. Tutto molto importante e molto sfidante da realizzare. Contatta uno specialista, dal vivo oppure online e comincia con fiducia il tuo percorso. I miei sinceri auguri per il buon esito della terapia e un saluto.

Dott. Vincenzo Crupi Psicologo a Palermo

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